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	<title>manufatti Archivi - Tecnoapple</title>
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		<title>37 resti umani in una giara: il mistero della Piana delle Giare</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 May 2026 23:22:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienza e Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[archeologia]]></category>
		<category><![CDATA[funerario]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Scoperti resti di almeno 37 persone in un'antica giara di pietra nel Laos nordorientale Una scoperta che getta nuova luce su uno dei misteri archeologici più affascinanti del Sud-est asiatico. I resti di almeno 37 individui sono stati trovati all'interno di un'antica giara di pietra nella regione...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Scoperti resti di almeno 37 persone in un&#8217;antica giara di pietra nel Laos nordorientale</h2>
<p>Una scoperta che getta nuova luce su uno dei misteri archeologici più affascinanti del Sud-est asiatico. I resti di almeno <strong>37 individui</strong> sono stati trovati all&#8217;interno di un&#8217;antica <strong>giara di pietra</strong> nella regione nordorientale del <strong>Laos</strong>, rafforzando l&#8217;ipotesi che migliaia di manufatti simili, sparsi nelle pianure circostanti, fossero utilizzati come contenitori funerari. Una scoperta che potrebbe finalmente dare una risposta concreta a un enigma che dura da quasi un secolo.</p>
<h2>La Piana delle Giare: un enigma lungo quasi cento anni</h2>
<p>La cosiddetta <strong>Piana delle Giare</strong> è un sito archeologico straordinario, composto da oltre duemila enormi contenitori in pietra distribuiti su centinaia di siti nel Laos settentrionale. Alcuni di questi manufatti pesano diverse tonnellate e risalgono a un periodo compreso tra l&#8217;Età del Ferro e i primi secoli dell&#8217;era comune. Per decenni, archeologi e ricercatori si sono interrogati sulla loro funzione. Qualcuno ha ipotizzato che servissero per la fermentazione del riso, altri per la raccolta dell&#8217;acqua piovana. Ma la teoria più accreditata, e oggi sempre più supportata dai dati, è quella che li collega a <strong>pratiche funerarie</strong> complesse.</p>
<p>Il ritrovamento dei resti umani all&#8217;interno di una singola giara di pietra non è solo un dato numerico impressionante. Trentasette individui nello stesso contenitore suggeriscono un uso prolungato nel tempo, probabilmente legato a sepolture collettive o a rituali di deposizione secondaria. In pratica, i corpi venivano lasciati decomporre altrove e poi le ossa venivano raccolte e collocate dentro la giara. È un tipo di pratica documentata in diverse culture antiche del Sud-est asiatico, ma mai con una tale concentrazione di individui in un unico manufatto.</p>
<h2>Cosa cambia per la ricerca archeologica nel Laos</h2>
<p>Questo ritrovamento rappresenta un tassello fondamentale. Fino a poco tempo fa, le evidenze dirette di utilizzo funerario delle <strong>giare megalitiche</strong> erano frammentarie. Le condizioni climatiche tropicali del Laos, con umidità elevata e piogge monsoniche, rendono la conservazione dei resti organici estremamente difficile. Il fatto che siano stati identificati i resti di così tante persone è quindi un risultato notevole, reso possibile anche dai progressi nelle tecniche di <strong>analisi bioarcheologica</strong>.</p>
<p>Gli studiosi sperano che ulteriori scavi possano rivelare informazioni sulla composizione demografica delle comunità che utilizzavano queste giare, sulla loro organizzazione sociale e sulle rotte commerciali che attraversavano la regione. La Piana delle Giare, già candidata a <strong>patrimonio UNESCO</strong>, potrebbe presto offrire risposte che la comunità scientifica attende da generazioni. E ogni nuova giara aperta, ogni frammento osseo analizzato, avvicina un po&#8217; di più alla comprensione di chi fossero davvero le persone che, migliaia di anni fa, scelsero quei monumentali contenitori di <strong>pietra</strong> come ultima dimora.</p>
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		<title>Dadi in osso di 12.000 anni fa: il gioco d&#8217;azzardo è nato in America</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Apr 2026 01:23:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienza e Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[americani]]></category>
		<category><![CDATA[archeologia]]></category>
		<category><![CDATA[azzardo]]></category>
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		<category><![CDATA[preistoria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dadi in osso e gioco d'azzardo: una storia americana vecchia 12.000 anni Quando si pensa alla nascita del gioco d'azzardo, la mente corre quasi automaticamente alle civiltà del Vicino Oriente, alla Mesopotamia, forse all'Egitto dei faraoni. Eppure una nuova ricerca pubblicata sulla rivista American...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Dadi in osso e gioco d&#8217;azzardo: una storia americana vecchia 12.000 anni</h2>
<p>Quando si pensa alla nascita del <strong>gioco d&#8217;azzardo</strong>, la mente corre quasi automaticamente alle civiltà del Vicino Oriente, alla Mesopotamia, forse all&#8217;Egitto dei faraoni. Eppure una nuova ricerca pubblicata sulla rivista <strong>American Antiquity</strong> ribalta completamente questa narrazione. I <strong>dadi più antichi del mondo</strong> non arrivano dall&#8217;Età del Bronzo europea o mediorientale: sono stati creati da cacciatori e raccoglitori nativi americani oltre 12.000 anni fa, nelle Grandi Pianure occidentali degli attuali Stati Uniti. Parliamo della fine dell&#8217;ultima era glaciale, un&#8217;epoca in cui nessuno, almeno secondo le ricostruzioni tradizionali, avrebbe dovuto avere a che fare con oggetti progettati per generare risultati casuali.</p>
<p>Lo studio, condotto da Robert J. Madden, dottorando alla <strong>Colorado State University</strong>, documenta come questi <strong>dadi in osso</strong> non fossero affatto manufatti casuali o scarti di lavorazione. Erano strumenti pensati con cura, modellati per produrre esiti binari, un po&#8217; come il lancio di una moneta con testa e croce. Gli esemplari più antichi provengono da siti del periodo Folsom, in Wyoming, Colorado e Nuovo Messico, e precedono di oltre 6.000 anni qualsiasi dado conosciuto nel Vecchio Mondo.</p>
<h2>Come funzionavano questi dadi preistorici</h2>
<p>Niente a che vedere con i classici dadi a sei facce. Questi oggetti erano pezzi piatti o leggermente arrotondati, spesso ovali o rettangolari, con due facce distinte per colore, <strong>texture</strong> o decorazione. Venivano lanciati insieme su una superficie e il risultato dipendeva da quanti pezzi mostravano la faccia &#8220;contabile&#8221;. Un meccanismo semplice, certo, ma tutt&#8217;altro che primitivo nella concezione. Madden li ha descritti come strumenti &#8220;semplici ed eleganti&#8221;, sottolineando che sono inconfondibilmente intenzionali.</p>
<p>Per identificare con rigore questi manufatti, lo studio introduce un test morfologico basato su attributi fisici specifici, una sorta di checklist strutturata costruita a partire dall&#8217;analisi di 293 set di <strong>dadi nativi americani</strong> storici, catalogati dall&#8217;etnografo Stewart Culin nel 1907. Grazie a questo metodo, la ricerca ha individuato oltre 600 dadi diagnostici o probabili, distribuiti su 57 siti archeologici in 12 stati, coprendo ogni grande periodo della preistoria nordamericana.</p>
<h2>Ripensare le origini del pensiero probabilistico</h2>
<p>La cosa davvero interessante è che questi <strong>giochi d&#8217;azzardo</strong> antichi non erano solo passatempi. Secondo Madden, creavano spazi neutri e regolati dove persone di gruppi diversi potevano interagire, scambiare beni, stringere alleanze e gestire l&#8217;incertezza. Funzionavano, in pratica, come vere e proprie <strong>tecnologie sociali</strong>. Nessuno sta dicendo che i cacciatori dell&#8217;era glaciale facessero teoria della probabilità formale, sia chiaro. Ma osservavano, replicavano e si affidavano a risultati casuali in modi strutturati che sfruttavano regolarità probabilistiche, come la legge dei grandi numeri.</p>
<p>Fino a oggi, la comunità scientifica riteneva che queste pratiche fossero nate in società complesse del Vecchio Mondo circa 5.500 anni fa. Questo studio sposta l&#8217;orologio indietro di millenni e allarga enormemente la mappa geografica. I <strong>dadi in osso</strong> americani raccontano una storia molto più lunga e radicata di quanto chiunque avesse immaginato, una storia che attraversa l&#8217;intero continente e che merita finalmente il posto che le spetta nella ricostruzione globale del rapporto umano con il caso e la fortuna.</p>
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		<title>Giochi di dadi dei nativi americani: la scoperta che riscrive millenni di storia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Apr 2026 04:53:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienza e Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[archeologia]]></category>
		<category><![CDATA[dadi]]></category>
		<category><![CDATA[giochi]]></category>
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		<category><![CDATA[preistoria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Giochi di dadi dei nativi americani: una scoperta riscrive la storia di migliaia di anni Una nuova ricerca su reperti archeologici antichissimi sta cambiando radicalmente ciò che si sapeva sui giochi di dadi dei nativi americani. Fino a poco tempo fa, le prime testimonianze di queste pratiche...</p>
<p>L'articolo <a href="https://tecnoapple.it/giochi-di-dadi-dei-nativi-americani-la-scoperta-che-riscrive-millenni-di-storia/">Giochi di dadi dei nativi americani: la scoperta che riscrive millenni di storia</a> proviene da <a href="https://tecnoapple.it">Tecnoapple</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Giochi di dadi dei nativi americani: una scoperta riscrive la storia di migliaia di anni</h2>
<p>Una nuova ricerca su reperti archeologici antichissimi sta cambiando radicalmente ciò che si sapeva sui <strong>giochi di dadi dei nativi americani</strong>. Fino a poco tempo fa, le prime testimonianze di queste pratiche ludiche venivano collocate in un periodo relativamente recente della preistoria nordamericana. Ora, però, uno studio condotto su <strong>manufatti antichi</strong> suggerisce che la tradizione abbia radici molto più profonde, anticipando di migliaia di anni le datazioni finora accettate dalla comunità scientifica.</p>
<p>E questo, vale la pena dirlo subito, non è un dettaglio da poco. Significa ripensare completamente il ruolo del gioco nelle <strong>culture native americane</strong>, e farlo con una consapevolezza nuova.</p>
<h2>Cosa racconta davvero questa scoperta</h2>
<p>Il punto centrale è semplice, almeno in apparenza. Un gruppo di ricercatori ha analizzato una serie di <strong>artefatti</strong> rinvenuti in siti archeologici nordamericani, identificandoli come strumenti utilizzati per giochi di dadi. La sorpresa è arrivata con le datazioni: questi oggetti risultano molto più antichi rispetto a qualsiasi altra prova documentata di giochi di dadi tra le <strong>popolazioni native</strong>.</p>
<p>Parliamo di un salto temporale enorme. Non qualche secolo, ma diverse migliaia di anni. Questo dato sposta l&#8217;intera linea temporale e costringe gli studiosi a riconsiderare quanto fossero sofisticate e strutturate le attività sociali e rituali di queste comunità in epoche remotissime.</p>
<p>I giochi di dadi dei nativi americani, del resto, non erano semplice intrattenimento. Avevano spesso un significato cerimoniale, spirituale, e fungevano da collante sociale tra i membri delle tribù. Sapere che queste pratiche esistevano già in tempi così lontani aggiunge uno strato di complessità affascinante alla comprensione di queste civiltà.</p>
<h2>Perché è importante guardare oltre i numeri</h2>
<p>La tentazione, quando escono notizie del genere, è fermarsi al dato cronologico. Ma la vera portata di questa scoperta va oltre le date. Quello che emerge è un quadro in cui le <strong>società precolombiane</strong> avevano sviluppato sistemi di gioco complessi ben prima di quanto chiunque avesse ipotizzato. E non si trattava di qualcosa di marginale nella loro vita quotidiana.</p>
<p>I giochi di dadi dei nativi americani erano intrecciati con la <strong>cosmologia</strong>, con le decisioni collettive, persino con la risoluzione di conflitti tra gruppi diversi. Trovarli attestati così indietro nel tempo significa riconoscere che queste forme di organizzazione culturale non sono un&#8217;acquisizione tarda, ma un elemento fondante.</p>
<p>C&#8217;è poi un aspetto metodologico che vale la pena sottolineare. Questo studio dimostra quanto sia importante tornare a esaminare con occhi nuovi e <strong>tecnologie aggiornate</strong> reperti che magari giacciono nei depositi dei musei da decenni, mai analizzati con gli strumenti giusti. A volte le risposte più sorprendenti non arrivano da nuovi scavi, ma da uno sguardo più attento a ciò che era già stato trovato.</p>
<p>Quello che resta, alla fine, è la conferma che la storia delle culture native americane continua a riservare sorprese. E che ogni volta che qualcuno pensa di aver tracciato un confine temporale definitivo, qualche manufatto dimenticato in un cassetto è pronto a smentirlo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://tecnoapple.it/giochi-di-dadi-dei-nativi-americani-la-scoperta-che-riscrive-millenni-di-storia/">Giochi di dadi dei nativi americani: la scoperta che riscrive millenni di storia</a> proviene da <a href="https://tecnoapple.it">Tecnoapple</a>.</p>
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