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	<title>cromosomi Archivi - Tecnoapple</title>
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		<title>Fragole: il DNA svela origini sorprendenti che ribaltano tutto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Jun 2026 17:53:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienza e Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[cromosomi]]></category>
		<category><![CDATA[DNA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le origini sorprendenti della fragola svelate dai "timbri temporali" del DNA Quella della fragola è una storia evolutiva molto più complicata di quanto chiunque potesse immaginare. Un gruppo di ricercatori ha messo a punto un metodo innovativo per ricostruire la storia evolutiva di genomi vegetali...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Le origini sorprendenti della fragola svelate dai &#8220;timbri temporali&#8221; del DNA</h2>
<p>Quella della <strong>fragola</strong> è una storia evolutiva molto più complicata di quanto chiunque potesse immaginare. Un gruppo di ricercatori ha messo a punto un metodo innovativo per ricostruire la <strong>storia evolutiva</strong> di genomi vegetali particolarmente complessi, analizzando le tracce genetiche lasciate dai cosiddetti <strong>elementi trasponibili</strong>. Il risultato? La scoperta che le fragole moderne sono il frutto di molteplici fusioni genomiche avvenute in epoche antichissime, qualcosa che ribalta parecchie certezze su come si siano evolute alcune delle principali specie coltivate al mondo.</p>
<p>Lo studio, pubblicato sulla rivista Horticulture Research e condotto da un team che include ricercatori del Dipartimento dell&#8217;Agricoltura degli Stati Uniti e della <strong>Nanjing Agricultural University</strong>, parte da un problema concreto. Molte colture fondamentali possiedono <strong>genomi poliploidi</strong>, vale a dire genomi che contengono più set di cromosomi ereditati da specie antenate diverse. Capire come questi genomi si siano assemblati nel tempo è una sfida enorme, soprattutto quando le specie progenitrici originali si sono estinte o non sono mai state identificate con certezza. Gli approcci tradizionali, che si basano sul confronto con antenati diploidi conosciuti, in molti casi semplicemente non funzionano.</p>
<h2>Un nuovo strumento per leggere il passato genetico delle piante</h2>
<p>Ed è qui che entra in gioco la trovata geniale del team. I ricercatori hanno sfruttato i <strong>retrotrasposoni LTR</strong>, un tipo di sequenza di DNA mobile che si accumula nei genomi seguendo schemi caratteristici legati a specifiche linee evolutive. In pratica, questi elementi funzionano come dei &#8220;timbri temporali&#8221; naturali: confrontando i pattern di somiglianza tra questi elementi su cromosomi diversi, è possibile identificare i sottogenomi distinti e stimare quando si sono verificati i principali eventi di fusione genomica.</p>
<p>Prima di applicare la tecnica alla fragola, il gruppo ha testato il metodo su colture poliploidi già ben studiate, come il <strong>teff</strong> e il <strong>cotone</strong>. In entrambi i casi, lo strumento ha funzionato a dovere, distinguendo correttamente i sottogenomi noti e separando eventi avvenuti prima e dopo la poliploidizzazione. Anche le simulazioni su genomi poliploidi costruiti artificialmente hanno confermato l&#8217;affidabilità dell&#8217;approccio.</p>
<h2>Cosa ha rivelato il genoma della fragola</h2>
<p>Quando il metodo è stato applicato alla <strong>fragola coltivata ottoploide</strong> (Fragaria × ananassa), i risultati sono stati notevoli. Sono stati identificati quattro sottogenomi distinti e le prove di tre eventi sequenziali di allopoliploidizzazione, avvenuti rispettivamente tra 3,1 e 4,2 milioni di anni fa, tra 1,9 e 3,1 milioni di anni fa e tra 0,8 e 1,9 milioni di anni fa. L&#8217;analisi ha confermato strette relazioni evolutive tra due sottogenomi della fragola e le specie Fragaria vesca e Fragaria iinumae, ma ha anche messo in discussione modelli precedenti che ipotizzavano ulteriori specie progenitrici diploidi. Alcuni contributori al genoma della fragola potrebbero essersi estinti o semplicemente non essere mai stati campionati.</p>
<p>Le ricadute pratiche vanno ben oltre la fragola. Molte colture economicamente cruciali, dal <strong>grano</strong> alla canna da zucchero, sono poliploidi con storie evolutive altrettanto intricate. Una mappatura più accurata dei sottogenomi potrebbe migliorare l&#8217;annotazione genica, la mappatura dei tratti e gli studi di <strong>genomica comparativa</strong>, accelerando così gli sforzi di miglioramento genetico delle colture. Uno di quegli studi che partono dalla curiosità scientifica pura e finiscono per avere un impatto molto concreto sul futuro dell&#8217;agricoltura.</p>
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		<title>DNA raddoppiato: perché alcune cellule sopravvivono e altre no</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 May 2026 17:23:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienza e Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[cancro]]></category>
		<category><![CDATA[cellule]]></category>
		<category><![CDATA[citochinesi]]></category>
		<category><![CDATA[cromosomi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Perché alcune cellule con DNA raddoppiato non muoiono: la scoperta che cambia le carte in tavola La duplicazione dell'intero genoma è uno di quei fenomeni che la biologia studia da tempo, ma di cui ancora sfuggono parecchi dettagli. Un gruppo di ricercatori della Hokkaido University ha appena...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Perché alcune cellule con DNA raddoppiato non muoiono: la scoperta che cambia le carte in tavola</h2>
<p>La <strong>duplicazione dell&#8217;intero genoma</strong> è uno di quei fenomeni che la biologia studia da tempo, ma di cui ancora sfuggono parecchi dettagli. Un gruppo di ricercatori della <strong>Hokkaido University</strong> ha appena aggiunto un tassello importante al puzzle, scoprendo che non tutti gli errori nella divisione cellulare portano allo stesso risultato. Alcune cellule con il doppio del DNA sopravvivono tranquillamente, altre no. E la differenza dipende dal tipo di errore che si verifica durante il processo.</p>
<p>Per capire di cosa si parla, vale la pena fare un passo indietro. Ogni volta che una cellula si divide, prima copia tutto il proprio materiale genetico, poi si separa fisicamente in due cellule figlie. A volte, però, la copia del DNA avviene senza problemi ma la separazione finale non va a buon fine. Il risultato è una singola cellula che si ritrova con il doppio dei <strong>cromosomi</strong>. Un po&#8217; come fotocopiare un documento e poi infilare entrambe le copie nella stessa cartella per sbaglio. Questa condizione, la duplicazione dell&#8217;intero genoma, è stata collegata a <strong>invecchiamento cellulare</strong>, malattie degenerative e soprattutto al cancro.</p>
<h2>Due errori diversi, destini opposti</h2>
<p>Il team giapponese si è concentrato su due meccanismi specifici che portano alla <strong>duplicazione del genoma</strong>: il fallimento della citochinesi e lo slittamento mitotico. Nel primo caso, la cellula arriva quasi alla fine della divisione ma non riesce a completare la separazione fisica. Nel secondo, il processo si interrompe troppo presto, prima che i cromosomi vengano distribuiti in modo corretto.</p>
<p>Usando tecniche di <strong>imaging in tempo reale</strong> e marcatura specifica dei cromosomi, i ricercatori hanno seguito il destino di queste cellule anomale. E qui arriva la parte interessante: le cellule generate dal fallimento della citochinesi risultavano molto più stabili e con tassi di sopravvivenza decisamente più alti. Quelle prodotte dallo slittamento mitotico, invece, mostravano una distribuzione irregolare dei cromosomi e morivano con frequenza maggiore.</p>
<p>Il fattore chiave? L&#8217;organizzazione dei cromosomi. Quando lo slittamento mitotico interrompe la divisione troppo presto, i cromosomi finiscono distribuiti in modo sbilanciato, creando un caos genetico che la cellula fatica a gestire. Con il fallimento della citochinesi, invece, la distribuzione resta più equilibrata e la cellula riesce a mantenersi funzionale.</p>
<h2>Cosa significa per la ricerca sul cancro</h2>
<p>Le implicazioni di questa scoperta non sono banali. La <strong>duplicazione dell&#8217;intero genoma</strong> si trova comunemente nelle <strong>cellule tumorali</strong>, e alcune terapie oncologiche possono addirittura provocarla involontariamente. Se le cellule che sopravvivono dopo aver accumulato DNA extra continuano a moltiplicarsi, possono contribuire alla ricomparsa dei tumori.</p>
<p>La ricerca suggerisce che intervenire sui processi di separazione dei cromosomi potrebbe rappresentare una strategia per impedire a queste cellule anomale di prosperare. Come ha spiegato il professor associato Ryota Uehara, autore corrispondente dello studio pubblicato su <strong>Proceedings of the National Academy of Sciences</strong>, esistono meccanismi diversi attraverso cui la duplicazione del genoma può verificarsi, ma fino a oggi le differenze tra questi percorsi erano state in gran parte ignorate.</p>
<p>Il fatto che migliorando sperimentalmente la separazione cromosomica nelle cellule soggette a slittamento mitotico queste diventassero significativamente più vitali conferma quanto il destino di una cellula con DNA raddoppiato dipenda da dettagli che, fino a poco tempo fa, nessuno considerava davvero rilevanti.</p>
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		<title>Supergeni nel DNA: la scoperta che riscrive le regole dell&#8217;evoluzione</title>
		<link>https://tecnoapple.it/supergeni-nel-dna-la-scoperta-che-riscrive-le-regole-dellevoluzione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Apr 2026 23:24:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienza e Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[adattamento]]></category>
		<category><![CDATA[biodiversità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I supergeni nel DNA: la scoperta che riscrive le regole dell'evoluzione Nascosti nel patrimonio genetico di alcuni pesci africani, i supergeni potrebbero essere la chiave per risolvere uno dei misteri più affascinanti della biologia: come fanno certe specie a evolversi a una velocità che sembra...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>I supergeni nel DNA: la scoperta che riscrive le regole dell&#8217;evoluzione</h2>
<p>Nascosti nel patrimonio genetico di alcuni pesci africani, i <strong>supergeni</strong> potrebbero essere la chiave per risolvere uno dei misteri più affascinanti della biologia: come fanno certe specie a evolversi a una velocità che sembra impossibile? Una ricerca condotta dalle Università di Cambridge e di Anversa, pubblicata sulla rivista <strong>Science</strong>, ha messo in luce un meccanismo genetico straordinario che funziona come un vero e proprio turbo per l&#8217;evoluzione. E tutto è partito dallo studio dei <strong>ciclidi</strong>, pesci d&#8217;acqua dolce che vivono nel <strong>Lago Malawi</strong>, in Africa orientale.</p>
<p>Parliamo di un singolo lago in cui si sono sviluppate oltre 800 specie diverse a partire da un unico antenato comune, il tutto in un tempo molto più breve di quello che è servito a esseri umani e scimpanzé per separarsi. Alcuni ciclidi sono diventati predatori, altri si sono specializzati nel nutrirsi di alghe, setacciare la sabbia o filtrare plancton. Una varietà enorme, tutta concentrata nello stesso specchio d&#8217;acqua. La domanda, ovviamente, era: come è possibile?</p>
<h2>DNA &#8220;capovolto&#8221; e combinazioni genetiche vincenti</h2>
<p>Per trovare una risposta, il team di ricerca ha analizzato il <strong>DNA</strong> di oltre 1.300 ciclidi. Quello che è emerso ha sorpreso anche gli scienziati più navigati. In alcune specie, grandi porzioni di DNA su cinque cromosomi risultano letteralmente capovolte. Questa mutazione si chiama <strong>inversione cromosomica</strong> e ha un effetto molto particolare: blocca il rimescolamento genetico che normalmente avviene durante la riproduzione.</p>
<p>In pratica, quando un segmento di DNA è invertito, i geni al suo interno restano incollati insieme e vengono trasmessi in blocco da una generazione all&#8217;altra. Come ha spiegato Moritz Blumer, primo autore dello studio, è un po&#8217; come avere una cassetta degli attrezzi in cui gli strumenti migliori sono fissati tra loro, pronti all&#8217;uso. Queste combinazioni genetiche &#8220;vincenti&#8221; permettono ai pesci di adattarsi rapidamente ad ambienti diversi, dalle acque profonde fino a 200 metri alle zone sabbiose poco profonde.</p>
<p>E quando specie diverse di ciclidi si incrociano, intere inversioni possono passare dall&#8217;una all&#8217;altra, portandosi dietro pacchetti completi di <strong>adattamenti</strong> utili alla sopravvivenza. Il risultato è un&#8217;accelerazione impressionante del processo evolutivo.</p>
<h2>Oltre i pesci: implicazioni per tutta la biodiversità</h2>
<p>La cosa davvero interessante è che i supergeni non sono una particolarità esclusiva dei ciclidi. Come ha sottolineato il professor <strong>Richard Durbin</strong> di Cambridge, le inversioni cromosomiche si trovano in moltissimi altri animali, esseri umani compresi. Alcune di queste inversioni funzionano addirittura come <strong>cromosomi sessuali</strong>, influenzando lo sviluppo biologico maschile o femminile. Un dettaglio non da poco, visto che la determinazione del sesso gioca un ruolo importante nella formazione di nuove specie.</p>
<p>Hennes Svardal, coautore senior dello studio, ha commentato che dopo anni di ricerca sul processo di speciazione, ora la comprensione di come i supergeni si evolvono e si diffondono sta finalmente portando risposte concrete a una delle grandi domande della scienza: perché la vita sulla Terra è così incredibilmente ricca e varia. Questa scoperta sui ciclidi del Lago Malawi potrebbe dunque avere ripercussioni ben più ampie, offrendo un nuovo modo di leggere i meccanismi che governano la <strong>biodiversità</strong> su scala globale.</p>
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		<title>DNA del lievito: il segreto nascosto nel cosiddetto DNA spazzatura</title>
		<link>https://tecnoapple.it/dna-del-lievito-il-segreto-nascosto-nel-cosiddetto-dna-spazzatura/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Mar 2026 19:48:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienza e Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[biologia]]></category>
		<category><![CDATA[centromeri]]></category>
		<category><![CDATA[cromosomi]]></category>
		<category><![CDATA[DNA]]></category>
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		<category><![CDATA[genomica]]></category>
		<category><![CDATA[lievito]]></category>
		<category><![CDATA[retrotrasposoni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il mistero dei centromeri del lievito finalmente risolto: quando il DNA "spazzatura" diventa essenziale I centromeri del lievito di birra sono da decenni uno degli enigmi più ostinati della biologia cromosomica. Perché queste strutture, fondamentali per la divisione cellulare, nel lievito sono così...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Il mistero dei centromeri del lievito finalmente risolto: quando il DNA &#8220;spazzatura&#8221; diventa essenziale</h2>
<p>I <strong>centromeri del lievito</strong> di birra sono da decenni uno degli enigmi più ostinati della biologia cromosomica. Perché queste strutture, fondamentali per la divisione cellulare, nel lievito sono così incredibilmente piccole e precise rispetto a quelle di quasi tutti gli altri organismi viventi? Un gruppo di ricercatori guidato da Andrea Musacchio, direttore presso il <strong>Max Planck Institute of Molecular Physiology</strong> di Dortmund, insieme a Jef Boeke della NYU Grossmann School of Medicine, ha finalmente trovato una risposta. E la cosa più affascinante è che tutto parte da pezzi di DNA che per lungo tempo erano stati considerati poco più che spazzatura genomica.</p>
<p>Lo studio, pubblicato sulla rivista <strong>Nature</strong> nel marzo 2026, ha individuato una forma intermedia di centromero, battezzata &#8220;proto-point centromere&#8221;, che rappresenta una sorta di anello mancante evolutivo. Questa struttura collega i centromeri minuscoli del lievito moderno ai loro antenati ben più complessi e ricchi di sequenze ripetitive. La scoperta dimostra come frammenti di <strong>DNA parassitario</strong>, nello specifico i cosiddetti <strong>retrotrasposoni</strong>, siano stati &#8220;addomesticati&#8221; dall&#8217;evoluzione e trasformati in componenti indispensabili per il corretto funzionamento dei cromosomi.</p>
<h2>Il paradosso dei centromeri: stesso ruolo, strutture completamente diverse</h2>
<p>Per capire perché questa scoperta conta davvero, bisogna fare un passo indietro. I centromeri sono le regioni del DNA dove si aggancia il macchinario cellulare durante la <strong>divisione cellulare</strong>. Sono loro a garantire che ogni cellula figlia riceva il corredo genetico corretto. Senza centromeri funzionanti, le cellule non potrebbero dividersi in modo accurato. Questo vale per gli esseri umani come per il lievito.</p>
<p>Ora, il paradosso è questo: mentre il macchinario proteico che si occupa della segregazione cromosomica si è conservato in modo straordinario nel corso dell&#8217;evoluzione, il DNA dei centromeri cambia a velocità sorprendente. Gli scienziati lo chiamano appunto il <strong>&#8220;paradosso dei centromeri&#8221;</strong>. E il lievito ne è l&#8217;esempio più estremo, perché possiede centromeri così piccoli e definiti da sembrare quasi un&#8217;anomalia nel panorama della vita.</p>
<p>Nessuno, fino a oggi, era riuscito a spiegare in modo convincente come queste strutture così peculiari si fossero evolute. Il team di Musacchio e Boeke ha cambiato le carte in tavola studiando specie di lievito imparentate con quello di birra. In alcune di queste hanno trovato centromeri che sembrano rappresentare stadi intermedi: non più grandi e ripetitivi come quelli degli organismi complessi, ma nemmeno ancora ridotti alla forma minima tipica del lievito di birra. Una sorta di fotografia dell&#8217;evoluzione catturata a metà strada.</p>
<h2>Da &#8220;geni saltatori&#8221; a strutture cromosomiche vitali</h2>
<p>Il primo autore dello studio, Max Haase, ha spiegato che il DNA presente in questi centromeri intermedi è collegato a una classe di elementi genetici mobili noti come retrotrasposoni. Sono quei segmenti di DNA che si spostano autonomamente all&#8217;interno del genoma, spesso senza un apparente beneficio per l&#8217;organismo ospite. Per questo motivo vengono a volte definiti &#8220;geni egoisti&#8221; o parassitari.</p>
<p>Eppure, l&#8217;evoluzione ha fatto qualcosa di notevole: ha preso questo materiale genetico vagante e lo ha rimodellato fino a farlo diventare la base dei <strong>centromeri del lievito</strong> moderno. È un esempio concreto, e piuttosto spettacolare, di come parti del genoma un tempo considerate inutili possano acquisire funzioni assolutamente centrali.</p>
<p>Questa dinamica non è del tutto nuova nella biologia, ma trovarla documentata con tanta chiarezza a livello dei centromeri rappresenta un contributo significativo. I centromeri del lievito erano stati tra i primi ad essere isolati e caratterizzati a livello di sequenza funzionale, già nei primi anni Ottanta grazie al lavoro pionieristico di Clarke e Carbon. Da allora, però, il modo in cui si fossero evoluti era rimasto un punto interrogativo. Adesso quel punto interrogativo ha una risposta.</p>
<p>I prossimi passi del gruppo di ricerca saranno altrettanto ambiziosi. L&#8217;obiettivo è capire come il <strong>cinetocore</strong>, cioè il complesso proteico che riconosce e si lega ai centromeri, riesca ad adattarsi a cambiamenti così drastici nella sequenza del DNA nel corso del tempo evolutivo. Inoltre, il team intende cercare altri casi in cui i trasposoni siano stati riciclati per costruire strutture cromosomiche, per verificare quanto sia diffusa questa forma di innovazione genomica. Potrebbe essere, insomma, una strategia evolutiva molto più comune di quanto si sia pensato finora.</p>
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