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	<title>PARP Archivi - Tecnoapple</title>
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		<title>Scientists discover why cancer drugs don’t work for everyone</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Mar 2026 12:56:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienza e Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[antitumorali]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Perché i farmaci antitumorali non funzionano per tutti: la scoperta che cambia le regole Capita spesso di chiedersi come mai lo stesso farmaco antitumorale possa salvare la vita a una persona e risultare quasi inutile per un'altra. Una domanda che ha tormentato oncologi e ricercatori per anni. Ora,...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Perché i farmaci antitumorali non funzionano per tutti: la scoperta che cambia le regole</h2>
<p>Capita spesso di chiedersi come mai lo stesso <strong>farmaco antitumorale</strong> possa salvare la vita a una persona e risultare quasi inutile per un&#8217;altra. Una domanda che ha tormentato oncologi e ricercatori per anni. Ora, uno studio pubblicato su <strong>Nature Communications</strong> dal team del MRC Laboratory of Medical Sciences, guidato dalla dottoressa Louise Fets, offre una risposta sorprendente. Il problema, a quanto pare, non sta solo nel farmaco in sé o nella genetica del paziente. Sta in quello che succede dentro le cellule tumorali, a un livello che finora nessuno aveva osservato con questa precisione.</p>
<p>Il gruppo di ricerca si è concentrato sugli <strong>inibitori di PARP</strong>, una classe di farmaci mirati già ampiamente utilizzati contro il tumore ovarico, mammario e prostatico. Utilizzando campioni di tessuto tumorale ovarico prelevati da pazienti e mantenuti in vita in laboratorio, gli scienziati hanno tracciato il percorso di questi farmaci all&#8217;interno del tumore con strumenti di imaging avanzati. E quello che hanno trovato è stato tutt&#8217;altro che banale. Le mappe ottenute tramite <strong>spettrometria di massa</strong> hanno mostrato differenze enormi nella distribuzione del farmaco, non solo tra pazienti diversi trattati con la stessa dose, ma anche all&#8217;interno dello stesso identico tumore. Alcune zone risultavano sature di farmaco, altre praticamente vergini.</p>
<h2>I lisosomi come serbatoi nascosti</h2>
<p>La chiave di tutto sta nei <strong>lisosomi</strong>, piccole strutture cellulari che normalmente funzionano come centri di riciclaggio della cellula. Alcuni inibitori di PARP, in particolare <strong>rucaparib</strong> e <strong>niraparib</strong>, vengono risucchiati dentro questi compartimenti e lì restano intrappolati, creando una sorta di deposito a rilascio lento. Il risultato è che certe cellule tumorali finiscono per essere esposte a concentrazioni altissime del farmaco, mentre le cellule vicine ne ricevono quantità irrisorie. Non tutti gli inibitori di PARP si comportano così: olaparib, per esempio, non sembra soggetto a questo meccanismo.</p>
<p>La dottoressa Carmen Ramirez Moncayo, prima autrice dello studio, ha dichiarato di essere rimasta colpita dalla <strong>variabilità nell&#8217;accumulo del farmaco</strong> osservata a livello di singola cellula. Un fenomeno guidato proprio dall&#8217;azione dei lisosomi, che funzionano come serbatoi capaci di immagazzinare il farmaco e rilasciarlo gradualmente.</p>
<h2>Cosa significa tutto questo per il futuro delle terapie oncologiche</h2>
<p>Le implicazioni pratiche sono notevoli. Comprendere come i <strong>farmaci antitumorali</strong> vengono assorbiti e distribuiti dentro le cellule potrebbe aprire la strada a strategie terapeutiche più personalizzate. L&#8217;obiettivo, come ha spiegato la stessa Fets, è arrivare un giorno a studiare la firma molecolare del tumore di ciascun paziente per adattare il trattamento in modo davvero su misura. Un approccio che potrebbe ridurre i casi di <strong>resistenza ai farmaci</strong> e migliorare sensibilmente i risultati clinici.</p>
<p>Va detto che lo studio è stato condotto su tessuti tumorali mantenuti al di fuori del corpo. Nei pazienti reali i farmaci viaggiano nel flusso sanguigno e i vasi tumorali sono spesso disorganizzati, il che potrebbe complicare ulteriormente la distribuzione. I prossimi passi prevedono l&#8217;uso di modelli animali e gruppi di pazienti più ampi per capire come interagiscono la struttura del tumore, il <strong>trasporto dei farmaci</strong> e lo stoccaggio lisosomiale in contesti clinici reali, inclusi i tumori recidivanti.</p>
<p>La ricerca è stata finanziata dal Medical Research Council, da Cancer Research UK e dal Victoria&#8217;s Secret Global Fund for Women&#8217;s Cancers. Un lavoro che, senza troppi giri di parole, potrebbe cambiare il modo in cui vengono pensate le <strong>terapie oncologiche</strong> nei prossimi anni.</p>
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