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La verità sugli smartphone: ci ascoltano davvero?

I recenti dubbi sull’ascolto attivo degli smartphone e dei dispositivi hanno catturato l’attenzione degli utenti del web. La questione è diventata particolarmente intrigante con l’introduzione del termine “ascolto attivo”. Una società di marketing ha presentato questa nuova strategia che si propone di raggiungere attivamente i potenziali clienti durante le loro conversazioni quotidiane utilizzando dati vocali. Ma, c’è qualcosa di realmente fattibile e moralmente accettabile in tutto ciò?

In risposta a questa controversa novità, le grandi aziende tech come Google e Amazon hanno respinto con forza l’idea di un “ascolto attivo”. Google ha affermato che le applicazioni Android non possono registrare audio senza essere attivamente utilizzate, mentre Amazon ha garantito che le registrazioni vocali sugli Echo non vengono condivise con terze parti.

In un post del 16 gennaio 2024, l’esperto Stan Kaminsky fornisce una prospettiva interessante su questo delicato argomento. Kaminsky sostiene che le aziende che promuovono l'”ascolto attivo” spesso rilasciano dichiarazioni vaghe e in molti casi ritirano tali affermazioni. Secondo l’esperto, esistono metodi meno invasivi ma altrettanto efficaci per indirizzare gli annunci degli inserzionisti senza la necessità di ascoltare attivamente le conversazioni degli utenti.

Kaminsky sottolinea che i moderni sistemi operativi indicano sempre quando il microfono è in uso, rendendo difficile un “ascolto attivo” senza il consenso dell’utente. Inoltre, evidenzia che un tale ascolto costante richiederebbe notevoli risorse di batteria e dati dello smartphone, rendendolo economicamente insostenibile.

L’esperto smonta l’idea che analizzare costantemente milioni di flussi audio sia praticamente impossibile da un punto di vista tecnico ed economico. Chiarisce anche che, nel caso degli assistenti vocali come Alexa, i dati registrati e trasmessi al cloud riguardano solo le interazioni dirette con l’assistente, escludendo l’ascolto di conversazioni private. Kaminsky suggerisce di evitare di alimentare paure infondate e di concentrarsi su fatti concreti e dettagli tecnici quando si prendono in considerazione questioni di privacy legate agli smartphone.

In conclusione, sembra che l’ascolto attivo proposto dalla società di marketing sia più un mito che una realtà. Tuttavia, resta fondamentale prendere seriamente in considerazione la questione della privacy digitale e valutare attentamente i rischi e le implicazioni di tecniche di marketing sempre più sofisticate.

D'Orazi Dario
D'Orazi Dariohttps://it-it.facebook.com/darioita
Editore e Giornalista mi occupo di tutto quello che fa parte della tecnologia, automobili e curiosità. Laureato sono sempre stato appassionato alla scrittura e amo il mondo del giornalismo.
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