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	<title>BMI Archivi - Tecnoapple</title>
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		<title>Digiuno notturno e colazione presto: il legame col peso che non ti aspetti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 11 Apr 2026 17:24:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienza e Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[alimentazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Mangiare presto e digiunare più a lungo di notte: due abitudini legate al peso corporeo secondo un nuovo studio Il segreto per mantenere un peso corporeo sano potrebbe non dipendere soltanto da cosa si mette nel piatto, ma anche da quando lo si fa. Uno studio pubblicato sull'International Journal...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Mangiare presto e digiunare più a lungo di notte: due abitudini legate al peso corporeo secondo un nuovo studio</h2>
<p>Il segreto per mantenere un <strong>peso corporeo</strong> sano potrebbe non dipendere soltanto da cosa si mette nel piatto, ma anche da quando lo si fa. Uno studio pubblicato sull&#8217;International Journal of Behavioral Nutrition and Physical Activity ha analizzato le <strong>abitudini alimentari</strong> di oltre 7.000 adulti spagnoli, arrivando a una conclusione piuttosto interessante: chi allunga il <strong>digiuno notturno</strong> e fa <strong>colazione presto</strong> tende ad avere un indice di massa corporea più basso nel tempo. E no, non si tratta dell&#8217;ennesima moda passeggera legata al digiuno intermittente. La faccenda è un po&#8217; più sfumata di così.</p>
<p>La ricerca è stata condotta dal <strong>Barcelona Institute for Global Health</strong> (ISGlobal), con il supporto della Fondazione &#8220;la Caixa&#8221;, e si basa sui dati della coorte GCAT | Genomes for Life, gestita dall&#8217;Istituto di ricerca Germans Trias i Pujol. Nel 2018 i partecipanti, tutti di età compresa tra i 40 e i 65 anni, hanno fornito informazioni dettagliate su peso, altezza, orari dei pasti, stile di vita e condizione socioeconomica. Cinque anni dopo, nel 2023, oltre 3.000 di loro sono tornati per controlli di follow up, permettendo ai ricercatori di tracciare l&#8217;evoluzione nel tempo.</p>
<h2>Il ruolo della cronoalimentazione e dei ritmi circadiani</h2>
<p>Quello che emerge è abbastanza chiaro: mangiare nelle prime ore della giornata sembra più in linea con i <strong>ritmi circadiani</strong>, quei meccanismi biologici interni che regolano il ciclo sonno veglia e tutta una serie di processi fisiologici collegati. Secondo Luciana Pons Muzzo, ricercatrice di ISGlobal al momento dello studio, allungare il digiuno notturno potrebbe favorire una migliore regolazione dell&#8217;appetito e un consumo calorico più efficiente. Ma, ed è un punto importante, la ricercatrice stessa avverte che è ancora troppo presto per trarre conclusioni definitive.</p>
<p>Interessante anche il capitolo sulle differenze di genere. Le donne coinvolte nello studio avevano generalmente un peso corporeo inferiore, seguivano più fedelmente la <strong>dieta mediterranea</strong> e bevevano meno alcol. Allo stesso tempo, però, riportavano una salute mentale peggiore e un carico maggiore nella gestione domestica e familiare. Tra gli uomini, invece, è emerso un sottogruppo particolare: individui che consumavano il primo pasto dopo le 14:00, digiunando circa 17 ore. Questi soggetti erano più inclini a fumare, meno attivi fisicamente e con livelli di istruzione più bassi. Un pattern che tra le donne non si è osservato.</p>
<h2>Saltare la colazione non è la stessa cosa</h2>
<p>E qui arriva il punto che smonta un po&#8217; di narrazione superficiale sul <strong>digiuno intermittente</strong>. Come spiega Camille Lassale, ricercatrice di ISGlobal e coautrice senior dello studio, saltare la colazione per allungare il digiuno non ha mostrato effetti positivi sul peso corporeo. Anzi, altri studi su persone con obesità hanno confermato che questa strategia, sul lungo periodo, non funziona meglio della semplice riduzione delle calorie. Il digiuno notturno funziona quando è accompagnato da una cena anticipata e una colazione presto al mattino, non quando diventa una scusa per saltare pasti.</p>
<p>Lo studio si inserisce nel filone della <strong>cronoalimentazione</strong>, un campo emergente che studia non solo cosa si mangia, ma anche a che ora e con quale frequenza. Ricerche precedenti dello stesso gruppo avevano già mostrato che cenare e fare colazione presto è associato a un rischio inferiore di malattie cardiovascolari e diabete di tipo 2. Il messaggio, per quanto ancora da consolidare con ulteriori evidenze, è piuttosto coerente: rispettare gli orari naturali del corpo conta. Forse più di quanto si pensi.</p>
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		<title>BMI sbaglia categoria di peso per un adulto su tre: lo svela uno studio italiano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 04 Apr 2026 02:23:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienza e Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[BMI]]></category>
		<category><![CDATA[classificazione]]></category>
		<category><![CDATA[DXA]]></category>
		<category><![CDATA[grasso]]></category>
		<category><![CDATA[obesità]]></category>
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		<category><![CDATA[sovrappeso]]></category>
		<category><![CDATA[Studio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il BMI sbaglia classificazione per oltre un terzo degli adulti: lo dice uno studio italiano Quella formula semplice che incrocia peso e altezza, il famoso BMI, potrebbe raccontare una storia sbagliata per tantissime persone. Uno studio condotto da ricercatori italiani e presentato al Congresso...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Il BMI sbaglia classificazione per oltre un terzo degli adulti: lo dice uno studio italiano</h2>
<p>Quella formula semplice che incrocia peso e altezza, il famoso <strong>BMI</strong>, potrebbe raccontare una storia sbagliata per tantissime persone. Uno studio condotto da ricercatori italiani e presentato al Congresso Europeo sull&#8217;Obesità ha messo nero su bianco un dato che fa riflettere: più di un terzo degli adulti viene inserito nella <strong>categoria di peso</strong> sbagliata quando ci si affida solo al <strong>BMI</strong>. E non parliamo di errori marginali.</p>
<p>La ricerca, pubblicata sulla rivista <strong>Nutrients</strong>, ha coinvolto 1351 adulti tra i 18 e i 98 anni, tutti valutati presso l&#8217;Università di Verona. Il punto chiave è il confronto tra la classificazione tradizionale dell&#8217;OMS basata sul BMI e le misurazioni effettuate con la <strong>DXA</strong> (assorbimetria a raggi X a doppia energia), considerata il metodo di riferimento assoluto per misurare la <strong>percentuale di grasso corporeo</strong>. Il risultato? Le due classificazioni spesso non coincidono, e la discrepanza è tutt&#8217;altro che trascurabile.</p>
<h2>Dove il BMI fallisce di più</h2>
<p>Tra le persone etichettate come obese dal BMI, il 34% in realtà rientrava nella categoria sovrappeso secondo la DXA. Ma il dato più sorprendente riguarda chi veniva classificato come <strong>sovrappeso</strong>: oltre la metà, il 53%, era stata collocata nella categoria sbagliata. Di questi, circa tre quarti avevano un peso normale, mentre il restante quarto risultava effettivamente obeso. Anche nel gruppo dei sottopeso la situazione non era migliore: quasi il 70% di chi aveva un <strong>BMI</strong> inferiore a 18.5 è stato riclassificato come normopeso dopo la scansione DXA.</p>
<p>Il professor <strong>Marwan El Ghoch</strong>, dell&#8217;Università di Modena e Reggio Emilia, ha spiegato che il BMI non misura direttamente il grasso corporeo né tiene conto di come questo si distribuisce nel corpo. Un limite noto da tempo, eppure il BMI resta lo strumento dominante negli ambulatori medici, nelle polizze assicurative e nelle politiche sanitarie pubbliche.</p>
<h2>Serve un cambio di rotta nella valutazione del peso</h2>
<p>La professoressa <strong>Chiara Milanese</strong> dell&#8217;Università di Verona ha aggiunto un dettaglio che vale la pena sottolineare: anche quando BMI e DXA individuano una prevalenza complessiva simile di sovrappeso e <strong>obesità</strong>, le persone coinvolte non sono necessariamente le stesse. Significa che alcuni individui a rischio sfuggono completamente al radar del BMI, mentre altri vengono etichettati erroneamente con un problema che non hanno.</p>
<p>I numeri complessivi lo confermano. La DXA ha rilevato una prevalenza combinata di sovrappeso e obesità intorno al 37%, contro il 41% stimato dal BMI. Non una differenza enorme in termini assoluti, ma il problema vero sta nel fatto che si parla di persone diverse.</p>
<p>I ricercatori propongono che le <strong>linee guida sanitarie</strong> italiane vengano aggiornate per integrare strumenti complementari al BMI. Si va dalla misurazione diretta della composizione corporea a soluzioni più accessibili, come la plicometria o il rapporto vita/altezza. Lo studio si è concentrato su una popolazione caucasica del Veneto, e gli autori ritengono plausibile che schemi di errore simili si riscontrino anche in altri paesi europei, anche se serviranno ricerche ulteriori per confermare questa ipotesi su gruppi etnici differenti.</p>
<p>Quello che emerge con chiarezza è che affidarsi esclusivamente al BMI per valutare lo stato di salute legato al peso resta una semplificazione che, per troppe persone, può tradursi in diagnosi sbagliate e percorsi clinici inappropriati.</p>
<p>L'articolo <a href="https://tecnoapple.it/bmi-sbaglia-categoria-di-peso-per-un-adulto-su-tre-lo-svela-uno-studio-italiano/">BMI sbaglia categoria di peso per un adulto su tre: lo svela uno studio italiano</a> proviene da <a href="https://tecnoapple.it">Tecnoapple</a>.</p>
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