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	<title>nero Archivi - Tecnoapple</title>
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		<title>Einstein Probe scopre un buco nero mentre divora una nana bianca</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Jun 2026 22:53:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienza e Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[astronomia Wait]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il telescopio Einstein Probe potrebbe aver colto un buco nero mentre distrugge una nana bianca Qualcosa di davvero straordinario è successo nello spazio profondo, e il telescopio spaziale Einstein Probe era lì al momento giusto per catturarlo. Gli astronomi ritengono di aver assistito a uno degli...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Il telescopio Einstein Probe potrebbe aver colto un buco nero mentre distrugge una nana bianca</h2>
<p>Qualcosa di davvero straordinario è successo nello spazio profondo, e il telescopio spaziale <strong>Einstein Probe</strong> era lì al momento giusto per catturarlo. Gli astronomi ritengono di aver assistito a uno degli eventi cosmici più rari mai osservati: un <strong>buco nero di massa intermedia</strong> che sta letteralmente facendo a pezzi una <strong>nana bianca</strong>, divorandola. Se la cosa venisse confermata, sarebbe la prima volta in assoluto che un fenomeno del genere viene documentato in modo diretto.</p>
<p>Il 2 luglio 2025, durante una normale scansione del cielo, Einstein Probe ha individuato una sorgente di <strong>raggi X</strong> insolitamente brillante. La luminosità dell&#8217;oggetto cambiava a una velocità anomala, il che ha fatto scattare immediatamente l&#8217;allarme tra i ricercatori. Non era una sorgente qualunque. E da lì è partita una mobilitazione di osservatori in tutto il mondo, con telescopi puntati verso quella porzione di cielo per capire cosa stesse succedendo.</p>
<p>La ricerca è stata coordinata dal Centro Scientifico dell&#8217;Einstein Probe presso gli Osservatori Astronomici Nazionali dell&#8217;Accademia Cinese delle Scienze, con il contributo fondamentale di scienziati dell&#8217;Università di Hong Kong e di diversi istituti internazionali. I risultati sono stati pubblicati come articolo di copertina su <strong>Science Bulletin</strong>.</p>
<h2>Un&#8217;esplosione cosmica che non somiglia a nulla di già visto</h2>
<p>La scoperta è stata possibile grazie ai due strumenti complementari a bordo di Einstein Probe. Il Wide-field X-ray Telescope, dotato di ottiche innovative a occhio di aragosta, ha rilevato la sorgente, poi designata EP250702a. Quasi in contemporanea, il telescopio spaziale Fermi della NASA ha captato diversi <strong>lampi di raggi gamma</strong> dalla stessa regione celeste.</p>
<p>Ma il dettaglio che ha lasciato tutti a bocca aperta è arrivato dopo, analizzando i dati precedenti. Il telescopio aveva già registrato un&#8217;emissione costante di raggi X dalla stessa posizione circa un giorno prima che comparissero i lampi gamma. Una sequenza del genere non si associa quasi mai alle esplosioni cosmiche più violente. Circa 15 ore dopo la prima rilevazione, la sorgente è esplosa in una serie di brillamenti intensissimi, raggiungendo una luminosità di circa 3 × 10⁴⁹ erg al secondo. Parliamo di uno degli eventi istantanei più luminosi mai registrati nell&#8217;universo.</p>
<p>Come ha spiegato il dottor Dongyue Li, primo autore dello studio, quel segnale precoce nei raggi X è stato decisivo: ha permesso di escludere che si trattasse di un comune lampo di raggi gamma.</p>
<h2>Un buco nero che divora una stella: lo scenario più convincente</h2>
<p>Grazie alla posizione precisa fornita da Einstein Probe, i principali telescopi del mondo si sono orientati rapidamente verso la sorgente. Le osservazioni su più lunghezze d&#8217;onda hanno confermato che l&#8217;oggetto si trovava nella periferia di una <strong>galassia distante</strong>. Nell&#8217;arco di una ventina di giorni, la luminosità si è ridotta di un fattore superiore a centomila, e l&#8217;emissione ha subìto una transizione dai raggi X più energetici verso quelli meno energetici.</p>
<p>Combinando tutti i dati raccolti, i ricercatori hanno notato che EP250702a presentava caratteristiche che i modelli esistenti faticavano a spiegare. L&#8217;emissione X era iniziata prima del lampo gamma, la luminosità raggiunta era fuori scala, l&#8217;evoluzione era stata rapidissima e la posizione, nella zona esterna della galassia ospite, non quadrava con gli scenari classici. Una combinazione di fattori praticamente unica.</p>
<p>Dopo aver valutato diverse ipotesi, lo scenario che ha retto meglio il confronto con i dati è quello di un <strong>evento di distruzione mareale</strong>: un buco nero di massa intermedia che con la sua gravità mostruosa ha smembrato e inghiottito una nana bianca. Se confermato da ulteriori osservazioni, si tratterebbe della prima prova osservativa diretta di questo tipo di fenomeno, qualcosa che gli astrofisici cercano da anni e che aprirebbe un capitolo nuovo nello studio dei buchi neri e della loro interazione con le stelle compatte.</p>
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		<title>Apple Vision Pro in nero: le foto leaked che fanno discutere</title>
		<link>https://tecnoapple.it/apple-vision-pro-in-nero-le-foto-leaked-che-fanno-discutere/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Jun 2026 02:52:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Apple]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Apple Vision Pro in nero: le foto leaked che fanno discutere Il visore Apple Vision Pro potrebbe presto arrivare in una nuova colorazione nera, almeno stando alle immagini trapelate in rete negli ultimi giorni. Quasi tutti quelli che hanno provato il dispositivo di realtà mista di Apple concordano...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Apple Vision Pro in nero: le foto leaked che fanno discutere</h2>
<p>Il visore <strong>Apple Vision Pro</strong> potrebbe presto arrivare in una nuova colorazione nera, almeno stando alle immagini trapelate in rete negli ultimi giorni. Quasi tutti quelli che hanno provato il dispositivo di realtà mista di Apple concordano su un punto: è un pezzo di tecnologia impressionante. Il problema, però, è che i difetti restano difficili da ignorare. Il <strong>prezzo da 3.499 dollari</strong>, il peso non indifferente e la mancanza di una vera killer application continuano a frenare le vendite. E al momento non sembra che Apple abbia intenzione di risolvere questi nodi nel breve periodo, visto che l&#8217;azienda avrebbe spostato il proprio focus dallo sviluppo di una versione più leggera e accessibile verso un paio di <strong>smart glasses</strong>.</p>
<p>Quello che potrebbe arrivare, invece, è un aggiornamento più estetico che sostanziale. Il leaker conosciuto come <strong>pipfix</strong> (su X con il nome @LusiRoy8) ha pubblicato questa settimana quattro foto che mostrerebbero l&#8217;Apple Vision Pro completamente in nero. Le immagini rivelano dettagli ravvicinati piuttosto convincenti: la griglia degli altoparlanti, la fascia per la testa, la <strong>ghiera di controllo</strong>, la porta del connettore e il cavo di alimentazione intrecciato. Il dispositivo appare quasi interamente nero e, va detto, esteticamente fa la sua figura. Ma basta un colore nuovo per convincere qualcuno a spendere quella cifra? Ecco, questo è tutto un altro discorso.</p>
<h2>Un rumor che circola da tempo</h2>
<p>Vale la pena chiarire che non si tratta di una voce del tutto nuova. Già nell&#8217;aprile 2025 il leaker <strong>Kosutami</strong> aveva sostenuto che Apple avrebbe rilasciato un secondo modello di Vision Pro in un nero descritto come simile a un &#8220;blu scuro grafite&#8221;. Un&#8217;immagine collegata a questa indiscrezione era circolata nel dicembre dello stesso anno, anche se mostrava soltanto il cinturino del prodotto. Lo stesso pipfix, a fine maggio 2026, aveva già condiviso foto di quello che veniva definito come il prossimo <strong>Apple Vision Pro 2</strong> in colorazione nera.</p>
<h2>Le immagini sono credibili?</h2>
<p>La domanda che tutti si fanno è se queste foto siano autentiche. La risposta, con le dovute cautele, tende verso il sì. Come sottolineato da <strong>AppleInsider</strong>, pipfix in passato ha azzeccato una previsione sulle finiture arancione e blu dell&#8217;iPhone 17 Pro, il che aggiunge un certo grado di credibilità. C&#8217;è poi un precedente storico che gioca a favore di questa ipotesi: lanciare una versione nera ed elegante di un prodotto Apple inizialmente disponibile solo in bianco tende a funzionare molto bene. Basta pensare all&#8217;iPod nano o all&#8217;<strong>iMac Pro</strong>, due casi in cui la variante scura ha raccolto consensi enormi.</p>
<p>Quindi è praticamente certo che Apple abbia almeno esplorato l&#8217;idea di un Apple Vision Pro nero. Se poi questo si tradurrà davvero in un prodotto sugli scaffali, quello resta ancora tutto da vedere. Ma se non altro, dal punto di vista puramente estetico, queste immagini fanno venire una certa voglia di crederci.</p>
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		<title>Buchi neri: misurata per la prima volta la potenza dei getti cosmici</title>
		<link>https://tecnoapple.it/buchi-neri-misurata-per-la-prima-volta-la-potenza-dei-getti-cosmici/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 18 Apr 2026 20:53:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienza e Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[astrofisica]]></category>
		<category><![CDATA[buco]]></category>
		<category><![CDATA[Cygnus]]></category>
		<category><![CDATA[energia]]></category>
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		<category><![CDATA[radiotelescopi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Getti di buco nero misurati per la prima volta: una potenza pari a 10.000 soli I getti di buco nero sono tra i fenomeni più violenti e spettacolari dell'universo, eppure fino a oggi nessuno era riuscito a misurarne davvero la potenza in tempo reale. Un team internazionale guidato dalla Curtin...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Getti di buco nero misurati per la prima volta: una potenza pari a 10.000 soli</h2>
<p>I <strong>getti di buco nero</strong> sono tra i fenomeni più violenti e spettacolari dell&#8217;universo, eppure fino a oggi nessuno era riuscito a misurarne davvero la potenza in tempo reale. Un team internazionale guidato dalla <strong>Curtin University</strong> ha cambiato le carte in tavola, pubblicando su <strong>Nature Astronomy</strong> uno studio che segna un punto di svolta per l&#8217;astrofisica. Grazie a una rete di radiotelescopi distribuiti su scala planetaria, gli scienziati hanno osservato i getti prodotti da <strong>Cygnus X-1</strong>, uno dei primi buchi neri mai identificati, scoprendo che sparano energia equivalente a quella di 10.000 soli e viaggiano a circa metà della velocità della luce.</p>
<p>Il trucco, se così si può chiamare, sta nel modo in cui questi getti interagiscono con il vento stellare della stella supergigante che orbita insieme al buco nero. Quel vento fortissimo piega e deforma i getti, un po&#8217; come una raffica di vento sulla Terra può curvare il getto d&#8217;acqua di una fontana. Calcolando l&#8217;intensità del vento stellare e osservando quanto i getti venivano deviati, il team ha potuto ricavare la loro <strong>potenza istantanea</strong>. Prima di questo lavoro, le stime si basavano su medie calcolate su archi temporali enormi, a volte migliaia o milioni di anni. Qui invece si parla di una misura diretta, puntuale, catturata nel momento esatto in cui accade.</p>
<h2>I &#8220;getti danzanti&#8221; e cosa rivelano sulla fisica dei buchi neri</h2>
<p>Il primo autore dello studio, il dottor Steve Prabu, ha descritto queste strutture come <strong>&#8220;getti danzanti&#8221;</strong>, perché cambiano direzione continuamente mentre il buco nero e la stella supergigante ruotano uno attorno all&#8217;altra. Attraverso una sequenza di immagini radio ad altissima risoluzione, il team ha tracciato questi movimenti e misurato la velocità dei getti: circa 150.000 chilometri al secondo. Un dato che per anni era rimasto sfuggente.</p>
<p>Ma c&#8217;è un risultato ancora più significativo. Secondo Prabu, circa il <strong>10 per cento dell&#8217;energia</strong> rilasciata dalla materia che precipita verso il buco nero viene trasportata via dai getti stessi. Questa percentuale è esattamente quella che i modelli teorici davano per buona da tempo, ma che nessuno aveva mai confermato con un&#8217;osservazione reale. Adesso quel numero ha una base empirica solida.</p>
<h2>Un punto di riferimento per il futuro dell&#8217;astronomia</h2>
<p>Il professor James Miller-Jones, co-autore della ricerca, ha spiegato perché questo risultato conta ben oltre Cygnus X-1. Dato che la fisica attorno ai <strong>buchi neri</strong> sembra funzionare in modo simile indipendentemente dalla loro massa, questa misurazione può fare da àncora per calibrare la potenza dei getti in sistemi molto più grandi e lontani. E con progetti come lo <strong>Square Kilometre Array Observatory</strong>, attualmente in costruzione tra Australia occidentale e Sudafrica, sarà possibile rilevare getti di buco nero in milioni di galassie distanti.</p>
<p>I getti non sono solo uno spettacolo cosmico. Rappresentano un meccanismo fondamentale di <strong>feedback galattico</strong>, capace di influenzare la formazione stellare e l&#8217;evoluzione stessa delle galassie. Capire quanta energia trasportano significa capire meglio come l&#8217;universo si è costruito nel tempo. Alla ricerca hanno contribuito anche l&#8217;Università di Barcellona, l&#8217;Università del Wisconsin-Madison, l&#8217;Università di Lethbridge e l&#8217;Istituto di Scienze Spaziali. Un lavoro corale, per una scoperta che potrebbe ridefinire il modo in cui guardiamo ai motori più potenti del cosmo.</p>
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		<title>Buco nero si risveglia dopo 100 milioni di anni: il vulcano cosmico</title>
		<link>https://tecnoapple.it/buco-nero-si-risveglia-dopo-100-milioni-di-anni-il-vulcano-cosmico/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Apr 2026 11:52:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienza e Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[ammasso]]></category>
		<category><![CDATA[astronomi]]></category>
		<category><![CDATA[buco]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un buco nero si risveglia dopo 100 milioni di anni e scatena un vulcano cosmico Un buco nero supermassiccio dormiente da quasi 100 milioni di anni ha deciso di tornare in scena con uno spettacolo che lascia senza fiato. La galassia protagonista si chiama J1007+3540, e quello che gli astronomi hanno...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Un buco nero si risveglia dopo 100 milioni di anni e scatena un vulcano cosmico</h2>
<p>Un <strong>buco nero supermassiccio</strong> dormiente da quasi 100 milioni di anni ha deciso di tornare in scena con uno spettacolo che lascia senza fiato. La galassia protagonista si chiama <strong>J1007+3540</strong>, e quello che gli astronomi hanno osservato al suo interno somiglia a un&#8217;eruzione vulcanica di proporzioni inimmaginabili: getti di plasma magnetizzato che si estendono per quasi un milione di anni luce nello spazio profondo. Una struttura talmente vasta e caotica da meritarsi il soprannome di <strong>vulcano cosmico</strong>.</p>
<p>La scoperta, pubblicata sulla rivista Monthly Notices of the Royal Astronomical Society nell&#8217;aprile 2026, arriva grazie a osservazioni condotte con strumenti radio di altissima sensibilità. Parliamo del <strong>Low Frequency Array</strong> (LOFAR) nei Paesi Bassi e del Giant Metrewave Radio Telescope aggiornato (uGMRT) in India. Due occhi potentissimi puntati su un angolo remoto dell&#8217;universo che ha restituito immagini straordinarie.</p>
<h2>Getti freschi contro un ambiente ostile</h2>
<p>Quello che rende J1007+3540 così affascinante non è solo il risveglio del suo <strong>buco nero</strong> centrale. È il contesto in cui tutto avviene. La galassia è incastonata dentro un ammasso galattico massiccio, pieno di gas caldissimo che esercita una pressione esterna enorme. Quando i nuovi getti del buco nero provano a espandersi verso l&#8217;esterno, vengono piegati, compressi e distorti da questo ambiente brutale.</p>
<p>Le immagini radio mostrano un lobo settentrionale della galassia pesantemente deformato, con flussi di <strong>plasma</strong> curvati e spinti lateralmente dal gas circostante. E c&#8217;è di più: una lunga coda debole di emissione si allunga verso sud ovest, segno che il materiale magnetizzato viene letteralmente trascinato attraverso l&#8217;ammasso, lasciandosi dietro una scia diffusa che persiste da milioni di anni.</p>
<p>&#8220;È come guardare un vulcano cosmico eruttare di nuovo dopo ere di calma, con la differenza che questo è abbastanza grande da scolpire strutture che si estendono per quasi un milione di anni luce&#8221;, ha spiegato Shobha Kumari del Midnapore City College in India, autrice principale dello studio.</p>
<h2>Un motore che si accende e si spegne da ere cosmiche</h2>
<p>La vera chicca scientifica sta nel fatto che J1007+3540 rappresenta uno degli esempi più chiari di quello che viene chiamato <strong>AGN episodico</strong>: un nucleo galattico attivo il cui motore centrale si riaccende e si spegne ciclicamente nel corso di tempi cosmici lunghissimi. Le immagini rivelano un getto interno compatto e luminoso, segno di attività recente, circondato da una regione più ampia di plasma vecchio e in dissolvenza, residuo delle eruzioni precedenti.</p>
<p>Questa stratificazione racconta una storia fatta di ripetuti cicli di attività del buco nero supermassiccio. Non una singola esplosione, ma un pattern ricorrente che gli scienziati possono finalmente leggere con chiarezza. Lo spettro radio ultra ripido della zona compressa conferma che le particelle lì presenti sono antichissime e hanno perso gran parte della loro energia, evidenziando quanto le condizioni estreme dell&#8217;ammasso influenzino la <strong>struttura della galassia</strong>.</p>
<p>Sistemi come questo offrono indizi preziosi per capire quanto spesso i buchi neri alternino fasi attive e silenziose, come i getti invecchiano nel tempo e in che modo l&#8217;ambiente circostante può ridisegnare intere galassie. Il team di ricerca ha già in programma osservazioni ancora più dettagliate per seguire da vicino l&#8217;evoluzione dei getti appena riattivati di J1007+3540. Perché l&#8217;universo, evidentemente, non ha ancora finito di raccontare questa storia.</p>
<p>L'articolo <a href="https://tecnoapple.it/buco-nero-si-risveglia-dopo-100-milioni-di-anni-il-vulcano-cosmico/">Buco nero si risveglia dopo 100 milioni di anni: il vulcano cosmico</a> proviene da <a href="https://tecnoapple.it">Tecnoapple</a>.</p>
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