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	<title>linfociti Archivi - Tecnoapple</title>
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		<title>Timo: l&#8217;organo ignorato che potrebbe predire quanto a lungo vivremo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Jun 2026 11:52:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienza e Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[cardiovascolare Hmm]]></category>
		<category><![CDATA[immunità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il timo: l'organo dimenticato che potrebbe predire quanto a lungo vivremo Esiste un piccolo organo nel petto che la medicina ha sostanzialmente ignorato per decenni, convinta che dopo l'infanzia non servisse più a granché. Eppure due studi appena pubblicati sulla rivista Nature ribaltano questa...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Il timo: l&#8217;organo dimenticato che potrebbe predire quanto a lungo vivremo</h2>
<p>Esiste un piccolo organo nel petto che la medicina ha sostanzialmente ignorato per decenni, convinta che dopo l&#8217;infanzia non servisse più a granché. Eppure due studi appena pubblicati sulla rivista <strong>Nature</strong> ribaltano questa convinzione e mettono il <strong>timo</strong> al centro di una scoperta che potrebbe cambiare il modo in cui si valutano il rischio di malattie e la <strong>longevità</strong>. I ricercatori del <strong>Mass General Brigham</strong> hanno usato l&#8217;<strong>intelligenza artificiale</strong> per analizzare le TAC di decine di migliaia di adulti, e quello che hanno trovato è sorprendente: chi ha un timo più sano vive di più, si ammala meno di cuore e di cancro, e risponde meglio alle terapie oncologiche.</p>
<p>Il timo è quella ghiandola che si occupa di &#8220;addestrare&#8221; i <strong>linfociti T</strong>, le cellule immunitarie che ci difendono da infezioni e tumori. Dopo la pubertà, però, l&#8217;organo tende a rimpicciolirsi e a produrre meno cellule T nuove. Per questo motivo, la comunità scientifica lo aveva messo in un cassetto, considerandolo poco rilevante nella vita adulta. Un errore, a quanto pare, piuttosto grossolano.</p>
<h2>Cosa dicono i numeri (e l&#8217;intelligenza artificiale)</h2>
<p>Il gruppo di ricerca, guidato da Hugo Aerts, direttore del programma di Intelligenza Artificiale in Medicina al Mass General Brigham, ha analizzato i dati di oltre 25.000 adulti coinvolti in uno screening nazionale per il tumore al polmone, insieme a più di 2.500 partecipanti al celebre <strong>Framingham Heart Study</strong>. Attraverso l&#8217;IA, sono stati misurati dimensione, struttura e composizione del timo nelle TAC di routine, creando un vero e proprio punteggio di &#8220;salute timica&#8221;.</p>
<p>I risultati fanno riflettere. Chi aveva un punteggio più alto presentava circa il 50% di rischio in meno di morire per qualsiasi causa, il 63% in meno di mortalità cardiovascolare e il 36% in meno di probabilità di sviluppare un <strong>tumore al polmone</strong>. Numeri che reggono anche dopo aver tenuto conto di età e altri fattori di salute. Non parliamo quindi di una semplice correlazione superficiale.</p>
<p>Tra gli elementi associati a un timo in cattive condizioni sono emersi fattori piuttosto noti: infiammazione cronica, fumo e peso corporeo elevato. Questo suggerisce che lo stile di vita potrebbe influenzare direttamente la capacità del sistema immunitario di restare efficiente nel tempo, passando proprio dal timo.</p>
<h2>Un ruolo chiave anche nella lotta ai tumori</h2>
<p>In un secondo studio parallelo, lo stesso team ha esaminato le TAC e gli esiti clinici di oltre 1.200 pazienti oncologici trattati con <strong>immunoterapia</strong>. Anche qui, il timo si è rivelato un fattore determinante. I pazienti con un timo più sano mostravano circa il 37% in meno di rischio di progressione del cancro e il 44% in meno di rischio di morte, anche correggendo per le differenze tra pazienti, tipi di tumore e approcci terapeutici.</p>
<p>Per dirla in modo semplice: un organo che tutti davano per &#8220;pensionato&#8221; potrebbe in realtà essere uno degli indicatori più potenti per capire se un trattamento immunoterapico funzionerà oppure no. Una scoperta che, se confermata, aprirebbe scenari importanti nella <strong>medicina personalizzata</strong>.</p>
<p>Gli stessi ricercatori, però, mettono le mani avanti. Servono altri studi per validare i risultati, e la tecnica di misurazione della salute timica non è ancora pronta per l&#8217;uso clinico di routine. Non è stato nemmeno dimostrato che modificare i fattori di rischio (smettere di fumare, perdere peso) migliori direttamente la funzione del timo. Un filone di ricerca in corso sta inoltre indagando se l&#8217;esposizione accidentale del timo alle radiazioni durante il trattamento del tumore polmonare possa peggiorare gli esiti per i pazienti.</p>
<p>Quello che è certo è che il <strong>timo</strong> merita molta più attenzione di quanta ne abbia ricevuta finora. E forse, la prossima volta che qualcuno farà una TAC, quel piccolo organo nel petto racconterà qualcosa di molto più importante di quanto si sia mai sospettato.</p>
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		<title>Cellule killer contro il cancro riprese in 3D per la prima volta in assoluto</title>
		<link>https://tecnoapple.it/cellule-killer-contro-il-cancro-riprese-in-3d-per-la-prima-volta-in-assoluto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Apr 2026 08:24:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienza e Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[cancro]]></category>
		<category><![CDATA[cellule]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le cellule killer del sistema immunitario riprese in 3D mentre distruggono il cancro: una prima volta assoluta Per la prima volta in assoluto, un gruppo di ricercatori è riuscito a ottenere una vista 3D delle cellule T killer mentre eliminano cellule tumorali con una precisione quasi chirurgica....</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Le cellule killer del sistema immunitario riprese in 3D mentre distruggono il cancro: una prima volta assoluta</h2>
<p>Per la prima volta in assoluto, un gruppo di ricercatori è riuscito a ottenere una <strong>vista 3D delle cellule T killer</strong> mentre eliminano cellule tumorali con una precisione quasi chirurgica. Non è un&#8217;animazione, non è una simulazione al computer. Sono immagini reali, catturate in condizioni che preservano fedelmente la struttura biologica delle cellule, e raccontano qualcosa che fino a ieri potevamo solo ipotizzare.</p>
<p>Il lavoro arriva dall&#8217;<strong>Università di Ginevra</strong> (UNIGE) in collaborazione con l&#8217;Ospedale Universitario di Losanna (CHUV), ed è stato pubblicato sulla rivista <strong>Cell Reports</strong> il 30 aprile 2026. L&#8217;obiettivo era ambizioso: osservare nel dettaglio tridimensionale come i <strong>linfociti T citotossici</strong>, le cosiddette cellule killer del nostro sistema immunitario, si organizzano internamente quando decidono di eliminare una cellula pericolosa. E il risultato ha superato le aspettative.</p>
<p>Quando un linfocita T incontra una cellula infetta o tumorale, crea un punto di contatto estremamente preciso chiamato <strong>sinapsi immunitaria</strong>. Attraverso questa sorta di interfaccia biologica, rilascia molecole tossiche che distruggono il bersaglio senza danneggiare i tessuti sani circostanti. Il concetto era noto da tempo, ma nessuno era mai riuscito a visualizzare questa coreografia molecolare con tanta chiarezza, perché i metodi tradizionali di preparazione dei campioni tendono a deformare le strutture cellulari più delicate.</p>
<h2>Il segreto si chiama microscopia crioespansiva</h2>
<p>La svolta è arrivata grazie a una tecnica chiamata <strong>cryo-expansion microscopy</strong> (cryo-ExM). In pratica, le cellule vengono congelate a velocità elevatissima, portandole in uno stato detto vetroso: l&#8217;acqua si solidifica senza formare cristalli, e questo permette di conservare intatta l&#8217;architettura biologica. Poi i campioni vengono fisicamente espansi tramite un idrogel assorbente, rendendo possibile osservarne i dettagli interni su scala nanometrica.</p>
<p>Il team ha scoperto che nel punto di contatto tra la cellula T e il suo bersaglio, la membrana forma una specie di cupola, la cui struttura sembra collegata sia alle interazioni di adesione sia all&#8217;organizzazione interna della cellula stessa. Anche i <strong>granuli citotossici</strong>, quelli che contengono le molecole responsabili dell&#8217;uccisione del bersaglio, sono stati analizzati con una nitidezza mai raggiunta prima. Alcuni di questi granuli presentano un solo nucleo centrale, altri ne hanno diversi, dove le molecole attive si concentrano.</p>
<h2>Dalle cellule in laboratorio ai tumori reali</h2>
<p>Ma la parte forse più significativa dello studio è un&#8217;altra. I ricercatori non si sono fermati alle cellule isolate in laboratorio: hanno applicato la stessa tecnica direttamente a <strong>campioni di tumori umani</strong>. Questo ha permesso di osservare le cellule T killer mentre si infiltrano nei tessuti tumorali, analizzandone il macchinario citotossico nel contesto clinico reale.</p>
<p>Benita Wolf, tra le responsabili dello studio, ha spiegato che poter studiare la risposta immunitaria direttamente dentro i tumori apre possibilità enormi per capire cosa rende efficace un attacco immunitario e cosa invece lo blocca. Si tratta di informazioni preziose per chi lavora nel campo dell&#8217;<strong>immunoncologia</strong>, dove la sfida quotidiana è proprio migliorare la capacità del sistema immunitario di combattere il cancro.</p>
<p>Questa vista 3D delle cellule T killer non è solo una bella immagine. È un nuovo modo di guardare dentro la battaglia più importante che il corpo combatte ogni giorno, e potrebbe cambiare il modo in cui vengono sviluppate le <strong>terapie antitumorali</strong> del futuro.</p>
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		<title>Terapia CAR T cancella la sindrome che ha colpito Celine Dion</title>
		<link>https://tecnoapple.it/terapia-car-t-cancella-la-sindrome-che-ha-colpito-celine-dion/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Apr 2026 18:52:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienza e Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[autoanticorpi]]></category>
		<category><![CDATA[autoimmune]]></category>
		<category><![CDATA[CAR-T]]></category>
		<category><![CDATA[immunoterapia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La terapia CAR T cancella le cellule immunitarie impazzite nella sindrome che colpisce anche Celine Dion La terapia CAR T sta riscrivendo le regole del trattamento per una malattia autoimmune rara e debilitante: la sindrome della persona rigida, lo stesso disturbo neurologico che ha costretto...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>La terapia CAR T cancella le cellule immunitarie impazzite nella sindrome che colpisce anche Celine Dion</h2>
<p>La <strong>terapia CAR T</strong> sta riscrivendo le regole del trattamento per una malattia autoimmune rara e debilitante: la <strong>sindrome della persona rigida</strong>, lo stesso disturbo neurologico che ha costretto Celine Dion a interrompere la carriera. I risultati di uno studio clinico appena pubblicato sono, a dirla tutta, impressionanti. E aprono una finestra su un futuro in cui le malattie autoimmuni più ostinate potrebbero avere finalmente una risposta concreta.</p>
<p>La sindrome della persona rigida, conosciuta in ambito medico come <strong>Stiff Person Syndrome</strong>, provoca rigidità muscolare progressiva, spasmi dolorosi e una perdita graduale della capacità di camminare. A scatenarla sono degli <strong>autoanticorpi</strong>, cioè anticorpi prodotti dal sistema immunitario che attaccano per errore il tessuto nervoso del paziente. Fino a oggi le opzioni terapeutiche erano limitate e spesso insufficienti, basate su farmaci immunosoppressori che tengono a bada i sintomi senza eliminare la causa.</p>
<h2>Come funziona la terapia CAR T contro la sindrome della persona rigida</h2>
<p>La <strong>terapia CAR T</strong> nasce nel campo dell&#8217;oncologia, dove ha già cambiato la vita a migliaia di pazienti con tumori del sangue. Il principio è tanto elegante quanto aggressivo: si prelevano i <strong>linfociti T</strong> del paziente, si modificano geneticamente in laboratorio per riconoscere un bersaglio specifico e poi si reinfondono nel corpo. Nel caso della sindrome della persona rigida, il bersaglio sono le cellule B responsabili della produzione di quegli autoanticorpi che mandano in tilt il sistema nervoso.</p>
<p>Lo studio, condotto su un gruppo ristretto di pazienti, ha mostrato che la terapia CAR T è riuscita a eliminare quasi completamente le cellule B anomale. La conseguenza più visibile? Un <strong>miglioramento della velocità di camminata</strong> e una riduzione significativa degli spasmi muscolari. Alcuni pazienti hanno recuperato funzioni motorie che avevano perso da anni. Non è un dettaglio da poco per chi convive con una malattia che trasforma ogni passo in una sfida.</p>
<h2>Cosa significa questo per il futuro delle malattie autoimmuni</h2>
<p>È ancora presto per parlare di cura definitiva, questo va detto con chiarezza. Il campione di pazienti è piccolo e serviranno studi più ampi per confermare efficacia e sicurezza nel lungo periodo. Però il segnale è forte. La terapia CAR T potrebbe rappresentare un cambio di paradigma non solo per la sindrome della persona rigida, ma per un&#8217;intera categoria di <strong>malattie autoimmuni</strong> in cui le terapie tradizionali falliscono.</p>
<p>Il caso di <strong>Celine Dion</strong> ha portato questa patologia sotto i riflettori globali, e paradossalmente questa visibilità ha accelerato la ricerca. Sapere che esiste un approccio capace di colpire alla radice il meccanismo della malattia, piuttosto che limitarsi a gestirne i sintomi, cambia la prospettiva per migliaia di persone nel mondo. La strada è ancora lunga, ma la direzione sembra quella giusta.</p>
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		<title>Linfociti T killer: scoperti due geni che li rigenerano contro i tumori</title>
		<link>https://tecnoapple.it/linfociti-t-killer-scoperti-due-geni-che-li-rigenerano-contro-i-tumori/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Mar 2026 01:49:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienza e Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[cellule]]></category>
		<category><![CDATA[esaurimento]]></category>
		<category><![CDATA[genetica]]></category>
		<category><![CDATA[immunologia]]></category>
		<category><![CDATA[immunoterapia]]></category>
		<category><![CDATA[linfociti]]></category>
		<category><![CDATA[ricerca]]></category>
		<category><![CDATA[tumori]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nuove regole genetiche per i linfociti T: la scoperta che cambia le carte in tavola Un gruppo di scienziati ha individuato delle regole genetiche finora sconosciute che determinano il destino dei linfociti T killer, le cellule del sistema immunitario responsabili di eliminare minacce come tumori e...</p>
<p>L'articolo <a href="https://tecnoapple.it/linfociti-t-killer-scoperti-due-geni-che-li-rigenerano-contro-i-tumori/">Linfociti T killer: scoperti due geni che li rigenerano contro i tumori</a> proviene da <a href="https://tecnoapple.it">Tecnoapple</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Nuove regole genetiche per i linfociti T: la scoperta che cambia le carte in tavola</h2>
<p>Un gruppo di scienziati ha individuato delle <strong>regole genetiche</strong> finora sconosciute che determinano il destino dei <strong>linfociti T killer</strong>, le cellule del sistema immunitario responsabili di eliminare minacce come tumori e infezioni. La scoperta ruota attorno a meccanismi molecolari che decidono se queste cellule rimarranno combattenti efficaci nel lungo periodo oppure finiranno per &#8220;esaurirsi&#8221;, perdendo progressivamente la loro capacità di attacco. Ed è una di quelle notizie che, nel campo dell&#8217;immunologia, fa davvero rumore.</p>
<p>Il cuore della ricerca sta nella costruzione di un vero e proprio <strong>atlante genetico degli stati cellulari</strong> dei linfociti T CD8, quelli che nel gergo scientifico vengono chiamati proprio &#8220;killer&#8221; per la loro funzione distruttiva nei confronti delle cellule malate. Mappando con una precisione senza precedenti i diversi &#8220;stati&#8221; che queste cellule possono assumere, i ricercatori sono riusciti a identificare degli <strong>interruttori molecolari</strong> specifici. Alcuni di questi interruttori spingono i linfociti T verso una condizione di resilienza, mantenendoli attivi e pronti. Altri, invece, li trascinano verso quello che viene definito <strong>esaurimento immunitario</strong>, uno stato in cui la cellula è ancora presente nel corpo ma ha sostanzialmente smesso di funzionare come dovrebbe.</p>
<h2>Due geni sconosciuti che ribaltano tutto</h2>
<p>La parte più sorprendente della scoperta riguarda due geni che, fino a questo momento, nessuno aveva collegato al comportamento dei linfociti T killer. Disattivando questi due geni nelle cellule esaurite, i ricercatori hanno ottenuto un risultato notevole: le <strong>cellule T esauste</strong> hanno riacquistato la capacità di aggredire e distruggere le cellule tumorali. Non solo. Queste cellule &#8220;rigenerate&#8221; hanno anche mantenuto la capacità di fornire una protezione immunitaria duratura, cosa che spesso rappresenta il vero tallone d&#8217;Achille delle terapie immunologiche attuali.</p>
<p>Perché questo conta così tanto? Chiunque abbia seguito anche solo di sfuggita gli sviluppi delle <strong>terapie immunologiche contro il cancro</strong> sa che uno dei problemi più grossi è proprio l&#8217;esaurimento dei linfociti T. Le terapie come le CAR-T, ad esempio, funzionano benissimo in fase iniziale. Ma col tempo, le cellule ingegnerizzate perdono vigore. Si stancano. E il tumore, che non si stanca mai, riprende terreno. Avere una mappa precisa dei meccanismi che portano a questo esaurimento, e soprattutto sapere quali geni silenziare per invertire il processo, apre prospettive terapeutiche che fino a qualche anno fa sembravano fantascienza.</p>
<h2>Cosa significa per il futuro della lotta ai tumori</h2>
<p>Ovviamente, dalla scoperta in laboratorio alla pratica clinica il percorso è lungo e pieno di ostacoli. Però il fatto che l&#8217;<strong>atlante genetico</strong> dei linfociti T CD8 sia ora disponibile rappresenta uno strumento prezioso per tutta la comunità scientifica. Significa che altri gruppi di ricerca potranno partire da queste informazioni per sviluppare nuove strategie, testare combinazioni di geni, affinare le terapie esistenti.</p>
<p>La vera novità non è solo tecnica. È concettuale. Fino a ieri, l&#8217;esaurimento dei linfociti T veniva trattato come un processo quasi irreversibile, una specie di vicolo cieco biologico. Questa ricerca dimostra che non è così. Che esistono delle leve molecolari precise su cui agire. E che, con gli strumenti giusti, è possibile restituire a queste cellule la loro funzione originaria senza compromettere la memoria immunitaria a lungo termine.</p>
<p>Per chi lavora nel campo dell&#8217;immunoterapia oncologica, si tratta di un passo avanti significativo. Per tutti gli altri, è un promemoria di quanto la genetica continui a riservare sorprese. E di come, a volte, basti spegnere un paio di interruttori per riaccendere una difesa che sembrava ormai compromessa.</p>
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