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	<title>decadimento Archivi - Tecnoapple</title>
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		<title>Primo film atomico della storia rivela cosa succede prima del decadimento</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Mar 2026 05:23:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienza e Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[atomi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il primo film atomico della storia svela i meccanismi nascosti del danno da radiazione Per la prima volta in assoluto, un gruppo di ricercatori è riuscito a filmare il movimento degli atomi nell'istante che precede un processo di decadimento innescato da radiazione. E quello che hanno scoperto...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Il primo film atomico della storia svela i meccanismi nascosti del danno da radiazione</h2>
<p>Per la prima volta in assoluto, un gruppo di ricercatori è riuscito a filmare il movimento degli atomi nell&#8217;istante che precede un processo di decadimento innescato da <strong>radiazione</strong>. E quello che hanno scoperto ribalta parecchie aspettative. Niente atomi fermi e composti, niente scena statica. Quello che emerge da questo <strong>film atomico</strong> è un quadro vivace, quasi caotico, in cui le particelle si spostano, si riorganizzano e influenzano direttamente tempi e modalità del decadimento. Lo studio, pubblicato sul <strong>Journal of the American Chemical Society</strong> nel marzo 2026, arriva dal Dipartimento di Fisica Molecolare del Fritz Haber Institute della Max Planck Society, in collaborazione con diversi gruppi internazionali. E potrebbe cambiare il modo in cui si comprende il <strong>danno da radiazione</strong> sulla materia biologica.</p>
<p>Al centro della ricerca c&#8217;è un processo chiamato <strong>decadimento mediato da trasferimento elettronico</strong> (ETMD, dall&#8217;inglese Electron Transfer Mediated Decay). Funziona così: una radiazione ad alta energia, come i raggi X, eccita un atomo. Quell&#8217;atomo si stabilizza prelevando un elettrone da un vicino, e l&#8217;energia rilasciata ionizza un terzo atomo nelle vicinanze. Il meccanismo è particolarmente rilevante perché genera elettroni a bassa energia, capaci di provocare danni chimici nei liquidi e nei tessuti biologici. Capire come si comportano gli atomi durante questo processo è fondamentale per costruire modelli affidabili degli effetti della radiazione sull&#8217;organismo umano.</p>
<h2>Come si filma il movimento degli atomi</h2>
<p>Per osservare tutto questo, il team ha usato un sistema modello relativamente semplice: un trimero composto da un atomo di neon legato debolmente a due atomi di kripton (NeKr2). Dopo aver espulso un elettrone dal neon con raggi X morbidi, gli scienziati hanno seguito l&#8217;evoluzione del sistema per un tempo che arriva fino a un <strong>picosecondo</strong>, un intervallo lunghissimo su scala atomica. Grazie a un sofisticato microscopio di reazione COLTRIMS, utilizzato presso i sincrotroni <strong>BESSY II</strong> a Berlino e PETRA III ad Amburgo, è stato possibile ricostruire la disposizione esatta degli atomi nel momento del decadimento. A questi dati sperimentali sono state affiancate simulazioni teoriche ab initio, che hanno tracciato migliaia di possibili traiettorie atomiche calcolando la probabilità di decadimento lungo ciascuna.</p>
<p>Il risultato è stato sorprendente. Gli atomi non restano fermi. Si muovono in uno schema vagante, cambiano continuamente posizione e ridisegnano la struttura del sistema. Questo movimento condiziona in modo diretto sia la tempistica sia l&#8217;esito del decadimento. Come ha spiegato Florian Trinter, uno degli autori principali: il decadimento non è soltanto un processo elettronico, ma viene guidato dal moto nucleare in modo molto diretto e intuitivo.</p>
<h2>Perché questa scoperta conta davvero</h2>
<p>Nelle fasi iniziali, il decadimento avviene vicino alla configurazione originale. Col passare del tempo, un atomo di kripton si avvicina al neon mentre l&#8217;altro si allontana, creando condizioni favorevoli al trasferimento elettronico. In stadi ancora successivi, gli atomi assumono geometrie distorte e allungate, frutto di un moto oscillante. La velocità del <strong>decadimento</strong> varia enormemente a seconda della geometria del momento. Till Jahnke, autore senior dello studio, ha sottolineato che il moto nucleare non rappresenta una correzione marginale, ma controlla in modo fondamentale l&#8217;efficienza del decadimento elettronico non locale.</p>
<p>Questo tipo di conoscenza è essenziale. L&#8217;ETMD produce elettroni a bassa energia che possono innescare reazioni chimiche dannose nell&#8217;acqua e nei sistemi biologici. Sapere come il processo dipende dalla disposizione e dal movimento degli atomi aiuta a costruire modelli più precisi del <strong>danno da radiazione</strong> in ambienti biologici reali. Il sistema studiato, per quanto semplice, fornisce un punto di riferimento solido per estendere queste intuizioni a strutture più complesse: liquidi, ioni solvatati, molecole biologiche. Gli autori parlano di una porta aperta verso l&#8217;imaging di dinamiche ultraveloci nella materia debolmente legata, con un livello di dettaglio mai raggiunto prima. E non sembra un&#8217;esagerazione.</p>
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		<title>Oro nello spazio: risolto un mistero nucleare lungo vent&#8217;anni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Mar 2026 12:46:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienza e Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[astrofisica]]></category>
		<category><![CDATA[CERN]]></category>
		<category><![CDATA[decadimento]]></category>
		<category><![CDATA[isotopo]]></category>
		<category><![CDATA[neutroni]]></category>
		<category><![CDATA[nucleare]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La creazione dell'oro nello spazio: risolto un mistero nucleare lungo vent'anni Per capire come nasce l'oro bisogna guardare lontano, molto lontano. Bisogna guardare dove le stelle collassano, esplodono e si scontrano tra loro, generando condizioni così estreme da far sembrare qualsiasi laboratorio...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>La creazione dell&#8217;oro nello spazio: risolto un mistero nucleare lungo vent&#8217;anni</h2>
<p>Per capire come nasce l&#8217;<strong>oro</strong> bisogna guardare lontano, molto lontano. Bisogna guardare dove le stelle collassano, esplodono e si scontrano tra loro, generando condizioni così estreme da far sembrare qualsiasi laboratorio terrestre un giocattolo. Eppure, nonostante decenni di ricerca, i passaggi nucleari che portano alla <strong>formazione dell&#8217;oro</strong> e di altri <strong>elementi pesanti</strong> restavano in gran parte avvolti nel mistero. Fino ad oggi, quando un gruppo di fisici nucleari dell&#8217;Università del Tennessee ha pubblicato uno studio che cambia le carte in tavola, con ben tre scoperte concentrate in un&#8217;unica ricerca.</p>
<p>Il punto centrale riguarda il cosiddetto <strong>processo di cattura rapida dei neutroni</strong>, noto anche come r-process. È la reazione a catena che, durante eventi cosmici violentissimi, porta alla formazione di elementi come oro, platino e altri metalli preziosi. Funziona così: un nucleo atomico assorbe neutroni a velocità impressionante, diventa sempre più pesante e instabile, e alla fine si spezza in forme più leggere e stabili. Il problema è che i nuclei coinvolti in queste reazioni sono talmente rari e instabili che studiarli direttamente in laboratorio è quasi impossibile.</p>
<h2>Tre scoperte in un colpo solo grazie all&#8217;ISOLDE del CERN</h2>
<p>Il team, guidato dal professor <strong>Robert Grzywacz</strong> e composto da ricercatori e dottorandi tra cui Peter Dyszel e Jacob Gouge, ha lavorato presso la struttura ISOLDE del <strong>CERN</strong>, utilizzando grandi quantità dell&#8217;isotopo <strong>indio 134</strong>. Roba che non si trova dietro l&#8217;angolo: servono tecnologie avanzatissime anche solo per produrne a sufficienza. Con tecniche di separazione laser e un rilevatore di neutroni costruito appositamente all&#8217;Università del Tennessee, il gruppo ha ottenuto risultati che nessuno era mai riuscito a raggiungere prima.</p>
<p>La scoperta più importante? La <strong>prima misurazione delle energie dei neutroni</strong> associata all&#8217;emissione ritardata di due neutroni dopo il decadimento beta. Sembra una frase da manuale, ma il concetto è questo: quando un nucleo instabile si trasforma, può &#8220;sputare fuori&#8221; uno o due neutroni. Capire quanta energia serve e come avviene è fondamentale per ricostruire il percorso che porta alla creazione dell&#8217;<strong>oro</strong> e degli altri elementi pesanti. &#8220;L&#8217;emissione di due neutroni è la vera svolta&#8221;, ha dichiarato Grzywacz. In passato nessuno era riuscito a misurare le energie coinvolte, e questo apre letteralmente un campo di ricerca nuovo.</p>
<p>La seconda scoperta riguarda uno <strong>stato neutronico dello stagno 133</strong> che i fisici cercavano da vent&#8217;anni. Il nucleo di stagno, dopo il decadimento, si trova in uno stato eccitato e deve raffreddarsi rilasciando neutroni. Ma non lo fa sempre come previsto dai modelli teorici. Il nucleo conserva una sorta di &#8220;memoria&#8221; della sua origine, una traccia del nucleo di indio da cui proviene. &#8220;Lo stagno non dimentica&#8221;, ha spiegato Grzywacz con un&#8217;immagine efficace.</p>
<h2>Modelli da rivedere e nuove strade per la fisica nucleare</h2>
<p>La terza scoperta mette in discussione i <strong>modelli teorici</strong> esistenti. I ricercatori hanno osservato che il modo in cui questo nuovo stato viene popolato durante il decadimento non segue i pattern statistici attesi. In parole più semplici: la natura si comporta in modo diverso da come i fisici pensavano, almeno in questa regione estrema della carta dei nuclidi. E questo è un segnale importante, perché suggerisce che man mano che ci si spinge verso nuclei sempre più esotici, come il <strong>tennessino</strong>, serviranno approcci teorici completamente nuovi.</p>
<p>Questi risultati non sono solo esercizi accademici. Ogni passo avanti nella comprensione del processo di cattura rapida dei neutroni migliora la capacità di ricostruire come le esplosioni stellari forgiano gli <strong>elementi pesanti</strong>, compreso quell&#8217;oro che poi, miliardi di anni dopo, finisce nelle vetrine delle gioiellerie. Tutto parte da lì, da nuclei instabili che esistono per frazioni di secondo in mezzo al caos cosmico. E adesso, per la prima volta, qualcuno è riuscito a osservarli con una precisione senza precedenti.</p>
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