﻿<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>pesce Archivi - Tecnoapple</title>
	<atom:link href="https://tecnoapple.it/tag/pesce/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://tecnoapple.it/tag/pesce/</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Sat, 13 Jun 2026 03:22:49 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=7.0</generator>
	<item>
		<title>Fossile di pesce di 55 milioni di anni: i taccuini perduti svelano il mistero</title>
		<link>https://tecnoapple.it/fossile-di-pesce-di-55-milioni-di-anni-i-taccuini-perduti-svelano-il-mistero/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 13 Jun 2026 03:22:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienza e Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[fossile]]></category>
		<category><![CDATA[Nuova Zelanda]]></category>
		<category><![CDATA[paleontologia]]></category>
		<category><![CDATA[pesce]]></category>
		<category><![CDATA[predatore]]></category>
		<category><![CDATA[scoperta]]></category>
		<category><![CDATA[taccuini]]></category>
		<category><![CDATA[tarpon]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://tecnoapple.it/fossile-di-pesce-di-55-milioni-di-anni-i-taccuini-perduti-svelano-il-mistero/</guid>

					<description><![CDATA[<p>Un fossile di pesce vecchio 55 milioni di anni e i taccuini perduti che hanno risolto il mistero Un fossile di pesce spettacolare, rimasto per quasi trent'anni in una sorta di limbo scientifico, ha finalmente ottenuto la sua storia completa. E la chiave di tutto non è stata una nuova tecnologia, né...</p>
<p>L'articolo <a href="https://tecnoapple.it/fossile-di-pesce-di-55-milioni-di-anni-i-taccuini-perduti-svelano-il-mistero/">Fossile di pesce di 55 milioni di anni: i taccuini perduti svelano il mistero</a> proviene da <a href="https://tecnoapple.it">Tecnoapple</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2>Un fossile di pesce vecchio 55 milioni di anni e i taccuini perduti che hanno risolto il mistero</h2>
<p>Un <strong>fossile di pesce</strong> spettacolare, rimasto per quasi trent&#8217;anni in una sorta di limbo scientifico, ha finalmente ottenuto la sua storia completa. E la chiave di tutto non è stata una nuova tecnologia, né un colpo di fortuna sul campo, ma qualcosa di molto più umile: i <strong>taccuini di campo</strong> di un paleontologo scomparso, ritrovati grazie alla famiglia.</p>
<p>La vicenda parte dal 1999, quando il dottor <strong>Richard Köhler</strong> scoprì il fossile durante una spedizione sull&#8217;Isola di Pitt, nell&#8217;arcipelago delle <strong>Chatham Islands</strong>, in Nuova Zelanda. Esplorando la costa occidentale sopra Waihere Bay, Köhler notò qualcosa di straordinario incastonato in una parete rocciosa quasi inaccessibile: un pesce fossile lungo 1,2 metri, conservato in un dettaglio tridimensionale da togliere il fiato. Per recuperarlo dovette tornare indietro tre chilometri fino al suo alloggio a Flowerpot Bay, prendere in prestito una scala, e poi estrarre il reperto in blocchi pesantissimi. Un lavoro che oggi suona quasi eroico.</p>
<p>Una volta portato all&#8217;<strong>Università di Otago</strong>, nel Dipartimento di Geologia, il fossile di pesce venne subito riconosciuto come eccezionale. La professoressa emerita Daphne Lee ricorda che lei e il professor Ewan Fordyce capirono immediatamente di avere tra le mani qualcosa di unico, completamente diverso da qualsiasi altro fossile ittico conosciuto in Nuova Zelanda.</p>
<h2>Un predatore antico che dominava i mari della Nuova Zelanda</h2>
<p>Dopo una preparazione meticolosa, il fossile attirò l&#8217;attenzione del professor <strong>Mike Gottfried</strong>, specialista di pesci fossili della Michigan State University. Le analisi rivelarono che quel pesce mummificato era un <strong>tarpon</strong>, un grande predatore oggi del tutto assente dalle acque neozelandesi. Il corpo allungato, le squame spesse e rigide, la pinna caudale potente e quella bocca grande rivolta verso l&#8217;alto raccontano un animale che circa <strong>55 milioni di anni fa</strong> cacciava attivamente nella parte alta della catena alimentare, ingoiando prede intere.</p>
<p>Eppure, nonostante l&#8217;importanza scientifica evidente, la ricerca si bloccò. Mancavano informazioni geologiche fondamentali sul punto esatto del ritrovamento, e Richard Köhler era deceduto. Quando anche il professor Fordyce venne a mancare nel novembre 2023, esisteva già una bozza di articolo scientifico, ma senza quei dati di campo era impossibile procedere alla pubblicazione.</p>
<h2>La svolta inaspettata e il nome che rende onore a chi ha scoperto il fossile</h2>
<p>La svolta arrivò all&#8217;inizio del 2025, nel modo più inatteso. Uno dei figli di Köhler, che studiava proprio a Otago, si presentò al Dipartimento cercando fotografie del padre. Dopo aver incontrato la professoressa Lee, la famiglia decise di donare i taccuini di campo di Richard, compresi quelli della spedizione originale sull&#8217;Isola di Pitt. Finalmente i ricercatori ebbero le coordinate precise per documentare il ritrovamento del <strong>fossile di pesce</strong> secondo tutti i protocolli scientifici.</p>
<p>Lo studio completato è stato pubblicato sul New Zealand Journal of Geology and Geophysics. Rappresenta la prima segnalazione di un grande pesce osseo predatore proveniente da rocce di età <strong>paleogenica</strong> in Nuova Zelanda. Il fossile ha ricevuto il nome scientifico <strong>Ikawaihere koehleri</strong>, in onore di Richard Köhler e del luogo della scoperta.</p>
<p>Gottfried ha definito un privilegio lavorare su questo &#8220;fossile straordinario&#8221;, sottolineando come espanda enormemente la conoscenza sulla storia evolutiva dei tarpon e conservi caratteristiche uniche in un dettaglio tridimensionale squisito. Lee, dal canto suo, ha espresso gratitudine verso la famiglia di Köhler: senza quei taccuini, questa storia non avrebbe mai trovato il suo finale.</p>
<p>L'articolo <a href="https://tecnoapple.it/fossile-di-pesce-di-55-milioni-di-anni-i-taccuini-perduti-svelano-il-mistero/">Fossile di pesce di 55 milioni di anni: i taccuini perduti svelano il mistero</a> proviene da <a href="https://tecnoapple.it">Tecnoapple</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Koharalepis jarviki: il pesce preistorico che spiega come abbiamo iniziato a camminare</title>
		<link>https://tecnoapple.it/koharalepis-jarviki-il-pesce-preistorico-che-spiega-come-abbiamo-iniziato-a-camminare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 May 2026 19:52:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienza e Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[cranio]]></category>
		<category><![CDATA[devoniano]]></category>
		<category><![CDATA[evoluzione]]></category>
		<category><![CDATA[fossile]]></category>
		<category><![CDATA[pesce]]></category>
		<category><![CDATA[preistorico]]></category>
		<category><![CDATA[terraferma]]></category>
		<category><![CDATA[vertebrati]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://tecnoapple.it/koharalepis-jarviki-il-pesce-preistorico-che-spiega-come-abbiamo-iniziato-a-camminare/</guid>

					<description><![CDATA[<p>Un pesce preistorico potrebbe spiegare come gli animali hanno iniziato a camminare sulla Terra Un pesce preistorico vissuto circa 380 milioni di anni fa potrebbe custodire alcune delle risposte più affascinanti su uno dei grandi misteri dell'evoluzione: come la vita acquatica abbia iniziato a...</p>
<p>L'articolo <a href="https://tecnoapple.it/koharalepis-jarviki-il-pesce-preistorico-che-spiega-come-abbiamo-iniziato-a-camminare/">Koharalepis jarviki: il pesce preistorico che spiega come abbiamo iniziato a camminare</a> proviene da <a href="https://tecnoapple.it">Tecnoapple</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2>Un pesce preistorico potrebbe spiegare come gli animali hanno iniziato a camminare sulla Terra</h2>
<p>Un <strong>pesce preistorico</strong> vissuto circa 380 milioni di anni fa potrebbe custodire alcune delle risposte più affascinanti su uno dei grandi misteri dell&#8217;evoluzione: come la vita acquatica abbia iniziato a spostarsi sulla terraferma. La scoperta arriva da un team di ricercatori della <strong>Flinders University</strong>, che ha analizzato il cranio di un esemplare fossile rinvenuto in Antartide, il <strong>Koharalepis jarviki</strong>. Si tratta dell&#8217;unico fossile conosciuto della sua specie, e quello che ha rivelato è davvero notevole. Grazie a tecniche avanzate di <strong>imaging a neutroni</strong>, gli scienziati sono riusciti a osservare strutture interne rimaste nascoste per centinaia di milioni di anni, senza danneggiare minimamente il reperto.</p>
<p>Il Koharalepis jarviki era un grande predatore d&#8217;acqua dolce, lungo circa un metro, che viveva durante il <strong>Devoniano</strong>, un periodo geologico spesso chiamato &#8220;l&#8217;Età dei Pesci&#8221;. Apparteneva alla famiglia dei Canowindridae, un gruppo di pesci con pinne lobate diffusi nell&#8217;antico supercontinente di <strong>Gondwana</strong>, i cui fossili oggi si trovano sia in Antartide che in Australia. Questi pesci sono considerati parenti stretti dei primi vertebrati a quattro zampe che, col tempo, avrebbero colonizzato la terraferma.</p>
<h2>Cosa hanno trovato dentro il cranio del Koharalepis</h2>
<p>La parte davvero interessante sta in quello che le scansioni hanno mostrato all&#8217;interno del cranio. Il cervello del <strong>Koharalepis jarviki</strong> presenta somiglianze con quello di specie associate alla transizione evolutiva dall&#8217;acqua alla terra. Sono state identificate aperture nella parte superiore del cranio che probabilmente servivano per respirare aria dalla superficie, oltre a un organo cerebrale sensibile alla luce collegato ai <strong>ritmi circadiani</strong>. Dettagli che suggeriscono come questo pesce preistorico fosse adattato a vivere in acque basse, dove l&#8217;accesso all&#8217;ossigeno atmosferico poteva fare la differenza tra sopravvivere o meno.</p>
<p>Corinne Mensforth, dottoranda presso il Palaeontology Lab della Flinders University e autrice principale dello studio pubblicato su <strong>Frontiers in Ecology and Evolution</strong>, ha spiegato che il Koharalepis rappresenta un caso unico perché conserva le ossa interne del cranio, offrendo informazioni preziose sulla neuroanatomia di queste creature antiche.</p>
<h2>Un predatore che si affidava a sensi diversi dalla vista</h2>
<p>C&#8217;è un altro aspetto curioso. Nonostante le sue dimensioni ragguardevoli, il Koharalepis jarviki aveva occhi relativamente piccoli. Questo significa che probabilmente non si affidava tanto alla vista per cacciare, ma sfruttava altri sensi per tendere agguati alle prede più piccole nel suo ambiente. Un <strong>predatore da imboscata</strong>, insomma, perfettamente calibrato per il suo ecosistema.</p>
<p>Il professor emerito John Long, che partecipò alla prima descrizione del Koharalepis nel 1992, ha sottolineato come le moderne tecnologie di imaging abbiano reso possibile studiare strutture interne senza toccare il fossile. Questo ha permesso di comprendere meglio comportamenti, adattamenti e relazioni di parentela con gli altri pesci simili ai tetrapodi, aggiungendo un tassello fondamentale alla storia di come i <strong>vertebrati</strong> abbiano lasciato l&#8217;acqua per vivere sulla terraferma circa 385 milioni di anni fa. La ricerca, sostenuta dall&#8217;Australian Research Council, conferma ancora una volta quanto ogni singolo fossile possa riscrivere pezzi importanti della nostra comprensione dell&#8217;evoluzione.</p>
<p>L'articolo <a href="https://tecnoapple.it/koharalepis-jarviki-il-pesce-preistorico-che-spiega-come-abbiamo-iniziato-a-camminare/">Koharalepis jarviki: il pesce preistorico che spiega come abbiamo iniziato a camminare</a> proviene da <a href="https://tecnoapple.it">Tecnoapple</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Solenostomus snuffleupagus: il pesce che sembra uscito da Sesame Street</title>
		<link>https://tecnoapple.it/solenostomus-snuffleupagus-il-pesce-che-sembra-uscito-da-sesame-street/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 May 2026 19:23:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienza e Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[Australia]]></category>
		<category><![CDATA[camuffamento]]></category>
		<category><![CDATA[corallo]]></category>
		<category><![CDATA[evoluzione]]></category>
		<category><![CDATA[marino]]></category>
		<category><![CDATA[pesce]]></category>
		<category><![CDATA[Solenostomus]]></category>
		<category><![CDATA[tassonomia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://tecnoapple.it/solenostomus-snuffleupagus-il-pesce-che-sembra-uscito-da-sesame-street/</guid>

					<description><![CDATA[<p>Solenostomus snuffleupagus: il pesce che sembra uscito da Sesame Street Un pesce che porta il nome di un personaggio televisivo amato da milioni di bambini. Non è uno scherzo, e nemmeno una trovata di marketing. Il Solenostomus snuffleupagus esiste davvero, nuota nelle acque al largo dell'Australia...</p>
<p>L'articolo <a href="https://tecnoapple.it/solenostomus-snuffleupagus-il-pesce-che-sembra-uscito-da-sesame-street/">Solenostomus snuffleupagus: il pesce che sembra uscito da Sesame Street</a> proviene da <a href="https://tecnoapple.it">Tecnoapple</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2>Solenostomus snuffleupagus: il pesce che sembra uscito da Sesame Street</h2>
<p>Un pesce che porta il nome di un personaggio televisivo amato da milioni di bambini. Non è uno scherzo, e nemmeno una trovata di marketing. Il <strong>Solenostomus snuffleupagus</strong> esiste davvero, nuota nelle acque al largo dell&#8217;<strong>Australia</strong> e ha un aspetto talmente bizzarro da ricordare in modo impressionante <strong>Mr. Snuffleupagus</strong>, il mammut peloso e un po&#8217; goffo di <strong>Sesame Street</strong>. La somiglianza è così evidente che i ricercatori hanno deciso di renderla ufficiale, dedicandogli proprio quel nome scientifico.</p>
<h2>Un nuotatore peloso nelle acque australiane</h2>
<p>Parliamo di un <strong>pesce ago fantasma</strong>, una creatura che appartiene alla famiglia dei Solenostomidae. Questi pesci sono già di per sé tra gli animali marini più strani e affascinanti: piccoli, lenti, dotati di appendici che li fanno sembrare pezzi di corallo o alghe alla deriva. Ma il Solenostomus snuffleupagus ha qualcosa in più. Il suo corpo è ricoperto da escrescenze filamentose che lo fanno sembrare, a tutti gli effetti, un pupazzo di peluche sottacqua. Quei filamenti non sono decorativi: servono come <strong>camuffamento</strong> perfetto per confondersi con l&#8217;ambiente circostante e sfuggire ai predatori.</p>
<p>Trovato nelle acque australiane, questo pesce vive a profondità moderate e frequenta fondali dove abbondano spugne, alghe e detriti organici. Il suo aspetto &#8220;peloso&#8221; lo rende praticamente invisibile tra la vegetazione marina. È una strategia evolutiva geniale, anche se vista dall&#8217;esterno sembra più una gag comica che una tecnica di sopravvivenza.</p>
<h2>Perché quel nome così particolare</h2>
<p>La scelta del nome non è stata casuale né superficiale. Nella <strong>tassonomia</strong> moderna capita sempre più spesso che gli scienziati assegnino nomi ispirati alla cultura popolare, e il Solenostomus snuffleupagus ne è un esempio perfetto. Mr. Snuffleupagus, per chi non lo ricordasse, è quel grande personaggio marrone e ispido che nella serie televisiva camminava con passo strascicato e parlava con voce nasale. Ecco, il pesce in questione evoca esattamente quella stessa energia: un essere dall&#8217;aspetto arruffato, che si muove con lentezza nell&#8217;acqua e sembra perennemente fuori posto.</p>
<p>La scoperta ha entusiasmato non solo la comunità scientifica ma anche il pubblico generale, perché dimostra quanto la <strong>biodiversità marina</strong> possa ancora sorprendere. Ogni anno vengono identificate nuove specie negli oceani, e alcune di queste sembrano uscite più dalla fantasia di un illustratore che dalla realtà. Il Solenostomus snuffleupagus è la prova vivente che la natura, quando vuole, sa essere più creativa di qualsiasi sceneggiatore televisivo.</p>
<p>Resta da capire quanto sia diffusa la specie e quali siano le sue abitudini riproduttive. Gli studi sono ancora in fase iniziale, ma una cosa è certa: difficilmente qualcuno dimenticherà il suo nome.</p>
<p>L'articolo <a href="https://tecnoapple.it/solenostomus-snuffleupagus-il-pesce-che-sembra-uscito-da-sesame-street/">Solenostomus snuffleupagus: il pesce che sembra uscito da Sesame Street</a> proviene da <a href="https://tecnoapple.it">Tecnoapple</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Olio di pesce: lo studio che ribalta le certezze sugli omega 3</title>
		<link>https://tecnoapple.it/olio-di-pesce-lo-studio-che-ribalta-le-certezze-sugli-omega-3/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 26 Apr 2026 07:23:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienza e Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[cervello]]></category>
		<category><![CDATA[EPA]]></category>
		<category><![CDATA[integratori]]></category>
		<category><![CDATA[neuroscienza]]></category>
		<category><![CDATA[olio]]></category>
		<category><![CDATA[omega3]]></category>
		<category><![CDATA[pesce]]></category>
		<category><![CDATA[trauma]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://tecnoapple.it/olio-di-pesce-lo-studio-che-ribalta-le-certezze-sugli-omega-3/</guid>

					<description><![CDATA[<p>Olio di pesce e cervello: uno studio ribalta le certezze sugli omega 3 Da anni gli integratori a base di olio di pesce vengono considerati alleati della salute cerebrale. Eppure una ricerca pubblicata sulla rivista Cell Reports e condotta dalla Medical University of South Carolina sta mettendo in...</p>
<p>L'articolo <a href="https://tecnoapple.it/olio-di-pesce-lo-studio-che-ribalta-le-certezze-sugli-omega-3/">Olio di pesce: lo studio che ribalta le certezze sugli omega 3</a> proviene da <a href="https://tecnoapple.it">Tecnoapple</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2>Olio di pesce e cervello: uno studio ribalta le certezze sugli omega 3</h2>
<p>Da anni gli integratori a base di <strong>olio di pesce</strong> vengono considerati alleati della salute cerebrale. Eppure una ricerca pubblicata sulla rivista <strong>Cell Reports</strong> e condotta dalla Medical University of South Carolina sta mettendo in discussione questa convinzione, almeno per una categoria specifica di persone. Chi ha subito <strong>traumi cranici ripetuti</strong>, anche lievi, potrebbe non trarre alcun beneficio da questi supplementi. Anzi, secondo i dati raccolti dal team guidato dal neuroscienziato Onder Albayram, uno dei principali <strong>acidi grassi omega 3</strong> contenuti nell&#8217;olio di pesce, l&#8217;<strong>EPA</strong> (acido eicosapentaenoico), sembrerebbe ostacolare la capacità del cervello di ripararsi dopo un danno.</p>
<p>Non si tratta di demonizzare un intero settore di integratori. Lo stesso Albayram ci tiene a precisarlo: il problema non è l&#8217;olio di pesce in sé, ma il contesto biologico in cui agisce. In parole semplici, l&#8217;EPA si comporta in modo diverso a seconda delle condizioni del cervello. In un organo sano, magari non crea problemi. Ma quando ci sono lesioni vascolari da trauma ripetuto, le cose cambiano parecchio. L&#8217;EPA sembra indebolire la stabilità dei <strong>vasi sanguigni cerebrali</strong>, interferire con i segnali di guarigione e persino contribuire all&#8217;accumulo di proteine tau, quelle coinvolte nel declino cognitivo.</p>
<h2>Cosa hanno scoperto i ricercatori nei modelli sperimentali</h2>
<p>Il gruppo di ricerca ha lavorato su più fronti. Nei topi alimentati a lungo con olio di pesce e sottoposti a traumi cranici lievi ripetuti, si è osservato un peggioramento progressivo delle prestazioni neurologiche e della memoria spaziale. A livello cellulare, i ricercatori hanno studiato le cellule endoteliali microvascolari del cervello umano. Ed è emerso che l&#8217;EPA, a differenza del <strong>DHA</strong> (l&#8217;altro grande omega 3, quello effettivamente integrato nelle membrane neuronali), riduceva la capacità riparativa di queste cellule. Non agiva come una tossina generica, ma in condizioni metaboliche favorevoli al suo utilizzo comprometteva la formazione di nuovi vasi e l&#8217;integrità della barriera emato encefalica.</p>
<p>Per dare un riscontro clinico, il team ha analizzato anche tessuto cerebrale post mortem di persone con diagnosi di <strong>encefalopatia traumatica cronica</strong> (CTE), una condizione legata proprio a traumi ripetuti alla testa. Anche in quei campioni sono emerse alterazioni nel metabolismo degli acidi grassi e nella stabilità vascolare, coerenti con i risultati dei modelli animali e cellulari.</p>
<h2>Olio di pesce: serve più cautela, non panico</h2>
<p>Il mercato degli integratori di <strong>omega 3</strong> è in piena espansione. Li troviamo ormai ovunque: capsule, bevande, snack, alternative al latte. Albayram non si stupisce di questa diffusione, ma sottolinea quanto poco si sappia ancora sugli effetti a lungo termine, soprattutto sul cervello. La biologia, dice, è dipendente dal contesto. Dare per scontato che un supplemento faccia bene a tutti, in ogni situazione, è un errore.</p>
<p>Questo studio non vuole essere un allarme universale contro l&#8217;<strong>olio di pesce</strong>. Ha dei limiti dichiarati: il tessuto umano analizzato mostra correlazioni, non prove di causa ed effetto. E non è possibile controllare tutte le variabili della vita reale, dalla dieta complessiva allo stato di salute generale. Ma apre una conversazione importante sulla cosiddetta nutrizione di precisione applicata alle neuroscienze. Un punto di partenza, come lo definisce lo stesso Albayram, che potrebbe cambiare il modo in cui vengono progettati gli interventi dietetici per chi ha subito lesioni cerebrali.</p>
<p>L'articolo <a href="https://tecnoapple.it/olio-di-pesce-lo-studio-che-ribalta-le-certezze-sugli-omega-3/">Olio di pesce: lo studio che ribalta le certezze sugli omega 3</a> proviene da <a href="https://tecnoapple.it">Tecnoapple</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
