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	<title>manifattura Archivi - Tecnoapple</title>
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		<title>Apple reinveste i rimborsi sui dazi nella produzione negli Stati Uniti</title>
		<link>https://tecnoapple.it/apple-reinveste-i-rimborsi-sui-dazi-nella-produzione-negli-stati-uniti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 02 May 2026 09:23:25 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Apple reinveste i rimborsi sui dazi: il piano di Tim Cook per la produzione negli Stati Uniti Il CEO di Apple, Tim Cook, ha svelato un piano piuttosto ambizioso che potrebbe ridisegnare una parte significativa della strategia industriale dell'azienda di Cupertino. L'idea è semplice nella sua...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Apple reinveste i rimborsi sui dazi: il piano di Tim Cook per la produzione negli Stati Uniti</h2>
<p>Il CEO di <strong>Apple</strong>, <strong>Tim Cook</strong>, ha svelato un piano piuttosto ambizioso che potrebbe ridisegnare una parte significativa della strategia industriale dell&#8217;azienda di Cupertino. L&#8217;idea è semplice nella sua portata, ma enorme nelle implicazioni: prendere i <strong>rimborsi sui dazi doganali</strong> ottenuti dal governo americano e reinvestirli direttamente in progetti di <strong>produzione negli Stati Uniti</strong>. Una cifra che, secondo le prime stime, potrebbe superare abbondantemente il miliardo di dollari.</p>
<p>Non è una mossa banale. Apple ha storicamente costruito la sua catena di fornitura attorno a partner asiatici, con una rete logistica e manifatturiera concentrata soprattutto in Cina, India e Vietnam. Spostare anche solo una fetta di quella capacità produttiva sul suolo americano richiede investimenti colossali, e soprattutto una volontà politica e aziendale che finora era rimasta più nelle dichiarazioni che nei fatti. Stavolta, però, Tim Cook sembra voler mettere i soldi dove finora c&#8217;erano le parole.</p>
<h2>Cosa significa concretamente per Apple e per il mercato</h2>
<p>Il ragionamento dietro questa scelta ha una sua logica precisa. I <strong>dazi sulle importazioni</strong> hanno rappresentato negli ultimi anni un costo enorme per le aziende tech che producono all&#8217;estero. Apple non fa eccezione. Quando arrivano rimborsi di questa entità, la tentazione sarebbe quella di registrarli come profitto e passare oltre. Invece, la decisione di Cook punta a trasformare quei fondi in qualcosa di strutturale: nuovi impianti, nuove linee di assemblaggio, nuovi posti di lavoro legati alla <strong>manifattura americana</strong>.</p>
<p>È chiaro che un&#8217;operazione del genere ha anche un forte valore simbolico. In un momento in cui il dibattito sul reshoring, cioè il ritorno della produzione industriale nei paesi di origine, è più acceso che mai, Apple si posiziona come protagonista. E Tim Cook, che da anni coltiva rapporti attenti con la politica di Washington, sa perfettamente che una mossa del genere rafforza l&#8217;immagine dell&#8217;azienda su più fronti.</p>
<h2>Un segnale che va oltre Cupertino</h2>
<p>Quello che rende interessante questa notizia non è solo il numero in sé, per quanto impressionante. È il fatto che <strong>Apple</strong> stia dando un segnale all&#8217;intero settore tecnologico. Se l&#8217;azienda più capitalizzata al mondo decide di reinvestire i rimborsi sui dazi in <strong>progetti manifatturieri domestici</strong>, diventa difficile per i concorrenti ignorare del tutto la questione. Non significa che domani vedremo iPhone assemblati interamente in Texas o in Arizona, ma la direzione è tracciata.</p>
<p>Tim Cook non ha fornito dettagli specifici su quali stabilimenti o quali prodotti saranno coinvolti, e questo lascia ancora un margine di incertezza. Però il messaggio è arrivato forte e chiaro: quei soldi non finiranno in un bilancio trimestrale qualunque. Finiranno in fabbriche, macchinari e competenze. E per un&#8217;azienda che fattura centinaia di miliardi ogni anno, anche un miliardo investito così rappresenta una <strong>scelta strategica</strong> che vale la pena osservare con attenzione nei prossimi mesi.</p>
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		<title>Apple investe 400 milioni per produrre componenti iPhone negli USA</title>
		<link>https://tecnoapple.it/apple-investe-400-milioni-per-produrre-componenti-iphone-negli-usa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Mar 2026 01:24:27 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Apple investe 400 milioni di dollari per produrre componenti iPhone negli Stati Uniti Il piano di Apple per rafforzare la produzione americana fa un altro passo avanti. L'azienda di Cupertino ha annunciato una collaborazione con quattro nuove realtà industriali nell'ambito di un programma da 400...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Apple investe 400 milioni di dollari per produrre componenti iPhone negli Stati Uniti</h2>
<p>Il piano di <strong>Apple</strong> per rafforzare la produzione americana fa un altro passo avanti. L&#8217;azienda di Cupertino ha annunciato una collaborazione con quattro nuove realtà industriali nell&#8217;ambito di un programma da <strong>400 milioni di dollari</strong> che si estende su un arco di quattordici anni, con l&#8217;obiettivo dichiarato di portare sempre più componenti per <strong>iPhone</strong> e altri dispositivi a essere fabbricati sul suolo statunitense.</p>
<p>Il programma si chiama <strong>American Manufacturing Program</strong>, abbreviato in AMP, e non nasce oggi. Da qualche anno Apple sta lavorando per spostare parte della filiera produttiva negli Stati Uniti, ma ora la cosa si fa più concreta. Le quattro aziende coinvolte nella nuova fase sono <strong>Bosch</strong>, <strong>Cirrus Logic</strong>, TDK e Qnity Electronics. Ognuna di queste contribuirà alla realizzazione di componenti critici e materiali avanzati destinati ai prodotti Apple, con programmi che andranno avanti fino al 2030.</p>
<h2>La visione di Tim Cook e il contesto politico</h2>
<p>Non è un mistero che il tema della produzione domestica sia diventato centrale nel dibattito pubblico americano, e Apple sembra voler cavalcare questa onda con azioni concrete piuttosto che con semplici dichiarazioni di intenti. <strong>Tim Cook</strong> ha commentato l&#8217;annuncio con parole piuttosto nette: &#8220;Crediamo nel potere dell&#8217;innovazione e della manifattura americana, e siamo orgogliosi di collaborare con ancora più aziende per produrre componenti essenziali e materiali all&#8217;avanguardia per i nostri prodotti qui negli Stati Uniti.&#8221;</p>
<p>Vale la pena notare che questo tipo di iniziative non nasce in un vuoto. Il rapporto tra Apple e la politica americana è sempre stato complesso, con pressioni bipartisan per riportare posti di lavoro manifatturieri nel Paese. E un investimento da 400 milioni di dollari spalmato su quattordici anni, per quanto significativo, rappresenta comunque una goccia nel mare rispetto al fatturato complessivo dell&#8217;azienda. Però è un segnale. E nel mondo della <strong>produzione tecnologica</strong>, i segnali contano.</p>
<h2>Cosa significa per il futuro dei prodotti Apple</h2>
<p>La domanda che molti si pongono è se tutto questo avrà un impatto tangibile sui prodotti finali. La risposta onesta è: probabilmente non nell&#8217;immediato. La catena di approvvigionamento di Apple resta massicciamente concentrata in Asia, e nessun programma da qualche centinaio di milioni può cambiare questa realtà dall&#8217;oggi al domani. Quello che può fare, però, è iniziare a costruire competenze locali su componenti specifici, creando una base industriale che nel tempo potrebbe espandersi.</p>
<p>Le partnership con aziende come Bosch e Cirrus Logic suggeriscono che Apple stia puntando su settori dove la tecnologia americana è già competitiva, come i sensori e i chip audio. Una strategia pragmatica, insomma, più che rivoluzionaria. Ma è proprio questo approccio graduale che potrebbe rendere l&#8217;<strong>American Manufacturing Program</strong> qualcosa di duraturo, e non l&#8217;ennesimo annuncio destinato a svanire nel nulla.</p>
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		<title>Apple investe negli USA: quattro nuovi partner per produrre componenti di iPhone</title>
		<link>https://tecnoapple.it/apple-investe-negli-usa-quattro-nuovi-partner-per-produrre-componenti-di-iphone/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Mar 2026 13:52:43 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Apple punta sulla produzione negli Stati Uniti: nuovi partner per i componenti di iPhone La notizia ha un peso specifico notevole per l'intera filiera tecnologica. Apple ha annunciato quattro nuovi membri del suo American Manufacturing Program, il programma che punta a rafforzare la produzione di...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Apple punta sulla produzione negli Stati Uniti: nuovi partner per i componenti di iPhone</h2>
<p>La notizia ha un peso specifico notevole per l&#8217;intera filiera tecnologica. <strong>Apple</strong> ha annunciato quattro nuovi membri del suo <strong>American Manufacturing Program</strong>, il programma che punta a rafforzare la produzione di componenti critici sul suolo statunitense. I nomi coinvolti sono <strong>TDK</strong>, <strong>Bosch</strong>, <strong>Cirrus Logic</strong> e Qnity Electronics. Il messaggio è chiaro: Apple vuole che sempre più pezzi dei suoi dispositivi, a partire da <strong>iPhone</strong>, nascano in fabbriche americane.</p>
<p>Il primo annuncio riguarda TDK, che produrrà per la prima volta negli Stati Uniti sensori a magnetoresistenza tunnel (TMR), utilizzati negli iPhone venduti in tutto il mondo. Questi sensori sono fondamentali per funzionalità come la stabilizzazione della fotocamera. Poi c&#8217;è la collaborazione tra Apple, Bosch e <strong>TSMC</strong>: insieme lavoreranno alla produzione di circuiti integrati per il nuovo hardware sensoristico di Bosch, all&#8217;interno di uno stabilimento TSMC nello stato di Washington. Si tratta di chip che abilitano funzioni come il Rilevamento Incidenti, il tracciamento nell&#8217;app Attività e le misurazioni di altitudine su iPhone e <strong>Apple Watch</strong>.</p>
<h2>Semiconduttori, intelligenza artificiale e un investimento da 400 milioni di dollari</h2>
<p>C&#8217;è anche il fronte semiconduttori, e qui entra in gioco Cirrus Logic. Apple collaborerà con Cirrus Logic e GlobalFoundries per sviluppare nuove tecnologie di processo semiconduttore in un impianto GlobalFoundries a New York. Questa partnership permetterà di realizzare soluzioni per diversi componenti dei prodotti Apple, compresi i chip avanzati che alimentano i sistemi <strong>Face ID</strong>. Infine, Qnity Electronics e HD MicroSystems forniranno materiali e tecnologie di ultima generazione essenziali per la produzione di semiconduttori, con l&#8217;obiettivo dichiarato di &#8220;portare innovazione nel campo del calcolo ad alte prestazioni e dell&#8217;intelligenza artificiale&#8221;.</p>
<p>Il quadro economico dietro queste mosse è impressionante. L&#8217;American Manufacturing Program si inserisce nell&#8217;impegno quadriennale di Apple da <strong>600 miliardi di dollari</strong> destinati alla manifattura e all&#8217;innovazione negli Stati Uniti. Di questi, 400 milioni saranno dedicati specificamente ai quattro nuovi partner del programma, con un orizzonte temporale che arriva al 2030.</p>
<h2>Le parole di Tim Cook e il contesto più ampio</h2>
<p>Tim Cook, il CEO di Apple, ha commentato così: &#8220;Crediamo nella forza dell&#8217;innovazione e della manifattura americana, e siamo orgogliosi di collaborare con ancora più aziende per produrre componenti critici e materiali all&#8217;avanguardia per i nostri prodotti proprio qui negli Stati Uniti&#8221;. Non è retorica fine a sé stessa. Il programma, già avviato da tempo, conta tra i suoi membri iniziali nomi del calibro di Amkor, Broadcom, Corning, Samsung e Texas Instruments, tra gli altri.</p>
<p>Quello che Apple sta costruendo con l&#8217;American Manufacturing Program non è solo una questione di catena di fornitura o di politica industriale. È un segnale preciso: i componenti più strategici degli iPhone e degli altri dispositivi Apple devono avere radici produttive sempre più solide negli Stati Uniti. E con investimenti di questa portata, il messaggio arriva forte e chiaro a tutta l&#8217;industria tecnologica globale.</p>
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		<title>Stampa 3D del carburo di tungsteno: la svolta arriva dal Giappone</title>
		<link>https://tecnoapple.it/stampa-3d-del-carburo-di-tungsteno-la-svolta-arriva-dal-giappone/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 14 Mar 2026 07:24:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienza e Tecnologia]]></category>
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		<category><![CDATA[Giappone]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Stampare in 3D il carburo di tungsteno: la svolta che arriva dal Giappone La stampa 3D del carburo di tungsteno sembrava fino a poco tempo fa un traguardo lontanissimo. Parliamo di uno dei materiali più duri sulla faccia della Terra, usato ovunque serva resistenza estrema all'usura: utensili da...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Stampare in 3D il carburo di tungsteno: la svolta che arriva dal Giappone</h2>
<p>La <strong>stampa 3D del carburo di tungsteno</strong> sembrava fino a poco tempo fa un traguardo lontanissimo. Parliamo di uno dei materiali più duri sulla faccia della Terra, usato ovunque serva resistenza estrema all&#8217;usura: utensili da taglio, punte per perforazione, strumenti da costruzione. Il problema è che produrlo costa tantissimo, spreca materie prime pregiate e richiede processi ad alta pressione tutt&#8217;altro che efficienti. Un gruppo di ricercatori della <strong>Hiroshima University</strong>, in collaborazione con la Mitsubishi Materials, ha però trovato una strada nuova. E piuttosto elegante, a dire il vero.</p>
<p>Lo studio, pubblicato sull&#8217;International Journal of Refractory Metals and Hard Materials (numero di aprile 2026), descrive un metodo di <strong>produzione additiva</strong> che sfrutta una tecnica chiamata irradiazione laser a filo caldo. Il concetto di fondo è semplice da capire, anche se la realizzazione è tutt&#8217;altro che banale: invece di fondere completamente i metalli, li si ammorbidisce. Questo consente di depositare il <strong>carburo di tungsteno e cobalto</strong> (la sigla tecnica è WC-Co) esattamente dove serve, senza gli sprechi enormi tipici della metallurgia tradizionale delle polveri.</p>
<h2>Come funziona il processo e perché cambia le regole del gioco</h2>
<p>Nel metodo convenzionale, le polveri di tungsteno e cobalto vengono compresse ad alta pressione e poi riscaldate in forni di sinterizzazione. Funziona, certo, ma il rendimento rispetto alla quantità di <strong>materia prima</strong> impiegata lascia parecchio a desiderare. Il team giapponese ha testato due strategie diverse. In una, la barra di carburo cementato guida la direzione di fabbricazione mentre il laser colpisce direttamente la sua parte superiore. Nell&#8217;altra, è il laser a guidare il processo, dirigendo l&#8217;energia tra la base della barra e il materiale di supporto in ferro.</p>
<p>Nessuna delle due strade è perfetta al primo tentativo. La tecnica con la barra in testa ha causato una decomposizione del WC nella parte alta della struttura, creando difetti. Quella guidata dal laser, invece, faceva fatica a mantenere la <strong>durezza</strong> necessaria. La soluzione? L&#8217;introduzione di uno strato intermedio in <strong>lega di nichel</strong>, combinato con un controllo molto preciso delle temperature. Sopra il punto di fusione del cobalto, sotto la soglia di crescita dei grani. Un equilibrio sottile, ma che ha funzionato.</p>
<h2>Risultati concreti e prospettive future</h2>
<p>I campioni prodotti hanno raggiunto una durezza superiore ai <strong>1400 HV</strong>, un valore che colloca il materiale appena sotto diamante e zaffiro nella scala dei materiali più resistenti usati nell&#8217;industria. E soprattutto, senza difetti strutturali rilevanti. Non è poco, considerando che si parla di un processo di stampa 3D e non di una lavorazione tradizionale consolidata da decenni.</p>
<p>Come ha spiegato Keita Marumoto, professore assistente a Hiroshima, l&#8217;approccio di formare materiali metallici ammorbidendoli anziché fondendoli completamente rappresenta qualcosa di genuinamente nuovo. E non si applica solo ai <strong>carburi cementati</strong>: potenzialmente, la stessa logica potrebbe estendersi ad altri materiali difficili da lavorare.</p>
<p>I prossimi passi riguardano la riduzione delle cricche durante la fabbricazione e la possibilità di creare forme più complesse. L&#8217;obiettivo dichiarato è arrivare a stampare in 3D utensili da taglio funzionali, riducendo drasticamente lo spreco di tungsteno e cobalto. Due risorse costose, strategiche e sempre più difficili da reperire. Insomma, la <strong>stampa 3D del carburo di tungsteno</strong> non è ancora pronta per la produzione di massa, ma il punto di partenza è solido. E le implicazioni industriali sono enormi.</p>
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		<title>Apple ha prodotto 55 milioni di iPhone in India nel 2025: obiettivo del 25% centrato</title>
		<link>https://tecnoapple.it/apple-ha-prodotto-55-milioni-di-iphone-in-india-nel-2025-obiettivo-del-25-centrato/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Mar 2026 04:21:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Apple]]></category>
		<category><![CDATA[Cina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Apple ha prodotto 55 milioni di iPhone in India nel 2025: l'obiettivo del 25% è stato centrato La produzione di iPhone in India ha raggiunto un traguardo che fino a pochi anni fa sembrava ambizioso, quasi irrealistico. Eppure i numeri parlano chiaro: nel corso del 2025, Apple ha fatto assemblare...</p>
<p>L'articolo <a href="https://tecnoapple.it/apple-ha-prodotto-55-milioni-di-iphone-in-india-nel-2025-obiettivo-del-25-centrato/">Apple ha prodotto 55 milioni di iPhone in India nel 2025: obiettivo del 25% centrato</a> proviene da <a href="https://tecnoapple.it">Tecnoapple</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Apple ha prodotto 55 milioni di iPhone in India nel 2025: l&#8217;obiettivo del 25% è stato centrato</h2>
<p>La <strong>produzione di iPhone in India</strong> ha raggiunto un traguardo che fino a pochi anni fa sembrava ambizioso, quasi irrealistico. Eppure i numeri parlano chiaro: nel corso del 2025, <strong>Apple</strong> ha fatto assemblare circa <strong>55 milioni di iPhone</strong> nelle fabbriche indiane, un balzo notevole rispetto ai circa 40 milioni dell&#8217;anno precedente. E non è un dettaglio da poco, perché significa che l&#8217;azienda di Cupertino ha effettivamente raggiunto quella soglia del 25% della produzione globale che si era prefissata.</p>
<p>Per capire quanto sia significativo questo passaggio, basta tornare indietro al 2023. All&#8217;epoca, un ministro del commercio indiano aveva rivelato pubblicamente che Apple puntava a portare la quota di <strong>produzione locale di iPhone</strong> dal 6% circa fino al 25% entro il 2025. Un obiettivo che molti osservatori avevano accolto con un certo scetticismo, considerando la storica dipendenza dell&#8217;azienda dalla <strong>Cina</strong> come hub manifatturiero principale. Eppure, stando ai dati riportati da Bloomberg, quel traguardo è stato centrato in pieno.</p>
<h2>Perché l&#8217;India è diventata così centrale per Apple</h2>
<p>La strategia non nasce dal nulla. Da qualche anno ormai, Apple sta lavorando sistematicamente per <strong>diversificare la propria catena di approvvigionamento</strong>, riducendo la concentrazione produttiva in territorio cinese. Le tensioni geopolitiche tra Stati Uniti e Cina, i rischi legati a possibili interruzioni logistiche e la volontà di non dipendere da un singolo paese per un prodotto così cruciale hanno spinto <strong>Tim Cook</strong> e il suo team a guardare con sempre maggiore interesse verso il subcontinente indiano.</p>
<p>L&#8217;India offre diversi vantaggi: una forza lavoro giovane e numerosa, costi di produzione competitivi e un governo che negli ultimi anni ha messo in campo incentivi fiscali importanti per attrarre grandi aziende tecnologiche. Apple ha stretto partnership con fornitori come <strong>Foxconn</strong> e Tata Electronics, ampliando progressivamente le linee produttive nel paese. E i risultati si vedono.</p>
<p>Considerando che Apple produce mediamente tra i 220 e i 230 milioni di iPhone ogni anno a livello globale, quei 55 milioni di unità assemblate in India rappresentano effettivamente circa un quarto del totale. Un dato che ridisegna in modo sostanziale la mappa della produzione di iPhone nel mondo.</p>
<h2>Cosa cambia da qui in avanti</h2>
<p>La vera domanda, a questo punto, è se Apple si fermerà qui oppure continuerà ad aumentare la quota indiana. Gli analisti sembrano orientati verso la seconda ipotesi. L&#8217;infrastruttura produttiva in India sta maturando rapidamente, e non sarebbe sorprendente vedere la <strong>produzione di iPhone in India</strong> superare il 30% nei prossimi due o tre anni.</p>
<p>C&#8217;è anche un altro aspetto che vale la pena considerare. L&#8217;India non è solo un polo manifatturiero per Apple, ma rappresenta anche uno dei mercati in più rapida crescita per la vendita di smartphone premium. Produrre localmente aiuta a contenere i costi di importazione e a rendere i dispositivi più accessibili per i consumatori indiani, creando un circolo virtuoso tra produzione e vendite.</p>
<p>Quello che è successo nel 2025 non è un semplice dato statistico. È il segnale concreto di una trasformazione profonda nella strategia industriale di Apple, un&#8217;azienda che per decenni ha costruito il proprio successo produttivo quasi esclusivamente in Cina. L&#8217;era in cui &#8220;Made in China&#8221; era sinonimo automatico di iPhone sta lasciando spazio a qualcosa di diverso, più distribuito, più resiliente. E l&#8217;India, con quei 55 milioni di dispositivi prodotti, si è guadagnata un ruolo da protagonista in questa nuova fase.</p>
<p>L'articolo <a href="https://tecnoapple.it/apple-ha-prodotto-55-milioni-di-iphone-in-india-nel-2025-obiettivo-del-25-centrato/">Apple ha prodotto 55 milioni di iPhone in India nel 2025: obiettivo del 25% centrato</a> proviene da <a href="https://tecnoapple.it">Tecnoapple</a>.</p>
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