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	<title>getti Archivi - Tecnoapple</title>
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		<title>Buchi neri: misurata per la prima volta la potenza dei getti cosmici</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 18 Apr 2026 20:53:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienza e Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[astrofisica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Getti di buco nero misurati per la prima volta: una potenza pari a 10.000 soli I getti di buco nero sono tra i fenomeni più violenti e spettacolari dell'universo, eppure fino a oggi nessuno era riuscito a misurarne davvero la potenza in tempo reale. Un team internazionale guidato dalla Curtin...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Getti di buco nero misurati per la prima volta: una potenza pari a 10.000 soli</h2>
<p>I <strong>getti di buco nero</strong> sono tra i fenomeni più violenti e spettacolari dell&#8217;universo, eppure fino a oggi nessuno era riuscito a misurarne davvero la potenza in tempo reale. Un team internazionale guidato dalla <strong>Curtin University</strong> ha cambiato le carte in tavola, pubblicando su <strong>Nature Astronomy</strong> uno studio che segna un punto di svolta per l&#8217;astrofisica. Grazie a una rete di radiotelescopi distribuiti su scala planetaria, gli scienziati hanno osservato i getti prodotti da <strong>Cygnus X-1</strong>, uno dei primi buchi neri mai identificati, scoprendo che sparano energia equivalente a quella di 10.000 soli e viaggiano a circa metà della velocità della luce.</p>
<p>Il trucco, se così si può chiamare, sta nel modo in cui questi getti interagiscono con il vento stellare della stella supergigante che orbita insieme al buco nero. Quel vento fortissimo piega e deforma i getti, un po&#8217; come una raffica di vento sulla Terra può curvare il getto d&#8217;acqua di una fontana. Calcolando l&#8217;intensità del vento stellare e osservando quanto i getti venivano deviati, il team ha potuto ricavare la loro <strong>potenza istantanea</strong>. Prima di questo lavoro, le stime si basavano su medie calcolate su archi temporali enormi, a volte migliaia o milioni di anni. Qui invece si parla di una misura diretta, puntuale, catturata nel momento esatto in cui accade.</p>
<h2>I &#8220;getti danzanti&#8221; e cosa rivelano sulla fisica dei buchi neri</h2>
<p>Il primo autore dello studio, il dottor Steve Prabu, ha descritto queste strutture come <strong>&#8220;getti danzanti&#8221;</strong>, perché cambiano direzione continuamente mentre il buco nero e la stella supergigante ruotano uno attorno all&#8217;altra. Attraverso una sequenza di immagini radio ad altissima risoluzione, il team ha tracciato questi movimenti e misurato la velocità dei getti: circa 150.000 chilometri al secondo. Un dato che per anni era rimasto sfuggente.</p>
<p>Ma c&#8217;è un risultato ancora più significativo. Secondo Prabu, circa il <strong>10 per cento dell&#8217;energia</strong> rilasciata dalla materia che precipita verso il buco nero viene trasportata via dai getti stessi. Questa percentuale è esattamente quella che i modelli teorici davano per buona da tempo, ma che nessuno aveva mai confermato con un&#8217;osservazione reale. Adesso quel numero ha una base empirica solida.</p>
<h2>Un punto di riferimento per il futuro dell&#8217;astronomia</h2>
<p>Il professor James Miller-Jones, co-autore della ricerca, ha spiegato perché questo risultato conta ben oltre Cygnus X-1. Dato che la fisica attorno ai <strong>buchi neri</strong> sembra funzionare in modo simile indipendentemente dalla loro massa, questa misurazione può fare da àncora per calibrare la potenza dei getti in sistemi molto più grandi e lontani. E con progetti come lo <strong>Square Kilometre Array Observatory</strong>, attualmente in costruzione tra Australia occidentale e Sudafrica, sarà possibile rilevare getti di buco nero in milioni di galassie distanti.</p>
<p>I getti non sono solo uno spettacolo cosmico. Rappresentano un meccanismo fondamentale di <strong>feedback galattico</strong>, capace di influenzare la formazione stellare e l&#8217;evoluzione stessa delle galassie. Capire quanta energia trasportano significa capire meglio come l&#8217;universo si è costruito nel tempo. Alla ricerca hanno contribuito anche l&#8217;Università di Barcellona, l&#8217;Università del Wisconsin-Madison, l&#8217;Università di Lethbridge e l&#8217;Istituto di Scienze Spaziali. Un lavoro corale, per una scoperta che potrebbe ridefinire il modo in cui guardiamo ai motori più potenti del cosmo.</p>
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		<title>Cometa 41P potrebbe autodistruggersi: il mistero della rotazione invertita</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 31 Mar 2026 20:22:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienza e Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[astronomia]]></category>
		<category><![CDATA[cometa]]></category>
		<category><![CDATA[frammentazione]]></category>
		<category><![CDATA[getti]]></category>
		<category><![CDATA[nucleo]]></category>
		<category><![CDATA[P]]></category>
		<category><![CDATA[rotazione]]></category>
		<category><![CDATA[sublimazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La cometa 41P e il mistero della rotazione invertita La cometa 41P/Tuttle-Giacobini-Kresák potrebbe aver invertito il proprio senso di rotazione nel 2017, un fenomeno che secondo gli scienziati potrebbe condurla verso la sua distruzione. A provocare questo evento sarebbero stati i getti di gas...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>La cometa 41P e il mistero della rotazione invertita</h2>
<p>La <strong>cometa 41P/Tuttle-Giacobini-Kresák</strong> potrebbe aver invertito il proprio senso di rotazione nel 2017, un fenomeno che secondo gli scienziati potrebbe condurla verso la sua <strong>distruzione</strong>. A provocare questo evento sarebbero stati i <strong>getti di gas</strong> espulsi dalla superficie della cometa, abbastanza potenti da alterarne completamente la dinamica di rotazione. Si tratta di un caso piuttosto raro nell&#8217;osservazione delle comete, e proprio per questo ha attirato l&#8217;attenzione della comunità astronomica internazionale.</p>
<p>Quando una cometa si avvicina al Sole, il calore provoca la <strong>sublimazione dei ghiacci</strong> presenti sulla sua superficie. I gas che fuoriescono generano delle spinte, un po&#8217; come dei piccoli motori a reazione naturali. In condizioni normali, queste forze modificano leggermente la velocità di rotazione del nucleo cometario. Ma nel caso della <strong>cometa 41P</strong>, qualcosa di molto più drastico sembra essere accaduto. Le osservazioni condotte durante il passaggio ravvicinato del 2017 hanno mostrato un rallentamento estremo della rotazione, tanto marcato da far ipotizzare che il corpo celeste abbia effettivamente invertito il proprio <strong>spin</strong>.</p>
<h2>Perché questo fenomeno è così importante</h2>
<p>Un&#8217;inversione di rotazione non è un semplice dettaglio tecnico. Per una cometa, significa che le forze meccaniche interne subiscono sollecitazioni enormi. Il nucleo, già di per sé fragile perché composto da un miscuglio di ghiaccio, polveri e rocce, viene sottoposto a <strong>stress strutturali</strong> che possono comprometterne la coesione. In parole semplici, la cometa 41P potrebbe letteralmente andare in pezzi nei prossimi passaggi vicino al Sole.</p>
<p>Non sarebbe la prima volta che una cometa si disintegra, ma documentare il processo che porta alla frammentazione è un&#8217;opportunità scientifica enorme. Capire come e perché i <strong>getti di gas</strong> riescano a modificare la rotazione di un corpo celeste aiuta a comprendere meglio la fisica delle comete e, più in generale, il comportamento degli oggetti del <strong>sistema solare</strong>.</p>
<h2>Cosa aspettarsi dai prossimi passaggi</h2>
<p>La cometa 41P/Tuttle-Giacobini-Kresák ha un periodo orbitale di circa 5 anni e mezzo, il che significa che gli astronomi avranno altre occasioni per monitorarla da vicino. La domanda che tutti si pongono è se il nucleo cometario riuscirà a sopravvivere o se i prossimi avvicinamenti al Sole ne decreteranno la fine. Le <strong>osservazioni future</strong> saranno fondamentali per confermare l&#8217;ipotesi dell&#8217;inversione di spin e per tracciare eventuali segni di frammentazione già in corso.</p>
<p>Quello che rende questa storia affascinante è la fragilità nascosta dietro lo spettacolo luminoso delle comete. Dietro quelle code brillanti che affascinano da millenni, ci sono meccanismi violenti capaci di distruggere un oggetto cosmico in tempi relativamente brevi. La <strong>cometa 41P</strong> potrebbe essere, in un certo senso, una cometa che sta scrivendo il proprio capitolo finale.</p>
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