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	<title>groenlandia Archivi - Tecnoapple</title>
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		<title>Groenlandia, il mistero del platino nei ghiacci ha una nuova spiegazione</title>
		<link>https://tecnoapple.it/groenlandia-il-mistero-del-platino-nei-ghiacci-ha-una-nuova-spiegazione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Mar 2026 12:53:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienza e Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[climatico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un mistero climatico vecchio 12.800 anni nascosto nei ghiacci della Groenlandia Un picco anomalo di platino sepolto nelle profondità della calotta glaciale della Groenlandia ha alimentato per anni una delle teorie più affascinanti della paleoclimatologia: l'idea che una cometa o un asteroide avesse...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Un mistero climatico vecchio 12.800 anni nascosto nei ghiacci della Groenlandia</h2>
<p>Un picco anomalo di <strong>platino</strong> sepolto nelle profondità della <strong>calotta glaciale della Groenlandia</strong> ha alimentato per anni una delle teorie più affascinanti della paleoclimatologia: l&#8217;idea che una cometa o un asteroide avesse colpito la Terra circa 12.800 anni fa, scatenando un improvviso ritorno a condizioni glaciali noto come <strong>Younger Dryas</strong>. Ora però una nuova ricerca, pubblicata su PLOS One nel settembre 2025, ribalta completamente questa narrazione. Il colpevole non arriverebbe dallo spazio, ma dal sottosuolo. E più precisamente, dai <strong>vulcani islandesi</strong>.</p>
<p>La storia parte da una carota di ghiaccio estratta nell&#8217;ambito del Greenland Ice Sheet Project (GISP2). Nel 2013, analizzando quei campioni, un gruppo di scienziati trovò concentrazioni insolitamente alte di platino in uno strato risalente a circa 12.800 anni fa. Il rapporto tra platino e iridio era strano: i meteoriti contengono solitamente molto iridio, ma qui non ce n&#8217;era quasi traccia. Qualcosa non tornava. E da quel momento, il dibattito non si è più fermato.</p>
<h2>Eruzioni vulcaniche, non impatti cosmici</h2>
<p>Per capire l&#8217;origine di quel segnale chimico, i ricercatori dell&#8217;Università di Durham hanno analizzato 17 campioni di pomice vulcanica provenienti dai depositi del <strong>Laacher See</strong>, un vulcano tedesco che eruttò più o meno nello stesso periodo. L&#8217;ipotesi era che quella eruzione potesse spiegare il picco di platino. Ma i risultati sono stati netti: la pomice del Laacher See conteneva livelli di platino praticamente nulli, al limite della rilevabilità strumentale. Quindi nemmeno quel vulcano poteva essere la fonte.</p>
<p>Poi è arrivato un altro indizio decisivo, legato alla tempistica. Le datazioni aggiornate delle <strong>carote di ghiaccio</strong> mostrano che il picco di platino si verificò circa 45 anni dopo l&#8217;inizio dello Younger Dryas. Troppo tardi per averlo causato. E non si trattava nemmeno di un evento istantaneo: i livelli elevati di platino persistettero per circa 14 anni, suggerendo un processo prolungato nel tempo. Esattamente quello che ci si aspetterebbe da un&#8217;<strong>eruzione a fessura</strong> in Islanda, il tipo di attività vulcanica che può durare anni o addirittura decenni.</p>
<p>Confrontando la chimica del ghiaccio con altri campioni geologici, la corrispondenza migliore è emersa con i condensati di gas vulcanici, in particolare quelli associati ad attività vulcanica sottomarina. L&#8217;acqua di mare, interagendo con le eruzioni, può rimuovere composti solforati e concentrare metalli come il platino nei gas vulcanici, che poi viaggiano nell&#8217;atmosfera fino a depositarsi sulle calotte glaciali distanti.</p>
<h2>E allora cosa scatenò davvero lo Younger Dryas?</h2>
<p>Se il picco di platino non fu la causa del raffreddamento, resta la domanda più grande: cosa lo provocò? Qui la ricerca offre un&#8217;altra pista interessante. Nelle carote di ghiaccio della Groenlandia esiste un enorme picco di <strong>solfato vulcanico</strong> che coincide con precisione con l&#8217;inizio del raffreddamento, circa 12.870 anni fa. Questa eruzione, che provenga dal Laacher See o da un vulcano ancora non identificato, rilasciò quantità di zolfo nell&#8217;atmosfera paragonabili alle eruzioni più potenti della storia documentata.</p>
<p>Lo zolfo nella stratosfera riflette la luce solare e raffredda il pianeta. In un momento in cui il <strong>clima terrestre</strong> era già in una fase di transizione delicatissima tra condizioni glaciali e interglaciali, quell&#8217;iniezione di aerosol vulcanici potrebbe aver innescato una cascata di effetti: espansione del ghiaccio marino, spostamento dei venti, interruzione della circolazione oceanica.</p>
<p>Capire come eventi passati abbiano provocato cambiamenti climatici così bruschi non è solo un esercizio accademico. Le grandi eruzioni vulcaniche e gli impatti di meteoriti sono rari su scala umana, ma inevitabili su scale temporali geologiche. Sapere come la Terra ha reagito in passato aiuta a prepararsi meglio per le conseguenze di future perturbazioni globali. E a volte, la spiegazione più semplice è anche quella giusta: non serviva una cometa. Bastava un vulcano.</p>
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		<title>Groenlandia, pennacchi giganti nascosti sotto il ghiaccio: la scoperta</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 14 Mar 2026 13:52:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienza e Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[calotta]]></category>
		<category><![CDATA[convezione]]></category>
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		<category><![CDATA[glaciologia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Pennacchi giganti nascosti sotto la calotta della Groenlandia: la scoperta che cambia tutto Strutture enormi e vorticose, sepolte sotto chilometri di ghiaccio, sono rimaste un enigma per oltre dieci anni. Ora un gruppo di scienziati sembra aver finalmente capito cosa sono quei misteriosi pennacchi...</p>
<p>L'articolo <a href="https://tecnoapple.it/groenlandia-pennacchi-giganti-nascosti-sotto-il-ghiaccio-la-scoperta/">Groenlandia, pennacchi giganti nascosti sotto il ghiaccio: la scoperta</a> proviene da <a href="https://tecnoapple.it">Tecnoapple</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Pennacchi giganti nascosti sotto la calotta della Groenlandia: la scoperta che cambia tutto</h2>
<p>Strutture enormi e vorticose, sepolte sotto chilometri di ghiaccio, sono rimaste un enigma per oltre dieci anni. Ora un gruppo di scienziati sembra aver finalmente capito cosa sono quei misteriosi <strong>pennacchi nella calotta glaciale della Groenlandia</strong>, e la risposta è tanto semplice quanto sorprendente: si tratta di <strong>convezione termica</strong>, lo stesso principio fisico che fa muovere il materiale rovente nel mantello terrestre. Solo che qui parliamo di ghiaccio, non di roccia fusa.</p>
<p>La ricerca, condotta dall&#8217;Università di Bergen in collaborazione con la NASA, l&#8217;Università di Oxford e il Politecnico di Zurigo, è stata pubblicata sulla rivista <strong>The Cryosphere</strong>, dove gli editori l&#8217;hanno selezionata come articolo di rilievo. E a ragione: quello che emerge dallo studio potrebbe cambiare il modo in cui vengono calcolate le <strong>proiezioni sull&#8217;innalzamento del livello del mare</strong>.</p>
<p>In parole povere, il ghiaccio profondo sotto la <strong>Groenlandia</strong> si comporta un po&#8217; come una pentola d&#8217;acqua che bolle. Le differenze di temperatura tra gli strati più profondi e quelli più superficiali generano movimenti lenti e circolari, creando queste strutture a forma di pennacchio che erano state rilevate ma mai spiegate in modo convincente. Andreas Born, professore al Bjerknes Centre for Climate Research, studia le <strong>calotte glaciali dell&#8217;emisfero nord</strong> da oltre quindici anni e ammette candidamente che l&#8217;idea del ghiaccio che si muove come pasta in ebollizione è &#8220;tanto folle quanto affascinante&#8221;.</p>
<h2>Ghiaccio dieci volte più morbido del previsto</h2>
<p>La parte davvero interessante riguarda le proprietà fisiche del ghiaccio. Secondo lo studio, il ghiaccio nelle profondità della Groenlandia settentrionale potrebbe essere circa <strong>dieci volte più morbido</strong> di quanto si pensasse finora. Robert Law, glaciologo e primo autore della ricerca, spiega che il ghiaccio è almeno un milione di volte più morbido del mantello terrestre, e questo rende la fisica della convezione perfettamente plausibile anche in un contesto glaciale. &#8220;È come un affascinante scherzo della natura&#8221;, dice Law.</p>
<p>Però attenzione: ghiaccio più morbido non significa automaticamente scioglimento più rapido. Law tiene a precisare che comprendere meglio la <strong>fisica del ghiaccio</strong> è fondamentale per fare previsioni più accurate, ma che servono ulteriori studi per capire se e come questa scoperta influenzi concretamente la velocità con cui la calotta si riduce.</p>
<h2>Perché questa scoperta conta davvero</h2>
<p>La Groenlandia finisce spesso nei titoli dei giornali per questioni legate a geopolitica, risorse minerarie e cambiamento climatico. Questa ricerca non prevede scenari catastrofici imminenti, ma aggiunge un tassello cruciale alla comprensione di quanto sia <strong>complessa e dinamica</strong> la calotta glaciale. Born sottolinea che la scoperta potrebbe essere la chiave per ridurre le incertezze nei modelli che stimano il bilancio di massa futuro della calotta e, di conseguenza, l&#8217;<strong>innalzamento del livello del mare</strong>.</p>
<p>Law chiude con una riflessione che vale la pena riportare: la calotta glaciale della Groenlandia ha più di mille anni, ed è l&#8217;unica al mondo ad avere una cultura e una popolazione permanente ai suoi margini. Più cose si scoprono sui processi nascosti dentro quel ghiaccio, meglio ci si potrà preparare ai cambiamenti che arriveranno lungo le coste di tutto il pianeta. E francamente, dopo questa scoperta, la lista delle cose da capire si è fatta ancora più lunga e interessante.</p>
<p>L'articolo <a href="https://tecnoapple.it/groenlandia-pennacchi-giganti-nascosti-sotto-il-ghiaccio-la-scoperta/">Groenlandia, pennacchi giganti nascosti sotto il ghiaccio: la scoperta</a> proviene da <a href="https://tecnoapple.it">Tecnoapple</a>.</p>
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