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	<title>groenlandia Archivi - Tecnoapple</title>
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		<title>La cold blob nell&#8217;Atlantico che sta allarmando gli scienziati di tutto il mondo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Jun 2026 20:22:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienza e Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[AMOC]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una macchia fredda nell'Atlantico che dovrebbe preoccupare tutti Una cold blob nel Nord Atlantico sta attirando l'attenzione della comunità scientifica internazionale, e non per motivi rassicuranti. Si tratta di un'anomalia termica, una zona di acqua più fredda rispetto alle aree circostanti, che...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Una macchia fredda nell&#8217;Atlantico che dovrebbe preoccupare tutti</h2>
<p>Una <strong>cold blob</strong> nel Nord Atlantico sta attirando l&#8217;attenzione della comunità scientifica internazionale, e non per motivi rassicuranti. Si tratta di un&#8217;anomalia termica, una zona di acqua più fredda rispetto alle aree circostanti, che secondo diversi ricercatori rappresenta un segnale piuttosto chiaro: la <strong>Circolazione Atlantica Meridionale di Rovesciamento</strong>, nota con l&#8217;acronimo inglese <strong>AMOC</strong>, si sta indebolendo. E questo, per dirla senza giri di parole, potrebbe avere conseguenze enormi sul clima dell&#8217;intero pianeta.</p>
<p>L&#8217;AMOC funziona come un gigantesco nastro trasportatore oceanico. Sposta acqua calda dai tropici verso il <strong>Nord Atlantico</strong> e riporta acqua fredda e profonda verso sud. Questo meccanismo è fondamentale per regolare le temperature in Europa, influenzare i regimi delle piogge in Africa e nelle Americhe, e mantenere in equilibrio ecosistemi marini cruciali. Quando qualcosa si inceppa in questo sistema, gli effetti a catena non tardano ad arrivare.</p>
<h2>Cosa rivela la cold blob agli scienziati</h2>
<p>Il punto è che questa <strong>macchia fredda</strong> non è apparsa dal nulla. Gli scienziati la osservano ormai da diversi anni, e il suo persistere in una regione a sud della Groenlandia racconta qualcosa di preoccupante. Mentre praticamente tutto il resto degli oceani si riscalda a ritmi senza precedenti, quella porzione di Atlantico continua a raffreddarsi. Un paradosso solo apparente: secondo le analisi, questa anomalia indica che l&#8217;AMOC sta perdendo forza, trasportando meno acqua calda verso nord.</p>
<p>Diversi studi pubblicati negli ultimi anni hanno confermato questa tendenza. Le cause principali? Lo <strong>scioglimento dei ghiacci</strong> in Groenlandia e l&#8217;aumento delle precipitazioni nell&#8217;area artica, che immettono grandi quantità di acqua dolce nell&#8217;oceano. L&#8217;acqua dolce è meno densa di quella salata e quindi affonda con più difficoltà, rallentando quel meccanismo di &#8220;discesa&#8221; che tiene in moto l&#8217;intera circolazione.</p>
<h2>Perché dovrebbe importare a tutti</h2>
<p>Se l&#8217;AMOC dovesse rallentare in modo significativo o, nello scenario peggiore, collassare del tutto, le conseguenze sarebbero drammatiche. L&#8217;Europa potrebbe andare incontro a inverni molto più rigidi nonostante il <strong>riscaldamento globale</strong> complessivo. I livelli del mare lungo la costa orientale degli Stati Uniti potrebbero salire più rapidamente del previsto. Le stagioni dei monsoni in Africa e Asia subirebbero alterazioni profonde, con ricadute devastanti sull&#8217;agricoltura e sulla sicurezza alimentare di miliardi di persone.</p>
<p>Non si parla di scenari da film catastrofico per domani mattina. Ma nemmeno di ipotesi puramente teoriche. La cold blob è lì, visibile nei dati satellitari, misurabile, concreta. E ogni anno che passa sembra confermare che il <strong>sistema climatico</strong> globale sta entrando in una fase nuova, meno prevedibile e potenzialmente molto più instabile di quanto ci piacerebbe ammettere.</p>
<p>Gli scienziati continuano a monitorare la situazione con strumenti sempre più sofisticati. Quello che chiedono, però, è che anche chi prende decisioni politiche cominci a prendere sul serio questi segnali. Perché l&#8217;oceano sta parlando, e il messaggio non è esattamente tranquillizzante.</p>
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		<title>AMOC, la circolazione atlantica potrebbe dimezzarsi: cosa significa</title>
		<link>https://tecnoapple.it/amoc-la-circolazione-atlantica-potrebbe-dimezzarsi-cosa-significa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 May 2026 16:22:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienza e Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[AMOC]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La circolazione atlantica rallenta: cosa sta succedendo davvero La circolazione atlantica meridionale, conosciuta in ambito scientifico come AMOC, potrebbe indebolirsi del 50 percento entro la fine del secolo. Non è uno scenario da film catastrofico, ma il risultato di modelli climatici sempre più...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>La circolazione atlantica rallenta: cosa sta succedendo davvero</h2>
<p>La <strong>circolazione atlantica meridionale</strong>, conosciuta in ambito scientifico come <strong>AMOC</strong>, potrebbe indebolirsi del 50 percento entro la fine del secolo. Non è uno scenario da film catastrofico, ma il risultato di modelli climatici sempre più affinati che stanno convergendo verso una direzione piuttosto preoccupante. E la domanda che tutti si pongono, a questo punto, non è più &#8220;se&#8221; succederà, ma cosa fare per prepararsi.</p>
<p>Per chi non mastica oceanografia tutti i giorni, vale la pena spiegare di cosa si parla. L&#8217;AMOC è sostanzialmente un enorme nastro trasportatore oceanico che sposta <strong>acqua calda</strong> dai tropici verso il Nord Atlantico e riporta acqua fredda e profonda verso sud. Questo meccanismo regola il clima di mezza Europa, influenza le precipitazioni in Africa occidentale, modifica i livelli del mare lungo la costa orientale degli Stati Uniti. Insomma, è una di quelle cose che quando funziona nessuno ci pensa, ma quando smette di funzionare correttamente le conseguenze si sentono ovunque.</p>
<h2>Un rallentamento del 50 percento: cosa significherebbe in pratica</h2>
<p>I numeri parlano chiaro. Un <strong>indebolimento del 50 percento</strong> della circolazione atlantica meridionale entro il 2100 significherebbe inverni molto più rigidi nel Nord Europa, un innalzamento del livello del mare particolarmente marcato lungo alcune coste, e alterazioni profonde nei pattern delle piogge tropicali. Le <strong>temperature globali</strong> non reagirebbero in modo uniforme: alcune aree si raffredderebbero mentre altre continuerebbero a scaldarsi, creando squilibri meteorologici difficili da gestire.</p>
<p>Il problema di fondo è che lo <strong>scioglimento dei ghiacci</strong> in Groenlandia sta riversando enormi quantità di acqua dolce nell&#8217;oceano. Questa acqua dolce è meno densa, quindi non affonda come dovrebbe, e il motore che tiene in moto l&#8217;AMOC perde potenza. È un po&#8217; come versare sabbia in un ingranaggio: all&#8217;inizio rallenta, poi rischia di bloccarsi.</p>
<h2>La vera sfida è decidere come reagire</h2>
<p>E qui arriva il punto centrale. La comunità scientifica sa cosa sta accadendo alla <strong>circolazione atlantica</strong>, ha modelli sempre più precisi, eppure il dibattito su come intervenire resta frammentato. Ridurre le <strong>emissioni di gas serra</strong> è la risposta ovvia, quella che tutti conoscono. Ma la velocità con cui l&#8217;AMOC si sta indebolendo suggerisce che servono anche strategie di adattamento concrete: ripensare le infrastrutture costiere, rivedere i modelli agricoli nelle regioni più esposte, investire in sistemi di monitoraggio oceanico più capillari.</p>
<p>Quello che rende la situazione particolarmente delicata è il fattore tempo. I <strong>cambiamenti climatici</strong> legati all&#8217;AMOC non avvengono dall&#8217;oggi al domani, ma una volta innescati sono estremamente difficili da invertire. Alcuni ricercatori temono addirittura che esistano dei punti di non ritorno, oltre i quali il sistema non può più recuperare da solo.</p>
<p>La circolazione atlantica meridionale ha funzionato come un regolatore silenzioso del clima per millenni. Ora quel regolatore sta perdendo colpi, e il fatto che se ne parli ancora troppo poco al di fuori degli ambienti accademici è forse il problema più grande di tutti.</p>
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		<title>Uno chef attraverserà la Groenlandia mangiando solo foca fermentata</title>
		<link>https://tecnoapple.it/uno-chef-attraversera-la-groenlandia-mangiando-solo-foca-fermentata/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 May 2026 13:52:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienza e Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[dieta]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un cuoco britannico attraverserà la Groenlandia sugli sci mangiando solo foca fermentata Lo chef britannico Mike Keen sta per affrontare una delle sfide più estreme mai tentate nel mondo della nutrizione e dell'esplorazione polare: attraversare la Groenlandia sugli sci alimentandosi esclusivamente...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Un cuoco britannico attraverserà la Groenlandia sugli sci mangiando solo foca fermentata</h2>
<p>Lo chef britannico <strong>Mike Keen</strong> sta per affrontare una delle sfide più estreme mai tentate nel mondo della nutrizione e dell&#8217;esplorazione polare: attraversare la <strong>Groenlandia sugli sci</strong> alimentandosi esclusivamente con <strong>foca fermentata</strong>, seguendo la dieta tradizionale degli Inuit. Non è una trovata pubblicitaria. Dietro questa spedizione c&#8217;è un progetto scientifico serio, pensato per capire come un regime alimentare così radicale possa influenzare il corpo umano, e in particolare il <strong>microbioma intestinale</strong>.</p>
<p>Il piano prevede settimane di sci attraverso il ghiaccio della Groenlandia, con temperature che possono scendere ben oltre i meno trenta gradi. In queste condizioni, il fabbisogno calorico esplode. E qui entra in gioco la foca fermentata, un alimento che per le popolazioni Inuit rappresenta da secoli una fonte di energia fondamentale. Ricca di grassi, proteine e nutrienti difficili da trovare in ambienti artici, la carne di foca sottoposta a <strong>fermentazione</strong> sviluppa anche batteri e composti bioattivi che potrebbero avere effetti profondi sulla flora intestinale.</p>
<h2>Cosa vogliono scoprire i ricercatori</h2>
<p>Un team di scienziati seguirà Mike Keen durante tutta la traversata, raccogliendo campioni biologici e monitorando i cambiamenti nel suo organismo. L&#8217;obiettivo principale è studiare come la <strong>dieta Inuit</strong> modifica la composizione del microbioma in un soggetto occidentale abituato a tutt&#8217;altro tipo di alimentazione. È una domanda che la scienza si pone da tempo: quanto velocemente il nostro intestino si adatta a un cambio alimentare così drastico? E quali batteri prosperano quando il corpo riceve solo grassi animali e proteine fermentate, senza carboidrati, senza fibre vegetali, senza nulla di ciò che normalmente consideriamo indispensabile?</p>
<p>La <strong>foca fermentata</strong> non è esattamente un piatto che si trova nei ristoranti europei. Ha un sapore intenso, un odore che molti definirebbero impegnativo, e una consistenza che richiede un certo stomaco. Ma per gli Inuit è cibo quotidiano, tramandato di generazione in generazione. E i dati preliminari suggeriscono che queste popolazioni presentano profili batterici intestinali molto diversi da quelli occidentali, con potenziali benefici per il sistema immunitario e la gestione dell&#8217;infiammazione.</p>
<h2>Perché questa spedizione conta davvero</h2>
<p>Mike Keen non è nuovo a imprese fuori dal comune. Chef di formazione, ha sempre avuto un interesse quasi ossessivo per il rapporto tra cibo e prestazione fisica in condizioni estreme. Questa traversata della <strong>Groenlandia</strong> però alza l&#8217;asticella in modo significativo. Non si tratta solo di sopravvivere al freddo, ma di trasformare il proprio corpo in un laboratorio vivente.</p>
<p>I risultati di questo esperimento potrebbero aprire strade nuove nella comprensione del legame tra <strong>alimentazione tradizionale</strong> e salute intestinale. In un momento storico in cui si parla tantissimo di probiotici, integratori e cibi funzionali, andare a studiare una delle diete più antiche e radicali del pianeta ha un fascino che va ben oltre la semplice avventura. È scienza sul campo, nel senso più letterale possibile. E il campo, in questo caso, è una distesa di ghiaccio larga centinaia di chilometri.</p>
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		<title>Groenlandia, il mistero del platino nei ghiacci ha una nuova spiegazione</title>
		<link>https://tecnoapple.it/groenlandia-il-mistero-del-platino-nei-ghiacci-ha-una-nuova-spiegazione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Mar 2026 12:53:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienza e Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[climatico]]></category>
		<category><![CDATA[cometa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un mistero climatico vecchio 12.800 anni nascosto nei ghiacci della Groenlandia Un picco anomalo di platino sepolto nelle profondità della calotta glaciale della Groenlandia ha alimentato per anni una delle teorie più affascinanti della paleoclimatologia: l'idea che una cometa o un asteroide avesse...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Un mistero climatico vecchio 12.800 anni nascosto nei ghiacci della Groenlandia</h2>
<p>Un picco anomalo di <strong>platino</strong> sepolto nelle profondità della <strong>calotta glaciale della Groenlandia</strong> ha alimentato per anni una delle teorie più affascinanti della paleoclimatologia: l&#8217;idea che una cometa o un asteroide avesse colpito la Terra circa 12.800 anni fa, scatenando un improvviso ritorno a condizioni glaciali noto come <strong>Younger Dryas</strong>. Ora però una nuova ricerca, pubblicata su PLOS One nel settembre 2025, ribalta completamente questa narrazione. Il colpevole non arriverebbe dallo spazio, ma dal sottosuolo. E più precisamente, dai <strong>vulcani islandesi</strong>.</p>
<p>La storia parte da una carota di ghiaccio estratta nell&#8217;ambito del Greenland Ice Sheet Project (GISP2). Nel 2013, analizzando quei campioni, un gruppo di scienziati trovò concentrazioni insolitamente alte di platino in uno strato risalente a circa 12.800 anni fa. Il rapporto tra platino e iridio era strano: i meteoriti contengono solitamente molto iridio, ma qui non ce n&#8217;era quasi traccia. Qualcosa non tornava. E da quel momento, il dibattito non si è più fermato.</p>
<h2>Eruzioni vulcaniche, non impatti cosmici</h2>
<p>Per capire l&#8217;origine di quel segnale chimico, i ricercatori dell&#8217;Università di Durham hanno analizzato 17 campioni di pomice vulcanica provenienti dai depositi del <strong>Laacher See</strong>, un vulcano tedesco che eruttò più o meno nello stesso periodo. L&#8217;ipotesi era che quella eruzione potesse spiegare il picco di platino. Ma i risultati sono stati netti: la pomice del Laacher See conteneva livelli di platino praticamente nulli, al limite della rilevabilità strumentale. Quindi nemmeno quel vulcano poteva essere la fonte.</p>
<p>Poi è arrivato un altro indizio decisivo, legato alla tempistica. Le datazioni aggiornate delle <strong>carote di ghiaccio</strong> mostrano che il picco di platino si verificò circa 45 anni dopo l&#8217;inizio dello Younger Dryas. Troppo tardi per averlo causato. E non si trattava nemmeno di un evento istantaneo: i livelli elevati di platino persistettero per circa 14 anni, suggerendo un processo prolungato nel tempo. Esattamente quello che ci si aspetterebbe da un&#8217;<strong>eruzione a fessura</strong> in Islanda, il tipo di attività vulcanica che può durare anni o addirittura decenni.</p>
<p>Confrontando la chimica del ghiaccio con altri campioni geologici, la corrispondenza migliore è emersa con i condensati di gas vulcanici, in particolare quelli associati ad attività vulcanica sottomarina. L&#8217;acqua di mare, interagendo con le eruzioni, può rimuovere composti solforati e concentrare metalli come il platino nei gas vulcanici, che poi viaggiano nell&#8217;atmosfera fino a depositarsi sulle calotte glaciali distanti.</p>
<h2>E allora cosa scatenò davvero lo Younger Dryas?</h2>
<p>Se il picco di platino non fu la causa del raffreddamento, resta la domanda più grande: cosa lo provocò? Qui la ricerca offre un&#8217;altra pista interessante. Nelle carote di ghiaccio della Groenlandia esiste un enorme picco di <strong>solfato vulcanico</strong> che coincide con precisione con l&#8217;inizio del raffreddamento, circa 12.870 anni fa. Questa eruzione, che provenga dal Laacher See o da un vulcano ancora non identificato, rilasciò quantità di zolfo nell&#8217;atmosfera paragonabili alle eruzioni più potenti della storia documentata.</p>
<p>Lo zolfo nella stratosfera riflette la luce solare e raffredda il pianeta. In un momento in cui il <strong>clima terrestre</strong> era già in una fase di transizione delicatissima tra condizioni glaciali e interglaciali, quell&#8217;iniezione di aerosol vulcanici potrebbe aver innescato una cascata di effetti: espansione del ghiaccio marino, spostamento dei venti, interruzione della circolazione oceanica.</p>
<p>Capire come eventi passati abbiano provocato cambiamenti climatici così bruschi non è solo un esercizio accademico. Le grandi eruzioni vulcaniche e gli impatti di meteoriti sono rari su scala umana, ma inevitabili su scale temporali geologiche. Sapere come la Terra ha reagito in passato aiuta a prepararsi meglio per le conseguenze di future perturbazioni globali. E a volte, la spiegazione più semplice è anche quella giusta: non serviva una cometa. Bastava un vulcano.</p>
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		<title>Groenlandia, pennacchi giganti nascosti sotto il ghiaccio: la scoperta</title>
		<link>https://tecnoapple.it/groenlandia-pennacchi-giganti-nascosti-sotto-il-ghiaccio-la-scoperta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 14 Mar 2026 13:52:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienza e Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[calotta]]></category>
		<category><![CDATA[convezione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Pennacchi giganti nascosti sotto la calotta della Groenlandia: la scoperta che cambia tutto Strutture enormi e vorticose, sepolte sotto chilometri di ghiaccio, sono rimaste un enigma per oltre dieci anni. Ora un gruppo di scienziati sembra aver finalmente capito cosa sono quei misteriosi pennacchi...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Pennacchi giganti nascosti sotto la calotta della Groenlandia: la scoperta che cambia tutto</h2>
<p>Strutture enormi e vorticose, sepolte sotto chilometri di ghiaccio, sono rimaste un enigma per oltre dieci anni. Ora un gruppo di scienziati sembra aver finalmente capito cosa sono quei misteriosi <strong>pennacchi nella calotta glaciale della Groenlandia</strong>, e la risposta è tanto semplice quanto sorprendente: si tratta di <strong>convezione termica</strong>, lo stesso principio fisico che fa muovere il materiale rovente nel mantello terrestre. Solo che qui parliamo di ghiaccio, non di roccia fusa.</p>
<p>La ricerca, condotta dall&#8217;Università di Bergen in collaborazione con la NASA, l&#8217;Università di Oxford e il Politecnico di Zurigo, è stata pubblicata sulla rivista <strong>The Cryosphere</strong>, dove gli editori l&#8217;hanno selezionata come articolo di rilievo. E a ragione: quello che emerge dallo studio potrebbe cambiare il modo in cui vengono calcolate le <strong>proiezioni sull&#8217;innalzamento del livello del mare</strong>.</p>
<p>In parole povere, il ghiaccio profondo sotto la <strong>Groenlandia</strong> si comporta un po&#8217; come una pentola d&#8217;acqua che bolle. Le differenze di temperatura tra gli strati più profondi e quelli più superficiali generano movimenti lenti e circolari, creando queste strutture a forma di pennacchio che erano state rilevate ma mai spiegate in modo convincente. Andreas Born, professore al Bjerknes Centre for Climate Research, studia le <strong>calotte glaciali dell&#8217;emisfero nord</strong> da oltre quindici anni e ammette candidamente che l&#8217;idea del ghiaccio che si muove come pasta in ebollizione è &#8220;tanto folle quanto affascinante&#8221;.</p>
<h2>Ghiaccio dieci volte più morbido del previsto</h2>
<p>La parte davvero interessante riguarda le proprietà fisiche del ghiaccio. Secondo lo studio, il ghiaccio nelle profondità della Groenlandia settentrionale potrebbe essere circa <strong>dieci volte più morbido</strong> di quanto si pensasse finora. Robert Law, glaciologo e primo autore della ricerca, spiega che il ghiaccio è almeno un milione di volte più morbido del mantello terrestre, e questo rende la fisica della convezione perfettamente plausibile anche in un contesto glaciale. &#8220;È come un affascinante scherzo della natura&#8221;, dice Law.</p>
<p>Però attenzione: ghiaccio più morbido non significa automaticamente scioglimento più rapido. Law tiene a precisare che comprendere meglio la <strong>fisica del ghiaccio</strong> è fondamentale per fare previsioni più accurate, ma che servono ulteriori studi per capire se e come questa scoperta influenzi concretamente la velocità con cui la calotta si riduce.</p>
<h2>Perché questa scoperta conta davvero</h2>
<p>La Groenlandia finisce spesso nei titoli dei giornali per questioni legate a geopolitica, risorse minerarie e cambiamento climatico. Questa ricerca non prevede scenari catastrofici imminenti, ma aggiunge un tassello cruciale alla comprensione di quanto sia <strong>complessa e dinamica</strong> la calotta glaciale. Born sottolinea che la scoperta potrebbe essere la chiave per ridurre le incertezze nei modelli che stimano il bilancio di massa futuro della calotta e, di conseguenza, l&#8217;<strong>innalzamento del livello del mare</strong>.</p>
<p>Law chiude con una riflessione che vale la pena riportare: la calotta glaciale della Groenlandia ha più di mille anni, ed è l&#8217;unica al mondo ad avere una cultura e una popolazione permanente ai suoi margini. Più cose si scoprono sui processi nascosti dentro quel ghiaccio, meglio ci si potrà preparare ai cambiamenti che arriveranno lungo le coste di tutto il pianeta. E francamente, dopo questa scoperta, la lista delle cose da capire si è fatta ancora più lunga e interessante.</p>
<p>L'articolo <a href="https://tecnoapple.it/groenlandia-pennacchi-giganti-nascosti-sotto-il-ghiaccio-la-scoperta/">Groenlandia, pennacchi giganti nascosti sotto il ghiaccio: la scoperta</a> proviene da <a href="https://tecnoapple.it">Tecnoapple</a>.</p>
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