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	<title>pesci Archivi - Tecnoapple</title>
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		<title>Due nuove specie di bass scoperte grazie al DNA: erano nascoste da decenni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Mar 2026 09:26:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienza e Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[bass]]></category>
		<category><![CDATA[classificazione]]></category>
		<category><![CDATA[DNA]]></category>
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		<category><![CDATA[genetica]]></category>
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		<category><![CDATA[pesci]]></category>
		<category><![CDATA[specie]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Due nuove specie di bass scoperte grazie al DNA: erano lì da decenni, ma nessuno le aveva riconosciute Il **DNA** ha svelato qualcosa che per decenni era rimasto nascosto sotto gli occhi di tutti. Due nuove specie di black bass, battezzate Bartram's bass e Altamaha bass, sono state finalmente...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Due nuove specie di bass scoperte grazie al DNA: erano lì da decenni, ma nessuno le aveva riconosciute</h2>
<p>Il <strong>DNA</strong> ha svelato qualcosa che per decenni era rimasto nascosto sotto gli occhi di tutti. Due <strong>nuove specie di black bass</strong>, battezzate <strong>Bartram&#8217;s bass</strong> e <strong>Altamaha bass</strong>, sono state finalmente identificate e descritte in modo ufficiale grazie a un&#8217;analisi genetica approfondita condotta dai ricercatori della <strong>University of Georgia</strong>. La cosa sorprendente? Questi pesci non arrivano da qualche fondale inesplorato. Nuotano da sempre nei fiumi della Georgia e della Carolina del Sud, confusi con altre specie simili, in particolare il redeye bass.</p>
<p>La storia ha anche un risvolto quasi comico. L&#8217;ecologo Bud Freeman si imbatté per la prima volta nel Bartram&#8217;s bass negli anni Ottanta, lungo il Broad River. Una coppia di pescatori gli mostrò un pesce insolito che avevano messo in una borsa frigo. Freeman capì subito che si trattava di qualcosa di diverso e offrì 5 dollari per portarselo via. La risposta fu secca: quel pesce sarebbe finito in padella, non in un laboratorio. Un esemplare potenzialmente cruciale, andato perduto per sempre.</p>
<h2>Aspetto fisico e conferme genetiche</h2>
<p>Nei decenni successivi, il team di Freeman ha raccolto centinaia di campioni. Il <strong>Bartram&#8217;s bass</strong> è stato trovato in 14 siti nei bacini dei fiumi Savannah e Saluda: presenta una colorazione dorata chiara con macchie marroni scure sui fianchi, pinne con sfumature rosate e occhi rossi cerchiati d&#8217;oro. Può raggiungere i 38 centimetri di lunghezza. L&#8217;<strong>Altamaha bass</strong>, raccolto in 14 località nei sistemi fluviali Altamaha e Ogeechee, mostra invece squame dorate con bordi olivastri, pinne accentuate dall&#8217;arancione e dimensioni leggermente inferiori, attorno ai 35 centimetri.</p>
<p>Ma l&#8217;aspetto esteriore da solo non bastava più. Come ha spiegato Mary Freeman, coautrice dello studio, oggi la classificazione di una specie richiede anche una <strong>caratterizzazione genetica</strong> rigorosa. Il team ha analizzato il <strong>DNA mitocondriale</strong> e utilizzato strumenti avanzati di bioinformatica per confrontare segmenti di DNA nucleare su ogni singolo individuo, escludendo così eventuali esemplari ibridi. Il dataset complessivo comprende 570 pesci appartenenti a diverse specie di bass, tra cui smallmouth, largemouth e Alabama bass. Oltre 100 esemplari sono stati utilizzati specificamente per definire le due <strong>nuove specie</strong>.</p>
<h2>Il rischio concreto di perderle prima ancora di conoscerle</h2>
<p>Ed è qui che la scoperta assume un tono più urgente. Sia il Bartram&#8217;s bass che l&#8217;Altamaha bass vivono in <strong>sistemi fluviali</strong> a corrente, tra pozze e rapide vicino a fondali rocciosi. Questi ambienti, però, sono stati pesantemente modificati nel tempo: accumulo di sedimenti, costruzione di dighe, frammentazione dei corsi d&#8217;acqua. A tutto questo si aggiunge l&#8217;introduzione di altre specie di Micropterus al di fuori dei loro areali naturali, che aumenta il rischio di <strong>ibridazione</strong>. Un fenomeno che potrebbe compromettere l&#8217;integrità genetica di queste specie appena riconosciute.</p>
<p>Il nome scientifico del Bartram&#8217;s bass, <em>Micropterus pucpuggy</em>, rende omaggio al popolo Seminole Creek della Florida, il cui capo diede all&#8217;esploratore William Bartram il soprannome &#8220;Puc Puggy&#8221;, che significa &#8220;cacciatore di fiori&#8221;. L&#8217;Altamaha bass, invece, porta il nome <em>Micropterus calliurus</em>, dove calliurus significa &#8220;bella coda&#8221;. Lo studio, pubblicato sulla rivista <strong>Zootaxa</strong>, rappresenta molto più di un esercizio tassonomico. Come ha sottolineato Mary Freeman: «Stiamo gettando le basi per il futuro. L&#8217;ibridazione potrebbe far sì che il Bartram&#8217;s bass non esista più come lo conosciamo, ma almeno sapremo cosa era». Una frase che dice tutto sulla fragilità di queste <strong>nuove specie di bass</strong> e sull&#8217;urgenza di proteggerle, ora che finalmente hanno un nome.</p>
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		<title>Antibiotici nascosti nei pesci di fiume: cosa hanno trovato gli scienziati</title>
		<link>https://tecnoapple.it/antibiotici-nascosti-nei-pesci-di-fiume-cosa-hanno-trovato-gli-scienziati/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 22 Mar 2026 02:23:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienza e Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[acquacoltura]]></category>
		<category><![CDATA[antibiotici]]></category>
		<category><![CDATA[bioaccumulo]]></category>
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		<category><![CDATA[pesci]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Antibiotici nascosti nei pesci di fiume: un problema reale e misurabile Gli antibiotici nei pesci di fiume rappresentano una minaccia silenziosa che sta emergendo con forza dalla ricerca scientifica. Uno studio condotto dal Centro per l'Energia Nucleare in Agricoltura dell'Università di San Paolo...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Antibiotici nascosti nei pesci di fiume: un problema reale e misurabile</h2>
<p>Gli <strong>antibiotici nei pesci di fiume</strong> rappresentano una minaccia silenziosa che sta emergendo con forza dalla ricerca scientifica. Uno studio condotto dal Centro per l&#8217;Energia Nucleare in Agricoltura dell&#8217;Università di San Paolo (CENA-USP), pubblicato sulla rivista <strong>Environmental Sciences Europe</strong>, ha rivelato qualcosa di piuttosto inquietante: nel fiume Piracicaba, uno dei principali corsi d&#8217;acqua dello stato di San Paolo in Brasile, si accumulano diverse classi di antibiotici. E non restano solo nell&#8217;acqua. Finiscono anche nei pesci che la gente mangia regolarmente.</p>
<p>Il gruppo di ricerca, guidato da Patrícia Alexandre Evangelista e sostenuto dalla FAPESP, ha adottato un approccio ampio: monitoraggio ambientale, analisi del <strong>bioaccumulo</strong> negli organismi, valutazione dei danni genetici nella fauna acquatica e sperimentazione con piante per rimuovere i contaminanti. Un lavoro complesso, che ha permesso di capire quanto sia profondo il problema legato all&#8217;uso di farmaci sia veterinari che umani.</p>
<p>I campioni sono stati raccolti vicino alla diga di Santa Maria da Serra, in un&#8217;area che riceve scarichi fognari, reflui domestici, residui di acquacoltura, allevamenti suinicoli e dilavamento agricolo. I ricercatori hanno analizzato acqua, sedimenti e pesci durante la <strong>stagione secca</strong> e quella delle piogge, monitorando 12 antibiotici di uso comune tra tetracicline, fluorochinoloni, sulfonamidi e fenoli. Il risultato? Durante la stagione delle piogge, la maggior parte delle concentrazioni restava sotto i limiti di rilevazione. Con la stagione secca, invece, quando il volume d&#8217;acqua diminuisce e gli inquinanti si concentrano, la situazione cambiava radicalmente.</p>
<h2>Un antibiotico vietato trovato nei pesci destinati al consumo umano</h2>
<p>Tra le scoperte più allarmanti c&#8217;è il ritrovamento di <strong>cloramfenicolo</strong> nei pesci lambari (Astyanax sp.) acquistati da pescatori locali nella regione di Barra Bonita. Il cloramfenicolo è un antibiotico il cui utilizzo negli animali da allevamento è proibito in Brasile proprio per la sua tossicità. Eppure era lì, nei tessuti dei pesci, durante la stagione secca, a livelli nell&#8217;ordine delle decine di microgrammi per chilogrammo. E dato che i lambari vengono consumati abitualmente dalla popolazione locale, la questione dell&#8217;<strong>esposizione umana agli antibiotici</strong> attraverso il cibo diventa tutt&#8217;altro che teorica.</p>
<p>Evangelista spiega che cloramfenicolo ed enrofloxacina sono stati scelti per esperimenti di laboratorio approfonditi per la loro rilevanza sia ambientale che sanitaria. L&#8217;enrofloxacina è largamente impiegata in zootecnia e acquacoltura, oltre che in medicina umana. Il cloramfenicolo, pur essendo bandito per gli animali destinati alla produzione alimentare, viene ancora usato nell&#8217;uomo e funziona come indicatore storico di <strong>contaminazione persistente</strong>.</p>
<h2>Le piante acquatiche possono aiutare, ma non è così semplice</h2>
<p>Il team ha anche esplorato il potenziale della <strong>Salvinia auriculata</strong>, una pianta galleggiante spesso considerata invasiva, come strumento naturale di bonifica. In esperimenti controllati, la pianta ha dimostrato un&#8217;efficienza notevole nel rimuovere l&#8217;enrofloxacina: con una biomassa maggiore, oltre il 95% dell&#8217;antibiotico veniva eliminato dall&#8217;acqua nel giro di pochi giorni. Per il cloramfenicolo, invece, la rimozione era più lenta e parziale, tra il 30% e il 45%.</p>
<p>Le tecniche di imaging hanno mostrato che gli antibiotici si accumulavano principalmente nelle radici della pianta, confermando il ruolo chiave dell&#8217;assorbimento radicale. Ma ecco il colpo di scena: la presenza della Salvinia modificava il modo in cui i pesci assorbivano queste sostanze. In alcuni casi, anziché ridurre l&#8217;esposizione dei pesci, la pianta la aumentava. Una possibile spiegazione è che la pianta alteri la forma chimica degli <strong>antibiotici</strong>, rendendoli più facilmente assimilabili dagli organismi acquatici.</p>
<p>Lo studio ha inoltre evidenziato che il cloramfenicolo causava danni significativi al DNA dei pesci, misurati attraverso anomalie nelle cellule del sangue. Quando la Salvinia era presente, questi danni diminuivano avvicinandosi ai livelli dei gruppi di controllo. Per l&#8217;enrofloxacina, invece, la pianta non produceva effetti protettivi significativi.</p>
<p>Come sottolinea Evangelista, usare le piante come &#8220;spugne&#8221; per i contaminanti non è affatto banale. La macrofita cambia l&#8217;intero sistema, compreso il modo in cui gli organismi entrano in contatto con le sostanze inquinanti. Resta comunque un&#8217;opzione a <strong>basso costo</strong> e basata sulla natura, particolarmente interessante dove i trattamenti avanzati come l&#8217;ozonizzazione risultano troppo costosi. Ma qualsiasi strategia, avverte la ricercatrice, deve considerare non solo la rimozione del contaminante, ma anche i suoi effetti biologici ed ecologici. Perché il problema è reale, misurabile e, soprattutto, complesso.</p>
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		<title>Fossili di pesci di 400 milioni di anni fa: la scoperta è incredibile</title>
		<link>https://tecnoapple.it/fossili-di-pesci-di-400-milioni-di-anni-fa-la-scoperta-e-incredibile/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Mar 2026 17:20:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienza e Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[devoniano]]></category>
		<category><![CDATA[dipnoi]]></category>
		<category><![CDATA[evoluzione]]></category>
		<category><![CDATA[fossili]]></category>
		<category><![CDATA[paleontologia]]></category>
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		<category><![CDATA[terraferma]]></category>
		<category><![CDATA[vertebrati]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Fossili di pesci di 400 milioni di anni fa svelano come la vita conquistò la terraferma Nuove scoperte stanno riscrivendo un capitolo fondamentale della storia della vita sulla Terra. Fossili di pesci antichi risalenti a oltre 400 milioni di anni fa stanno offrendo indizi preziosi su come i...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Fossili di pesci di 400 milioni di anni fa svelano come la vita conquistò la terraferma</h2>
<p>Nuove scoperte stanno riscrivendo un capitolo fondamentale della storia della vita sulla Terra. <strong>Fossili di pesci antichi</strong> risalenti a oltre 400 milioni di anni fa stanno offrendo indizi preziosi su come i <strong>vertebrati</strong> abbiano iniziato la loro lenta, incredibile transizione dall&#8217;acqua alla terraferma. Due studi distinti, condotti da gruppi di ricerca in Australia e Cina, hanno riportato alla luce dettagli sorprendenti sui <strong>dipnoi</strong>, quei pesci polmonati che rappresentano ancora oggi i parenti viventi più stretti degli animali terrestri con arti, noi compresi.</p>
<p>Il punto di partenza è la celebre <strong>Gogo Formation</strong>, nel nord dell&#8217;Australia Occidentale. Qui, nella regione di Kimberley, si trovano resti fossili di quella che gli scienziati considerano la prima &#8220;Grande Barriera Corallina&#8221; australiana, un ecosistema risalente al <strong>Devoniano</strong>. Un fossile particolarmente enigmatico, troppo danneggiato per essere studiato in passato, è stato ora analizzato grazie a tecniche avanzate come la <strong>tomografia computerizzata</strong>. La dottoressa Alice Clement della Flinders University ha spiegato che le scansioni hanno permesso di ricostruire immagini digitali dettagliate del cranio, rivelando la complessità della cavità cerebrale di questo affascinante pesce polmonato. Un dettaglio quasi comico: le prime impressioni del fossile erano state probabilmente osservate sottosopra e al contrario.</p>
<h2>Un cranio dalla Cina cambia le carte in tavola</h2>
<p>L&#8217;altro studio, pubblicato sulla rivista <strong>Current Biology</strong>, arriva dallo Yunnan, nel sud della Cina. Qui i ricercatori hanno ricostruito il cranio di una nuova specie di pesce polmonato battezzata <strong>Paleolophus yunnanensis</strong>, che nuotava nei mari cinesi circa 410 milioni di anni fa. Il dottor Brian Choo della Flinders University, che ha collaborato con l&#8217;Accademia Cinese delle Scienze, ha sottolineato come questo fossile rappresenti una finestra unica su un momento critico dell&#8217;evoluzione. Si tratta dell&#8217;epoca in cui i dipnoi stavano appena sviluppando quegli adattamenti alimentari che li avrebbero accompagnati fino ai giorni nostri.</p>
<p>Questi <strong>fossili di pesci</strong> antichi non sono semplici curiosità da museo. Ogni frammento di osso, ogni cavità cranica ricostruita al computer, aggiunge un tassello alla comprensione di come i <strong>tetrapodi</strong>, cioè i vertebrati dotati di arti, abbiano compiuto il salto evolutivo dall&#8217;acqua alla terra. Il pesce polmonato australiano del Queensland, ancora vivo oggi, continua a incuriosire gli scienziati proprio per questa parentela strettissima con gli animali terrestri.</p>
<h2>Perché queste scoperte contano davvero</h2>
<p>Il confronto tra il Paleolophus e altri fossili noti, come il più primitivo Diabolepis dalla Cina meridionale o l&#8217;Uranolophus dal Wyoming, sta permettendo di mappare con precisione crescente la <strong>diversificazione evolutiva</strong> dei dipnoi tra il Devoniano inferiore, medio e superiore. Entrambi gli studi, pubblicati rispettivamente nel Canadian Journal of Zoology e su Current Biology nel marzo 2026, sono stati sostenuti dall&#8217;Australian Research Council e dalla National Natural Science Foundation of China. I ricercatori hanno anche riconosciuto il contributo della comunità Gooniyandi, sul cui territorio si trovano i siti fossili della Gogo Formation.</p>
<p>Quello che emerge è un quadro sempre più ricco e sfumato. La vita non ha semplicemente &#8220;deciso&#8221; di uscire dall&#8217;acqua un bel giorno. È stato un processo lungo, fatto di piccoli adattamenti accumulati nel corso di milioni di anni. E questi fossili di pesci, rimasti sepolti per un tempo quasi inconcepibile, stanno finalmente raccontando la loro parte di storia.</p>
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