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	<title>qubit Archivi - Tecnoapple</title>
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		<title>Campi magnetici e nuova materia: la scoperta che cambia tutto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 May 2026 04:53:13 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Cambiare un campo magnetico nel tempo può creare forme di materia mai viste prima Uno studio di fisica quantistica appena pubblicato sta facendo discutere parecchio la comunità scientifica, e il motivo è tanto semplice da enunciare quanto profondo nelle sue implicazioni. I ricercatori hanno...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Cambiare un campo magnetico nel tempo può creare forme di materia mai viste prima</h2>
<p>Uno studio di <strong>fisica quantistica</strong> appena pubblicato sta facendo discutere parecchio la comunità scientifica, e il motivo è tanto semplice da enunciare quanto profondo nelle sue implicazioni. I ricercatori hanno scoperto che modificando un <strong>campo magnetico</strong> nel tempo, seguendo sequenze precise e calibrate, è possibile far emergere <strong>stati della materia</strong> completamente nuovi. Forme di materia che, in condizioni normali, semplicemente non esistono. Non si parla di materiali diversi o di composizioni chimiche esotiche, ma di qualcosa di molto più sottile: è il modo in cui la materia viene manipolata nel tempo a fare tutta la differenza.</p>
<h2>Come funziona e perché cambia le regole del gioco</h2>
<p>Il concetto alla base dello studio ruota attorno a quella che i fisici chiamano tecnica di <strong>driving periodico</strong>, ovvero l&#8217;applicazione di variazioni magnetiche ripetute e temporizzate su un materiale quantistico. Pensatela così: invece di cercare nuovi ingredienti per costruire qualcosa di rivoluzionario, il team di ricerca ha scoperto che basta cambiare la &#8220;ricetta temporale&#8221; con cui si manipolano ingredienti già noti. Il risultato? <strong>Stati quantistici esotici</strong> che mostrano proprietà sorprendenti, tra cui una stabilità molto superiore rispetto a quelli ottenuti con metodi tradizionali. E qui entra in gioco il pezzo grosso della faccenda. Una delle sfide più ostinate nel campo del <strong>quantum computing</strong> è proprio la fragilità degli stati quantistici. I qubit, le unità fondamentali dell&#8217;informazione quantistica, tendono a perdere coerenza in tempi brevissimi. Qualsiasi interferenza esterna, anche minima, può mandare tutto a rotoli. Se questi nuovi stati della materia si dimostrassero davvero più resistenti agli errori, le ricadute pratiche sarebbero enormi. Non parliamo di miglioramenti incrementali, ma di un possibile salto di paradigma nella costruzione di <strong>computer quantistici</strong> affidabili.</p>
<h2>Il futuro della tecnologia quantistica si gioca anche sul tempo</h2>
<p>Quello che rende questo studio particolarmente affascinante è il ribaltamento di prospettiva che propone. Per anni la ricerca si è concentrata quasi ossessivamente sulla composizione dei materiali, sulla purezza dei campioni, sulla temperatura a cui operare. Tutto fondamentale, ovviamente. Ma questa nuova direzione suggerisce che la <strong>manipolazione temporale</strong> dei campi magnetici potrebbe essere una leva altrettanto potente, se non di più. È un po&#8217; come scoprire che in cucina non conta solo la qualità degli ingredienti, ma anche il momento esatto in cui li si aggiunge alla pentola. La fisica quantistica continua a stupire proprio perché sfida le intuizioni più radicate, e questa ricerca ne è l&#8217;ennesima dimostrazione. La strada verso una tecnologia quantistica matura e utilizzabile su larga scala è ancora lunga, nessuno lo nega. Ma sapere che forme di materia fino a ieri impensabili possono emergere semplicemente &#8220;suonando&#8221; un campo magnetico con il ritmo giusto apre scenari che, fino a pochi anni fa, sarebbero sembrati pura fantascienza.</p>
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		<title>Quantum AI e sistemi caotici: la svolta che nessuno si aspettava</title>
		<link>https://tecnoapple.it/quantum-ai-e-sistemi-caotici-la-svolta-che-nessuno-si-aspettava/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 18 Apr 2026 17:23:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienza e Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[AI]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quantum AI e sistemi caotici: la svolta che nessuno si aspettava La capacità di prevedere il comportamento di sistemi complessi e caotici ha appena fatto un salto enorme grazie alla Quantum AI, ovvero l'integrazione tra intelligenza artificiale e computer quantistici. Uno studio condotto dai...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Quantum AI e sistemi caotici: la svolta che nessuno si aspettava</h2>
<p>La capacità di prevedere il comportamento di sistemi complessi e caotici ha appena fatto un salto enorme grazie alla <strong>Quantum AI</strong>, ovvero l&#8217;integrazione tra <strong>intelligenza artificiale</strong> e <strong>computer quantistici</strong>. Uno studio condotto dai ricercatori della University College London (UCL), pubblicato su Science Advances il 17 aprile 2026, ha dimostrato che questo approccio ibrido supera nettamente i modelli tradizionali, con implicazioni potenziali enormi per campi come la <strong>scienza del clima</strong>, la medicina e la produzione di energia. E la parte più interessante? Lo fa usando molta meno memoria rispetto ai metodi convenzionali.</p>
<p>Il punto di partenza è un problema che chiunque lavori con simulazioni conosce bene. Per fare previsioni su sistemi fisici complessi, le strade sono due: lanciare una simulazione completa che può richiedere settimane, oppure affidarsi a un modello di intelligenza artificiale che è più rapido ma perde affidabilità nel lungo periodo. La <strong>Quantum AI</strong> proposta dal team di UCL offre una terza via, decisamente più promettente.</p>
<h2>Come funziona l&#8217;approccio ibrido quantistico</h2>
<p>Il metodo non richiede che il computer quantistico faccia tutto il lavoro pesante. Al contrario, viene utilizzato in una fase specifica dell&#8217;addestramento dell&#8217;IA. I dati vengono prima elaborati dal <strong>computer quantistico</strong>, che identifica pattern statistici nascosti e stabili nel tempo, chiamati proprietà statistiche invarianti. Questi pattern vengono poi passati a un modello di IA che gira su un supercomputer classico, guidandone l&#8217;apprendimento in modo molto più efficace.</p>
<p>Qui entra in gioco la natura stessa del calcolo quantistico. A differenza dei computer tradizionali, che lavorano con bit impostati su 1 o 0, i <strong>qubit</strong> possono esistere in entrambi gli stati contemporaneamente grazie alla sovrapposizione quantistica. L&#8217;entanglement, poi, permette ai qubit di influenzarsi a vicenda anche a distanza. Queste due proprietà consentono di rappresentare una quantità enorme di informazioni in forma estremamente compatta.</p>
<p>Il risultato concreto? Il sistema di Quantum AI ha mostrato circa il 20 percento di <strong>accuratezza in più</strong> rispetto ai modelli standard, mantenendo previsioni stabili anche su periodi lunghi e di fronte a dinamiche caotiche. Il tutto con un consumo di memoria centinaia di volte inferiore.</p>
<h2>Verso applicazioni concrete e su larga scala</h2>
<p>Lo studio ha utilizzato un computer quantistico IQM a 20 qubit, collegato alle risorse di calcolo classico del Leibniz Supercomputing Centre in Germania. Per funzionare, questi dispositivi devono operare a temperature vicine allo zero assoluto, circa meno 273 gradi centigradi, più freddo di qualsiasi cosa esistente nello spazio.</p>
<p>Un aspetto particolarmente intelligente di questo approccio riguarda la gestione dei limiti hardware attuali. I <strong>computer quantistici</strong> odierni soffrono di rumore, errori e interferenze. Il metodo sviluppato a UCL aggira il problema usando il processore quantistico una sola volta durante il flusso di lavoro, evitando lo scambio continuo di dati tra sistema quantistico e classico.</p>
<p>Come ha spiegato Maida Wang, prima autrice dello studio, questa ricerca sembra dimostrare un vero e proprio <strong>vantaggio quantistico pratico</strong>. Il passo successivo sarà scalare il metodo con dataset più grandi e applicarlo a situazioni reali, che tipicamente presentano livelli di complessità ancora maggiori. È una di quelle scoperte che non rivoluzionano tutto dall&#8217;oggi al domani, ma che tracciano una direzione chiara. La Quantum AI potrebbe davvero cambiare il modo in cui la scienza affronta il caos.</p>
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		<title>Superatomi giganti: la soluzione al problema più grande del quantum computing</title>
		<link>https://tecnoapple.it/superatomi-giganti-la-soluzione-al-problema-piu-grande-del-quantum-computing/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Apr 2026 14:52:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienza e Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[Chalmers]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I superatomi giganti potrebbero risolvere il problema più grande del quantum computing La ricerca sui computer quantistici ha appena fatto un passo avanti che vale la pena raccontare. Un gruppo di scienziati della Chalmers University of Technology, in Svezia, ha sviluppato la teoria per un sistema...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>I superatomi giganti potrebbero risolvere il problema più grande del quantum computing</h2>
<p>La ricerca sui <strong>computer quantistici</strong> ha appena fatto un passo avanti che vale la pena raccontare. Un gruppo di scienziati della <strong>Chalmers University of Technology</strong>, in Svezia, ha sviluppato la teoria per un sistema quantistico completamente nuovo, basato su un concetto che suona quasi fantascientifico: i <strong>superatomi giganti</strong>. E no, non è solo un nome ad effetto. Questa idea potrebbe davvero cambiare le regole del gioco per chi sta cercando di costruire computer quantistici potenti, stabili e soprattutto scalabili.</p>
<p>Il problema di fondo è noto a chiunque segua questo settore. I <strong>qubit</strong>, le unità fondamentali dell&#8217;informazione quantistica, sono incredibilmente potenti ma anche terribilmente fragili. Basta un minimo disturbo elettromagnetico dall&#8217;ambiente circostante per mandare tutto a monte. Questo fenomeno si chiama <strong>decoerenza</strong>, ed è il muro contro cui si scontrano da anni i ricercatori di tutto il mondo. Come ha spiegato Lei Du, ricercatore post dottorale a Chalmers e autore principale dello studio: i sistemi quantistici sono straordinariamente potenti ma anche estremamente delicati, e la vera sfida sta nell&#8217;imparare a controllare la loro interazione con ciò che li circonda.</p>
<h2>Come funzionano i superatomi giganti</h2>
<p>I superatomi giganti nascono dalla fusione di due concetti che finora erano stati studiati separatamente nella fisica quantistica. Da una parte ci sono gli <strong>atomi giganti</strong>, un&#8217;idea nata proprio a Chalmers oltre dieci anni fa: si tratta di qubit progettati per connettersi a onde di luce o suono in più punti fisicamente separati. Questo permette una sorta di &#8220;eco quantistico&#8221; che aiuta a preservare l&#8217;informazione. Dall&#8217;altra ci sono i superatomi, sistemi composti da più atomi naturali che condividono lo stesso stato quantistico e si comportano come un&#8217;unica entità.</p>
<p>Nessuno prima d&#8217;ora aveva pensato di combinare queste due strutture. Il risultato è un sistema che riduce la decoerenza, rimane stabile e permette di immagazzinare e controllare <strong>informazione quantistica</strong> da più qubit all&#8217;interno di una singola unità, senza bisogno di circuiti sempre più complessi attorno. In pratica, è come avere più atomi giganti che lavorano insieme come un unico organismo, con un&#8217;interazione non locale tra luce e materia.</p>
<h2>Verso computer quantistici realmente scalabili</h2>
<p>La parte davvero entusiasmante riguarda l&#8217;<strong>entanglement</strong>, quel fenomeno per cui più qubit condividono un unico stato quantistico e agiscono in modo coordinato. Gli atomi giganti da soli avevano dei limiti su questo fronte. Ma i superatomi giganti aprono possibilità completamente nuove: permettono di creare stati quantistici complessi, distribuire entanglement su lunghe distanze e dirigere segnali quantistici con una precisione finora impensabile.</p>
<p>Lo studio descrive due configurazioni diverse. Nella prima, più superatomi giganti vengono collegati in modo ravvicinato, così da scambiarsi stati quantistici senza perdita di informazione. Nella seconda, le strutture sono più distanti ma connesse in modo che le onde rimangano sincronizzate, rendendo possibile la distribuzione di entanglement su scala più ampia. Entrambi gli approcci potrebbero integrarsi con altre tecnologie quantistiche esistenti, funzionando come mattoni fondamentali per connettere piattaforme diverse.</p>
<p>Come ha sottolineato Anton Frisk Kockum, professore associato a Chalmers e coautore della ricerca, esiste un forte interesse per gli approcci ibridi in cui diversi sistemi quantistici collaborano, sfruttando ciascuno i propri punti di forza. I superatomi giganti rappresentano un passo concreto verso una <strong>tecnologia quantistica</strong> realmente applicabile. Il team ora punta a passare dalla teoria alla costruzione fisica di questi sistemi. E se le premesse verranno confermate, potremmo trovarci davanti a uno di quei momenti in cui la ricerca di base smette di essere solo elegante sulla carta e comincia a diventare qualcosa di tangibile.</p>
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		<item>
		<title>Computer quantistici, la svolta: misurazione 100 volte più veloce</title>
		<link>https://tecnoapple.it/computer-quantistici-la-svolta-misurazione-100-volte-piu-veloce/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Apr 2026 00:22:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienza e Tecnologia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I computer quantistici perdono dati: la svolta che cambia tutto I computer quantistici continuano a perdere informazioni, e fino a poco tempo fa nessuno riusciva a capire davvero quanto velocemente succedesse. Ora, un gruppo di ricercatori ha sviluppato una tecnica di misurazione talmente rapida da...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>I computer quantistici perdono dati: la svolta che cambia tutto</h2>
<p>I <strong>computer quantistici</strong> continuano a perdere informazioni, e fino a poco tempo fa nessuno riusciva a capire davvero quanto velocemente succedesse. Ora, un gruppo di ricercatori ha sviluppato una tecnica di misurazione talmente rapida da cambiare le regole del gioco: oltre <strong>100 volte più veloce</strong> rispetto ai metodi precedenti. E questo potrebbe essere il tassello mancante per rendere queste macchine finalmente affidabili.</p>
<p>Il problema è noto a chiunque segua il settore. I <strong>qubit</strong>, ovvero i bit quantistici su cui si basa tutta l&#8217;architettura di un computer quantistico, sono fragili. L&#8217;informazione che trasportano tende a dissolversi in tempi brevissimi, e soprattutto lo fa in modo imprevedibile. Jeroen Danon, professore alla <strong>Norwegian University of Science and Technology</strong> (NTNU), lo spiega in modo piuttosto diretto: nei qubit superconduttori, il tempo medio di conservazione dell&#8217;informazione è accettabile, ma varia in modo casuale nel tempo. Questo rende tutto enormemente complicato, perché senza sapere esattamente quando e perché l&#8217;informazione scompare, migliorare le prestazioni di un sistema quantistico diventa un po&#8217; come aggiustare un motore al buio.</p>
<h2>Una misurazione che ribalta la prospettiva</h2>
<p>Ed è qui che entra in scena la novità. In collaborazione con un team internazionale guidato dal <strong>Niels Bohr Institute</strong> di Copenhagen, i ricercatori del NTNU hanno messo a punto un metodo che consente di misurare la <strong>perdita di informazione quantistica</strong> in circa 10 millisecondi. Prima ci voleva circa un secondo, che nel mondo della fisica quantistica equivale praticamente a un&#8217;eternità. Danon lo dice con una punta di orgoglio contenuto: &#8220;Più o meno in tempo reale&#8221;.</p>
<p>Questa velocità non è un semplice miglioramento tecnico. Significa poter osservare il comportamento dei qubit mentre cambia, cogliere fluttuazioni rapide che prima restavano invisibili. E soprattutto, significa poter risalire alle <strong>cause profonde</strong> della perdita di dati. Quando si riesce a vedere il problema nel momento esatto in cui si manifesta, trovare la soluzione diventa molto più realistico.</p>
<h2>Cosa cambia per il futuro dei computer quantistici</h2>
<p>Il passo avanti è significativo. Se i <strong>computer quantistici</strong> devono uscire dai laboratori e diventare strumenti utilizzabili su larga scala, la stabilità è il nodo centrale da sciogliere. Non basta aumentare il numero di qubit o raffinare gli algoritmi: serve capire cosa succede dentro queste macchine, istante per istante.</p>
<p>La ricerca, pubblicata sulla rivista <strong>Physical Review X</strong> nell&#8217;aprile 2026, apre una strada concreta. Con questo tipo di monitoraggio in tempo reale, gli scienziati potranno calibrare i processori quantistici in modo molto più preciso, intervenendo sulle instabilità prima che compromettano i calcoli. Non è ancora la soluzione definitiva, ma è quel tipo di progresso che sposta davvero l&#8217;asticella. E nel campo della computazione quantistica, ogni millisecondo risparmiato conta parecchio.</p>
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		<item>
		<title>Computer quantistici ad atomi: la crittografia è in pericolo prima del previsto</title>
		<link>https://tecnoapple.it/computer-quantistici-ad-atomi-la-crittografia-e-in-pericolo-prima-del-previsto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Apr 2026 15:53:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienza e Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[algoritmi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I computer quantistici ad atomi potrebbero violare la crittografia molto prima del previsto C'è una notizia che sta facendo tremare il mondo della sicurezza informatica, e arriva dritta dai laboratori di ricerca sulla computazione quantistica. I computer quantistici basati su atomi potrebbero...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>I computer quantistici ad atomi potrebbero violare la crittografia molto prima del previsto</h2>
<p>C&#8217;è una notizia che sta facendo tremare il mondo della <strong>sicurezza informatica</strong>, e arriva dritta dai laboratori di ricerca sulla <strong>computazione quantistica</strong>. I <strong>computer quantistici basati su atomi</strong> potrebbero essere in grado di accedere a dati crittografati molto prima di quanto la comunità scientifica avesse previsto. Non fra decenni, non in un futuro lontano e nebuloso. Parliamo di tempistiche che si stanno accorciando in modo preoccupante.</p>
<p>Il punto è questo: fino a poco tempo fa, la maggior parte degli esperti considerava la minaccia dei <strong>computer quantistici</strong> alla crittografia moderna come qualcosa di teorico, quasi accademico. Sì, tutti sapevano che un giorno queste macchine avrebbero potuto rompere gli algoritmi che oggi proteggono le transazioni bancarie, le comunicazioni militari, i dati sanitari. Ma quel giorno sembrava abbastanza lontano da permettere a governi e aziende di prepararsi con calma. Ecco, quella calma potrebbe essere stata un errore.</p>
<h2>Perché gli atomi cambiano le regole del gioco</h2>
<p>Le architetture quantistiche basate su <strong>atomi intrappolati</strong> stanno mostrando progressi che nessuno si aspettava a questo ritmo. A differenza dei qubit superconduttori, che richiedono temperature vicine allo zero assoluto e sono notoriamente instabili, i sistemi atomici offrono una stabilità e una scalabilità che li rendono candidati molto più concreti per applicazioni reali. E quando si parla di applicazioni reali nel contesto della computazione quantistica, il primo pensiero va sempre lì: alla capacità di decifrare quello che oggi consideriamo indecifrabile.</p>
<p>Alcuni gruppi di ricerca hanno dimostrato che i computer quantistici ad atomi possono eseguire operazioni logiche con tassi di errore significativamente più bassi rispetto ad altre piattaforme. Questo non è un dettaglio tecnico marginale. È il collo di bottiglia che ha tenuto la <strong>crittografia tradizionale</strong> al sicuro per anni. Se quel collo di bottiglia si allarga, le conseguenze sono enormi.</p>
<h2>La corsa alla crittografia post quantistica</h2>
<p>La buona notizia, se così si può chiamare, è che la consapevolezza sta crescendo. Organizzazioni come il NIST negli Stati Uniti hanno già pubblicato i primi standard per la <strong>crittografia post quantistica</strong>, cioè algoritmi progettati per resistere anche agli attacchi di queste macchine. Ma adottare nuovi standard richiede tempo. Servono aggiornamenti infrastrutturali massicci, test di compatibilità, investimenti. E il tempo, a quanto pare, è proprio la risorsa che sta venendo a mancare.</p>
<p>Il rischio più insidioso porta un nome che gli addetti ai lavori conoscono bene: <strong>&#8220;harvest now, decrypt later&#8221;</strong>. In pratica, qualcuno potrebbe già oggi intercettare e archiviare enormi quantità di dati crittografati, aspettando semplicemente il momento in cui un computer quantistico sarà abbastanza potente da aprirli come una scatola di latta. Dati governativi, segreti industriali, informazioni personali sensibili. Tutto potenzialmente esposto.</p>
<p>La computazione quantistica basata su atomi non è più solo una promessa da convegno scientifico. È una realtà in accelerazione che impone scelte urgenti. Chi si occupa di <strong>sicurezza dei dati</strong> farebbe bene a trattare questa finestra temporale non come un lusso, ma come un conto alla rovescia già iniziato.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>NbRe: il superconduttore tripletto che può cambiare il quantum computing</title>
		<link>https://tecnoapple.it/nbre-il-superconduttore-tripletto-che-puo-cambiare-il-quantum-computing/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 08 Mar 2026 10:36:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienza e Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[elettroni]]></category>
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		<category><![CDATA[quantum]]></category>
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		<category><![CDATA[superconduttore]]></category>
		<category><![CDATA[tripletto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il superconduttore tripletto che potrebbe rivoluzionare il quantum computing Trovare un materiale capace di trasmettere elettricità e spin degli elettroni senza alcuna resistenza è stato per decenni il sogno proibito della fisica dello stato solido. Ora un gruppo di ricercatori potrebbe aver...</p>
<p>L'articolo <a href="https://tecnoapple.it/nbre-il-superconduttore-tripletto-che-puo-cambiare-il-quantum-computing/">NbRe: il superconduttore tripletto che può cambiare il quantum computing</a> proviene da <a href="https://tecnoapple.it">Tecnoapple</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Il superconduttore tripletto che potrebbe rivoluzionare il quantum computing</h2>
<p>Trovare un materiale capace di trasmettere elettricità e spin degli elettroni senza alcuna resistenza è stato per decenni il sogno proibito della fisica dello stato solido. Ora un gruppo di ricercatori potrebbe aver individuato proprio quel materiale, e le implicazioni per il <strong>quantum computing</strong> sarebbero enormi. Il protagonista di questa storia è una lega metallica chiamata <strong>NbRe</strong>, composta da niobio e renio, due metalli rari che insieme sembrano comportarsi in modo del tutto anomalo rispetto ai superconduttori tradizionali. Se le prime evidenze sperimentali dovessero essere confermate, ci troveremmo di fronte a quello che molti fisici definiscono senza mezzi termini il &#8220;Sacro Graal&#8221; della tecnologia quantistica.</p>
<p>A parlarne è il professor <strong>Jacob Linder</strong>, fisico della Norwegian University of Science and Technology (NTNU), dove lavora presso <strong>QuSpin</strong>, un centro di ricerca dedicato allo studio dei materiali quantistici. Linder non nasconde l&#8217;entusiasmo: un <strong>superconduttore tripletto</strong> è in cima alla lista dei desideri di chiunque operi nel campo. E il motivo è piuttosto chiaro. Mentre i superconduttori convenzionali, detti &#8220;singoletto&#8221;, permettono alla corrente elettrica di fluire senza dispersione di energia sotto forma di calore, non sono in grado di trasportare lo spin degli elettroni. I superconduttori tripletto, invece, fanno entrambe le cose. E questa doppia capacità cambia radicalmente le carte in tavola.</p>
<h2>Perché lo spin fa tutta la differenza</h2>
<p>Per capire cosa rende così speciale un superconduttore tripletto, bisogna fare un piccolo passo indietro e guardare alla <strong>spintronica</strong>. Si tratta di una branca dell&#8217;elettronica che sfrutta lo spin, una proprietà fondamentale degli elettroni, per trasportare e processare informazioni in modi diversi rispetto ai circuiti tradizionali. Lo spin può giocare un ruolo cruciale anche nella tecnologia quantistica, soprattutto quando viene abbinato alla superconduttività. Il problema, fino a oggi, è stato l&#8217;instabilità. Uno dei principali ostacoli nel <strong>quantum computing</strong> riguarda la precisione delle operazioni: i qubit sono notoriamente fragili e soggetti a errori. Un superconduttore tripletto potrebbe contribuire a stabilizzare l&#8217;intero sistema, rendendo i computer quantistici non solo più affidabili ma anche incredibilmente efficienti dal punto di vista energetico.</p>
<p>Linder e i suoi collaboratori italiani hanno pubblicato uno studio su <strong>Physical Review Letters</strong>, una delle riviste più prestigiose nel campo della fisica, e il lavoro è stato selezionato tra le raccomandazioni editoriali del giornale. Non è un dettaglio da poco: significa che la comunità scientifica considera questi risultati degni di particolare attenzione. Nello studio, il team dimostra che la lega NbRe esibisce proprietà coerenti con la superconduttività tripletto. Il materiale si comporta in modo completamente diverso da quello che ci si aspetterebbe da un superconduttore singoletto convenzionale, e questo è già di per sé un segnale forte.</p>
<h2>Una temperatura &#8220;calda&#8221; per gli standard della superconduttività</h2>
<p>C&#8217;è un altro aspetto che rende NbRe particolarmente interessante: la <strong>temperatura di superconduzione</strong>. La lega diventa superconduttrice a circa 7 Kelvin, che tradotto in gradi Celsius significa circa meno 266 gradi. Sembra un freddo pazzesco, e lo è. Ma nel mondo della superconduttività, 7 Kelvin è una temperatura relativamente &#8220;alta&#8221;. Altri candidati a superconduttore tripletto richiedono temperature vicine a 1 Kelvin, il che li rende molto più difficili e costosi da utilizzare nella pratica. Poter lavorare a 7 Kelvin significa avere un materiale decisamente più gestibile e, in prospettiva, più facilmente integrabile in dispositivi reali.</p>
<p>Naturalmente, Linder stesso invita alla cautela. È ancora troppo presto per dichiarare con certezza assoluta che NbRe sia effettivamente un superconduttore tripletto. La scoperta dovrà essere verificata da altri gruppi sperimentali indipendenti, e saranno necessari ulteriori test specifici sulla superconduttività tripletto. Tuttavia, i dati raccolti finora sono incoraggianti e puntano tutti nella stessa direzione.</p>
<p>Se la conferma dovesse arrivare, le ricadute sul <strong>quantum computing</strong> e sulla spintronica sarebbero difficili da sovrastimare. Computer quantistici ultra veloci che consumano quantità di energia prossime allo zero non sarebbero più fantascienza ma un obiettivo tecnologico concreto. Il team della NTNU potrebbe aver aperto una porta che la fisica inseguiva da molto, molto tempo. E stavolta, dall&#8217;altra parte, potrebbe esserci davvero qualcosa di straordinario.</p>
<p>L'articolo <a href="https://tecnoapple.it/nbre-il-superconduttore-tripletto-che-puo-cambiare-il-quantum-computing/">NbRe: il superconduttore tripletto che può cambiare il quantum computing</a> proviene da <a href="https://tecnoapple.it">Tecnoapple</a>.</p>
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