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	<title>ictus Archivi - Tecnoapple</title>
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		<title>Ictus, il cervello può ringiovanire: lo studio che cambia tutto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 29 Mar 2026 17:24:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienza e Tecnologia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dopo un ictus il cervello può "ringiovanire": lo studio che cambia le prospettive Un nuovo studio pubblicato su The Lancet Digital Health ha svelato qualcosa di davvero inatteso: dopo un ictus, alcune aree del cervello non danneggiate possono mostrare segni di ringiovanimento. Non è fantascienza,...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Dopo un ictus il cervello può &#8220;ringiovanire&#8221;: lo studio che cambia le prospettive</h2>
<p>Un nuovo studio pubblicato su <strong>The Lancet Digital Health</strong> ha svelato qualcosa di davvero inatteso: dopo un <strong>ictus</strong>, alcune aree del cervello non danneggiate possono mostrare segni di ringiovanimento. Non è fantascienza, ma il risultato di un&#8217;analisi condotta su oltre 500 sopravvissuti a un ictus, portata avanti dai ricercatori del <strong>USC Stevens Neuroimaging and Informatics Institute</strong> nell&#8217;ambito del progetto internazionale <strong>ENIGMA Stroke Recovery</strong>. In pratica, mentre la parte del cervello colpita dal danno invecchia più rapidamente, quella opposta sembra fare il percorso inverso. Come se il cervello, di fronte a una crisi, decidesse di potenziare ciò che ancora funziona.</p>
<p>Il meccanismo è affascinante. Attraverso modelli di <strong>deep learning</strong> addestrati su decine di migliaia di risonanze magnetiche, il team ha stimato l&#8217;<strong>età biologica</strong> di 18 diverse regioni cerebrali in ciascun emisfero. Da questo confronto tra età prevista ed età reale è emerso un dato sorprendente: chi aveva subìto un ictus più grave e presentava deficit motori importanti, anche dopo sei mesi di riabilitazione, mostrava un&#8217;età cerebrale più giovane del previsto nelle aree opposte alla lesione. Questo effetto si concentrava soprattutto nella <strong>rete frontoparietale</strong>, fondamentale per la pianificazione dei movimenti, l&#8217;attenzione e la coordinazione.</p>
<h2>Cosa significa davvero questo &#8220;ringiovanimento&#8221; cerebrale</h2>
<p>Attenzione però: non si tratta di una guarigione miracolosa. Hosung Kim, professore associato di neurologia alla Keck School of Medicine della USC, ha spiegato che questo schema non indica un pieno recupero delle funzioni motorie. Piuttosto, riflette il tentativo del cervello di adattarsi, di riorganizzare le proprie reti quando il sistema motorio danneggiato non riesce più a funzionare normalmente. È <strong>neuroplasticità</strong> in azione, resa visibile grazie a strumenti che fino a poco tempo fa non esistevano. I metodi di imaging tradizionali non avrebbero mai potuto catturare queste sfumature.</p>
<p>Lo studio ha potuto raggiungere questa profondità di analisi proprio grazie alla scala del progetto ENIGMA, che ha aggregato dati provenienti da 34 centri di ricerca in otto Paesi. Arthur W. Toga, direttore dello Stevens INI, ha sottolineato come solo mettendo insieme centinaia di casi e applicando intelligenza artificiale avanzata sia stato possibile individuare questi schemi sottili di <strong>riorganizzazione cerebrale</strong>, altrimenti invisibili in studi più piccoli.</p>
<h2>Verso una riabilitazione personalizzata dopo l&#8217;ictus</h2>
<p>Il passo successivo è altrettanto ambizioso. I ricercatori intendono seguire i pazienti nel tempo, dalle prime fasi post ictus fino al recupero a lungo termine. Capire come evolvono questi pattern di invecchiamento e ringiovanimento cerebrale potrebbe permettere ai medici di costruire percorsi di <strong>riabilitazione personalizzata</strong>, calibrati sulla situazione unica di ogni persona. Lo studio, finanziato dai National Institutes of Health e supportato da istituzioni internazionali come la University of British Columbia, la Monash University e l&#8217;Università di Oslo, apre una finestra nuova su come il cervello combatte per riprendersi dopo un ictus. E questo, a prescindere dalle cautele scientifiche necessarie, resta un dato che porta con sé una dose di speranza concreta.</p>
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		<title>Eritritolo e rischio ictus: cosa ha scoperto la nuova ricerca</title>
		<link>https://tecnoapple.it/eritritolo-e-rischio-ictus-cosa-ha-scoperto-la-nuova-ricerca/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 Mar 2026 21:23:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienza e Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[cerebrovascolare]]></category>
		<category><![CDATA[dolcificante]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Eritritolo e rischio ictus: cosa dice la nuova ricerca Quello che molti considerano un dolcificante sicuro potrebbe nascondere insidie serie per la salute del cervello. L'eritritolo, il sostituto dello zucchero presente ormai in tantissimi prodotti "senza zucchero", dai gelati proteici alle bibite...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Eritritolo e rischio ictus: cosa dice la nuova ricerca</h2>
<p>Quello che molti considerano un dolcificante sicuro potrebbe nascondere insidie serie per la salute del cervello. L&#8217;<strong>eritritolo</strong>, il sostituto dello zucchero presente ormai in tantissimi prodotti &#8220;senza zucchero&#8221;, dai gelati proteici alle bibite dietetiche, è finito sotto la lente di un nuovo studio che lo collega a potenziali <strong>danni cerebrovascolari</strong> e a un aumento del <strong>rischio di ictus</strong>. La ricerca, condotta dall&#8217;Università del Colorado a Boulder e pubblicata sul Journal of Applied Physiology, aggiunge un tassello preoccupante a un quadro che si stava già facendo piuttosto fosco.</p>
<p>L&#8217;eritritolo è un alcol zuccherino approvato dalla FDA nel 2001, ottenuto generalmente dalla fermentazione del mais. Ha quasi zero calorie, circa l&#8217;80% della dolcezza dello zucchero classico e un impatto minimo sui livelli di <strong>insulina</strong>. Proprio per queste caratteristiche è diventato un ingrediente amatissimo da chi segue diete <strong>low carb</strong>, regimi chetogenici o semplicemente cerca di ridurre gli zuccheri. Eppure, già uno studio precedente su 4.000 persone tra Stati Uniti ed Europa aveva evidenziato che chi aveva livelli più alti di eritritolo nel sangue risultava significativamente più esposto a infarti e ictus nell&#8217;arco di tre anni.</p>
<h2>Cosa succede ai vasi sanguigni del cervello</h2>
<p>Il team guidato dal professor Christopher DeSouza, direttore dell&#8217;Integrative Vascular Biology Lab, ha voluto capire il meccanismo dietro questi numeri. La ricercatrice Auburn Berry, dottoranda nel suo laboratorio, ha esposto cellule umane che rivestono i <strong>vasi sanguigni cerebrali</strong> a una quantità di eritritolo equivalente a quella contenuta in una tipica bevanda senza zucchero. L&#8217;esposizione è durata tre ore. I risultati non sono affatto rassicuranti.</p>
<p>Le cellule hanno prodotto molto meno <strong>ossido nitrico</strong>, la sostanza che aiuta i vasi a rilassarsi e dilatarsi. Al contrario, è aumentata la produzione di endotelina 1, che provoca la costrizione dei vasi. Non solo: quando esposte alla trombina, una proteina che favorisce la coagulazione, le cellule hanno mostrato una capacità ridotta di produrre t-PA, il composto naturale che il corpo usa per sciogliere i coaguli. E come se non bastasse, i livelli di <strong>radicali liberi</strong> sono saliti, portando con sé il rischio di danni cellulari, invecchiamento accelerato e infiammazione.</p>
<p>&#8220;Se i vasi si restringono e la capacità di dissolvere i coaguli diminuisce, il rischio di ictus sale,&#8221; ha spiegato Berry con una sintesi piuttosto eloquente. DeSouza ha poi sottolineato un dettaglio che fa riflettere: lo studio ha utilizzato una dose corrispondente a una singola porzione. Chi consuma più prodotti con eritritolo durante la giornata potrebbe trovarsi esposto a effetti ancora maggiori.</p>
<h2>Cosa significa tutto questo per chi consuma eritritolo</h2>
<p>Va detto chiaramente: si tratta di esperimenti condotti su cellule in laboratorio, non di studi clinici su persone. Servono ulteriori ricerche per confermare che questi effetti si verifichino anche nella vita reale. Però il segnale è abbastanza forte da meritare attenzione. DeSouza stesso raccomanda di leggere con più cura le <strong>etichette alimentari</strong>, cercando la dicitura eritritolo o &#8220;alcol zuccherino&#8221; tra gli ingredienti.</p>
<p>La scienza su questo dolcificante sta evolvendo rapidamente e il messaggio che emerge è piuttosto chiaro: dare per scontato che un prodotto sia sicuro solo perché è senza zucchero potrebbe rivelarsi un errore. Soprattutto quando si parla di qualcosa che finisce ogni giorno nella dieta di milioni di persone.</p>
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