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	<title>dialisi Archivi - Tecnoapple</title>
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		<title>Malattia renale cronica: i numeri globali che nessuno si aspettava</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 May 2026 21:23:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienza e Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[cardiovascolari]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La malattia renale cronica colpisce quasi 800 milioni di persone: numeri che fanno tremare La malattia renale cronica sta diventando una delle emergenze sanitarie più sottovalutate del pianeta, e i numeri lo dimostrano in modo piuttosto brutale. Secondo un'analisi globale pubblicata su The Lancet,...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>La malattia renale cronica colpisce quasi 800 milioni di persone: numeri che fanno tremare</h2>
<p>La <strong>malattia renale cronica</strong> sta diventando una delle emergenze sanitarie più sottovalutate del pianeta, e i numeri lo dimostrano in modo piuttosto brutale. Secondo un&#8217;analisi globale pubblicata su <strong>The Lancet</strong>, le persone che convivono con questa condizione sono passate da 378 milioni nel 1990 a 788 milioni nel 2023. Parliamo di circa il 14% della popolazione adulta mondiale. Eppure, la maggior parte di chi ne è affetto non lo sa nemmeno.</p>
<p>Il problema è proprio questo: la malattia renale cronica, nelle sue fasi iniziali, non dà sintomi. Non fa male, non si vede, non manda segnali evidenti. E quando finalmente si manifesta, spesso il danno ai reni è già avanzato al punto da richiedere <strong>dialisi</strong> o addirittura un trapianto. Lo studio, condotto da ricercatori della <strong>NYU Langone Health</strong>, dell&#8217;Università di Glasgow e dell&#8217;Institute for Health Metrics and Evaluation dell&#8217;Università di Washington, ha anche evidenziato che nel 2023 circa 1,5 milioni di persone sono morte per cause direttamente legate a questa patologia. Per la prima volta nella storia, la malattia renale cronica è entrata nella <strong>top 10 delle cause di morte</strong> a livello mondiale.</p>
<p>«Il nostro lavoro dimostra che la malattia renale cronica è comune, letale, e sta peggiorando come problema di salute pubblica», ha dichiarato Josef Coresh, direttore dell&#8217;Optimal Aging Institute della NYU Langone. E non è solo una questione di reni: la funzionalità renale compromessa risulta essere un importante fattore di rischio per le <strong>malattie cardiovascolari</strong>, contribuendo a circa il 12% dei decessi cardiovascolari globali.</p>
<h2>Diagnosi precoce e accesso alle cure: il nodo irrisolto</h2>
<p>C&#8217;è però un dato che offre qualche spiraglio. La maggior parte delle persone coinvolte nello studio si trovava ancora nelle fasi iniziali della malattia. Questo significa che, con interventi tempestivi, farmaci adeguati e cambiamenti nello stile di vita, sarebbe possibile rallentare la progressione ed evitare trattamenti più invasivi e costosi. I principali <strong>fattori di rischio</strong> identificati sono glicemia alta, pressione arteriosa elevata e obesità.</p>
<p>Il problema è che l&#8217;accesso alle cure resta profondamente disuguale. In Africa subsahariana, nel Sud Est asiatico e in America Latina, pochissime persone ricevono dialisi o trapianti renali. Semplicemente, queste terapie non sono disponibili o non sono economicamente accessibili. Morgan Grams, co-autrice dello studio e professoressa alla NYU Grossman School of Medicine, ha sottolineato come la malattia renale cronica sia «sottodiagnosticata e sottotrattata», insistendo sulla necessità di ampliare gli <strong>screening urinari</strong> per intercettare la malattia prima che sia troppo tardi.</p>
<h2>Nuove terapie e prospettive future</h2>
<p>Negli ultimi cinque anni sono stati introdotti diversi farmaci capaci di rallentare il danno renale e ridurre il rischio di infarto, ictus e insufficienza cardiaca. Tra questi, gli <strong>inibitori SGLT2</strong>, le terapie basate su GLP 1 e gli antagonisti non steroidei del recettore dei mineralcorticoidi stanno cambiando l&#8217;approccio clinico alla malattia. Nel maggio 2025, l&#8217;Organizzazione Mondiale della Sanità ha inserito ufficialmente la malattia renale cronica nell&#8217;agenda per la riduzione delle morti premature da malattie non trasmissibili entro il 2030.</p>
<p>Le proiezioni, però, non sono rassicuranti. Gli esperti avvertono che i decessi legati alla malattia renale cronica potrebbero continuare a crescere nei prossimi decenni, anche mentre la mortalità per ictus e malattie cardiache ischemiche è destinata a calare. Questa patologia silenziosa ha smesso di essere considerata solo un problema da stadio terminale. Oggi viene riconosciuta per quello che è davvero: una condizione diffusa, pericolosa e troppo spesso ignorata, che merita la stessa attenzione riservata al cancro e alle malattie cardiache.</p>
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		<title>Omega-3 e dialisi: lo studio che cambia tutto per i pazienti</title>
		<link>https://tecnoapple.it/omega-3-e-dialisi-lo-studio-che-cambia-tutto-per-i-pazienti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Mar 2026 08:46:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienza e Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[cardiovascolare]]></category>
		<category><![CDATA[DHA]]></category>
		<category><![CDATA[dialisi]]></category>
		<category><![CDATA[emodialisi]]></category>
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		<category><![CDATA[integratori]]></category>
		<category><![CDATA[nefrologia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Omega-3 e dialisi: lo studio che cambia le carte in tavola Gli integratori di omega-3 a base di olio di pesce potrebbero rappresentare una svolta concreta per chi vive attaccato a una macchina per la dialisi. Un grande trial clinico internazionale, pubblicato sul New England Journal of Medicine a...</p>
<p>L'articolo <a href="https://tecnoapple.it/omega-3-e-dialisi-lo-studio-che-cambia-tutto-per-i-pazienti/">Omega-3 e dialisi: lo studio che cambia tutto per i pazienti</a> proviene da <a href="https://tecnoapple.it">Tecnoapple</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Omega-3 e dialisi: lo studio che cambia le carte in tavola</h2>
<p>Gli integratori di <strong>omega-3</strong> a base di <strong>olio di pesce</strong> potrebbero rappresentare una svolta concreta per chi vive attaccato a una macchina per la dialisi. Un grande trial clinico internazionale, pubblicato sul <strong>New England Journal of Medicine</strong> a marzo 2026, ha dimostrato che assumere quotidianamente quattro grammi di olio di pesce riduce del 43% il rischio di eventi cardiovascolari gravi nei <strong>pazienti in emodialisi</strong>. Si parla di infarti, ictus, morte cardiaca e amputazioni legate a problemi vascolari. Un dato che, nel campo della nefrologia, suona quasi come una piccola rivoluzione.</p>
<p>Lo studio si chiama <strong>PISCES trial</strong> ed è stato condotto su 1.228 partecipanti in 26 centri tra Australia e Canada. La guida australiana del progetto è stata affidata alla Monash University e al Monash Health, mentre la leadership internazionale ha coinvolto ricercatori dell&#8217;University Health Network di Toronto e dell&#8217;University of Calgary. I risultati sono stati presentati durante il Kidney Week 2025 dell&#8217;American Society of Nephrology, e poi confermati dalla pubblicazione sulla rivista medica più prestigiosa al mondo.</p>
<p>Ora, perché questa notizia è così importante? Perché i pazienti in dialisi convivono con un rischio cardiovascolare enormemente più alto rispetto alla popolazione generale. Eppure, fino a oggi, pochissime terapie si erano dimostrate davvero efficaci nel ridurre quel rischio. Come ha spiegato il professor Kevan Polkinghorne, nefrologo al Monash Health, in un campo dove la maggior parte dei trial ha prodotto risultati negativi, trovare qualcosa che funziona è un evento significativo.</p>
<h2>Perché gli omega-3 funzionano così bene in questo gruppo di pazienti</h2>
<p>C&#8217;è un dettaglio che aiuta a capire meglio la portata di questi risultati. Le persone in <strong>emodialisi</strong> tendono ad avere livelli di <strong>EPA e DHA</strong> molto più bassi rispetto al resto della popolazione. EPA e DHA sono i due principali acidi grassi omega-3 contenuti naturalmente nell&#8217;olio di pesce, e il loro ruolo nel proteggere il sistema cardiovascolare è studiato da decenni. Quello che cambia, in questo caso, è la dimensione del beneficio osservato: un calo del 43% negli eventi cardiovascolari maggiori non è un numero da poco.</p>
<p>L&#8217;integratore utilizzato nello studio conteneva proprio queste due sostanze, somministrate alla dose di quattro grammi al giorno. Chi ha ricevuto l&#8217;<strong>olio di pesce</strong> ha mostrato un profilo di rischio nettamente migliore rispetto al gruppo placebo. E questo apre una finestra interessante su un approccio relativamente semplice, economico e ben tollerato.</p>
<p>Va detto, però, che il professor Polkinghorne ha voluto mettere un punto fermo: questi risultati valgono specificamente per chi è in emodialisi per insufficienza renale. Non vanno estesi automaticamente alla popolazione sana o ad altri gruppi di pazienti. È una precisazione importante, perché quando si parla di integratori di omega-3 il rischio di generalizzare è sempre dietro l&#8217;angolo.</p>
<h2>Cosa significa tutto questo per il futuro della nefrologia</h2>
<p>La parte australiana dello studio ha coinvolto circa 200 partecipanti, di cui 44 trattati al Monash Health, con il supporto del National Health and Medical Research Council (NHMRC). Il coordinamento è stato gestito dall&#8217;Australasian Kidney Trials Network. Un lavoro di squadra notevole, che ha prodotto evidenze robuste e difficili da ignorare.</p>
<p>Per chi si occupa di <strong>dialisi</strong> e malattie renali, questo trial rappresenta uno di quei momenti in cui la ricerca offre finalmente uno strumento concreto. Non un farmaco costosissimo, non una procedura invasiva, ma un integratore di <strong>olio di pesce</strong> da assumere ogni giorno. Certo, serviranno ulteriori conferme e approfondimenti, come sempre accade nella medicina basata sulle evidenze. Ma il segnale che arriva dallo studio PISCES è forte, chiaro, e potenzialmente in grado di cambiare le linee guida per la gestione del rischio cardiovascolare nei pazienti nefropatici. Un piccolo gesto quotidiano che, per migliaia di persone nel mondo, potrebbe fare una differenza enorme.</p>
<p>L'articolo <a href="https://tecnoapple.it/omega-3-e-dialisi-lo-studio-che-cambia-tutto-per-i-pazienti/">Omega-3 e dialisi: lo studio che cambia tutto per i pazienti</a> proviene da <a href="https://tecnoapple.it">Tecnoapple</a>.</p>
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