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Arriva il momento della rivoluzione: il declino dei Mac Intel e le sorprendenti eccezioni degli x86

Quando Tim Cook ha annunciato la rivoluzione di Apple Silicon, che prevedeva il passaggio a chip progettati internamente e basati sull’architettura ARM, molti hanno esultato. Era un segreto di Pulcinella che Apple stava lavorando per rivoluzionare i chip dei suoi Mac. Aveva già fatto lo stesso con gli iPhone, gli iPod e altri dispositivi, integrando chip specializzati per diverse funzioni. La domanda era solo come si sarebbe chiamato il nuovo chip e quanto sarebbe stato diverso da quelli usati sugli iPhone e iPad.

Apple ha scelto di utilizzare i System on a Chip (SoC), che integrano diversi componenti in uno stesso chip a più “strati”. Questa scelta è stata determinata dalla necessità di efficienza energetica e di spazio, considerando che i dispositivi mobili sono molto più piccoli dei computer. Inoltre, Apple integra componenti esclusive che non devono essere rivendute ad altri produttori di schede madri e computer. Al contrario, Intel e AMD vendono i loro processori a produttori di schede madri e computer che utilizzano lo stesso processore e sistema operativo (Windows) per creare computer diversi. Questa scelta permette a Apple di differenziarsi sul mercato e ottenere risultati vincenti.

L’arrivo dei chip Apple Silicon, con il primo SoC chiamato “M1”, ha superato tutte le aspettative. Questo perché Intel e i suoi chip erano in una profonda crisi e ciò stava creando problemi ai Mac. L’amministratore delegato di Intel, Pat Gelsinger, sta facendo del suo meglio per cambiare le sorti dell’azienda, ma sta lottando contro l’eredità tecnologica e le scelte architetturali che rendono difficile per Intel rimanere competitiva.

Durante gli anni in cui prevaleva l’economia “Wintel”, Windows e Intel si muovevano all’unisono sfruttando la legge di Moore. Ogni anno, Intel lanciava una nuova generazione di chip più potenti del doppio rispetto alla precedente, mentre l’anno successivo arrivava una nuova versione di Windows che richiedeva ancora più potenza. Questo faceva sì che i clienti cambiassero PC ogni 24 mesi, spingendo la concorrenza (soprattutto AMD) in un angolo. Intel stavata già vedendo la fine della legge di Moore e aveva introdotto la strategia delle architetture multi-core, con più nuclei di calcolo, per rallentarla o superarla. Questo permetteva ai computer di essere più efficienti rispetto a quelli con un solo nucleo e una frequenza di clock elevata.

Steve Jobs, dopo aver rimesso in pista Apple con nuovi computer, si trovò di fronte al problema dei produttori di chip che non lo supportavano come dovrebbero. Motorola aveva problemi a sviluppare nuovi processori, mentre Intel offriva il suo G5 che aveva limitazioni di consumi e calore. IBM, che produceva i microchip per Playstation, stava investendo in processori Risc simili ai PowerPC G5, ma meno potenti e adatti all’uso su computer.

Steve Jobs decise di passare ai processori Intel, un’operazione che richiese tempo ma portò benefici per Apple. Questa scelta si è rivelata vincente, poiché ha permesso a Apple di accedere a una tecnologia più avanzata e di espandere il mercato. Ora, con l’arrivo dei chip Apple Silicon, Apple è pronta per una nuova rivoluzione che promette ulteriori miglioramenti nelle prestazioni e nell’efficienza energetica.

D'Orazi Dario
D'Orazi Dariohttps://it-it.facebook.com/darioita
Editore e Giornalista mi occupo di tutto quello che fa parte della tecnologia, automobili e curiosità. Laureato sono sempre stato appassionato alla scrittura e amo il mondo del giornalismo.
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