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	<title>epilessia Archivi - Tecnoapple</title>
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		<title>Il cervello separa i ricordi in modi inaspettati: lo studio che cambia tutto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Mar 2026 01:52:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienza e Tecnologia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Come il cervello separa i ricordi: la scoperta che cambia tutto La memoria umana funziona in modo molto più sofisticato di quanto si pensasse. Un gruppo di scienziati dell'Università di Bonn ha appena svelato un meccanismo affascinante: il nostro cervello non mescola le informazioni in un unico...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Come il cervello separa i ricordi: la scoperta che cambia tutto</h2>
<p>La <strong>memoria umana</strong> funziona in modo molto più sofisticato di quanto si pensasse. Un gruppo di scienziati dell&#8217;<strong>Università di Bonn</strong> ha appena svelato un meccanismo affascinante: il nostro <strong>cervello</strong> non mescola le informazioni in un unico calderone, ma le tiene separate, quasi come se usasse scaffali diversi di una libreria. Da una parte il &#8220;cosa&#8221;, dall&#8217;altra il &#8220;dove&#8221; e il &#8220;quando&#8221;. E solo nel momento in cui serve ricordare qualcosa, queste informazioni si ricollegano tra loro per ricostruire il ricordo completo. Lo studio, pubblicato sulla rivista <strong>Nature</strong> nel marzo 2026, potrebbe riscrivere parecchie pagine dei manuali di neuroscienze.</p>
<p>Il punto di partenza è semplice da capire. Ogni giorno riconosciamo le stesse persone e gli stessi oggetti in situazioni completamente diverse. Si può incontrare un collega a cena e poi rivederlo in ufficio il giorno dopo, e il cervello non fa confusione. Sa perfettamente che si tratta della stessa persona, ma in contesti differenti. Come ci riesce? Fino a oggi la risposta era tutt&#8217;altro che chiara, soprattutto perché gli studi sui roditori suggerivano che singoli <strong>neuroni</strong> potessero gestire entrambe le informazioni contemporaneamente. Nell&#8217;essere umano, a quanto pare, le cose vanno diversamente.</p>
<h2>Due gruppi di neuroni con ruoli distinti</h2>
<p>Il team di ricerca ha registrato l&#8217;attività elettrica di oltre 3.000 neuroni in pazienti affetti da <strong>epilessia</strong> resistente ai farmaci, che avevano già degli elettrodi impiantati nell&#8217;<strong>ippocampo</strong> e nelle aree cerebrali vicine. Durante esperimenti volontari al computer, i pazienti osservavano coppie di immagini e rispondevano a domande specifiche. Questo ha permesso agli scienziati di osservare in tempo reale come il cervello elabora la stessa immagine in contesti diversi.</p>
<p>Il risultato è stato netto. Sono emersi due gruppi di neuroni quasi del tutto separati. I cosiddetti <strong>neuroni di contenuto</strong> si attivavano in risposta a immagini specifiche, per esempio un biscotto, indipendentemente dalla domanda posta. I <strong>neuroni di contesto</strong>, invece, reagivano al tipo di domanda, senza badare all&#8217;immagine mostrata. Solo una piccola minoranza di cellule svolgeva entrambi i ruoli. E qui arriva il dettaglio più interessante: quando i pazienti rispondevano correttamente, i due gruppi di neuroni si sincronizzavano con una precisione impressionante, nell&#8217;ordine di poche decine di millisecondi.</p>
<h2>Un sistema che ricostruisce i ricordi partendo da frammenti</h2>
<p>Man mano che l&#8217;esperimento procedeva, l&#8217;interazione tra questi due sistemi neuronali diventava sempre più forte. L&#8217;attività di un neurone di contenuto iniziava a &#8220;prevedere&#8221; la risposta di un neurone di contesto subito dopo, come se il cervello stesse imparando ad associare le due informazioni con crescente efficienza. Questo processo, chiamato <strong>pattern completion</strong>, è ciò che consente alla memoria umana di ricostruire un ricordo intero anche quando si ha a disposizione solo un pezzo del puzzle.</p>
<p>Secondo i ricercatori dell&#8217;Università di Bonn, questa divisione del lavoro spiega perché la memoria umana sia così flessibile. Conservando contenuto e contesto in &#8220;biblioteche neurali&#8221; separate, il cervello può riutilizzare lo stesso concetto in situazioni sempre nuove senza dover creare un neurone dedicato per ogni singola combinazione possibile. Una soluzione elegante, quasi economica.</p>
<p>Le prossime tappe della ricerca puntano a capire se questo meccanismo funzioni allo stesso modo anche con contesti passivi, quelli della vita reale, come l&#8217;ambiente in cui ci si trova fisicamente. E poi c&#8217;è una domanda che potrebbe avere implicazioni enormi: cosa succede se l&#8217;interazione tra questi due gruppi di neuroni viene interrotta? La risposta potrebbe aprire nuove strade per comprendere disturbi della memoria e processi decisionali alterati.</p>
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		<title>Sindrome di Dravet: il farmaco che riduce le crisi fino al 91%</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Mar 2026 19:20:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienza e Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[bambini]]></category>
		<category><![CDATA[crisi]]></category>
		<category><![CDATA[dravet]]></category>
		<category><![CDATA[epilessia]]></category>
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		<category><![CDATA[genetica]]></category>
		<category><![CDATA[sperimentazione]]></category>
		<category><![CDATA[zorevunersen]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un farmaco sperimentale riduce le crisi fino al 91% nei bambini con sindrome di Dravet La sindrome di Dravet è una di quelle diagnosi che cambiano tutto. Per le famiglie coinvolte, ogni giorno è una sfida fatta di crisi epilettiche imprevedibili, difficoltà cognitive, paure notturne. Eppure,...</p>
<p>L'articolo <a href="https://tecnoapple.it/sindrome-di-dravet-il-farmaco-che-riduce-le-crisi-fino-al-91/">Sindrome di Dravet: il farmaco che riduce le crisi fino al 91%</a> proviene da <a href="https://tecnoapple.it">Tecnoapple</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Un farmaco sperimentale riduce le crisi fino al 91% nei bambini con sindrome di Dravet</h2>
<p>La <strong>sindrome di Dravet</strong> è una di quelle diagnosi che cambiano tutto. Per le famiglie coinvolte, ogni giorno è una sfida fatta di crisi epilettiche imprevedibili, difficoltà cognitive, paure notturne. Eppure, qualcosa sta cambiando davvero. Un nuovo <strong>farmaco sperimentale</strong> chiamato <strong>zorevunersen</strong> ha dimostrato di ridurre le crisi epilettiche fino al 91% nei bambini affetti da questa rara e grave forma di <strong>epilessia genetica</strong>. I risultati, pubblicati sul <strong>New England Journal of Medicine</strong> a marzo 2026, arrivano da una sperimentazione clinica internazionale guidata dall&#8217;University College London e dal Great Ormond Street Hospital. E non si parla solo di numeri: molti dei piccoli pazienti hanno mostrato miglioramenti concreti nella qualità della vita quotidiana.</p>
<p>Facciamo un passo indietro per capire di cosa stiamo parlando. La <strong>sindrome di Dravet</strong> è una forma rara di epilessia che si manifesta nei primi anni di vita. Le crisi sono frequenti, spesso resistenti ai farmaci tradizionali, e il quadro clinico si complica con problemi nello sviluppo cognitivo, difficoltà motorie, disturbi comportamentali. Le famiglie si trovano a convivere con una condizione che limita pesantemente la vita di tutti, non solo del bambino. Le terapie disponibili fino ad oggi riuscivano a contenere parzialmente le crisi, ma nessuna affrontava la causa genetica alla radice del problema.</p>
<h2>Come funziona zorevunersen e perché è diverso dagli altri trattamenti</h2>
<p>Ecco il punto che rende questa notizia davvero rilevante. <strong>Zorevunersen</strong>, sviluppato da Stoke Therapeutics in collaborazione con Biogen, non si limita a tamponare i sintomi. Agisce direttamente sulla causa genetica della sindrome di Dravet. La maggior parte delle persone possiede due copie del gene <strong>SCN1A</strong>, fondamentale per il corretto funzionamento delle cellule nervose. Nei pazienti con sindrome di Dravet, una delle due copie è difettosa e non produce abbastanza proteina. Il farmaco interviene sulla copia sana del gene, stimolandola a produrre più proteina, compensando così il deficit. È un approccio che punta a ripristinare una funzione cellulare più normale, non semplicemente a sopprimere le crisi dall&#8217;esterno.</p>
<p>Nella sperimentazione clinica hanno partecipato 81 bambini tra i due e i diciotto anni, distribuiti tra Regno Unito e Stati Uniti. Prima del trattamento, questi pazienti avevano in media 17 crisi al mese. Dopo aver ricevuto dosi fino a 70 mg di zorevunersen tramite puntura lombare, la frequenza delle crisi è crollata in modo impressionante. Durante i primi 20 mesi degli studi di estensione, la riduzione oscillava tra il 59% e il 91% rispetto al periodo precedente alla terapia. Settantacinque bambini hanno proseguito il trattamento negli studi successivi, ricevendo il farmaco ogni quattro mesi. Gli effetti collaterali riportati sono stati per lo più lievi, e il profilo di sicurezza è risultato rassicurante.</p>
<h2>Le storie dietro i numeri e il futuro della sperimentazione</h2>
<p>I dati clinici sono una cosa. Le storie delle famiglie, un&#8217;altra. Freddie, un bambino di otto anni di Huddersfield, seguito dallo Sheffield Children&#8217;s NHS Foundation Trust, ha partecipato alla sperimentazione. Prima del trattamento con zorevunersen, aveva più di una dozzina di crisi durante la notte. Dopo l&#8217;inizio della terapia, il quadro è cambiato radicalmente: una o due brevi crisi di pochi secondi ogni tre o cinque giorni. La madre, Lauren, ha raccontato che la sperimentazione ha letteralmente trasformato la loro vita, regalando a Freddie la possibilità di vivere in modo che prima sembrava impensabile.</p>
<p>La professoressa <strong>Helen Cross</strong>, direttrice del programma di epilessia infantile presso l&#8217;UCL Institute of Child Health, ha sottolineato quanto sia difficile vedere pazienti con epilessie genetiche gravi e opzioni terapeutiche limitate. Questi risultati, ha spiegato, aprono la strada a un trattamento che potrebbe permettere ai bambini con sindrome di Dravet di vivere in modo molto più sano e sereno.</p>
<p>Ora la palla passa allo studio di <strong>Fase 3</strong>, già in corso, che coinvolgerà un numero più ampio di pazienti per confermare efficacia e sicurezza del farmaco su scala più larga. Galia Wilson, presidente del consiglio di amministrazione di Dravet Syndrome UK, ha espresso entusiasmo per i risultati ottenuti finora, guardando con fiducia alla possibilità che questa promessa iniziale si trasformi in una speranza concreta per tutte le famiglie colpite dalla sindrome di Dravet. E di speranza, in un ambito così delicato, non ce n&#8217;è mai abbastanza.</p>
<p>L'articolo <a href="https://tecnoapple.it/sindrome-di-dravet-il-farmaco-che-riduce-le-crisi-fino-al-91/">Sindrome di Dravet: il farmaco che riduce le crisi fino al 91%</a> proviene da <a href="https://tecnoapple.it">Tecnoapple</a>.</p>
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