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	<title>consumi Archivi - Tecnoapple</title>
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		<title>Chip neuromorfico taglia del 70% i consumi dell&#8217;intelligenza artificiale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Apr 2026 07:52:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienza e Tecnologia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un chip ispirato al cervello promette di tagliare del 70% i consumi energetici dell'intelligenza artificiale Quando si parla di consumo energetico dell'intelligenza artificiale, i numeri fanno girare la testa. I data center che alimentano i modelli di IA più avanzati divorano elettricità a ritmi...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Un chip ispirato al cervello promette di tagliare del 70% i consumi energetici dell&#8217;intelligenza artificiale</h2>
<p>Quando si parla di <strong>consumo energetico dell&#8217;intelligenza artificiale</strong>, i numeri fanno girare la testa. I data center che alimentano i modelli di IA più avanzati divorano elettricità a ritmi impressionanti, e la situazione peggiora man mano che queste tecnologie si diffondono. Ecco perché fa notizia il lavoro di un gruppo di ricercatori dell&#8217;<strong>Università di Cambridge</strong>, che ha sviluppato un nuovo <strong>chip neuromorfico</strong> capace, almeno in teoria, di ridurre i consumi fino al 70%. Non è fantascienza: i risultati sono stati pubblicati sulla rivista <strong>Science Advances</strong> nell&#8217;aprile 2026, e il dispositivo funziona imitando il modo in cui il cervello umano elabora e conserva le informazioni.</p>
<p>Il cuore di questa innovazione è un componente chiamato <strong>memristore</strong>, realizzato con una versione modificata dell&#8217;ossido di afnio. A differenza dei chip tradizionali, che sprecano energia spostando continuamente dati tra unità di memoria e unità di calcolo, questo dispositivo fa tutto nello stesso posto. Proprio come fanno i neuroni biologici, che processano e memorizzano simultaneamente. Il team guidato dal dottor Babak Bakhit ha aggiunto stronzio e titanio al materiale, creando delle micro giunzioni elettroniche tra gli strati del film sottile. Il risultato è un meccanismo di commutazione molto più controllato e affidabile rispetto ai memristori convenzionali, che si basano su filamenti conduttivi imprevedibili e spesso richiedono tensioni elevate.</p>
<h2>Prestazioni da record e comportamenti che ricordano quelli biologici</h2>
<p>I test di laboratorio hanno restituito dati notevoli. Le correnti di commutazione del nuovo dispositivo sono circa un milione di volte inferiori rispetto ad alcuni <strong>memristori a base di ossido</strong> già esistenti. Il chip è rimasto stabile per decine di migliaia di cicli e ha dimostrato di poter raggiungere centinaia di livelli di conduttanza stabili, un requisito fondamentale per il cosiddetto <strong>computing analogico in memoria</strong>. Ancora più interessante: il dispositivo ha replicato comportamenti tipici dell&#8217;apprendimento biologico, come la plasticità dipendente dal tempo degli impulsi, quel meccanismo che permette ai neuroni di rafforzare o indebolire le proprie connessioni in base alla tempistica dei segnali. &#8220;Queste sono le proprietà necessarie se si vuole un hardware capace di imparare e adattarsi, non solo di immagazzinare bit&#8221;, ha spiegato Bakhit.</p>
<h2>Le sfide che restano prima di vedere questo chip sul mercato</h2>
<p>Nonostante i risultati promettenti, la strada verso la produzione su larga scala non è priva di ostacoli. Il processo di fabbricazione attuale richiede temperature intorno ai 700°C, decisamente troppo alte per essere compatibili con le linee produttive standard dei <strong>semiconduttori</strong>. Lo stesso Bakhit lo ammette con franchezza: è la sfida principale su cui il team sta lavorando adesso, cercando di abbassare le temperature senza compromettere le prestazioni del dispositivo.</p>
<p>Dietro questa svolta ci sono quasi tre anni di tentativi e fallimenti. Il salto di qualità è arrivato verso la fine del 2025, quando Bakhit ha modificato il processo aggiungendo ossigeno solo dopo la formazione del primo strato. &#8220;I fallimenti sono stati tantissimi&#8221;, ha raccontato. &#8220;Ma se riusciremo a risolvere il problema della temperatura, questa tecnologia potrebbe cambiare le regole del gioco, perché il <strong>consumo energetico</strong> è drasticamente più basso e le prestazioni sono estremamente promettenti.&#8221;</p>
<p>L&#8217;Università di Cambridge ha già depositato un brevetto tramite Cambridge Enterprise. Il progetto ha ricevuto supporto dal Consiglio svedese per la ricerca, dalla Royal Academy of Engineering, dalla Royal Society e da UK Research and Innovation. Resta da vedere quanto tempo servirà per portare questo <strong>chip neuromorfico</strong> fuori dal laboratorio e dentro i dispositivi reali, ma la direzione sembra quella giusta. E con l&#8217;intelligenza artificiale che continua a espandersi a ritmi vertiginosi, trovare il modo di farla funzionare consumando meno non è solo auspicabile: è urgente.</p>
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		<title>AI consuma come l&#8217;Islanda ma l&#8217;impatto sul clima potrebbe essere irrilevante</title>
		<link>https://tecnoapple.it/ai-consuma-come-lislanda-ma-limpatto-sul-clima-potrebbe-essere-irrilevante/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Mar 2026 17:54:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienza e Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[clima]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'intelligenza artificiale consuma come l'Islanda, ma l'impatto sul clima potrebbe essere trascurabile Il consumo energetico dell'intelligenza artificiale è diventato uno dei temi più dibattuti quando si parla di sostenibilità e cambiamento climatico. I numeri fanno impressione, è vero. Ma secondo...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>L&#8217;intelligenza artificiale consuma come l&#8217;Islanda, ma l&#8217;impatto sul clima potrebbe essere trascurabile</h2>
<p>Il <strong>consumo energetico dell&#8217;intelligenza artificiale</strong> è diventato uno dei temi più dibattuti quando si parla di sostenibilità e cambiamento climatico. I numeri fanno impressione, è vero. Ma secondo una ricerca appena pubblicata, la realtà è molto più sfumata di quanto sembri. E forse anche più incoraggiante.</p>
<p>Uno studio condotto dall&#8217;<strong>Università di Waterloo</strong> insieme al Georgia Institute of Technology ha provato a mettere ordine nel caos di cifre e previsioni catastrofiche. I ricercatori hanno analizzato dati provenienti dall&#8217;intera economia statunitense, incrociandoli con stime sull&#8217;adozione dell&#8217;<strong>intelligenza artificiale</strong> nei vari settori produttivi. Il risultato? Sì, l&#8217;AI consuma quanto un intero paese come l&#8217;Islanda in termini di elettricità. Ma questo aumento, rapportato alle <strong>emissioni globali</strong>, sposta l&#8217;ago della bilancia in modo quasi impercettibile.</p>
<p>Parliamo di un&#8217;economia, quella americana, che per l&#8217;83% dipende ancora da <strong>combustibili fossili</strong> come petrolio, carbone e gas naturale. In un contesto del genere, l&#8217;energia assorbita dai sistemi di intelligenza artificiale rappresenta una fetta davvero marginale del totale. Non è il mostro energetico che molti dipingono.</p>
<h2>Il problema è locale, non globale</h2>
<p>C&#8217;è però un aspetto che merita attenzione. Il professor Juan Moreno Cruz, docente alla Faculty of Environment di Waterloo e titolare della Canada Research Chair in Energy Transitions, lo spiega con chiarezza: l&#8217;aumento dei consumi non sarà distribuito in modo uniforme. Le zone dove sorgono i <strong>data center</strong> potrebbero vedere raddoppiare la produzione di elettricità e, di conseguenza, le emissioni locali. Questo è un problema reale, concreto, che riguarda comunità specifiche.</p>
<p>A livello macro, però, il quadro cambia. L&#8217;<strong>impatto climatico dell&#8217;AI</strong> su scala nazionale o mondiale resta sostanzialmente trascurabile. Lo studio non ha approfondito le ricadute economiche sulle aree interessate dalla concentrazione di data center, ma il messaggio di fondo è abbastanza rassicurante per chi temeva scenari apocalittici.</p>
<h2>L&#8217;AI come alleata nella transizione verde</h2>
<p>Ed ecco il punto più interessante. L&#8217;intelligenza artificiale non va vista solo come un problema energetico. Potrebbe diventare uno strumento potentissimo per accelerare lo sviluppo di <strong>tecnologie verdi</strong> e migliorare quelle già esistenti. Moreno Cruz lo dice senza giri di parole: chi pensa che l&#8217;AI sia una minaccia per il clima e che andrebbe evitata, dovrebbe considerare una prospettiva diversa.</p>
<p>Per arrivare a queste conclusioni, il team guidato da Moreno Cruz e dall&#8217;economista ambientale Anthony Harding ha valutato i diversi settori economici, le tipologie di lavoro al loro interno e quante di quelle mansioni potrebbero essere gestite dall&#8217;<strong>intelligenza artificiale</strong>. Un lavoro capillare, che adesso i ricercatori vogliono estendere ad altri paesi per capire come l&#8217;adozione dell&#8217;AI influenzi consumi energetici ed emissioni su scala mondiale.</p>
<p>Lo studio, intitolato &#8220;Watts and Bots: The Energy Implications of AI Adoption&#8221;, è stato pubblicato sulla rivista Environmental Research Letters. E rappresenta forse il primo tentativo serio di guardare al rapporto tra AI e clima senza farsi prendere dal panico. Perché i numeri, quando li si legge con attenzione, raccontano una storia diversa da quella che ci aspettavamo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://tecnoapple.it/ai-consuma-come-lislanda-ma-limpatto-sul-clima-potrebbe-essere-irrilevante/">AI consuma come l&#8217;Islanda ma l&#8217;impatto sul clima potrebbe essere irrilevante</a> proviene da <a href="https://tecnoapple.it">Tecnoapple</a>.</p>
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