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	<title>datazione Archivi - Tecnoapple</title>
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		<title>Arte rupestre di 68.000 anni scoperta in Indonesia: è la più antica di sempre</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 22 Mar 2026 11:54:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienza e Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[archeologia]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una mano sulla roccia da quasi 68.000 anni: la più antica arte rupestre mai scoperta La più antica arte rupestre mai datata con certezza si trova su una parete calcarea dell'isola di Sulawesi, in Indonesia. Ed è qualcosa di sorprendentemente semplice: un'impronta di mano spruzzata con pigmento,...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Una mano sulla roccia da quasi 68.000 anni: la più antica arte rupestre mai scoperta</h2>
<p>La <strong>più antica arte rupestre</strong> mai datata con certezza si trova su una parete calcarea dell&#8217;isola di Sulawesi, in Indonesia. Ed è qualcosa di sorprendentemente semplice: un&#8217;<strong>impronta di mano</strong> spruzzata con pigmento, probabilmente soffiato dalla bocca. Eppure, questa semplicità racconta una storia enorme. Parliamo di un gesto compiuto almeno <strong>67.800 anni fa</strong>, ben 15.000 anni prima di qualsiasi altra opera d&#8217;arte rupestre conosciuta nella stessa regione.</p>
<p>A stabilirlo è stato un team internazionale guidato dalla <strong>Griffith University</strong>, dall&#8217;agenzia nazionale indonesiana per la ricerca e l&#8217;innovazione (BRIN) e dalla Southern Cross University. Lo studio, pubblicato sulla rivista <strong>Nature</strong> nel marzo 2026, non si limita a riscrivere la cronologia dell&#8217;arte umana. Getta anche nuova luce su una delle questioni più dibattute dell&#8217;archeologia: quando esattamente i primi esseri umani raggiunsero l&#8217;Australia.</p>
<p>I ricercatori hanno utilizzato la <strong>datazione con serie dell&#8217;uranio</strong>, analizzando sottilissimi strati minerali formatisi sopra e sotto i pigmenti nella grotta di Liang Metanduno, sull&#8217;isola di Muna, nel sudest di Sulawesi. I risultati parlano chiaro. L&#8217;impronta di mano risale ad almeno 67.800 anni fa, e la produzione artistica in quella stessa grotta è proseguita per un arco di tempo impressionante: circa 35.000 anni, fino a circa 20.000 anni fa. Il professor <strong>Maxime Aubert</strong>, archeologo e geochimista della Griffith University, ha sottolineato come Sulawesi ospitasse una delle culture artistiche più ricche e durature del pianeta, con origini nella fase più antica dell&#8217;occupazione umana dell&#8217;isola.</p>
<h2>Un&#8217;impronta modificata per sembrare un artiglio</h2>
<p>C&#8217;è un dettaglio che rende questa scoperta ancora più affascinante. L&#8217;impronta di mano non è rimasta così com&#8217;era stata realizzata in origine. Qualcuno, a un certo punto, ha deliberatamente modificato i contorni delle dita, assottigliandoli fino a dare alla mano un aspetto simile a un <strong>artiglio</strong>. Il professor Adam Brumm, co-autore dello studio, ha ammesso che il significato preciso di questa alterazione resta incerto. Però ha avanzato un&#8217;ipotesi suggestiva: potrebbe simboleggiare un legame profondo tra esseri umani e animali, un concetto che sembra emergere già nelle prime espressioni artistiche di Sulawesi. In almeno un caso, il team ha individuato scene raffiguranti figure ibride, metà umane e metà animali. Qualcosa che fa pensare a forme di <strong>pensiero simbolico</strong> e forse a credenze spirituali già strutturate, decine di migliaia di anni prima di quanto si immaginasse.</p>
<h2>Cosa significa per la storia della migrazione verso l&#8217;Australia</h2>
<p>Questa impronta di mano non parla solo di arte. Parla di movimento, di popoli che attraversavano il mare. Il dottor Adhi Agus Oktaviana, specialista di arte rupestre al BRIN, ha spiegato che le persone che dipinsero nelle grotte di Sulawesi facevano quasi certamente parte della stessa popolazione che si sarebbe poi diffusa nella regione, raggiungendo infine l&#8217;<strong>Australia</strong>. Per anni, gli archeologi si sono divisi tra chi sosteneva un arrivo umano nel continente australiano intorno a 50.000 anni fa e chi lo collocava almeno a 65.000. Questa scoperta rafforza decisamente la seconda ipotesi.</p>
<p>Gli scienziati hanno proposto due possibili rotte migratorie verso <strong>Sahul</strong>, l&#8217;antico continente che univa Australia, Tasmania e Nuova Guinea. Una passava a nord, attraverso Sulawesi e le Isole delle Spezie verso la Nuova Guinea. L&#8217;altra puntava più a sud, via Timor. Il professor Renaud Joannes Boyau della Southern Cross University ha dichiarato che l&#8217;arte rupestre di Sulawesi rappresenta ora la prova diretta più antica della presenza di esseri umani moderni lungo il corridoio migratorio settentrionale.</p>
<p>Le ricerche proseguono con il sostegno dell&#8217;Australian Research Council, di Google Arts &amp; Culture e della National Geographic Society. Perché ogni grotta, ogni parete, ogni strato minerale di queste isole potrebbe nascondere un altro pezzo della storia delle origini umane. E a quanto pare, quella storia è molto più lunga e complessa di quanto chiunque avesse immaginato fino a pochi anni fa.</p>
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		<title>Monte Verde: nuovi dati riscrivono la preistoria delle Americhe?</title>
		<link>https://tecnoapple.it/monte-verde-nuovi-dati-riscrivono-la-preistoria-delle-americhe/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Mar 2026 18:53:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienza e Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[Americhe]]></category>
		<category><![CDATA[archeologia]]></category>
		<category><![CDATA[Cile]]></category>
		<category><![CDATA[Clovis]]></category>
		<category><![CDATA[colonizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[datazione]]></category>
		<category><![CDATA[montererde]]></category>
		<category><![CDATA[preistoria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Monte Verde, il sito archeologico che riscrive la preistoria delle Americhe (o forse no) Il sito di Monte Verde, nel sud del Cile, è da decenni uno dei luoghi più discussi e controversi dell'archeologia americana. Nuovi dati suggeriscono ora che le tracce di presenza umana in questo luogo risalgano...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Monte Verde, il sito archeologico che riscrive la preistoria delle Americhe (o forse no)</h2>
<p>Il sito di <strong>Monte Verde</strong>, nel sud del <strong>Cile</strong>, è da decenni uno dei luoghi più discussi e controversi dell&#8217;archeologia americana. Nuovi dati suggeriscono ora che le tracce di presenza umana in questo luogo risalgano a migliaia di anni dopo rispetto a quanto si era sempre creduto, mettendo in discussione una delle prove cardine della teoria cosiddetta <strong>&#8220;pre-Clovis&#8221;</strong>. Ma non tutti gli studiosi sono d&#8217;accordo, e il dibattito è tutt&#8217;altro che chiuso.</p>
<h2>Perché Monte Verde conta così tanto</h2>
<p>Per capire la portata della questione, serve un passo indietro. Per molto tempo la comunità scientifica ha sostenuto che i primi esseri umani arrivati nelle Americhe fossero i portatori della <strong>cultura Clovis</strong>, circa 13.000 anni fa, attraversando il ponte di terra che collegava l&#8217;Asia al Nord America durante l&#8217;ultima era glaciale. Monte Verde ha sconvolto questo quadro negli anni &#8217;70, quando l&#8217;archeologo Tom Dillehay trovò resti che sembravano datare a circa <strong>14.500 anni fa</strong>, rendendo il sito una prova fondamentale dell&#8217;esistenza di popolazioni umane nel continente americano prima dei Clovis.</p>
<p>Da allora, Monte Verde è diventato il punto di riferimento per chi sostiene una colonizzazione più antica e più complessa delle Americhe. Un&#8217;icona, praticamente. Ed è proprio per questo che ogni nuova scoperta legata a questo sito genera onde d&#8217;urto nella comunità accademica.</p>
<h2>I nuovi dati e le reazioni della comunità scientifica</h2>
<p>Le analisi recenti, condotte con tecniche di <strong>datazione aggiornate</strong>, indicano che alcune delle evidenze archeologiche attribuite a periodi molto antichi potrebbero in realtà essere più recenti di quanto stimato in origine. Questo non significa che Monte Verde perda ogni rilevanza, ma certamente ridimensiona il ruolo che ha avuto nel sostenere la narrativa pre-Clovis. I ricercatori che hanno pubblicato questi risultati parlano di discrepanze significative nelle datazioni originali, suggerendo che parte del record archeologico vada riletto con occhi diversi.</p>
<p>La reazione, però, non è stata unanime. Diversi <strong>archeologi</strong> di primo piano contestano la metodologia usata o l&#8217;interpretazione dei risultati, sostenendo che le prove a favore di una presenza umana molto antica a Monte Verde restano solide. Chi ha lavorato sul sito per decenni difende la validità delle scoperte originali e ricorda che altri siti nelle Americhe supportano comunque l&#8217;ipotesi di insediamenti <strong>pre-Clovis</strong>.</p>
<p>Quello che emerge è un quadro complesso, dove la scienza non offre risposte definitive ma piuttosto un confronto serrato tra interpretazioni diverse. Monte Verde resta al centro di un dibattito che riguarda qualcosa di enorme: quando, come e da dove sono arrivati i <strong>primi abitanti delle Americhe</strong>. E se una cosa è certa, è che questo angolo remoto del Cile non smetterà presto di far parlare di sé.</p>
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		<title>Cristalli di zircone come orologi cosmici: la scoperta che riscrive la geologia</title>
		<link>https://tecnoapple.it/cristalli-di-zircone-come-orologi-cosmici-la-scoperta-che-riscrive-la-geologia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Mar 2026 23:46:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienza e Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[cosmici]]></category>
		<category><![CDATA[datazione]]></category>
		<category><![CDATA[erosione]]></category>
		<category><![CDATA[geologia]]></category>
		<category><![CDATA[kripton]]></category>
		<category><![CDATA[minerali]]></category>
		<category><![CDATA[sedimenti]]></category>
		<category><![CDATA[zircone]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Cristalli di zircone come orologi cosmici: la nuova frontiera della geologia I cristalli di zircone trovati nelle sabbie di antiche spiagge potrebbero riscrivere la storia profonda dei paesaggi terrestri. È la scoperta arrivata dai laboratori della Curtin University, in Australia, dove un gruppo di...</p>
<p>L'articolo <a href="https://tecnoapple.it/cristalli-di-zircone-come-orologi-cosmici-la-scoperta-che-riscrive-la-geologia/">Cristalli di zircone come orologi cosmici: la scoperta che riscrive la geologia</a> proviene da <a href="https://tecnoapple.it">Tecnoapple</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Cristalli di zircone come orologi cosmici: la nuova frontiera della geologia</h2>
<p>I <strong>cristalli di zircone</strong> trovati nelle sabbie di antiche spiagge potrebbero riscrivere la storia profonda dei paesaggi terrestri. È la scoperta arrivata dai laboratori della <strong>Curtin University</strong>, in Australia, dove un gruppo di scienziati ha messo a punto un metodo davvero ingegnoso per leggere il passato geologico del pianeta. L&#8217;idea di fondo è quasi poetica nella sua semplicità: ogni minuscolo cristallo di zircone, resistentissimo e praticamente indistruttibile, funziona come una sorta di orologio cosmico naturale. E la chiave per farlo &#8220;parlare&#8221; è un gas nobile, il <strong>kripton</strong>, intrappolato al suo interno.</p>
<p>Ma come funziona, in pratica? Quando i <strong>raggi cosmici</strong> colpiscono la superficie terrestre, interagiscono con i minerali esposti, e all&#8217;interno dei cristalli di zircone si formano tracce misurabili di kripton. Più a lungo un cristallo resta vicino alla superficie, più kripton accumula. Misurando quella quantità, i ricercatori riescono a stabilire per quanto tempo i sedimenti sono rimasti esposti prima di venire sepolti. È un po&#8217; come contare le rughe di un volto per indovinarne l&#8217;età, solo che qui si parla di milioni di anni e di processi geologici su scala continentale.</p>
<h2>Cosa racconta il kripton sulla storia della Terra</h2>
<p>Il bello di questa tecnica è che non si limita a dare una datazione. Apre una finestra su come i <strong>paesaggi terrestri</strong> si sono erosi, spostati e stabilizzati nel corso di ere geologiche intere. Fino a oggi, ricostruire questi processi su tempi così lunghi era complicato, perché mancavano strumenti abbastanza precisi e resistenti. I cristalli di zircone, però, sono perfetti per il compito: sopravvivono a condizioni estreme, vengono trasportati da fiumi e correnti fino alle spiagge, e conservano intatta la loro &#8220;memoria cosmica&#8221; per tempi lunghissimi.</p>
<p>Il gruppo della Curtin University ha dimostrato che analizzando il kripton intrappolato nello zircone è possibile tracciare la <strong>storia erosiva</strong> di intere regioni, capire quando un&#8217;area era stabile e quando invece subiva trasformazioni rapide. Questo tipo di informazione è prezioso non solo per la geologia pura, ma anche per comprendere meglio i cambiamenti climatici del passato e i cicli tettonici che hanno modellato i continenti.</p>
<h2>Perché questa scoperta conta davvero</h2>
<p>C&#8217;è un aspetto che rende questa ricerca particolarmente affascinante. I cristalli di zircone sono ovunque, nelle sabbie di mezzo mondo. Significa che il metodo potrebbe essere applicato a <strong>scale geografiche enormi</strong>, offrendo una mappa temporale dei paesaggi terrestri mai avuta prima. Non serve andare a cercare campioni rari o difficili da ottenere: basta raccogliere sabbia da una spiaggia antica e leggere quello che il kripton ha da raccontare.</p>
<p>È il tipo di scoperta che cambia le regole del gioco senza fare troppo rumore. Niente esplosioni, niente tecnologie fantascientifiche. Solo <strong>minerali microscopici</strong>, un gas nobile e tanta pazienza scientifica. Eppure il risultato è qualcosa che potrebbe ridefinire il modo in cui la comunità geologica ricostruisce la storia del pianeta, un granello di sabbia alla volta.</p>
<p>L'articolo <a href="https://tecnoapple.it/cristalli-di-zircone-come-orologi-cosmici-la-scoperta-che-riscrive-la-geologia/">Cristalli di zircone come orologi cosmici: la scoperta che riscrive la geologia</a> proviene da <a href="https://tecnoapple.it">Tecnoapple</a>.</p>
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