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	<title>quasar Archivi - Tecnoapple</title>
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		<title>DESI completa la mappa 3D dell&#8217;universo: 47 milioni di galassie</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Apr 2026 17:52:54 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>La mappa 3D dell&#8217;universo più grande mai realizzata è finalmente completa</h2>
<p>Un traguardo scientifico che ha dell&#8217;incredibile: la <strong>mappa 3D dell&#8217;universo</strong> più dettagliata e vasta mai costruita è stata completata. E non si parla di un progettino accademico qualunque. Parliamo di un lavoro colossale, basato sui dati di oltre <strong>47 milioni di galassie</strong> e quasar, che potrebbe cambiare radicalmente il modo in cui comprendiamo il cosmo. Il progetto è frutto della collaborazione internazionale <strong>DESI</strong> (Dark Energy Spectroscopic Instrument), un consorzio che riunisce centinaia di ricercatori da tutto il mondo con un obiettivo ambizioso: capire cosa diavolo sta facendo l&#8217;universo mentre si espande.</p>
<p>Perché sì, l&#8217;universo si espande. E lo fa in modi che ancora non riusciamo a spiegare del tutto. La forza responsabile di questa accelerazione si chiama <strong>energia oscura</strong>, e rappresenta uno dei misteri più grandi della fisica moderna. Nessuno sa davvero cosa sia. Sappiamo solo che esiste, che costituisce circa il 68% di tutto ciò che c&#8217;è là fuori, e che questa nuova mappa 3D dell&#8217;universo potrebbe finalmente offrire indizi concreti sulla sua natura.</p>
<h2>Cosa rende questa mappa così speciale</h2>
<p>La portata del lavoro è semplicemente senza precedenti. Il dataset raccolto da DESI copre miliardi di anni luce e offre una risoluzione mai raggiunta prima in un progetto di <strong>mappatura cosmica</strong>. Ogni punto sulla mappa corrisponde a una galassia reale, con la sua posizione nello spazio e la sua distanza dalla Terra calcolata con precisione spettroscopica. Non è un&#8217;illustrazione artistica: è una fotografia tridimensionale della struttura dell&#8217;universo.</p>
<p>E poi c&#8217;è il dettaglio che sta facendo discutere la comunità scientifica. I primi risultati suggeriscono che l&#8217;energia oscura potrebbe non comportarsi come previsto. Per decenni si è assunto che fosse una costante, qualcosa di uniforme e immutabile nel tempo. Ma i dati della mappa 3D dell&#8217;universo sembrano raccontare una storia diversa: l&#8217;energia oscura potrebbe <strong>variare nel tempo</strong>, il che aprirebbe scenari completamente nuovi per la fisica teorica.</p>
<h2>Un progetto nato tra le difficoltà</h2>
<p>Vale la pena ricordare che questo risultato non è arrivato senza ostacoli. Il team DESI ha dovuto fare i conti con interruzioni causate da <strong>incendi boschivi</strong> che hanno minacciato le operazioni dell&#8217;osservatorio in Arizona, dove si trova lo strumento principale. Eppure la collaborazione è andata avanti, raccogliendo dati notte dopo notte con una determinazione che dice molto sulla qualità delle persone coinvolte.</p>
<p>Ora la sfida si sposta sull&#8217;analisi. Con un volume di informazioni così enorme, ci vorranno anni per estrarre tutto il valore scientifico nascosto in quei 47 milioni di oggetti cosmici catalogati. Ma una cosa è già chiara: questa mappa 3D dell&#8217;universo non è solo un record tecnico. È uno strumento che potrebbe riscrivere i libri di <strong>cosmologia</strong>, e la comunità scientifica internazionale lo sa bene.</p>
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		<title>Buchi neri supermassicci: i predatori cosmici che spengono le stelle</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Mar 2026 19:52:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienza e Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[astrofisica]]></category>
		<category><![CDATA[buchi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Buchi neri supermassicci: i predatori cosmici che spengono le stelle I buchi neri supermassicci potrebbero controllare la nascita delle stelle ben oltre i confini della propria galassia. È quanto emerge da uno studio pubblicato su The Astrophysical Journal Letters e guidato da Yongda Zhu...</p>
<p>L'articolo <a href="https://tecnoapple.it/buchi-neri-supermassicci-i-predatori-cosmici-che-spengono-le-stelle/">Buchi neri supermassicci: i predatori cosmici che spengono le stelle</a> proviene da <a href="https://tecnoapple.it">Tecnoapple</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Buchi neri supermassicci: i predatori cosmici che spengono le stelle</h2>
<p>I <strong>buchi neri supermassicci</strong> potrebbero controllare la nascita delle stelle ben oltre i confini della propria galassia. È quanto emerge da uno studio pubblicato su The Astrophysical Journal Letters e guidato da Yongda Zhu dell&#8217;Università dell&#8217;Arizona, che ribalta una convinzione radicata nell&#8217;astrofisica: l&#8217;idea che le galassie si evolvano in sostanziale isolamento. La realtà, a quanto pare, è molto più complessa e affascinante.</p>
<p>Il punto è questo. Quando un buco nero supermassiccio entra nella sua fase attiva, quella che gli astronomi chiamano <strong>quasar</strong>, diventa una delle sorgenti di energia più potenti dell&#8217;universo. Il gas e la polvere che cadono verso il buco nero formano un disco vorticoso che emette quantità enormi di <strong>radiazione</strong>, talmente intense da superare la luminosità dell&#8217;intera galassia ospite. E fin qui, nulla di nuovo. La vera sorpresa è che questa radiazione non si limita a devastare l&#8217;ambiente locale: riesce a soffocare la <strong>formazione stellare</strong> anche in galassie distanti milioni di anni luce.</p>
<p>Zhu la descrive come un &#8220;ecosistema galattico&#8221;, paragonandolo agli ecosistemi terrestri. Il buco nero supermassiccio attivo sarebbe una specie di predatore dominante: divora materia e, nel farlo, condiziona la crescita stellare dei vicini cosmici.</p>
<h2>Il telescopio James Webb svela l&#8217;enigma</h2>
<p>La scoperta nasce quasi per caso, da un dato che inizialmente sembrava un errore. I primi dati raccolti dal <strong>telescopio James Webb</strong> mostravano che le regioni attorno ad alcuni dei quasar più brillanti dell&#8217;universo primordiale contenevano meno galassie del previsto. Poiché le galassie massicce tendono a formarsi in ammassi densi, qualcosa non tornava. Il team ha capito che quelle galassie probabilmente esistevano, ma risultavano difficili da individuare perché la loro attività di formazione stellare recente era stata repressa.</p>
<p>Per verificare l&#8217;ipotesi, i ricercatori si sono concentrati su <strong>J0100+2802</strong>, uno dei quasar più luminosi conosciuti, alimentato da un buco nero con una massa circa 12 miliardi di volte quella del Sole. La luce di questo oggetto ha viaggiato per oltre 13 miliardi di anni, offrendo uno sguardo sull&#8217;universo quando aveva meno di un miliardo di anni. Utilizzando il James Webb, il team ha misurato le emissioni di O III, una forma ionizzata dell&#8217;ossigeno che funziona come indicatore della formazione stellare recente. Le galassie entro circa un milione di anni luce dal quasar mostravano emissioni O III più deboli rispetto alla loro luce ultravioletta. Un segnale chiaro: la nascita di nuove stelle era stata frenata.</p>
<p>La radiazione intensa del quasar, in pratica, spezza l&#8217;<strong>idrogeno molecolare</strong> presente nelle enormi nubi di gas interstellare. Quel gas è la materia prima indispensabile per costruire nuove stelle, e senza di esso il processo si blocca.</p>
<h2>Un nuovo capitolo per l&#8217;evoluzione delle galassie</h2>
<p>Questa è la prima volta che si trova evidenza concreta del fatto che la radiazione di un quasar possa influenzare l&#8217;universo su <strong>scala intergalattica</strong>. Una scoperta che sarebbe stata impossibile senza le capacità del telescopio James Webb: la luce proveniente da oggetti così distanti viene &#8220;stirata&#8221; verso lunghezze d&#8217;onda infrarosse dall&#8217;espansione dell&#8217;universo, e i telescopi precedenti non riuscivano a rilevarla con sufficiente precisione.</p>
<p>Anche la nostra <strong>Via Lattea</strong> potrebbe aver attraversato una fase quasar in un passato remoto, e i ricercatori stanno ora valutando come questo possa aver influenzato lo sviluppo della nostra galassia e delle sue vicine. Il prossimo passo sarà studiare altri quasar per capire quanto il fenomeno sia diffuso e quali altri fattori possano entrare in gioco.</p>
<p>Come ha sottolineato Zhu, comprendere come le galassie si siano influenzate a vicenda nell&#8217;universo primordiale aiuta a capire meglio come la nostra stessa galassia sia arrivata a essere quello che è oggi. I <strong>buchi neri supermassicci</strong>, insomma, potrebbero aver giocato un ruolo nell&#8217;evoluzione galattica molto più grande di quanto chiunque avesse immaginato.</p>
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