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	<title>gatti Archivi - Tecnoapple</title>
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		<title>Sporothrix brasiliensis: il fungo che preoccupa i CDC sta per arrivare</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Jun 2026 20:23:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienza e Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[antifungini]]></category>
		<category><![CDATA[CDC]]></category>
		<category><![CDATA[epidemia]]></category>
		<category><![CDATA[fungo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sporothrix brasiliensis: il fungo che preoccupa gli esperti americani Non è questione di "se", ma di "quando". Sporothrix brasiliensis arriverà negli Stati Uniti, e a dirlo non è un allarmista qualunque, ma un esperto dei CDC, i Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie americani. Una...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Sporothrix brasiliensis: il fungo che preoccupa gli esperti americani</h2>
<p>Non è questione di &#8220;se&#8221;, ma di &#8220;quando&#8221;. <strong>Sporothrix brasiliensis</strong> arriverà negli Stati Uniti, e a dirlo non è un allarmista qualunque, ma un esperto dei <strong>CDC</strong>, i Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie americani. Una dichiarazione che ha fatto alzare parecchie antenne nel mondo della <strong>sanità pubblica</strong>, soprattutto considerando la traiettoria che questo patogeno ha seguito negli ultimi anni.</p>
<p>Per chi non lo conoscesse, lo <strong>Sporothrix brasiliensis</strong> è un fungo responsabile di una forma particolarmente aggressiva di <strong>sporotricosi</strong>, un&#8217;infezione che colpisce la pelle e, nei casi più gravi, può diffondersi agli organi interni. La versione classica della malattia, causata da specie affini, esiste da tempo ed è relativamente gestibile. Questa variante brasiliana, però, gioca in un campionato diverso. Si trasmette con facilità tra i gatti, e dai gatti può passare direttamente all&#8217;essere umano attraverso graffi, morsi o anche il semplice contatto con lesioni cutanee dell&#8217;animale infetto.</p>
<h2>Perché questo fungo fa così paura</h2>
<p>Il problema principale è la <strong>velocità di diffusione</strong>. In Brasile, dove Sporothrix brasiliensis è stato identificato per la prima volta, l&#8217;infezione ha raggiunto proporzioni epidemiche in diverse città. Migliaia di gatti e centinaia di persone colpite ogni anno. Il fungo ha poi cominciato a comparire in altri paesi del Sudamerica, e più di recente sono stati segnalati casi anche nel <strong>Regno Unito</strong>. Il pattern è chiaro: sta espandendo il proprio raggio d&#8217;azione.</p>
<p>Quello che rende la situazione ancora più complessa è il fatto che alcuni ceppi di Sporothrix brasiliensis mostrano una preoccupante <strong>resistenza ai farmaci antifungini</strong>, gli stessi che rappresentano la prima linea di difesa terapeutica. Trattare un&#8217;infezione fungina resistente non è mai semplice, e le opzioni disponibili sono già di per sé limitate rispetto a quelle che esistono per batteri o virus.</p>
<h2>Gli Stati Uniti si preparano, ma i dubbi restano</h2>
<p>L&#8217;esperto dei CDC ha sottolineato come il commercio internazionale di animali, i viaggi e la crescente <strong>popolazione di gatti randagi</strong> creino le condizioni ideali perché il fungo attraversi i confini. Non serve un evento catastrofico. Basta un singolo animale infetto che sfugge ai controlli veterinari.</p>
<p>La comunità scientifica americana sta cercando di portarsi avanti, potenziando la <strong>sorveglianza epidemiologica</strong> e sensibilizzando i veterinari sui sintomi da riconoscere nei felini. Ma la realtà è che molti professionisti sanitari, sia medici che veterinari, non hanno ancora familiarità con Sporothrix brasiliensis. E questo ritardo nella diagnosi potrebbe fare tutta la differenza del mondo quando i primi casi si presenteranno sul suolo americano.</p>
<p>Resta da capire quanto tempo ci vorrà perché il fungo completi la sua marcia verso nord. Ma il messaggio lanciato dai CDC è inequivocabile: prepararsi adesso non è un eccesso di cautela, è buon senso.</p>
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		<title>Tumori dei gatti e degli umani hanno le stesse radici genetiche</title>
		<link>https://tecnoapple.it/tumori-dei-gatti-e-degli-umani-hanno-le-stesse-radici-genetiche/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Mar 2026 06:53:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienza e Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[cancro]]></category>
		<category><![CDATA[felini]]></category>
		<category><![CDATA[gatti]]></category>
		<category><![CDATA[genetica]]></category>
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		<category><![CDATA[oncologia]]></category>
		<category><![CDATA[ricerca]]></category>
		<category><![CDATA[tumori]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il legame genetico tra tumori dei gatti e tumori umani: una scoperta che cambia le regole del gioco Il cancro nei gatti e quello negli esseri umani potrebbero avere radici genetiche sorprendentemente simili. Questa è la conclusione a cui è arrivato un gruppo internazionale di ricercatori dopo aver...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Il legame genetico tra tumori dei gatti e tumori umani: una scoperta che cambia le regole del gioco</h2>
<p>Il <strong>cancro nei gatti</strong> e quello negli esseri umani potrebbero avere radici genetiche sorprendentemente simili. Questa è la conclusione a cui è arrivato un gruppo internazionale di ricercatori dopo aver analizzato i tumori di quasi 500 gatti domestici provenienti da cinque paesi diversi. Lo studio, pubblicato sulla rivista <strong>Science</strong> nel marzo 2026, rappresenta la prima mappa genetica su larga scala dei tumori felini mai realizzata. E i risultati aprono scenari davvero interessanti, sia per la medicina veterinaria che per quella umana.</p>
<p>Il team, guidato da scienziati del <strong>Wellcome Sanger Institute</strong>, dell&#8217;Ontario Veterinary College in Canada e dell&#8217;Università di Berna, ha esaminato campioni di tessuto tumorale originariamente raccolti per scopi diagnostici veterinari. Analizzando circa mille geni già noti per il loro coinvolgimento nel cancro umano, i ricercatori hanno scoperto che molte delle <strong>alterazioni genetiche</strong> presenti nei tumori felini sono praticamente le stesse che si trovano nei pazienti oncologici umani. Non una somiglianza vaga, ma una sovrapposizione concreta e misurabile.</p>
<h2>Gatti e proprietari: stessi ambienti, stessi rischi?</h2>
<p>C&#8217;è un dettaglio che rende tutto ancora più affascinante. I gatti domestici condividono gli stessi spazi di chi li accoglie in casa. Respirano la stessa aria, entrano in contatto con le stesse sostanze. Questo significa che l&#8217;esposizione a determinati <strong>fattori di rischio ambientali</strong> potrebbe contribuire allo sviluppo di tumori sia negli animali che nelle persone. Capire cosa scatena il cancro nei gatti, insomma, potrebbe aiutare a comprendere meglio cosa lo scatena anche negli esseri umani.</p>
<p>Tra i risultati più significativi c&#8217;è il parallelismo tra il <strong>carcinoma mammario felino</strong> e il <strong>tumore al seno</strong> nelle donne. I ricercatori hanno identificato sette geni chiave coinvolti nello sviluppo di questo tipo di cancro nei gatti. Il più frequente è il gene <strong>FBXW7</strong>, alterato in oltre il 50% dei tumori mammari felini analizzati. Negli esseri umani, le mutazioni di FBXW7 nel tumore al seno sono associate a esiti clinici peggiori. Un pattern praticamente identico.</p>
<p>E poi c&#8217;è il gene PIK3CA, presente nel 47% dei tumori mammari felini. Questa mutazione è già ben conosciuta nella ricerca oncologica umana, tanto che esistono farmaci specifici chiamati inibitori di PI3K già utilizzati in terapia. La possibilità che questi stessi farmaci possano funzionare anche nei gatti è concreta, anche se serviranno ulteriori studi clinici per confermarlo.</p>
<h2>L&#8217;approccio &#8220;One Medicine&#8221; e le prospettive future</h2>
<p>Le somiglianze non si fermano ai tumori mammari. Lo studio ha trovato mutazioni condivise anche in tumori che colpiscono il sangue, le ossa, i polmoni, la pelle, il sistema gastrointestinale e il sistema nervoso centrale. Una trasversalità che rafforza l&#8217;idea di un approccio chiamato <strong>&#8220;One Medicine&#8221;</strong>, dove medicina umana e veterinaria collaborano attivamente. Le terapie che funzionano nelle persone potrebbero essere testate nei gatti, e viceversa, le intuizioni che emergono dagli studi veterinari potrebbero guidare la ricerca clinica umana.</p>
<p>Va detto che parte dello studio si è basata su tessuti tumorali coltivati in laboratorio, quindi non si tratta ancora di sperimentazioni cliniche vere e proprie. Però i dati raccolti sono stati resi disponibili come risorsa aperta per tutta la comunità scientifica, il che è un passo enorme per la <strong>genomica oncologica felina</strong>, rimasta finora una sorta di territorio inesplorato.</p>
<p>Con oltre 10 milioni di gatti solo nel Regno Unito e il cancro tra le principali cause di malattia e morte in questi animali, avere finalmente una mappa genetica dettagliata dei loro tumori non è solo una curiosità scientifica. È un punto di partenza per trattamenti più mirati, diagnosi più precise e, forse, una comprensione più profonda di come il <strong>cancro nei gatti</strong> e negli esseri umani nasca dalle stesse fragilità genetiche.</p>
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