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	<title>Permiano Archivi - Tecnoapple</title>
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		<title>Tanyka amnicola, la creatura con la mascella ritorta che sfida la scienza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 May 2026 20:23:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienza e Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[Brasile]]></category>
		<category><![CDATA[evoluzione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tanyka amnicola: la creatura con la mascella ritorta che non somiglia a nulla di vivente Una mascella fossile ritorta, vecchia di 275 milioni di anni, ha messo in crisi i paleontologi per anni. Ritrovata nel letto prosciugato di un fiume in Brasile, non lontano dall'Amazzonia, appartiene a una...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Tanyka amnicola: la creatura con la mascella ritorta che non somiglia a nulla di vivente</h2>
<p>Una <strong>mascella fossile ritorta</strong>, vecchia di 275 milioni di anni, ha messo in crisi i paleontologi per anni. Ritrovata nel letto prosciugato di un fiume in Brasile, non lontano dall&#8217;Amazzonia, appartiene a una specie mai vista prima: si chiama <strong>Tanyka amnicola</strong>, e rappresenta qualcosa di davvero fuori dall&#8217;ordinario nel panorama della paleontologia. Non solo per la sua età, ma per il modo in cui era costruita. Quella mascella, contorta su se stessa, con denti che puntano verso l&#8217;esterno e verso i lati anziché verso l&#8217;alto, ha fatto impazzire il team di ricerca guidato da <strong>Jason Pardo</strong>, all&#8217;epoca al Field Museum di Chicago. All&#8217;inizio si pensava a una deformazione, magari causata dalla fossilizzazione. Ma poi sono emersi altri otto esemplari, tutti con la stessa caratteristica. Nove mascelle, tutte ritorte allo stesso modo. Non era un difetto: era il design originale dell&#8217;animale.</p>
<p>Il nome <strong>Tanyka</strong> deriva dalla lingua indigena Guaraní e significa proprio &#8220;mascella&#8221;. La parola amnicola, invece, rimanda a &#8220;chi vive presso il fiume&#8221;. Lo studio, pubblicato su <strong>Proceedings of the Royal Society B</strong>, descrive formalmente questa specie e la colloca in un punto molto particolare dell&#8217;albero evolutivo.</p>
<h2>Un fossile vivente&#8230; già nel Permiano</h2>
<p>Tanyka amnicola apparteneva al gruppo dei <strong>tetrapodi basali</strong>, cioè quegli animali a quattro zampe che rappresentano i rami più antichi dell&#8217;evoluzione dei vertebrati terrestri. Col passare delle ere geologiche, da quel gruppo si sono sviluppati rettili, uccelli, mammiferi e anfibi. Ma alcuni di quei rami ancestrali sono sopravvissuti più a lungo del previsto, continuando a esistere anche quando le forme più moderne erano già in piena attività. Tanyka era uno di questi superstiti. Un po&#8217; come l&#8217;ornitorinco, che ancora depone le uova mentre quasi tutti gli altri mammiferi partoriscono piccoli vivi: un residuo di un passato remotissimo che resiste nel presente. Ecco perché gli scienziati parlano di <strong>&#8220;fossile vivente&#8221;</strong> riferito alla sua epoca, circa 275 milioni di anni fa, nel <strong>Permiano inferiore</strong>.</p>
<p>Non è stato possibile ricostruire l&#8217;intero corpo di Tanyka, perché nessuna delle mascelle è stata trovata ancora collegata a un cranio o ad altre ossa. Ma i confronti con specie affini suggeriscono che potesse somigliare a una <strong>salamandra</strong> dal muso leggermente allungato, lunga anche fino a un metro, probabilmente abitante di ambienti d&#8217;acqua dolce come laghi o fiumi.</p>
<h2>Denti come una grattugia: forse tra i primi erbivori vertebrati</h2>
<p>La cosa più affascinante di Tanyka amnicola è quello che la mascella racconta sulle abitudini alimentari. La torsione della mandibola faceva sì che la superficie interna, quella rivolta normalmente verso la lingua, fosse orientata verso l&#8217;alto. Su questa superficie c&#8217;erano piccoli denti chiamati <strong>denticoli</strong>, disposti fitti come una grattugia. Con ogni probabilità, anche la parte superiore della bocca aveva una struttura simile. Il risultato era un meccanismo di macinazione, dente contro dente, che secondo i ricercatori serviva a triturare materiale vegetale. In pratica, Tanyka potrebbe essere stata tra i primissimi vertebrati a mangiare piante, in un&#8217;epoca in cui la maggior parte dei tetrapodi basali era carnivora.</p>
<p>La scoperta ha un valore enorme anche dal punto di vista <strong>ecologico</strong>. Circa 275 milioni di anni fa, il Brasile faceva parte di Gondwana, il supercontinente che includeva anche Africa, Australia e Antartide. I fossili di quel periodo provenienti dall&#8217;emisfero sud sono rari, e la <strong>Formazione Pedra de Fogo</strong> in Brasile è una delle pochissime finestre disponibili per osservare come funzionavano quegli ecosistemi. Capire chi mangiava cosa, e come erano strutturate le catene alimentari, è fondamentale. E Tanyka amnicola, con la sua mascella impossibile e i suoi denti da erbivoro fuori tempo massimo, sta contribuendo a riscrivere un pezzo di storia naturale che si credeva ormai chiuso.</p>
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		<title>Fossile di 250 milioni di anni svela un segreto sugli antenati dei mammiferi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Apr 2026 01:54:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienza e Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[embrione]]></category>
		<category><![CDATA[estinzione]]></category>
		<category><![CDATA[fossile]]></category>
		<category><![CDATA[Lystrosaurus]]></category>
		<category><![CDATA[mammiferi]]></category>
		<category><![CDATA[paleontologia]]></category>
		<category><![CDATA[Permiano]]></category>
		<category><![CDATA[uova]]></category>
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<p>L'articolo <a href="https://tecnoapple.it/fossile-di-250-milioni-di-anni-svela-un-segreto-sugli-antenati-dei-mammiferi/">Fossile di 250 milioni di anni svela un segreto sugli antenati dei mammiferi</a> proviene da <a href="https://tecnoapple.it">Tecnoapple</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Un fossile di 250 milioni di anni dimostra che gli antenati dei mammiferi deponevano uova</h2>
<p>Gli <strong>antenati dei mammiferi deponevano uova</strong>. Sembra una frase buttata lì per stupire, ma stavolta la prova è concreta, tangibile, vecchia di circa <strong>250 milioni di anni</strong>. Un team internazionale di scienziati ha infatti identificato il primo uovo fossile mai attribuito con certezza a un antenato dei mammiferi: al suo interno, rannicchiato in posizione fetale, c&#8217;era un embrione di <strong>Lystrosaurus</strong>, quella creatura tozza e tenace che dominò il pianeta dopo la più devastante estinzione di massa della storia terrestre. La scoperta, pubblicata sulla rivista <strong>PLOS ONE</strong> nell&#8217;aprile 2026, chiude un dibattito che andava avanti da decenni nella comunità paleontologica.</p>
<p>Il Lystrosaurus era un erbivoro robusto, lontano parente di tutti i mammiferi moderni, che riuscì non solo a sopravvivere ma addirittura a prosperare dopo l&#8217;<strong>estinzione di massa del Permiano</strong>, circa 252 milioni di anni fa. Quell&#8217;evento cancellò la stragrande maggioranza della vita sul pianeta. Caldo estremo, siccità interminabili, ecosistemi in frantumi: eppure il Lystrosaurus se la cavò alla grande. Come? Parte della risposta sta proprio in questo fossile.</p>
<h2>Perché queste uova antiche non erano mai state trovate prima</h2>
<p>Il gruppo di ricerca, guidato dal professor Julien Benoit, dalla professoressa Jennifer Botha dell&#8217;Università del Witwatersrand in Sudafrica e dal dottor Vincent Fernandez dell&#8217;ESRF (il Sincrotrone Europeo in Francia), ha spiegato un dettaglio cruciale: le uova di Lystrosaurus erano probabilmente a <strong>guscio molle</strong>. A differenza delle uova rigide e mineralizzate dei dinosauri, che si fossilizzano con relativa facilità, quelle a guscio molle tendono a decomporsi prima di poter essere preservate. Ecco perché nessuno le aveva mai trovate prima. Questo ritrovamento è quindi eccezionalmente raro.</p>
<p>La storia dietro la scoperta ha qualcosa di cinematografico. Il fossile venne rinvenuto nel 2008 durante una spedizione sul campo guidata dalla professoressa Botha. Fu il suo preparatore, John Nyaphuli, a notare un piccolo nodulo con minuscoli frammenti ossei. Man mano che il campione veniva pulito e preparato, emerse la sagoma inconfondibile di un piccolo Lystrosaurus raggomitolato su sé stesso. L&#8217;intuizione che fosse morto all&#8217;interno dell&#8217;uovo c&#8217;era già allora, ma la tecnologia dell&#8217;epoca non permetteva di confermarlo.</p>
<h2>La tecnologia del sincrotrone svela l&#8217;embrione nascosto</h2>
<p>Solo grazie alla <strong>tomografia a raggi X con sincrotrone</strong>, disponibile presso l&#8217;ESRF, è stato possibile guardare dentro il fossile con un livello di dettaglio straordinario. Le scansioni hanno rivelato che la sinfisi mandibolare dell&#8217;embrione non si era ancora fusa, il che significa che l&#8217;animale non sarebbe stato in grado di alimentarsi da solo. Era ancora nella fase pre schiusa. La conferma definitiva.</p>
<p>Lo studio mostra anche che il Lystrosaurus produceva <strong>uova relativamente grandi</strong> rispetto alle proprie dimensioni corporee. Negli animali moderni, uova più grandi contengono più tuorlo, il che permette all&#8217;embrione di svilupparsi senza bisogno di cure parentali dopo la nascita. Questo suggerisce che il Lystrosaurus non allattava i propri piccoli come fanno i mammiferi odierni. Le uova grandi offrivano anche un altro vantaggio non trascurabile: resistevano meglio alla disidratazione, un fattore decisivo nel clima arido e instabile del post estinzione.</p>
<p>I piccoli di Lystrosaurus nascevano probabilmente già in uno <strong>stadio avanzato di sviluppo</strong>, capaci di nutrirsi, evitare predatori e raggiungere la maturità in fretta. Crescere velocemente e riprodursi presto: questa fu la strategia vincente in un mondo devastato. La scoperta non aggiunge solo un tassello fondamentale alla comprensione dell&#8217;evoluzione dei mammiferi, ma offre anche una prospettiva preziosa su come la capacità riproduttiva possa fare la differenza tra estinzione e sopravvivenza nei momenti più critici della storia della Terra.</p>
<p>L'articolo <a href="https://tecnoapple.it/fossile-di-250-milioni-di-anni-svela-un-segreto-sugli-antenati-dei-mammiferi/">Fossile di 250 milioni di anni svela un segreto sugli antenati dei mammiferi</a> proviene da <a href="https://tecnoapple.it">Tecnoapple</a>.</p>
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