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	<title>Pleistocene Archivi - Tecnoapple</title>
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		<title>Utensili in legno di 430.000 anni riscrivono la preistoria umana</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 24 May 2026 15:24:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienza e Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[archeologia]]></category>
		<category><![CDATA[Grecia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Utensili in legno vecchi di 430.000 anni: la scoperta che riscrive la preistoria Gli utensili in legno più antichi mai utilizzati dall'uomo hanno 430.000 anni e sono stati trovati sepolti in un sito archeologico greco, sulle rive di quello che un tempo era un lago. Una scoperta che cambia parecchio...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Utensili in legno vecchi di 430.000 anni: la scoperta che riscrive la preistoria</h2>
<p>Gli <strong>utensili in legno più antichi</strong> mai utilizzati dall&#8217;uomo hanno 430.000 anni e sono stati trovati sepolti in un sito archeologico greco, sulle rive di quello che un tempo era un lago. Una scoperta che cambia parecchio di quello che si pensava sulle capacità dei nostri antenati. Il ritrovamento, avvenuto nel sito di <strong>Marathousa 1</strong> nella regione del Peloponneso, in Grecia centrale, è il frutto del lavoro di un team internazionale guidato dall&#8217;Università di Reading, dall&#8217;Università di Tubinga e dalla Senckenberg Nature Research Society. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista <strong>PNAS</strong> il 24 maggio 2026 e descrive due oggetti in legno lavorati con cura sorprendente: uno ricavato da legno di ontano, l&#8217;altro da salice o pioppo. Fino a oggi, le prove più antiche di questo tipo di lavorazione del legno risalivano ad almeno 40.000 anni dopo. In pratica, questa scoperta sposta indietro l&#8217;orologio della <strong>tecnologia preistorica</strong> in modo significativo.</p>
<p>Il sito conteneva anche <strong>strumenti in pietra</strong> e resti di elefanti e altri animali, segno che l&#8217;area veniva usata per macellare le prede lungo le sponde del lago. Gli esseri umani occupavano questa zona durante il <strong>Pleistocene medio</strong>, un periodo compreso grossomodo tra 774.000 e 129.000 anni fa. Come ha spiegato la professoressa Katerina Harvati, paleoantropologa a capo del programma di ricerca a lungo termine su Marathousa 1, si tratta di una fase cruciale nell&#8217;evoluzione umana, quella in cui iniziano a emergere comportamenti più complessi.</p>
<h2>La sfida di conservare il legno per mezzo milione di anni</h2>
<p>La cosa affascinante, e anche un po&#8217; miracolosa, è che questi utensili in legno siano arrivati fino a noi. Il legno, a differenza della pietra, ha bisogno di condizioni eccezionali per sopravvivere nel tempo. La dottoressa Annemieke Milks, tra le massime esperte di <strong>strumenti preistorici in legno</strong>, ha raccontato come il team abbia esaminato al microscopio ogni reperto ligneo trovato nel sito. Su due oggetti sono emersi segni inequivocabili di taglio e intaglio, la prova che mani umane li avevano modellati. Uno dei due manufatti, un frammento di ramo o tronco di ontano, mostrava anche tracce di usura compatibili con attività di scavo nel terreno morbido vicino alla riva del lago, oppure con la rimozione di corteccia dagli alberi. Il secondo reperto, più piccolo, era in legno di salice o pioppo e presentava anch&#8217;esso segni di lavorazione.</p>
<p>Non tutto quello che portava segni era opera umana, però. Un frammento più grande di ontano mostrava solchi sulla superficie che, dopo analisi approfondite, si sono rivelati opera di un grande <strong>carnivoro</strong>, probabilmente un orso. Dettaglio che racconta molto sull&#8217;ambiente dell&#8217;epoca: la competizione tra umani e predatori per le risorse era feroce.</p>
<h2>Un primato che sposta i confini della conoscenza</h2>
<p>Esistono altri <strong>utensili in legno antichi</strong> trovati in Regno Unito, Zambia, Germania e Cina, tra cui armi, bastoni da scavo e manici. Ma sono tutti più recenti rispetto ai reperti di Marathousa 1. L&#8217;unica evidenza precedente di legno lavorato dall&#8217;uomo proviene dal sito di Kalambo Falls in Zambia, datato circa 476.000 anni fa, ma in quel caso il legno era stato usato come materiale strutturale, non come utensile vero e proprio. Questa distinzione è fondamentale perché cambia la narrazione: i nostri antenati non solo raccoglievano materiali, ma li trasformavano in strumenti funzionali con una <strong>perizia tecnica</strong> notevole. La ricerca a Marathousa 1 è stata finanziata dal Consiglio Europeo della Ricerca e dalla Fondazione Tedesca per la Scienza, e ha coinvolto istituzioni greche e internazionali. Una collaborazione che ha portato alla luce qualcosa di davvero straordinario.</p>
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		<title>Strumenti di pietra di 146.000 anni riscrivono la storia dell&#8217;umanità</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 09 May 2026 14:54:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienza e Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[archeologia]]></category>
		<category><![CDATA[glaciale]]></category>
		<category><![CDATA[Lingjing]]></category>
		<category><![CDATA[pietra]]></category>
		<category><![CDATA[Pleistocene]]></category>
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		<category><![CDATA[tecnologia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Strumenti di pietra avanzati nel cuore di un'era glaciale: la scoperta che riscrive la storia Gli antichi umani in Cina fabbricavano strumenti di pietra sorprendentemente sofisticati già 146.000 anni fa, nel pieno di una delle ere glaciali più dure della preistoria. Non è il tipo di notizia che ci...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Strumenti di pietra avanzati nel cuore di un&#8217;era glaciale: la scoperta che riscrive la storia</h2>
<p>Gli <strong>antichi umani in Cina</strong> fabbricavano <strong>strumenti di pietra</strong> sorprendentemente sofisticati già <strong>146.000 anni fa</strong>, nel pieno di una delle ere glaciali più dure della preistoria. Non è il tipo di notizia che ci si aspetta: la creatività tecnologica, nell&#8217;immaginario comune, dovrebbe fiorire nei periodi di abbondanza, non quando il freddo morde e le risorse scarseggiano. Eppure il sito archeologico di <strong>Lingjing</strong>, nella Cina centrale, racconta una storia completamente diversa. Un gruppo di ricercatori guidato da Yuchao Zhao, curatore di archeologia dell&#8217;Asia orientale al Field Museum di Chicago, ha pubblicato sulla rivista Journal of Human Evolution uno studio che cambia parecchie carte in tavola. Gli strumenti di pietra ritrovati a Lingjing non sono semplici schegge ottenute colpendo un sasso contro l&#8217;altro. Sono il risultato di un processo produttivo organizzato, che richiedeva <strong>pianificazione</strong>, precisione e una comprensione profonda delle proprietà della pietra. A realizzarli fu l&#8217;<strong>Homo juluensis</strong>, un parente estinto degli esseri umani moderni, dotato di un cervello molto grande e di caratteristiche fisiche che ricordano sia le popolazioni arcaiche dell&#8217;Asia orientale sia i Neanderthal europei.</p>
<h2>Non semplici schegge, ma tecnologia ragionata</h2>
<p>Per anni la comunità scientifica ha considerato le popolazioni dell&#8217;Asia orientale del tardo Pleistocene medio (grossomodo tra 300.000 e 120.000 anni fa) come tecnologicamente meno avanzate rispetto a quelle africane o europee. I ritrovamenti di Lingjing costringono a ripensare questa convinzione. I nuclei di pietra a forma di disco trovati nel sito, a un primo sguardo, sembrano oggetti banali. Ma l&#8217;analisi dettagliata ha rivelato qualcosa di notevole: l&#8217;Homo juluensis lavorava queste pietre su entrambi i lati, a volte in modo simmetrico, altre volte seguendo un design asimmetrico e deliberato. In quest&#8217;ultimo caso, un lato fungeva da piattaforma di percussione mentre quello opposto veniva preparato per produrre schegge taglienti. Questo significa che chi li realizzava ragionava in tre dimensioni, gestendo la pietra come un oggetto complesso e non limitandosi a colpire a caso. Come ha spiegato Zhao, la logica alla base di questo sistema mostra somiglianze importanti con le tecnologie del <strong>Paleolitico medio</strong> associate ai Neanderthal in Europa e agli antenati umani in Africa. Il pensiero tecnologico avanzato, insomma, non era un&#8217;esclusiva dell&#8217;Eurasia occidentale.</p>
<h2>Un osso di cervo e dei cristalli che hanno cambiato tutto</h2>
<p>La vera svolta dello studio riguarda la datazione. Per anni gli esperti avevano stimato che gli strumenti di pietra di Lingjing risalissero a circa 126.000 anni fa, collocandoli in un periodo interglaciale relativamente mite. Poi è arrivata la sorpresa, nascosta dentro un osso di costola appartenente a un animale simile a un cervo. All&#8217;interno di quell&#8217;osso si trovavano dei <strong>cristalli di calcite</strong> che contenevano tracce di uranio. Nel corso di migliaia di anni, l&#8217;uranio si trasforma lentamente in torio: misurando il rapporto tra i due elementi, i ricercatori hanno potuto stabilire con maggiore precisione l&#8217;età del sito. Il risultato ha spostato la datazione indietro di circa 20.000 anni, portandola a 146.000 anni fa. Può sembrare una differenza modesta, ma cambia radicalmente il contesto ambientale. Quei 20.000 anni fanno la differenza tra un clima temperato e un&#8217;era glaciale severa. E questo ribalta la narrativa: quegli strumenti di pietra non nacquero nel comfort, ma sotto la pressione di condizioni estreme. La scoperta di Lingjing suggerisce che le difficoltà ambientali, anziché soffocare l&#8217;ingegno, potrebbero averlo stimolato. È un promemoria potente: l&#8217;innovazione, nella storia dell&#8217;evoluzione umana, non ha sempre aspettato tempi facili per manifestarsi. A volte è stata proprio la necessità a far emergere le capacità più sorprendenti.</p>
<p>L'articolo <a href="https://tecnoapple.it/strumenti-di-pietra-di-146-000-anni-riscrivono-la-storia-dellumanita/">Strumenti di pietra di 146.000 anni riscrivono la storia dell&#8217;umanità</a> proviene da <a href="https://tecnoapple.it">Tecnoapple</a>.</p>
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