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	<title>Patagonia Archivi - Tecnoapple</title>
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		<title>Kank australis, scoperto in Patagonia il raptor che pescava come un airone</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 30 May 2026 01:23:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienza e Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[Cretaceo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un dinosauro raptor che pescava come un airone: la scoperta di Kank australis in Patagonia Un dinosauro raptor appena scoperto in Patagonia sta riscrivendo alcune convinzioni su come vivessero e cacciassero i predatori del Cretaceo. Si chiama Kank australis, aveva un collo lungo e flessibile, e...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Un dinosauro raptor che pescava come un airone: la scoperta di Kank australis in Patagonia</h2>
<p>Un <strong>dinosauro raptor</strong> appena scoperto in Patagonia sta riscrivendo alcune convinzioni su come vivessero e cacciassero i predatori del Cretaceo. Si chiama <strong>Kank australis</strong>, aveva un collo lungo e flessibile, e circa 70 milioni di anni fa probabilmente si procurava il cibo pescando, un po&#8217; come fanno oggi gli aironi. Non esattamente l&#8217;immagine feroce del raptor che il cinema ha consegnato all&#8217;immaginario collettivo.</p>
<p>La scoperta arriva da un gruppo di <strong>paleontologi</strong> guidato dal dottor Matías Motta del Museo Argentino de Ciencias Naturales di Buenos Aires, e lo studio è stato pubblicato sul <strong>Journal of Vertebrate Paleontology</strong>. I resti fossili, recuperati nei pressi di El Calafate, nella provincia di Santa Cruz in Argentina, includono denti, vertebre e ossa delle dita dei piedi. Materiale sufficiente per classificare l&#8217;animale come un <strong>unenlagiide</strong>, un gruppo di teropodi di taglia piccola o media noti soprattutto dal Cretaceo superiore del Sudamerica. Confrontando i fossili con quelli di un parente più antico, il Neuquenraptor argentinus, gli scienziati stimano che un Kank australis adulto raggiungesse una lunghezza tra i 2,5 e i 3 metri.</p>
<h2>Un predatore acquatico nel Cretaceo della Patagonia</h2>
<p>Il dato più affascinante riguarda il modo in cui questo <strong>raptor preistorico</strong> cacciava. Le vertebre cervicali di Kank presentano strutture particolari, punti di attacco per muscoli e protezioni per i vasi sanguigni del collo, caratteristiche che oggi si ritrovano negli uccelli capaci di movimenti cervicali rapidi e precisi. Come gli aironi, appunto. Motta lo spiega in modo piuttosto diretto: questo suggerisce che Kank fosse un pescatore attivo, un&#8217;immagine che contrasta con il classico ritratto dei raptor come predatori terrestri agili alla <strong>Velociraptor</strong>.</p>
<p>E il contesto ambientale conferma questa ipotesi. Settanta milioni di anni fa la <strong>Patagonia meridionale</strong> non era il luogo freddo e arido di oggi. Era una regione temperata e umida, attraversata da fiumi sinuosi, ruscelli e stagni stagionali, popolata da ninfee, pesci, insetti e molluschi. I resti di Kank sono stati trovati proprio accanto a fossili di pesci, il che rafforza l&#8217;idea di una dieta basata sulla pesca. Anche se, va detto, l&#8217;animale condivideva il suo ecosistema con rane, lucertole, tartarughe e persino mammiferi come il Patagorhynchus pascuali, un monotremo semi acquatico imparentato con ornitorinchi ed echidne. Quindi probabilmente non disdegnava qualche preda extra.</p>
<h2>Un nome che viene dalle stelle e dal popolo Aonikenk</h2>
<p>C&#8217;è anche una storia bella dietro il nome. <strong>Kank</strong> si rifà alla mitologia degli Aonikenk, il gruppo più meridionale dei popoli indigeni Tehuelche della Patagonia. Nella loro tradizione, Kank era un antico nandù gigante i cui passi potenti avevano lasciato l&#8217;impronta delle dita nel cielo, formando la costellazione che in latino si chiama Crux, la <strong>Croce del Sud</strong>, quella che punta verso la regione più australe del pianeta. Non a caso, australis in latino significa proprio &#8220;dal sud&#8221;.</p>
<p>Kank australis non è solo un nuovo nome sulla lista dei dinosauri conosciuti. Colma un vuoto nella distribuzione degli unenlagiidi nel <strong>Cretaceo superiore</strong>, collegando i ritrovamenti della Patagonia settentrionale con quelli dell&#8217;Antartide e dimostrando che questa famiglia era diffusa a diverse latitudini del Sudamerica. I primi frammenti erano emersi nel 2018 durante gli scavi nella formazione geologica del Chorrillo, ma il materiale era troppo frammentario. Solo con le spedizioni successive, e in particolare con il ritrovamento di una vertebra cervicale nel 2024, si è potuto riconoscere una specie nuova.</p>
<p>Il team ha in programma di continuare gli scavi, sia nel sito originario sia in quattro nuovi siti nella Patagonia settentrionale. Perché se c&#8217;è una cosa che questa scoperta insegna, è che i raptor del Cretaceo erano molto più vari e sorprendenti di quanto si pensasse.</p>
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		<title>Dinosauro gigante scoperto in Argentina: il mix di tratti che spiazza tutti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 May 2026 18:24:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienza e Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[Argentina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un dinosauro gigante scoperto in Argentina potrebbe riscrivere la storia dei titani del Giurassico Un dinosauro gigante dal mix di caratteristiche davvero bizzarro è stato appena identificato in Patagonia, e sta già facendo discutere la comunità scientifica. Si chiama Bicharracosaurus dionidei,...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Un dinosauro gigante scoperto in Argentina potrebbe riscrivere la storia dei titani del Giurassico</h2>
<p>Un <strong>dinosauro gigante</strong> dal mix di caratteristiche davvero bizzarro è stato appena identificato in Patagonia, e sta già facendo discutere la comunità scientifica. Si chiama <strong>Bicharracosaurus dionidei</strong>, misurava circa 20 metri di lunghezza e presenta un insieme di tratti anatomici che nessuno si aspettava di trovare insieme nello stesso animale. La scoperta, pubblicata sulla rivista PeerJ nel maggio 2026, potrebbe cambiare parecchio di quello che si pensava sull&#8217;evoluzione dei <strong>sauropodi</strong> nell&#8217;emisfero meridionale durante il <strong>Giurassico</strong>.</p>
<p>I sauropodi sono quei dinosauri dal collo lunghissimo, corpo massiccio, testa minuscola e coda interminabile che tutti hanno visto almeno una volta in un documentario. Tra i più famosi ci sono il Diplodocus e il Brachiosauro. Ecco, il Bicharracosaurus dionidei sembra un po&#8217; parente di entrambi, il che è piuttosto strano. Alcune parti dello scheletro ricordano da vicino il <strong>Giraffatitan</strong>, un brachiosauro scoperto in Tanzania. Altre, soprattutto le vertebre dorsali, assomigliano molto di più al Diplodocus e ai suoi cugini nordamericani. Una combinazione che ha lasciato perplessi anche i paleontologi più esperti.</p>
<h2>Cosa rende questo dinosauro gigante così importante</h2>
<p>Il team di ricerca, guidato dal professor <strong>Oliver Rauhut</strong> delle Collezioni Statali di Scienze Naturali della Baviera e dalla dottoranda Alexandra Reutter della LMU, ha recuperato oltre 30 vertebre tra collo, dorso e coda, insieme a costole e parte del bacino. Le analisi filogenetiche suggeriscono che questo dinosauro gigante appartenesse alla famiglia dei <strong>Brachiosauridae</strong>. Se confermato, sarebbe il primo brachiosauro del Giurassico mai trovato in Sud America. Un dato enorme, considerando che finora quasi tutto quello che si sapeva sui sauropodi del tardo Giurassico veniva da fossili trovati nell&#8217;emisfero nord.</p>
<p>Come ha spiegato Rauhut, per molto tempo l&#8217;unico sito significativo nell&#8217;emisfero sud era quello tanzaniano. Il ritrovamento nella provincia argentina di <strong>Chubut</strong>, nella formazione rocciosa di Cañadón Calcáreo, offre finalmente materiale comparativo prezioso per ripensare la storia evolutiva di questi animali colossali. Il Bicharracosaurus dionidei viveva circa 155 milioni di anni fa su Gondwana, l&#8217;antico supercontinente meridionale.</p>
<h2>Il nome che omaggia un pastore patagonico</h2>
<p>C&#8217;è anche una storia umana dietro questa scoperta. I primi fossili del dinosauro gigante vennero trovati in una fattoria da <strong>Dionide Mesa</strong>, un pastore locale. I ricercatori hanno voluto onorarlo usando il suo nome per la designazione della specie. Il nome del genere, invece, deriva da &#8220;bicharraco&#8221;, un termine colloquiale spagnolo che significa più o meno &#8220;bestione&#8221;. Difficile trovare un nome più azzeccato per un animale di 20 metri. I resti sono oggi conservati presso il Museo Paleontológico Egidio Feruglio a Trelew, in Argentina, dove continuano a essere oggetto di studio. Questa scoperta dimostra, ancora una volta, quanto ci sia ancora da capire sui giganti che dominavano la Terra milioni di anni prima della nostra comparsa.</p>
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		<title>Alnashetri cerropoliciensis: il dinosauro da un chilo che riscrive tutto</title>
		<link>https://tecnoapple.it/alnashetri-cerropoliciensis-il-dinosauro-da-un-chilo-che-riscrive-tutto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Mar 2026 19:50:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienza e Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[alvarezsauri]]></category>
		<category><![CDATA[Cretaceo]]></category>
		<category><![CDATA[dinosauro]]></category>
		<category><![CDATA[evoluzione]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Un dinosauro da meno di un chilo riscrive la storia dell&#8217;evoluzione</h2>
<p>Quando si parla di <strong>dinosauri</strong>, la mente va subito a bestioni enormi, predatori colossali, creature che facevano tremare il terreno. Eppure il fossile di <strong>Alnashetri cerropoliciensis</strong>, un animale che pesava meno di un chilogrammo, sta costringendo la comunità scientifica a rivedere parecchie certezze sull&#8217;evoluzione di un intero gruppo di teropodi. La scoperta, pubblicata sulla rivista <strong>Nature</strong> nel marzo 2026, arriva dalla <strong>Patagonia</strong> argentina e racconta una storia che nessuno si aspettava di leggere in ossa così piccole.</p>
<p>A guidare la ricerca è stato <strong>Peter Makovicky</strong>, paleontologo dell&#8217;Università del Minnesota, insieme al collega argentino <strong>Sebastián Apesteguía</strong> dell&#8217;Universidad Maimónides di Buenos Aires. Lo scheletro quasi completo di Alnashetri era stato recuperato già nel 2014 in un sito fossile del nord della Patagonia, famoso per la conservazione eccezionale di animali del <strong>Cretaceo</strong>. Ma ci sono voluti oltre dieci anni di lavoro meticoloso per pulire e assemblare quelle ossa fragilissime senza danneggiarle. E il risultato ha ripagato tutta la pazienza.</p>
<p>La specie era già nota da tempo, ma solo attraverso resti frammentari. Avere finalmente uno scheletro articolato e quasi intero ha cambiato tutto. Makovicky lo ha definito una sorta di &#8220;Stele di Rosetta paleontologica&#8221;: un punto di riferimento che permette ora di interpretare con maggiore precisione anche i ritrovamenti più incompleti e di ricostruire le transizioni evolutive nell&#8217;anatomia e nelle dimensioni corporee di questi animali.</p>
<h2>Gli alvarezsauri: piccoli prima di diventare specializzati</h2>
<p>Alnashetri appartiene agli <strong>alvarezsauri</strong>, un gruppo bizzarro di dinosauri simili a uccelli, noti per le braccia cortissime che terminano con un unico artiglio ingrossato sul pollice e per i denti minuscoli. Per decenni, la comprensione di questo gruppo è stata ostacolata da un problema geografico: i fossili meglio conservati venivano quasi tutti dall&#8217;Asia, mentre quelli sudamericani erano troppo frammentari per raccontare qualcosa di utile.</p>
<p>Il nuovo scheletro di Alnashetri ha rivelato dettagli sorprendenti. Rispetto ai suoi parenti più recenti, questo animale aveva braccia più lunghe e denti più grandi. Significa una cosa fondamentale: alcuni alvarezsauri avevano già raggiunto dimensioni corporee ridottissime <em>prima</em> di sviluppare le specializzazioni alimentari che i paleontologi associano alle specie successive, probabilmente adattate a nutrirsi di insetti sociali come le formiche. L&#8217;analisi microscopica delle ossa ha poi confermato che l&#8217;esemplare era un adulto completamente cresciuto, con almeno quattro anni di età. Niente scuse: era davvero così piccolo. Con meno di 900 grammi di peso, <strong>Alnashetri</strong> è uno dei dinosauri più minuti mai scoperti in Sud America.</p>
<p>Ma la storia non finisce qui. Studiando ulteriori fossili di alvarezsauri conservati in musei tra Nord America ed Europa, il team ha trovato prove che questo gruppo comparve molto prima di quanto si credesse. La loro distribuzione così ampia, su continenti oggi separati da oceani, si spiega con il fatto che questi animali si diffusero quando le terre emerse erano ancora unite nel supercontinente <strong>Pangea</strong>. La successiva frammentazione delle masse continentali li ha poi dispersi e isolati, non certo migrazioni impossibili attraverso distese d&#8217;acqua.</p>
<h2>La Buitrera, una finestra unica sul mondo dei piccoli vertebrati</h2>
<p>Il sito fossile da cui proviene lo scheletro si chiama La Buitrera, e in oltre vent&#8217;anni di scavi ha restituito scoperte straordinarie: dai primi serpenti conosciuti nella regione fino a piccoli mammiferi dai denti a sciabola. Apesteguía ha sottolineato come quest&#8217;area offra uno sguardo unico sui <strong>dinosauri di piccole dimensioni</strong> e su altri vertebrati, senza paragoni in tutto il Sud America.</p>
<p>E il bello è che la storia non è affatto conclusa. Makovicky ha anticipato che dal medesimo sito è già emerso un altro capitolo della vicenda degli alvarezsauri, attualmente in fase di preparazione in laboratorio. La ricerca, frutto di una collaborazione internazionale che ha coinvolto istituzioni argentine, statunitensi e diversi enti di finanziamento tra cui il <strong>CONICET</strong>, il National Geographic e la National Science Foundation, dimostra ancora una volta che le risposte più grandi, a volte, arrivano dai fossili più piccoli.</p>
<p>L'articolo <a href="https://tecnoapple.it/alnashetri-cerropoliciensis-il-dinosauro-da-un-chilo-che-riscrive-tutto/">Alnashetri cerropoliciensis: il dinosauro da un chilo che riscrive tutto</a> proviene da <a href="https://tecnoapple.it">Tecnoapple</a>.</p>
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