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	<title>parassitologia Archivi - Tecnoapple</title>
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		<title>Anchilostomi modificati geneticamente: possono diventare farmacie viventi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Jun 2026 16:53:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienza e Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[anchilostomi]]></category>
		<category><![CDATA[autoimmuni]]></category>
		<category><![CDATA[biotecnologia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Vermi parassiti geneticamente modificati per la prima volta: verso le farmacie viventi Per la prima volta in assoluto, un gruppo di ricercatori è riuscito a modificare geneticamente gli anchilostomi, quei piccoli parassiti intestinali che infestano centinaia di milioni di persone nel mondo. E no,...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Vermi parassiti geneticamente modificati per la prima volta: verso le farmacie viventi</h2>
<p>Per la prima volta in assoluto, un gruppo di ricercatori è riuscito a <strong>modificare geneticamente gli anchilostomi</strong>, quei piccoli parassiti intestinali che infestano centinaia di milioni di persone nel mondo. E no, non si tratta di un esperimento fine a sé stesso. L&#8217;obiettivo è qualcosa di decisamente più ambizioso: trasformare questi <strong>vermi parassiti</strong> in vere e proprie <strong>farmacie viventi</strong>, capaci di rilasciare farmaci direttamente dall&#8217;interno del corpo umano.</p>
<p>Sembra fantascienza, eppure la logica di fondo ha un senso quasi disarmante. Gli <strong>anchilostomi</strong> vivono nell&#8217;intestino, si attaccano alla mucosa e ci restano per anni. Rilasciano sostanze che modulano il sistema immunitario dell&#8217;ospite per non farsi attaccare. Ecco, i ricercatori hanno pensato: e se si potesse sfruttare proprio questa capacità per veicolare molecole terapeutiche? Invece di combattere il parassita, farlo lavorare per noi.</p>
<h2>Come funziona la modifica genetica degli anchilostomi</h2>
<p>Il passo compiuto dai ricercatori rappresenta una svolta tecnica enorme. Fino ad oggi, <strong>modificare geneticamente</strong> organismi multicellulari parassiti era considerato estremamente difficile. I vermi hanno cicli vitali complessi, passano attraverso diverse fasi larvali, e intervenire sul loro DNA senza comprometterne la sopravvivenza richiede una precisione notevole. Il team è riuscito a introdurre materiale genetico estraneo negli <strong>anchilostomi</strong>, dimostrando che questi organismi possono essere programmati per produrre proteine specifiche.</p>
<p>Questo apre scenari che vanno ben oltre la parassitologia classica. Si potrebbe, in teoria, creare un verme che una volta insediato nell&#8217;intestino rilasci in modo costante un farmaco contro malattie autoimmuni, allergie o <strong>patologie infiammatorie croniche</strong>. Niente pillole, niente iniezioni, niente dimenticanze. Una sorta di dispositivo biologico che funziona in autonomia, alimentandosi del poco sangue che già normalmente preleva.</p>
<h2>Le sfide e il potenziale delle farmacie viventi</h2>
<p>Ovviamente, la strada è ancora lunga. Le questioni aperte sono tante, a partire dalla sicurezza. Far convivere volontariamente un <strong>parassita geneticamente modificato</strong> dentro un paziente solleva interrogativi etici e regolatori non banali. Poi c&#8217;è il tema del dosaggio: come si controlla la quantità di farmaco rilasciata? E cosa succede se qualcosa va storto?</p>
<p>Eppure, il concetto di <strong>farmacie viventi</strong> non nasce dal nulla. Da anni si studiano batteri ingegnerizzati per scopi simili, ma i <strong>vermi parassiti</strong> offrono un vantaggio unico: la loro longevità nell&#8217;ospite e la capacità naturale di interagire con il sistema immunitario senza scatenare risposte violente. Alcuni studi clinici avevano già mostrato che infezioni controllate da anchilostomi potevano alleviare i sintomi di malattie come il morbo di Crohn o la celiachia.</p>
<p>Quello che è stato ottenuto è un primo passo, certo. Ma è il tipo di primo passo che cambia le regole del gioco. Se la ricerca proseguirà con risultati solidi, tra qualche anno potremmo davvero vedere <strong>parassiti riprogrammati</strong> utilizzati come strumenti terapeutici. Un ribaltamento completo di prospettiva: da nemici da eliminare a alleati da progettare.</p>
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		<title>Malaria, scoperti micro motori a razzo dentro il parassita</title>
		<link>https://tecnoapple.it/malaria-scoperti-micro-motori-a-razzo-dentro-il-parassita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Mar 2026 13:24:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienza e Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[biochimica]]></category>
		<category><![CDATA[cristalli]]></category>
		<category><![CDATA[malaria]]></category>
		<category><![CDATA[metabolismo]]></category>
		<category><![CDATA[parassita]]></category>
		<category><![CDATA[parassitologia]]></category>
		<category><![CDATA[perossido]]></category>
		<category><![CDATA[Plasmodium]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il parassita della malaria nasconde micro motori a razzo: la scoperta che potrebbe cambiare tutto Dentro ogni cellula del parassita della malaria si nasconde qualcosa che nessuno riusciva a spiegare. Piccoli cristalli di ferro che ruotano senza sosta, rimbalzano, si scontrano tra loro come...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Il parassita della malaria nasconde micro motori a razzo: la scoperta che potrebbe cambiare tutto</h2>
<p>Dentro ogni cellula del <strong>parassita della malaria</strong> si nasconde qualcosa che nessuno riusciva a spiegare. Piccoli cristalli di ferro che ruotano senza sosta, rimbalzano, si scontrano tra loro come impazziti. E quando il parassita muore, tutto si ferma di colpo. Per decenni, questo comportamento è rimasto un mistero. Ora un gruppo di ricercatori della <strong>University of Utah Health</strong> ha finalmente capito cosa alimenta quel movimento frenetico: una reazione chimica praticamente identica a quella usata per lanciare i razzi nello spazio.</p>
<p>La scoperta, pubblicata sulla rivista <strong>PNAS</strong>, riguarda il <strong>Plasmodium falciparum</strong>, il più letale tra i parassiti responsabili della malaria. All&#8217;interno di ogni sua cellula c&#8217;è un minuscolo compartimento pieno di cristalli microscopici composti da eme, un composto contenente ferro. Questi cristalli non stanno mai fermi. Si muovono così velocemente che gli strumenti scientifici tradizionali faticavano persino a tracciarli. Come ha spiegato Paul Sigala, professore associato di biochimica, nessuno ne parlava proprio perché nessuno capiva cosa stesse succedendo. Un vero e proprio punto cieco della parassitologia.</p>
<h2>Una chimica da razzi spaziali in un organismo microscopico</h2>
<p>Il team di Sigala ha scoperto che il motore di tutto è la <strong>decomposizione del perossido di idrogeno</strong>, più comunemente noto come acqua ossigenata. Questa sostanza si scompone in acqua e ossigeno, rilasciando energia sufficiente a tenere i cristalli in movimento costante. È lo stesso principio sfruttato nell&#8217;ingegneria aerospaziale per alimentare i propulsori dei razzi, ma fino a oggi non era mai stato osservato all&#8217;interno di un sistema biologico.</p>
<p>La cosa affascinante è che il parassita della malaria produce naturalmente perossido di idrogeno come sottoprodotto del suo metabolismo. Gli esperimenti hanno confermato che basta questa sostanza, da sola, per far ruotare i cristalli anche al di fuori del parassita. Quando invece i parassiti venivano coltivati in condizioni di basso ossigeno, riducendo la produzione di perossido, la velocità dei cristalli calava circa della metà. Eppure i parassiti restavano vivi e apparentemente sani.</p>
<h2>Perché questa scoperta potrebbe portare a nuovi farmaci</h2>
<p>Secondo i ricercatori, tutto questo movimento non è casuale. Potrebbe avere una <strong>funzione di sopravvivenza</strong> fondamentale. Il perossido di idrogeno è tossico: scomporlo rapidamente protegge il parassita dai danni chimici. Inoltre, il movimento continuo impedisce ai cristalli di aggregarsi tra loro, mantenendo così la superficie disponibile per processare altro eme in modo efficiente. Un meccanismo elegante, se ci si pensa.</p>
<p>Ma la parte davvero interessante riguarda le possibili applicazioni. Questi cristalli rappresentano il primo esempio conosciuto di <strong>nanoparticella metallica autopropulsa</strong> in biologia. Questo apre prospettive sia nel campo della <strong>robotica microscopica</strong>, dove sistemi simili potrebbero essere usati per la somministrazione mirata di farmaci, sia nello sviluppo di <strong>nuovi trattamenti antimalarici</strong>.</p>
<p>Il ragionamento è piuttosto diretto: se si riesce a bloccare la reazione chimica sulla superficie dei cristalli, il parassita della malaria potrebbe non sopravvivere. E siccome questo meccanismo è completamente diverso da qualsiasi cosa presente nelle cellule umane, un farmaco progettato per colpirlo avrebbe probabilità molto basse di causare effetti collaterali gravi. Come ha sottolineato Erica Hastings, ricercatrice post dottorato nel team, definire con precisione in cosa il parassita differisce dal corpo umano significa aprire strade terapeutiche del tutto nuove.</p>
<p>La ricerca è stata finanziata dai <strong>National Institutes of Health</strong> e da altri centri universitari, e segna un passo che potrebbe ridisegnare sia la lotta alla malaria sia il futuro delle nanotecnologie biologiche.</p>
<p>L'articolo <a href="https://tecnoapple.it/malaria-scoperti-micro-motori-a-razzo-dentro-il-parassita/">Malaria, scoperti micro motori a razzo dentro il parassita</a> proviene da <a href="https://tecnoapple.it">Tecnoapple</a>.</p>
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