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	<title>approvvigionamento Archivi - Tecnoapple</title>
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		<title>Mac vanno a ruba: la domanda supera l&#8217;offerta, Apple non riesce a stare al passo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 02 May 2026 05:23:55 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>I Mac vanno a ruba: la domanda supera l'offerta e Apple non riesce a stare al passo Chi segue il mondo Apple lo sa bene: comprare un Mac in questo periodo può trasformarsi in un'impresa. I clienti li acquistano così velocemente che nemmeno la capacità produttiva di Apple, notoriamente tra le più...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>I Mac vanno a ruba: la domanda supera l&#8217;offerta e Apple non riesce a stare al passo</h2>
<p>Chi segue il mondo Apple lo sa bene: comprare un <strong>Mac</strong> in questo periodo può trasformarsi in un&#8217;impresa. I clienti li acquistano così velocemente che nemmeno la capacità produttiva di <strong>Apple</strong>, notoriamente tra le più efficienti al mondo, riesce a soddisfare la domanda. E la cosa sta facendo parecchio discutere.</p>
<p>Il fenomeno non è esattamente nuovo, ma nelle ultime settimane le <strong>lamentele sulla disponibilità dei Mac</strong> si sono moltiplicate. Forum, social, community di appassionati: ovunque si trovano utenti frustrati che raccontano di tempi di attesa lunghissimi, configurazioni esaurite e consegne posticipate. La situazione ricorda un po&#8217; quella dei primi mesi post pandemia, quando le catene di approvvigionamento globali erano in ginocchio. Solo che stavolta il problema sembra essere diverso: non è tanto la <strong>produzione</strong> a essere in crisi, quanto la domanda a essere esplosa.</p>
<h2>Perché i Mac sono così richiesti</h2>
<p>Parte della spiegazione sta nei <strong>chip Apple Silicon</strong>, che hanno reso i Mac incredibilmente più appetibili rispetto a qualche anno fa. Le prestazioni sono cresciute in modo impressionante, il consumo energetico è calato, e la linea si è allargata con modelli che coprono praticamente ogni fascia di utilizzo. Il risultato? Professionisti, creativi, sviluppatori e anche utenti più casual stanno migrando verso i Mac con un entusiasmo che Apple probabilmente non si aspettava nemmeno in queste proporzioni.</p>
<p>C&#8217;è poi un altro fattore che non va sottovalutato. Quando Apple presenta <strong>nuove configurazioni</strong> con processori aggiornati, la corsa all&#8217;acquisto parte immediatamente. E le versioni più richieste, quelle con maggiore RAM o storage più capiente, sono spesso le prime a esaurirsi. Chi vuole una macchina personalizzata si ritrova a fare i conti con settimane di attesa, a volte anche di più.</p>
<h2>Apple può risolvere il problema?</h2>
<p>La verità è che gestire una <strong>supply chain</strong> di queste dimensioni non è banale, nemmeno per un colosso come Apple. L&#8217;azienda di Cupertino lavora con fornitori sparsi in tutto il mondo e ogni componente deve arrivare al momento giusto, nella quantità giusta. Basta un collo di bottiglia su un singolo elemento per rallentare tutto il resto.</p>
<p>Apple ha sempre preferito mantenere le scorte piuttosto snelle, puntando sulla velocità di produzione piuttosto che sull&#8217;accumulo di magazzino. È una strategia che funziona alla grande quando la domanda è prevedibile. Ma quando i <strong>clienti</strong> iniziano a comprare Mac a ritmi fuori scala, anche il sistema più rodato mostra qualche crepa.</p>
<p>Detto questo, non è il tipo di problema che dovrebbe preoccupare gli investitori o i fan del marchio. Anzi, semmai è il contrario: avere troppa domanda è un lusso che poche aziende possono permettersi. La sfida per <strong>Apple</strong> ora è trovare il modo di accorciare i tempi senza sacrificare la qualità che ha reso i Mac così desiderati. E conoscendo Cupertino, è lecito aspettarsi che una soluzione arrivi. Magari non domani, ma arriverà.</p>
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		<title>Alluminio al posto del platino: il composto che rivoluziona la chimica</title>
		<link>https://tecnoapple.it/alluminio-al-posto-del-platino-il-composto-che-rivoluziona-la-chimica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 May 2026 16:24:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienza e Tecnologia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un nuovo composto di alluminio potrebbe sostituire i metalli rari e abbattere i costi della chimica industriale Tra tutte le notizie che arrivano dal mondo della chimica, questa merita davvero attenzione. Un team del King's College London ha sviluppato un nuovo composto di alluminio capace di fare...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Un nuovo composto di alluminio potrebbe sostituire i metalli rari e abbattere i costi della chimica industriale</h2>
<p>Tra tutte le notizie che arrivano dal mondo della chimica, questa merita davvero attenzione. Un team del <strong>King&#8217;s College London</strong> ha sviluppato un nuovo <strong>composto di alluminio</strong> capace di fare il lavoro di metalli rari e costosissimi come il <strong>platino</strong> e il palladio, ma a una frazione del prezzo. E non parliamo di un miglioramento marginale: parliamo di un materiale circa 20.000 volte meno costoso rispetto ai metalli preziosi oggi utilizzati nell&#8217;industria chimica.</p>
<p>La ricerca, pubblicata su <strong>Nature Communications</strong> nel maggio 2026, descrive qualcosa che non era mai stato osservato prima. Il gruppo guidato dalla dottoressa Clare Bakewell ha creato quello che viene chiamato <strong>ciclotrialumano</strong>, una molecola formata da tre atomi di alluminio disposti in una struttura triangolare. Questa configurazione geometrica, apparentemente semplice, conferisce al composto una reattività e una stabilità fuori dal comune. Il punto chiave? La struttura resta intatta anche quando viene sciolta in soluzioni diverse, il che la rende utilizzabile in una vasta gamma di reazioni chimiche.</p>
<h2>Perché l&#8217;alluminio potrebbe cambiare le regole del gioco</h2>
<p>Oggi gran parte della <strong>produzione chimica industriale</strong> dipende dai cosiddetti metalli di transizione. Platino, palladio, rodio: sono loro i protagonisti di innumerevoli processi catalitici. Il problema è che questi elementi sono rari, costosi da estrarre e spesso provengono da aree geopoliticamente instabili. Tutto questo fa lievitare i prezzi e rende fragili le catene di approvvigionamento.</p>
<p>L&#8217;<strong>alluminio</strong>, al contrario, è uno degli elementi più abbondanti sulla Terra. E il nuovo composto di alluminio sviluppato a Londra si è dimostrato capace di rompere alcuni dei legami chimici più forti, di scindere il diidrogeno e persino di avviare processi di crescita molecolare a catena partendo dall&#8217;etene, un idrocarburo a due atomi di carbonio. In pratica, fa cose che fino a ieri si pensava fossero riservate esclusivamente ai metalli nobili.</p>
<p>Ma c&#8217;è di più. La dottoressa Bakewell ha sottolineato che questo composto di alluminio non si limita a imitare i metalli di transizione: in alcuni casi li supera. La reazione con l&#8217;etene, ad esempio, genera strutture ad anello a 5 e 7 membri composte da alluminio e carbonio, qualcosa di completamente inedito nella letteratura scientifica. Significa che non si stanno solo trovando alternative più economiche, ma si stanno aprendo strade verso <strong>reazioni chimiche</strong> e materiali che prima semplicemente non esistevano.</p>
<h2>Una chimica più verde e accessibile è davvero possibile?</h2>
<p>La ricerca è ancora nella fase esplorativa, come ha precisato la stessa Bakewell. Nessuno sta promettendo una rivoluzione immediata. Però i segnali sono molto promettenti. Se questo tipo di chimica basata sull&#8217;alluminio dovesse scalare a livello industriale, le implicazioni sarebbero enormi: <strong>processi produttivi più puliti</strong>, costi drasticamente ridotti e una minore dipendenza da risorse estratte con impatti ambientali pesanti.</p>
<p>Il fatto che un elemento così comune e poco costoso possa competere con i metalli più pregiati del pianeta è, oggettivamente, una notizia notevole. E il bello è che probabilmente siamo solo all&#8217;inizio. Quello che questo composto di alluminio potrà fare una volta compreso a fondo il suo potenziale resta tutto da scoprire, e questo è forse l&#8217;aspetto più entusiasmante dell&#8217;intera faccenda.</p>
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		<title>Mac Studio M5 e MacBook Pro touchscreen: i ritardi che nessuno si aspettava</title>
		<link>https://tecnoapple.it/mac-studio-m5-e-macbook-pro-touchscreen-i-ritardi-che-nessuno-si-aspettava/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Apr 2026 14:54:34 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il Mac Studio con chip M5 e il MacBook Pro con touchscreen rischiano di slittare: ecco perché La carenza globale di RAM sta per colpire anche Apple, e le conseguenze potrebbero farsi sentire su due dei prodotti più attesi dal pubblico Mac. Fino a oggi, Cupertino era riuscita a restare...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Il Mac Studio con chip M5 e il MacBook Pro con touchscreen rischiano di slittare: ecco perché</h2>
<p>La <strong>carenza globale di RAM</strong> sta per colpire anche Apple, e le conseguenze potrebbero farsi sentire su due dei prodotti più attesi dal pubblico Mac. Fino a oggi, Cupertino era riuscita a restare sostanzialmente immune grazie al proprio peso sul mercato e a contratti blindati con i fornitori. Ma secondo quanto riportato da <strong>Mark Gurman</strong> nella sua newsletter Power On di Bloomberg, la situazione sta cambiando. Il nuovo <strong>Mac Studio con chip M5</strong> e il tanto discusso <strong>MacBook Pro con touchscreen</strong> potrebbero subire ritardi nei rispettivi lanci, a causa di problemi nella catena di approvvigionamento.</p>
<p>Gurman descrive questi slittamenti come &#8220;minori&#8221;, ma per chi aspetta con impazienza non è esattamente una consolazione. Il <strong>Mac Studio M5</strong>, ad esempio, era dato per probabile nella prima metà del 2025, magari in concomitanza con la <strong>WWDC di giugno</strong>. Ora quello scenario appare irrealistico. La finestra più credibile, secondo Gurman, sarebbe ottobre, dopo il tradizionale lancio degli iPhone a settembre. Si parla quindi di circa quattro mesi di ritardo, cosa non da poco considerando che insieme al Mac Studio dovrebbe debuttare anche il <strong>chip M5 Ultra</strong>, il processore di punta della nuova generazione.</p>
<h2>Il MacBook Pro con touchscreen potrebbe arrivare solo a inizio 2027</h2>
<p>Discorso simile, se non peggiore, per il MacBook Pro dotato di schermo touch. Diverse fonti avevano indicato un lancio tra la fine del 2026 e l&#8217;inizio del 2027, ma Gurman suggerisce di prepararsi alla parte più lontana di quella finestra temporale. E questo nonostante il prodotto, dal punto di vista software, dovrebbe essere pronto già nell&#8217;autunno del 2026. Il problema, ancora una volta, è esclusivamente legato alla <strong>disponibilità di RAM</strong>.</p>
<p>La ragione di fondo di questa scarsità è piuttosto chiara: l&#8217;<strong>intelligenza artificiale</strong>. I data center di mezzo mondo stanno divorando enormi quantità di memoria per alimentare modelli e infrastrutture AI, lasciando briciole al settore consumer. Questo ha provocato forniture ridotte e, in molti casi, un aumento dei prezzi che si è fatto sentire un po&#8217; ovunque.</p>
<h2>Uno spiraglio di ottimismo per il futuro</h2>
<p>Il quadro attuale non è roseo, ma sarebbe sbagliato dipingerlo come permanente. L&#8217;AI sta attraversando una fase di bolla, fatta di hype e crescita forsennata. Prima o poi, quella bolla si ridimensionerà oppure il mercato troverà un equilibrio più sostenibile. In entrambi i casi, i data center smetteranno di espandersi al ritmo attuale. Qualche segnale incoraggiante, tra l&#8217;altro, già si intravede: i prezzi della RAM hanno mostrato occasionali segni di stabilizzazione, anche se è presto per parlare di inversione di tendenza.</p>
<p>E poi c&#8217;è un dettaglio che gioca a favore di chi è nell&#8217;ecosistema Apple. Così come la forza contrattuale di Cupertino ha permesso di resistere più a lungo degli altri all&#8217;inizio della crisi, è ragionevole aspettarsi che sarà anche tra le prime aziende a ottenere componenti a prezzi sostenibili quando la situazione comincerà a normalizzarsi. Non è esattamente una bella notizia per la concorrenza, questo va detto. Ma per chi aspetta il prossimo <strong>Mac Studio</strong> o quel benedetto MacBook Pro con touchscreen, è quantomeno un motivo per non perdere la pazienza del tutto.</p>
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		<title>MacBook: ecco perché non subirà gli aumenti di prezzo del mercato</title>
		<link>https://tecnoapple.it/macbook-ecco-perche-non-subira-gli-aumenti-di-prezzo-del-mercato/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Mar 2026 10:50:58 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Perché il MacBook non subirà gli aumenti di prezzo che stanno colpendo il resto del mercato Il settore tecnologico sta attraversando una fase piuttosto turbolenta, con i prezzi di memoria, processori e SSD che schizzano verso l'alto in modo preoccupante. Eppure, in questo scenario complicato, i...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Perché il MacBook non subirà gli aumenti di prezzo che stanno colpendo il resto del mercato</h2>
<p>Il settore tecnologico sta attraversando una fase piuttosto turbolenta, con i <strong>prezzi di memoria, processori e SSD</strong> che schizzano verso l&#8217;alto in modo preoccupante. Eppure, in questo scenario complicato, i <strong>MacBook di Apple</strong> sembrano destinati a cavarsela molto meglio rispetto alla concorrenza. Una notizia che farà tirare un sospiro di sollievo a chi stava valutando l&#8217;acquisto di un portatile della Mela.</p>
<p>Il punto è questo: il resto dell&#8217;industria informatica si trova costretto ad alzare i <strong>prezzi al dettaglio</strong> anche oltre il 40%, una cifra che fa impressione. E non parliamo di aumenti graduali o appena percettibili. Parliamo di rincari sostanziali che colpiranno praticamente ogni fascia di prodotto, dai notebook economici fino alle workstation più potenti. La causa? Una combinazione di fattori che si alimentano a vicenda, creando una sorta di tempesta perfetta per i produttori e, di riflesso, per chi compra.</p>
<p>La domanda di <strong>chip di memoria LPDDR5X</strong> e di componenti per lo storage SSD è cresciuta enormemente, spinta anche dall&#8217;espansione dell&#8217;intelligenza artificiale e dei data center. A questo si aggiunge una carenza nelle forniture di <strong>CPU</strong>, che non fa altro che mettere ulteriore pressione sull&#8217;intera catena produttiva. Samsung, uno dei principali fornitori mondiali di chip di memoria, sta cercando di tenere il passo, ma la domanda supera abbondantemente l&#8217;offerta disponibile.</p>
<h2>La strategia di Apple che fa la differenza</h2>
<p>Qui entra in gioco il vantaggio competitivo di Apple, che negli anni ha costruito una <strong>catena di approvvigionamento</strong> così solida e ben strutturata da risultare quasi immune a questi scossoni del mercato. Non è un caso: è il risultato di scelte strategiche precise, accordi a lungo termine con i fornitori e, soprattutto, il controllo verticale che l&#8217;azienda di Cupertino esercita sulla progettazione dei propri <strong>chip Apple Silicon</strong>.</p>
<p>Mentre altri produttori dipendono da fornitori terzi per processori, memoria e storage, e quindi subiscono in pieno le oscillazioni dei prezzi delle materie prime, Apple ha un margine di manovra decisamente più ampio. I <strong>MacBook</strong> integrano componenti progettati internamente, il che riduce la dipendenza da singoli fornitori e permette di negoziare condizioni più favorevoli quando si tratta di acquistare grandi quantità di memoria o storage.</p>
<p>Questo non significa che Apple sia completamente al riparo da qualsiasi aumento. Sarebbe ingenuo pensarlo. Però la struttura dei costi è tale che eventuali rincari verranno assorbiti in modo molto più morbido rispetto a quanto accadrà per i laptop con Windows o per i Chromebook, dove i margini dei produttori sono storicamente più sottili e dove ogni oscillazione nei costi dei componenti si traduce quasi immediatamente in un prezzo finale più alto.</p>
<h2>Cosa significa per chi vuole comprare un portatile</h2>
<p>Per chi sta pensando di acquistare un nuovo computer nei prossimi mesi, il quadro è abbastanza chiaro. I <strong>MacBook</strong> manterranno con ogni probabilità i loro listini attuali, o comunque subiranno variazioni contenute. Al contrario, molti concorrenti saranno costretti a ritoccare pesantemente i prezzi, rendendo paradossalmente i prodotti Apple più competitivi di quanto non lo siano già.</p>
<p>È una di quelle situazioni in cui la lungimiranza nella gestione della supply chain paga dividendi enormi. Apple ha investito miliardi per costruire questo vantaggio e adesso ne raccoglie i frutti nel momento in cui il mercato diventa più complicato per tutti gli altri. Chi produce <strong>laptop</strong> e si affida interamente a componenti acquistati sul mercato aperto si ritrova esposto a forze che non può controllare. Apple, semplicemente, ha scelto una strada diversa anni fa. E oggi quella scelta si rivela più intelligente che mai.</p>
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		<title>Apple e Google difendono Anthropic: la lettera che preoccupa il settore tech</title>
		<link>https://tecnoapple.it/apple-e-google-difendono-anthropic-la-lettera-che-preoccupa-il-settore-tech/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 07 Mar 2026 23:23:32 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Apple e Google in difesa di Anthropic: la lettera al Dipartimento della Difesa USA La designazione di Anthropic come rischio per la catena di approvvigionamento da parte dell'amministrazione Trump ha scatenato una reazione che nessuno si aspettava. Un gruppo di colossi tecnologici, tra cui Apple e...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Apple e Google in difesa di Anthropic: la lettera al Dipartimento della Difesa USA</h2>
<p>La designazione di <strong>Anthropic</strong> come rischio per la catena di approvvigionamento da parte dell&#8217;amministrazione Trump ha scatenato una reazione che nessuno si aspettava. Un gruppo di colossi tecnologici, tra cui <strong>Apple</strong> e <strong>Google</strong>, ha deciso di scrivere una lettera formale al <strong>Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti</strong>, esprimendo preoccupazione per le possibili conseguenze di questa decisione sui futuri contratti tecnologici del settore.</p>
<p>La vicenda ha radici in una presa di posizione piuttosto netta. Anthropic, la società dietro il modello di <strong>intelligenza artificiale Claude</strong>, si era rifiutata di concedere al governo statunitense un accesso illimitato e senza restrizioni ai propri strumenti di IA. Una scelta etica, se vogliamo, che però non è piaciuta per niente a Washington. La risposta dell&#8217;amministrazione Trump è stata dura: ordine a tutte le agenzie governative di smettere immediatamente di utilizzare Claude e, soprattutto, l&#8217;applicazione della cosiddetta <strong>designazione di rischio per la supply chain</strong>.</p>
<p>Ecco, questo è il punto che ha fatto scattare l&#8217;allarme nell&#8217;intero settore tech. Perché quella designazione non è una cosa da poco. Normalmente viene riservata a entità straniere che rappresentano una minaccia concreta per le infrastrutture critiche degli Stati Uniti. Pensate a società legate a governi ostili, non certo a un&#8217;azienda americana che ha semplicemente detto di no a una richiesta del proprio governo.</p>
<h2>Perché il settore tecnologico teme un precedente pericoloso</h2>
<p>Il problema vero, quello che preoccupa Apple, Google e gli altri firmatari della lettera, non riguarda solo Anthropic. Riguarda il principio stesso. Se un&#8217;etichetta così grave può essere applicata in modo arbitrario come forma di ritorsione, qualsiasi azienda tecnologica potrebbe trovarsi nella stessa situazione domani. Basta un disaccordo con l&#8217;amministrazione di turno e improvvisamente ci si ritrova tagliati fuori dai <strong>contratti governativi</strong>, con un marchio che di fatto equivale a essere trattati come una minaccia alla sicurezza nazionale.</p>
<p>Per le grandi aziende tech, i contratti con il governo federale rappresentano un business enorme. Parliamo di miliardi di dollari in servizi cloud, strumenti di analisi dati, piattaforme di comunicazione e, sempre di più, soluzioni basate sull&#8217;intelligenza artificiale. L&#8217;idea che tutto questo possa saltare per una questione politica, e non per ragioni di sicurezza reali, è qualcosa che nessuno nel settore può permettersi di ignorare.</p>
<p>C&#8217;è anche una dimensione più ampia da considerare. Se le aziende di <strong>IA</strong> iniziano a temere ritorsioni ogni volta che pongono limiti etici ai propri prodotti, il rischio è che smettano di farlo. E questo aprirebbe scenari decisamente poco rassicuranti sull&#8217;uso delle tecnologie di intelligenza artificiale da parte dei governi, senza alcun tipo di guardrail.</p>
<h2>Cosa potrebbe cambiare da qui in avanti</h2>
<p>La lettera inviata al Dipartimento della Difesa non è solo un gesto simbolico. Rappresenta un segnale chiaro che l&#8217;industria tecnologica americana non intende restare a guardare mentre le regole del gioco vengono riscritte in modo unilaterale. Apple e Google, in particolare, hanno un peso politico e commerciale tale da non poter essere facilmente ignorate.</p>
<p>Resta da vedere come reagirà l&#8217;amministrazione. La <strong>designazione di supply chain risk</strong> applicata ad Anthropic potrebbe essere rivista, oppure potrebbe diventare il nuovo strumento di pressione preferito da Washington nei confronti delle aziende tech che non si allineano. In ogni caso, il messaggio lanciato da questo gruppo di aziende è abbastanza inequivocabile: usare strumenti pensati per la sicurezza nazionale come leva politica mina la fiducia dell&#8217;intero ecosistema tecnologico. E quando la fiducia si incrina, a perderci sono tutti, governo compreso.</p>
<p>L'articolo <a href="https://tecnoapple.it/apple-e-google-difendono-anthropic-la-lettera-che-preoccupa-il-settore-tech/">Apple e Google difendono Anthropic: la lettera che preoccupa il settore tech</a> proviene da <a href="https://tecnoapple.it">Tecnoapple</a>.</p>
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