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	<title>informazione Archivi - Tecnoapple</title>
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		<title>Memoria quantistica: può esistere e non esistere allo stesso tempo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Apr 2026 16:23:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienza e Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[Heisenberg]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quando i sistemi quantistici ricordano e dimenticano allo stesso tempo La memoria quantistica non funziona come ce la immagineremmo. Un sistema può sembrare del tutto privo di ricordi da una prospettiva e, contemporaneamente, nascondere tracce del proprio passato se osservato da un'altra...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Quando i sistemi quantistici ricordano e dimenticano allo stesso tempo</h2>
<p>La <strong>memoria quantistica</strong> non funziona come ce la immagineremmo. Un sistema può sembrare del tutto privo di ricordi da una prospettiva e, contemporaneamente, nascondere tracce del proprio passato se osservato da un&#8217;altra angolazione. Sembra un paradosso, eppure è esattamente quello che ha dimostrato un gruppo internazionale di ricercatori in uno studio appena pubblicato sulla rivista <strong>PRX Quantum</strong>. E la cosa più interessante è che questa scoperta potrebbe avere ricadute concrete sulle <strong>tecnologie quantistiche</strong> del futuro.</p>
<p>Nella fisica classica, il concetto di memoria è piuttosto intuitivo. Un sistema viene definito &#8220;senza memoria&#8221; quando il suo comportamento futuro dipende esclusivamente dallo stato attuale, senza influenze dal passato. Nella <strong>meccanica quantistica</strong>, però, le cose si complicano parecchio. Le informazioni possono essere immagazzinate e trasferite in modi che non hanno equivalenti nel mondo classico, e persino il semplice atto di misurare qualcosa cambia il modo in cui il sistema si evolve. Per questo, definire con precisione cosa significhi &#8220;memoria&#8221; in ambito quantistico è sempre stato un grattacapo non da poco.</p>
<h2>Due modi di guardare lo stesso fenomeno</h2>
<p>Il team di scienziati, che include ricercatori dell&#8217;<strong>Università di Turku</strong> in Finlandia, dell&#8217;Università di Milano e dell&#8217;Università Niccolò Copernico di Toruń in Polonia, ha affrontato il problema partendo da due prospettive storicamente consolidate. La prima, legata al lavoro di Erwin Schrödinger, segue l&#8217;evoluzione degli <strong>stati quantistici</strong> nel tempo. La seconda, sviluppata da Werner Heisenberg, si concentra invece sulle grandezze osservabili, cioè le proprietà misurabili nei vari esperimenti.</p>
<p>Entrambi gli approcci producono gli stessi risultati sperimentali. Fin qui, nulla di strano. Il punto è che, quando si tratta di descrivere la memoria, le due prospettive raccontano storie diverse. Federico Settimo, dottorando all&#8217;Università di Turku e primo autore dello studio, lo spiega in modo chiaro: la memoria non è un concetto unico, ma può manifestarsi in forme differenti a seconda di come viene descritta l&#8217;evoluzione del sistema.</p>
<h2>Effetti nascosti e implicazioni per il futuro</h2>
<p>Ed è qui che la faccenda diventa davvero affascinante. Alcuni <strong>effetti di memoria</strong> emergono solo analizzando l&#8217;evoluzione degli stati quantistici, mentre altri diventano visibili esclusivamente osservando le grandezze misurabili. Il risultato netto è che un <strong>sistema quantistico</strong> può apparire completamente privo di memoria da un punto di vista, e mostrare chiari segnali di memoria dall&#8217;altro. Nello stesso momento.</p>
<p>Questa scoperta ha implicazioni che vanno ben oltre la teoria. Come sottolinea il professor Jyrki Piilo, fisico teorico a Turku, comprendere come la memoria quantistica si manifesti è fondamentale per sviluppare strategie capaci di mitigare il <strong>rumore ambientale</strong> nei dispositivi quantistici reali, oppure addirittura sfruttarlo a proprio vantaggio. In pratica, sapere dove si nasconde la memoria potrebbe fare la differenza nella progettazione di computer quantistici e sensori di nuova generazione.</p>
<p>Lo studio, pubblicato il 14 aprile 2026, ridisegna un concetto che sembrava consolidato e dimostra ancora una volta quanto la <strong>fisica quantistica</strong> sia capace di ribaltare le nostre certezze. Anche quelle più basilari, come il significato stesso del ricordare.</p>
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		<title>Computer quantistici, la svolta: misurazione 100 volte più veloce</title>
		<link>https://tecnoapple.it/computer-quantistici-la-svolta-misurazione-100-volte-piu-veloce/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Apr 2026 00:22:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienza e Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[decoerenza]]></category>
		<category><![CDATA[informazione]]></category>
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		<category><![CDATA[prestazioni]]></category>
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		<category><![CDATA[superconduttori]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I computer quantistici perdono dati: la svolta che cambia tutto I computer quantistici continuano a perdere informazioni, e fino a poco tempo fa nessuno riusciva a capire davvero quanto velocemente succedesse. Ora, un gruppo di ricercatori ha sviluppato una tecnica di misurazione talmente rapida da...</p>
<p>L'articolo <a href="https://tecnoapple.it/computer-quantistici-la-svolta-misurazione-100-volte-piu-veloce/">Computer quantistici, la svolta: misurazione 100 volte più veloce</a> proviene da <a href="https://tecnoapple.it">Tecnoapple</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>I computer quantistici perdono dati: la svolta che cambia tutto</h2>
<p>I <strong>computer quantistici</strong> continuano a perdere informazioni, e fino a poco tempo fa nessuno riusciva a capire davvero quanto velocemente succedesse. Ora, un gruppo di ricercatori ha sviluppato una tecnica di misurazione talmente rapida da cambiare le regole del gioco: oltre <strong>100 volte più veloce</strong> rispetto ai metodi precedenti. E questo potrebbe essere il tassello mancante per rendere queste macchine finalmente affidabili.</p>
<p>Il problema è noto a chiunque segua il settore. I <strong>qubit</strong>, ovvero i bit quantistici su cui si basa tutta l&#8217;architettura di un computer quantistico, sono fragili. L&#8217;informazione che trasportano tende a dissolversi in tempi brevissimi, e soprattutto lo fa in modo imprevedibile. Jeroen Danon, professore alla <strong>Norwegian University of Science and Technology</strong> (NTNU), lo spiega in modo piuttosto diretto: nei qubit superconduttori, il tempo medio di conservazione dell&#8217;informazione è accettabile, ma varia in modo casuale nel tempo. Questo rende tutto enormemente complicato, perché senza sapere esattamente quando e perché l&#8217;informazione scompare, migliorare le prestazioni di un sistema quantistico diventa un po&#8217; come aggiustare un motore al buio.</p>
<h2>Una misurazione che ribalta la prospettiva</h2>
<p>Ed è qui che entra in scena la novità. In collaborazione con un team internazionale guidato dal <strong>Niels Bohr Institute</strong> di Copenhagen, i ricercatori del NTNU hanno messo a punto un metodo che consente di misurare la <strong>perdita di informazione quantistica</strong> in circa 10 millisecondi. Prima ci voleva circa un secondo, che nel mondo della fisica quantistica equivale praticamente a un&#8217;eternità. Danon lo dice con una punta di orgoglio contenuto: &#8220;Più o meno in tempo reale&#8221;.</p>
<p>Questa velocità non è un semplice miglioramento tecnico. Significa poter osservare il comportamento dei qubit mentre cambia, cogliere fluttuazioni rapide che prima restavano invisibili. E soprattutto, significa poter risalire alle <strong>cause profonde</strong> della perdita di dati. Quando si riesce a vedere il problema nel momento esatto in cui si manifesta, trovare la soluzione diventa molto più realistico.</p>
<h2>Cosa cambia per il futuro dei computer quantistici</h2>
<p>Il passo avanti è significativo. Se i <strong>computer quantistici</strong> devono uscire dai laboratori e diventare strumenti utilizzabili su larga scala, la stabilità è il nodo centrale da sciogliere. Non basta aumentare il numero di qubit o raffinare gli algoritmi: serve capire cosa succede dentro queste macchine, istante per istante.</p>
<p>La ricerca, pubblicata sulla rivista <strong>Physical Review X</strong> nell&#8217;aprile 2026, apre una strada concreta. Con questo tipo di monitoraggio in tempo reale, gli scienziati potranno calibrare i processori quantistici in modo molto più preciso, intervenendo sulle instabilità prima che compromettano i calcoli. Non è ancora la soluzione definitiva, ma è quel tipo di progresso che sposta davvero l&#8217;asticella. E nel campo della computazione quantistica, ogni millisecondo risparmiato conta parecchio.</p>
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