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	<title>raggi Archivi - Tecnoapple</title>
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		<title>Einstein Probe scopre un buco nero mentre divora una nana bianca</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Jun 2026 22:53:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienza e Tecnologia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il telescopio Einstein Probe potrebbe aver colto un buco nero mentre distrugge una nana bianca Qualcosa di davvero straordinario è successo nello spazio profondo, e il telescopio spaziale Einstein Probe era lì al momento giusto per catturarlo. Gli astronomi ritengono di aver assistito a uno degli...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Il telescopio Einstein Probe potrebbe aver colto un buco nero mentre distrugge una nana bianca</h2>
<p>Qualcosa di davvero straordinario è successo nello spazio profondo, e il telescopio spaziale <strong>Einstein Probe</strong> era lì al momento giusto per catturarlo. Gli astronomi ritengono di aver assistito a uno degli eventi cosmici più rari mai osservati: un <strong>buco nero di massa intermedia</strong> che sta letteralmente facendo a pezzi una <strong>nana bianca</strong>, divorandola. Se la cosa venisse confermata, sarebbe la prima volta in assoluto che un fenomeno del genere viene documentato in modo diretto.</p>
<p>Il 2 luglio 2025, durante una normale scansione del cielo, Einstein Probe ha individuato una sorgente di <strong>raggi X</strong> insolitamente brillante. La luminosità dell&#8217;oggetto cambiava a una velocità anomala, il che ha fatto scattare immediatamente l&#8217;allarme tra i ricercatori. Non era una sorgente qualunque. E da lì è partita una mobilitazione di osservatori in tutto il mondo, con telescopi puntati verso quella porzione di cielo per capire cosa stesse succedendo.</p>
<p>La ricerca è stata coordinata dal Centro Scientifico dell&#8217;Einstein Probe presso gli Osservatori Astronomici Nazionali dell&#8217;Accademia Cinese delle Scienze, con il contributo fondamentale di scienziati dell&#8217;Università di Hong Kong e di diversi istituti internazionali. I risultati sono stati pubblicati come articolo di copertina su <strong>Science Bulletin</strong>.</p>
<h2>Un&#8217;esplosione cosmica che non somiglia a nulla di già visto</h2>
<p>La scoperta è stata possibile grazie ai due strumenti complementari a bordo di Einstein Probe. Il Wide-field X-ray Telescope, dotato di ottiche innovative a occhio di aragosta, ha rilevato la sorgente, poi designata EP250702a. Quasi in contemporanea, il telescopio spaziale Fermi della NASA ha captato diversi <strong>lampi di raggi gamma</strong> dalla stessa regione celeste.</p>
<p>Ma il dettaglio che ha lasciato tutti a bocca aperta è arrivato dopo, analizzando i dati precedenti. Il telescopio aveva già registrato un&#8217;emissione costante di raggi X dalla stessa posizione circa un giorno prima che comparissero i lampi gamma. Una sequenza del genere non si associa quasi mai alle esplosioni cosmiche più violente. Circa 15 ore dopo la prima rilevazione, la sorgente è esplosa in una serie di brillamenti intensissimi, raggiungendo una luminosità di circa 3 × 10⁴⁹ erg al secondo. Parliamo di uno degli eventi istantanei più luminosi mai registrati nell&#8217;universo.</p>
<p>Come ha spiegato il dottor Dongyue Li, primo autore dello studio, quel segnale precoce nei raggi X è stato decisivo: ha permesso di escludere che si trattasse di un comune lampo di raggi gamma.</p>
<h2>Un buco nero che divora una stella: lo scenario più convincente</h2>
<p>Grazie alla posizione precisa fornita da Einstein Probe, i principali telescopi del mondo si sono orientati rapidamente verso la sorgente. Le osservazioni su più lunghezze d&#8217;onda hanno confermato che l&#8217;oggetto si trovava nella periferia di una <strong>galassia distante</strong>. Nell&#8217;arco di una ventina di giorni, la luminosità si è ridotta di un fattore superiore a centomila, e l&#8217;emissione ha subìto una transizione dai raggi X più energetici verso quelli meno energetici.</p>
<p>Combinando tutti i dati raccolti, i ricercatori hanno notato che EP250702a presentava caratteristiche che i modelli esistenti faticavano a spiegare. L&#8217;emissione X era iniziata prima del lampo gamma, la luminosità raggiunta era fuori scala, l&#8217;evoluzione era stata rapidissima e la posizione, nella zona esterna della galassia ospite, non quadrava con gli scenari classici. Una combinazione di fattori praticamente unica.</p>
<p>Dopo aver valutato diverse ipotesi, lo scenario che ha retto meglio il confronto con i dati è quello di un <strong>evento di distruzione mareale</strong>: un buco nero di massa intermedia che con la sua gravità mostruosa ha smembrato e inghiottito una nana bianca. Se confermato da ulteriori osservazioni, si tratterebbe della prima prova osservativa diretta di questo tipo di fenomeno, qualcosa che gli astrofisici cercano da anni e che aprirebbe un capitolo nuovo nello studio dei buchi neri e della loro interazione con le stelle compatte.</p>
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		<title>BESSY II, il rilevatore a raggi X superconduttore 1.000 volte più sensibile</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Jun 2026 14:53:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienza e Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[nanostrutture]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un rilevatore a raggi X superconduttore che cambia le regole del gioco Il nuovo rilevatore a raggi X superconduttore installato presso il sincrotrone BESSY II di Berlino rappresenta un salto enorme per la ricerca sui materiali. Fino a 1.000 volte più sensibile rispetto agli spettrometri...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Un rilevatore a raggi X superconduttore che cambia le regole del gioco</h2>
<p>Il nuovo <strong>rilevatore a raggi X superconduttore</strong> installato presso il sincrotrone <strong>BESSY II</strong> di Berlino rappresenta un salto enorme per la ricerca sui materiali. Fino a 1.000 volte più sensibile rispetto agli spettrometri convenzionali, questo strumento apre possibilità che fino a poco tempo fa sembravano fuori portata. Nato dalla collaborazione tra l&#8217;Helmholtz-Zentrum Berlin (HZB), il Max Planck Institute for Chemical Energy Conversion e il NIST statunitense, si tratta del primo e unico <strong>spettrometro TES</strong> operativo in un sincrotrone europeo.</p>
<p>La tecnologia alla base è tanto affascinante quanto complessa, ma il concetto chiave è relativamente semplice. Al cuore dello strumento ci sono <strong>248 sensori superconduttori</strong> che funzionano a una temperatura di appena 25 millesimi di grado sopra lo zero assoluto. Per raggiungere quel freddo estremo si utilizza un refrigeratore a diluizione elio 4/elio 3, simile a quelli impiegati nei <strong>computer quantistici</strong>. Quando i raggi X colpiscono un campione, questo emette fotoni. Ogni fotone che raggiunge un sensore provoca un minuscolo riscaldamento, sufficiente a interrompere lo stato superconduttivo e generare un cambiamento nella resistenza elettrica misurabile con estrema precisione.</p>
<h2>Perché questa sensibilità cambia tutto</h2>
<p>Tecniche come la <strong>spettroscopia di emissione a raggi X</strong> (XES) e lo scattering anelastico risonante (RIXS) hanno sempre avuto un limite pratico piuttosto frustrante: servivano campioni concentrati e voluminosi per ottenere dati utilizzabili. Con il nuovo rilevatore a raggi X superconduttore di BESSY II, esperimenti che prima richiedevano ore di raccolta dati possono concludersi in pochi minuti. Questo significa poter finalmente studiare materiali sottilissimi, spessi anche un solo strato atomico, oltre a <strong>nanostrutture</strong> e campioni con concentrazioni bassissime di atomi o molecole.</p>
<p>Régis Decker, lo scienziato responsabile del nuovo strumento presso HZB, ha spiegato che lo spettrometro TES può fornire informazioni preziose sulla chimica molecolare, sulla biologia molecolare e sulle proprietà quantistiche di sistemi a dimensionalità ridotta. In pratica, il dispositivo complementa altre tecniche già esistenti come l&#8217;ARPES, che analizza le strutture a bande elettroniche.</p>
<h2>Il futuro dello spettrometro TES europeo</h2>
<p>Lo spettrometro è collegato a una camera a vuoto ultraspinto progettata su misura, che consente il trasferimento, la preparazione e la misurazione dei campioni con un controllo della temperatura che va da 10 Kelvin fino a temperatura ambiente. Il sistema completo è installato sulla linea di luce UE52 SGM di <strong>BESSY II</strong>, che offre pieno controllo della polarizzazione.</p>
<p>Prima di questa installazione, nel mondo esistevano solo cinque spettrometri TES operativi presso strutture a raggi X: quattro negli Stati Uniti e uno in Giappone. Ora l&#8217;Europa ha il suo, ed è a Berlino. Tra gli <strong>aggiornamenti futuri</strong> previsti ci sono capacità avanzate di preparazione dei campioni e la possibilità di studiare materiali immersi in campi magnetici, aprendo la strada a misurazioni di dicroismo circolare magnetico sia in assorbimento che in emissione.</p>
<p>Il team sta già raccogliendo proposte di ricerca dalla comunità scientifica. E a giudicare dalle potenzialità di questo rilevatore a raggi X superconduttore, la coda di chi vorrà utilizzarlo potrebbe diventare piuttosto lunga.</p>
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		<title>Particella Amaterasu: non è quello che tutti pensavano</title>
		<link>https://tecnoapple.it/particella-amaterasu-non-e-quello-che-tutti-pensavano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Jun 2026 03:52:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienza e Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[Amaterasu]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La particella Amaterasu potrebbe non essere quello che tutti pensavano La particella Amaterasu, uno degli enigmi più affascinanti dell'astrofisica moderna, potrebbe finalmente avere una spiegazione. Un gruppo di ricercatori guidato dalla Penn State ha pubblicato su Physical Review Letters uno...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>La particella Amaterasu potrebbe non essere quello che tutti pensavano</h2>
<p>La <strong>particella Amaterasu</strong>, uno degli enigmi più affascinanti dell&#8217;astrofisica moderna, potrebbe finalmente avere una spiegazione. Un gruppo di ricercatori guidato dalla Penn State ha pubblicato su Physical Review Letters uno studio che ribalta parecchie convinzioni: alcuni dei <strong>raggi cosmici</strong> più energetici mai osservati potrebbero non essere semplici protoni, ma nuclei atomici ultrapesanti, più pesanti del ferro. E questa ipotesi, per quanto possa sembrare controintuitiva, spiegherebbe molte cose che finora non tornavano.</p>
<p>La <strong>particella Amaterasu</strong> fu rilevata nel 2021 dal Telescope Array nello Utah e battezzata così in onore della dea del sole nella mitologia giapponese. La sua energia stimata, circa 240 exa elettronvolt, la colloca tra gli eventi cosmici più estremi mai registrati, nella stessa categoria rarissima della celebre particella &#8220;Oh My God&#8221; del 1991. Per dare un&#8217;idea delle proporzioni: parliamo di un singolo granello di materia cosmica che trasporta più o meno l&#8217;energia cinetica di una pallina da tennis lanciata a tutta velocità. Qualcosa di francamente assurdo, eppure reale.</p>
<p>Il problema, però, era un altro. La direzione di arrivo della <strong>particella Amaterasu</strong> puntava verso un <strong>vuoto cosmico</strong>, una regione dello spazio dove non esiste nessuna sorgente nota abbastanza potente da generare raggi cosmici di quella portata. Come se una pallottola arrivasse da una stanza vuota. Per oltre 60 anni, del resto, l&#8217;origine e i meccanismi di accelerazione dei <strong>raggi cosmici ad altissima energia</strong> sono rimasti tra i misteri più ostinati della fisica.</p>
<h2>Nuclei ultrapesanti: la chiave che mancava</h2>
<p>Qui entra in gioco la nuova ricerca. Kohta Murase, professore di fisica e astrofisica alla Penn State e coordinatore del team, ha spiegato che i <strong>nuclei ultrapesanti</strong> perdono energia molto più lentamente rispetto ai protoni o ai nuclei di massa intermedia mentre attraversano lo spazio intergalattico. Questo significa che possono percorrere distanze cosmiche enormi conservando livelli di energia estremi, e quindi raggiungere la Terra ancora carichi di quella potenza spaventosa.</p>
<p>Il team ha condotto <strong>simulazioni al computer</strong> molto dettagliate, modellando il comportamento di particelle di diverse dimensioni durante il viaggio attraverso lo spazio profondo. I risultati sono eloquenti: a energie comparabili con quella della particella Amaterasu, i nuclei più pesanti del ferro sopravvivono al tragitto molto meglio di qualunque altra particella più leggera.</p>
<p>Attenzione, però: nessuno sta dicendo che tutti i raggi cosmici ad altissima energia siano nuclei ultrapesanti. La sfumatura è importante. Se anche solo alcuni degli eventi più energetici fossero riconducibili a questo tipo di particelle, cambierebbe radicalmente il modo in cui vengono cercate le loro sorgenti.</p>
<h2>Esplosioni cosmiche e osservatori del futuro</h2>
<p>Ma da dove arriverebbero, concretamente, questi <strong>nuclei ultrapesanti</strong>? Le sorgenti più promettenti, secondo lo studio, sono le morti di <strong>stelle massive</strong> che collassano in buchi neri o in stelle di neutroni fortemente magnetizzate, oltre alle fusioni di sistemi binari di stelle di neutroni, già note come potenti emettitori di <strong>onde gravitazionali</strong>. Questi fenomeni violentissimi possono anche alimentare lampi di raggi gamma tra le esplosioni più energetiche dell&#8217;universo.</p>
<p>C&#8217;è un dettaglio ulteriore che rende la teoria ancora più interessante: la presenza di nuclei ultrapesanti potrebbe spiegare una differenza osservata nello spettro dei raggi cosmici tra emisfero nord e sud del cielo. Se questa componente pesante fosse davvero significativa alle energie più alte, i dati futuri dovrebbero mostrare una composizione più pesante del ferro.</p>
<p>Gli <strong>osservatori di nuova generazione</strong>, come il progetto AugerPrime in Argentina e il proposto Global Cosmic Ray Observatory, potrebbero mettere alla prova queste previsioni. Il lavoro teorico sulle esplosioni cosmiche che coinvolgono buchi neri e stelle di neutroni magnetizzate potrebbe a sua volta aiutare a capire dove nascono davvero i raggi cosmici più potenti dell&#8217;universo. La ricerca, condotta con collaboratori dell&#8217;Istituto Yukawa di fisica teorica in Giappone e della Virginia Tech, apre insomma un filone che nei prossimi anni potrebbe riscrivere parecchi capitoli dell&#8217;astrofisica delle alte energie.</p>
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		<title>Raggi cosmici, scoperta una regola universale nascosta da un secolo</title>
		<link>https://tecnoapple.it/raggi-cosmici-scoperta-una-regola-universale-nascosta-da-un-secolo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 May 2026 15:24:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienza e Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[astrofisica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dopo un secolo di misteri, i raggi cosmici rivelano una regola nascosta Da oltre cento anni i raggi cosmici rappresentano uno dei rompicapo più ostinati della fisica. Particelle dotate di energie mostruose, capaci di attraversare l'intero universo, eppure ancora avvolte da domande fondamentali: da...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Dopo un secolo di misteri, i raggi cosmici rivelano una regola nascosta</h2>
<p>Da oltre cento anni i <strong>raggi cosmici</strong> rappresentano uno dei rompicapo più ostinati della fisica. Particelle dotate di energie mostruose, capaci di attraversare l&#8217;intero universo, eppure ancora avvolte da domande fondamentali: da dove arrivano esattamente? Che cosa le accelera fino a velocità così estreme? Ora, grazie al <strong>telescopio spaziale DAMPE</strong>, un team internazionale di ricercatori ha scovato un <strong>pattern universale</strong> che potrebbe finalmente cambiare le carte in tavola. Lo studio, pubblicato su <strong>Nature</strong> nel maggio 2026, descrive una sorta di impronta comune che accomuna tutti i nuclei cosmici primari, dai protoni leggeri fino ai pesanti nuclei di ferro. E la cosa affascinante è che nessuno se lo aspettava con questa chiarezza.</p>
<p>I raggi cosmici sono le particelle più energetiche mai osservate in natura. Trasportano quantità di energia enormemente superiori a quelle prodotte dai più potenti acceleratori terrestri. Gli scienziati ritengono che nascano da eventi violentissimi: esplosioni di <strong>supernova</strong>, getti sparati da buchi neri, pulsar in rotazione frenetica. Il telescopio DAMPE, lanciato nel dicembre 2015, è stato progettato proprio per indagare la natura di queste particelle e cercare eventuali connessioni con la <strong>materia oscura</strong>. Al progetto ha contribuito in modo significativo il gruppo di astrofisica dell&#8217;Università di Ginevra.</p>
<h2>Un comportamento identico per tutte le particelle</h2>
<p>Analizzando i dati raccolti da DAMPE con una precisione senza precedenti, i ricercatori hanno scoperto qualcosa di notevole. Per ogni tipo di nucleo studiato, il numero di particelle inizia a calare in modo molto più rapido una volta superata una certa soglia energetica. Questo fenomeno si chiama <strong>spectral softening</strong>, letteralmente un &#8220;ammorbidimento&#8221; dello spettro. In pratica, oltre una rigidità di circa 15 teraelettronvolt, la caduta diventa improvvisamente più ripida. La rigidità misura quanto il percorso di una particella resiste alla deviazione causata dai campi magnetici.</p>
<p>Il punto davvero sorprendente è che questa soglia è la stessa per tutti i tipi di nuclei. Protoni, elio, carbonio, ossigeno, ferro: tutti mostrano lo stesso identico comportamento. Come ha spiegato Andrii Tykhonov, professore associato all&#8217;Università di Ginevra e coautore dello studio, i raggi cosmici vengono classificati anche in base alla loro energia, da pochi miliardi di elettronvolt fino a oltre mille miliardi. Ma il fatto che il &#8220;punto di svolta&#8221; sia universale cambia profondamente la comprensione dei meccanismi in gioco.</p>
<p>Questi risultati supportano con forza le teorie secondo cui l&#8217;accelerazione e la propagazione dei raggi cosmici nello spazio sono governate dalla rigidità. Contemporaneamente, i dati escludono con un livello di confidenza del 99,999% le spiegazioni alternative basate sull&#8217;energia per nucleone.</p>
<h2>Il ruolo dell&#8217;intelligenza artificiale e dei rivelatori avanzati</h2>
<p>Il gruppo di Ginevra ha avuto un ruolo centrale nella scoperta. I ricercatori hanno sviluppato metodi sofisticati basati sull&#8217;<strong>intelligenza artificiale</strong> per ricostruire gli eventi rilevati dal telescopio, contribuendo anche alle misurazioni dei flussi di protoni ed elio e all&#8217;analisi dei dati sui nuclei di carbonio. Inoltre, il team ha guidato lo sviluppo del Silicon Tungsten Tracker, uno dei rivelatori chiave di DAMPE, fondamentale per tracciare con precisione i percorsi delle particelle e determinarne la carica elettrica.</p>
<p>Quello che emerge da questo studio è un passo avanti significativo. Le nuove osservazioni restringono i margini dei modelli esistenti sull&#8217;accelerazione delle particelle nelle sorgenti astrofisiche e migliorano la comprensione di come i raggi cosmici si muovono attraverso lo spazio interstellare. Dopo un secolo di tentativi, sembra che la chiave per decifrare questi messaggeri cosmici fosse nascosta in una regola tanto semplice quanto universale. E adesso che qualcuno l&#8217;ha finalmente trovata, la partita si fa molto più interessante.</p>
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		<title>Gamma Cas, risolto dopo decenni il mistero dei suoi raggi X anomali</title>
		<link>https://tecnoapple.it/gamma-cas-risolto-dopo-decenni-il-mistero-dei-suoi-raggi-x-anomali/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 02 May 2026 15:53:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienza e Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[astrofisica]]></category>
		<category><![CDATA[Cassiopea]]></category>
		<category><![CDATA[cosmico]]></category>
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		<category><![CDATA[raggi]]></category>
		<category><![CDATA[stella]]></category>
		<category><![CDATA[XRISM]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il mistero cosmico di gamma Cas finalmente risolto dopo decenni di interrogativi Un enigma che durava da quasi cinquant'anni ha trovato finalmente una risposta. Le emissioni di raggi X provenienti dalla luminosa stella gamma Cas hanno rappresentato uno dei rompicapo più ostinati dell'astrofisica...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Il mistero cosmico di gamma Cas finalmente risolto dopo decenni di interrogativi</h2>
<p>Un enigma che durava da quasi cinquant&#8217;anni ha trovato finalmente una risposta. Le <strong>emissioni di raggi X</strong> provenienti dalla luminosa stella <strong>gamma Cas</strong> hanno rappresentato uno dei rompicapo più ostinati dell&#8217;astrofisica moderna, e ora sappiamo cosa le provocava: una compagna stellare nascosta che si nutre della materia della stella principale. È una di quelle scoperte che cambiano il modo di guardare un intero campo di ricerca.</p>
<p>La storia parte dagli anni Settanta, quando gli astronomi notarono per la prima volta qualcosa di strano. <strong>Gamma Cas</strong>, una delle stelle più brillanti della costellazione di Cassiopea, emetteva raggi X con caratteristiche anomale. Non rientrava nei modelli noti, non si comportava come ci si aspettava. Per decenni, le ipotesi si sono accumulate senza che nessuna riuscisse davvero a convincere la comunità scientifica. Qualcuno parlava di campi magnetici particolari, altri di fenomeni legati al disco di gas che circonda la stella. Ma mancava sempre un pezzo.</p>
<h2>La scoperta grazie alla missione spaziale XRISM</h2>
<p>Quel pezzo mancante è arrivato grazie alla <strong>missione spaziale XRISM</strong>, un progetto congiunto tra l&#8217;agenzia spaziale giapponese JAXA e la NASA, dotato di strumenti di osservazione a raggi X di ultima generazione. Analizzando i dati raccolti con una precisione mai raggiunta prima, il team di ricerca ha individuato la presenza di una <strong>nana bianca</strong> invisibile ai telescopi tradizionali. Questa compagna stellare, compatta e incredibilmente densa, sta letteralmente risucchiando materiale dalla superficie di gamma Cas.</p>
<p>Il processo è tanto violento quanto affascinante. La materia sottratta alla stella principale viene attratta dalla gravità della nana bianca, accelerata e riscaldata fino a raggiungere <strong>temperature estreme</strong>. È proprio questo meccanismo a generare le potenti emissioni di raggi X che avevano lasciato perplessi gli scienziati per tutti questi anni. In pratica, gamma Cas non era &#8220;strana&#8221; di per sé: il segnale anomalo veniva dalla sua compagna nascosta.</p>
<h2>Perché questa scoperta conta davvero</h2>
<p>Al di là della soluzione di un mistero annoso, la scoperta apre scenari nuovi. Capire come funzionano queste <strong>coppie stellari</strong> insolite permette di ricostruire meglio i percorsi evolutivi delle stelle e di comprendere fenomeni che potrebbero essere molto più comuni di quanto si pensasse. Gamma Cas potrebbe essere solo la punta dell&#8217;iceberg: esistono almeno una ventina di stelle con comportamenti simili, e ora gli astronomi hanno un modello concreto per studiarle.</p>
<p>C&#8217;è poi un aspetto che riguarda la tecnologia. Il fatto che servisse uno strumento sofisticato come quello di <strong>XRISM</strong> per risolvere il caso la dice lunga su quanto contino gli investimenti nelle missioni spaziali di nuova generazione. Senza quella risoluzione spettrale, la nana bianca sarebbe rimasta invisibile ancora a lungo.</p>
<p>Quello che sembrava un piccolo punto luminoso nel cielo notturno si è rivelato un laboratorio cosmico straordinario. E gamma Cas, dopo quasi mezzo secolo di domande senza risposta, ha finalmente smesso di essere un enigma.</p>
<p>L'articolo <a href="https://tecnoapple.it/gamma-cas-risolto-dopo-decenni-il-mistero-dei-suoi-raggi-x-anomali/">Gamma Cas, risolto dopo decenni il mistero dei suoi raggi X anomali</a> proviene da <a href="https://tecnoapple.it">Tecnoapple</a>.</p>
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		<title>Materia oscura: potrebbe essere composta da due particelle diverse</title>
		<link>https://tecnoapple.it/materia-oscura-potrebbe-essere-composta-da-due-particelle-diverse/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Apr 2026 18:53:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienza e Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[annichilazione]]></category>
		<category><![CDATA[astrofisica]]></category>
		<category><![CDATA[cosmologia]]></category>
		<category><![CDATA[galassie]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La materia oscura potrebbe non essere fatta di una sola particella La materia oscura potrebbe esistere in due forme diverse, e questa ipotesi sta facendo parecchio rumore nella comunità scientifica. Un nuovo studio pubblicato sul Journal of Cosmology and Astroparticle Physics propone un'idea tanto...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>La materia oscura potrebbe non essere fatta di una sola particella</h2>
<p>La <strong>materia oscura</strong> potrebbe esistere in due forme diverse, e questa ipotesi sta facendo parecchio rumore nella comunità scientifica. Un nuovo studio pubblicato sul Journal of Cosmology and Astroparticle Physics propone un&#8217;idea tanto semplice quanto dirompente: se la materia oscura non fosse composta da un unico tipo di particella, ma da due tipi distinti che devono trovarsi a vicenda per produrre segnali rilevabili, si spiegherebbe finalmente un enigma che tiene svegli gli astrofisici da anni.</p>
<p>Il problema, in sostanza, è questo. Al centro della <strong>Via Lattea</strong> è stato rilevato un eccesso anomalo di <strong>raggi gamma</strong>, compatibile con l&#8217;annichilazione di particelle di materia oscura. Fin qui, tutto interessante. Peccato che nelle <strong>galassie nane</strong>, che pure dovrebbero essere piene zeppe di materia oscura, questo segnale non compaia da nessuna parte. E allora? Se davvero i raggi gamma provengono dalla materia oscura, perché non li vediamo ovunque?</p>
<h2>Perché le galassie nane restano silenziose</h2>
<p>Le galassie nane sono piccole, deboli, con poche stelle e pochissimo rumore di fondo. In teoria, rappresentano il laboratorio ideale per cercare tracce di materia oscura. Eppure niente, silenzio totale. Nei modelli tradizionali, questo fatto crea un bel grattacapo. Se la probabilità di annichilazione è costante, il segnale dovrebbe comparire sia nella Via Lattea sia nelle galassie nane. Se invece dipende dalla velocità delle particelle, allora il segnale non dovrebbe comparire proprio da nessuna parte, perché dentro le galassie le particelle si muovono lentamente.</p>
<p>Gordan Krnjaic, fisico teorico del <strong>Fermilab</strong> e tra gli autori dello studio, la mette così: la materia oscura potrebbe essere composta da due particelle diverse, e queste due particelle devono incontrarsi per annichilirsi. Se in una galassia come la nostra le due componenti esistono in proporzioni simili, le collisioni sono più probabili e il segnale emerge. Nelle galassie nane, invece, una delle due componenti potrebbe dominare sull&#8217;altra, riducendo drasticamente le possibilità di interazione. Risultato: nessun segnale rilevabile.</p>
<h2>Un modello a due componenti che cambia le carte in tavola</h2>
<p>Questo <strong>modello a due componenti</strong> è elegante perché non butta via nulla di quello che già sappiamo. Non serve inventare nuova fisica esotica né scartare l&#8217;ipotesi che la materia oscura sia responsabile dell&#8217;eccesso di raggi gamma nella Via Lattea. Semplicemente, aggiunge una variabile ambientale: l&#8217;equilibrio tra i due tipi di particelle cambia da galassia a galassia. Ed è proprio questa asimmetria a spiegare perché i segnali appaiono in certi posti e svaniscono in altri.</p>
<p>Le prossime osservazioni del <strong>telescopio spaziale Fermi</strong> saranno decisive. Dati più precisi sulle galassie nane potrebbero confermare o smentire questa idea. Se un giorno si dovessero rilevare raggi gamma anche in quei sistemi, significherebbe che il mix di materia oscura è presente anche lì, magari in proporzioni diverse. Se invece il silenzio continuerà, non sarà necessariamente una cattiva notizia: potrebbe semplicemente indicare che una delle due componenti scarseggia in quegli ambienti.</p>
<p>Lo studio, firmato da Asher Berlin, Joshua Foster, Dan Hooper e Gordan Krnjaic, apre una strada che vale la pena percorrere. Perché a volte, nel mondo della <strong>fisica delle particelle</strong>, la risposta giusta non è cercare un segnale più forte, ma capire perché in certi luoghi quel segnale proprio non vuole farsi trovare.</p>
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		<title>James Webb scopre un&#8217;esplosione cosmica di 7 ore che sfida la fisica</title>
		<link>https://tecnoapple.it/james-webb-scopre-unesplosione-cosmica-di-7-ore-che-sfida-la-fisica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Mar 2026 19:53:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienza e Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[astrofisici]]></category>
		<category><![CDATA[buco]]></category>
		<category><![CDATA[cosmica]]></category>
		<category><![CDATA[esplosione]]></category>
		<category><![CDATA[gamma]]></category>
		<category><![CDATA[raggi]]></category>
		<category><![CDATA[telescopio]]></category>
		<category><![CDATA[Webb]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un'esplosione cosmica che sfida le leggi della fisica Il telescopio James Webb ha individuato un'esplosione cosmica talmente anomala da mettere in discussione ciò che gli astrofisici credevano di sapere. L'evento, catalogato come GRB 250702B, è un lampo di raggi gamma durato ben sette ore, quando...</p>
<p>L'articolo <a href="https://tecnoapple.it/james-webb-scopre-unesplosione-cosmica-di-7-ore-che-sfida-la-fisica/">James Webb scopre un&#8217;esplosione cosmica di 7 ore che sfida la fisica</a> proviene da <a href="https://tecnoapple.it">Tecnoapple</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Un&#8217;esplosione cosmica che sfida le leggi della fisica</h2>
<p>Il <strong>telescopio James Webb</strong> ha individuato un&#8217;esplosione cosmica talmente anomala da mettere in discussione ciò che gli astrofisici credevano di sapere. L&#8217;evento, catalogato come <strong>GRB 250702B</strong>, è un lampo di raggi gamma durato ben sette ore, quando normalmente fenomeni del genere si esauriscono in meno di un minuto. Parliamo di qualcosa che ha lasciato la comunità scientifica internazionale senza risposte certe, almeno per ora.</p>
<p>Rilevato per la prima volta il 2 luglio dal <strong>telescopio spaziale Fermi</strong> della NASA, il segnale ha subito attirato l&#8217;attenzione di osservatori sparsi in tutto il mondo. La potenza dell&#8217;evento era tale che nessun singolo strumento poteva raccontare la storia completa. Sono serviti dati combinati da telescopi spaziali e terrestri: raggi gamma, raggi X, luce infrarossa e segnali radio. Nulla di visibile a occhio nudo, ovviamente. Come ha spiegato Huei Sears, ricercatrice post dottorato alla Rutgers University, «questo oggetto mostra proprietà estreme difficili da spiegare. Di solito questi lampi finiscono in meno di un minuto, ma GRB 250702B è durato ore e ha persino mostrato segni di attività nei raggi X già un giorno prima».</p>
<h2>Le ipotesi dei ricercatori: buchi neri protagonisti</h2>
<p>Gli scienziati stanno valutando diverse spiegazioni per questa esplosione record. La prima possibilità è che si tratti di un <strong>lampo di raggi gamma</strong> estremamente fuori scala. La seconda chiama in causa un cosiddetto <strong>evento di distruzione mareale</strong>, cioè un buco nero migliaia di volte più massiccio del Sole che fa letteralmente a pezzi una stella troppo vicina. Esiste poi un&#8217;idea ancora più bizzarra: un buco nero di dimensioni ridotte che si sarebbe fuso con una stella di elio già spogliata dei suoi strati esterni, divorandola dall&#8217;interno.</p>
<p>La NASA ha anche diffuso un&#8217;animazione che illustra uno scenario possibile. Un <strong>buco nero</strong> con massa pari a circa tre volte quella del Sole, con un orizzonte degli eventi largo appena 18 chilometri, orbita attorno a una stella compagna fino a fondersi con essa. Il risultato? Getti potentissimi di energia sparati nello spazio a velocità prossime a quella della luce. Eliza Neights, astronoma del Goddard Space Flight Center della NASA, ha definito l&#8217;evento «un&#8217;esplosione diversa da qualsiasi altra osservata negli ultimi 50 anni».</p>
<h2>Una galassia lontana e ancora tanti punti interrogativi</h2>
<p>Le immagini catturate dal <strong>telescopio Hubble</strong> hanno rivelato una galassia insolita nella posizione del lampo. Inizialmente sembrava che due galassie stessero fondendosi, oppure che una singola galassia fosse tagliata in due da una banda scura di polvere. Le osservazioni successive del telescopio James Webb hanno chiarito che la galassia si trova a circa 8 miliardi di anni luce da noi. Significa che GRB 250702B è esploso molto prima che la Terra si formasse.</p>
<p>Sears ha guidato osservazioni di follow up usando la <strong>NIRCam</strong> di Webb, lo strumento principale per l&#8217;imaging nel vicino infrarosso, alcuni mesi dopo l&#8217;evento. «Vediamo una galassia molto grande con una fascia di polvere», ha spiegato. «La struttura è così complessa che non è chiaro al cento per cento se resti qualcosa da vedere dell&#8217;esplosione. E se c&#8217;è, è davvero debole».</p>
<p>Questo dato sembra rafforzare l&#8217;ipotesi che GRB 250702B sia stato effettivamente un lampo di raggi gamma piuttosto che un evento di distruzione mareale. Ma la comunità scientifica resta divisa. «Molti degli studi su questa esplosione forniscono spiegazioni diverse e a volte contraddittorie», ha ammesso Sears. «È ancora presto per capire cosa sia realmente accaduto». Quel che è certo è che il telescopio James Webb, supportato anche dall&#8217;Agenzia Spaziale Europea e da quella canadese, ha regalato alla scienza un enigma che potrebbe portare alla scoperta di fenomeni cosmici completamente nuovi. E questo, per chi studia l&#8217;universo, vale più di qualsiasi risposta definitiva.</p>
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		<title>Acqua, scoperto il segreto nascosto che potrebbe spiegare l&#8217;origine della vita</title>
		<link>https://tecnoapple.it/acqua-scoperto-il-segreto-nascosto-che-potrebbe-spiegare-lorigine-della-vita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 29 Mar 2026 17:23:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienza e Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[acqua]]></category>
		<category><![CDATA[densità]]></category>
		<category><![CDATA[ghiaccio]]></category>
		<category><![CDATA[pressione]]></category>
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		<category><![CDATA[scienziati]]></category>
		<category><![CDATA[scoperta]]></category>
		<category><![CDATA[vita]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L'acqua nasconde un segreto che potrebbe spiegare l'esistenza della vita Lo stato nascosto dell'acqua che gli scienziati cercavano da decenni è stato finalmente osservato. Un gruppo di ricercatori della Università di Stoccolma ha individuato un punto critico nascosto nell'acqua super raffreddata,...</p>
<p>L'articolo <a href="https://tecnoapple.it/acqua-scoperto-il-segreto-nascosto-che-potrebbe-spiegare-lorigine-della-vita/">Acqua, scoperto il segreto nascosto che potrebbe spiegare l&#8217;origine della vita</a> proviene da <a href="https://tecnoapple.it">Tecnoapple</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>L&#8217;acqua nasconde un segreto che potrebbe spiegare l&#8217;esistenza della vita</h2>
<p>Lo <strong>stato nascosto dell&#8217;acqua</strong> che gli scienziati cercavano da decenni è stato finalmente osservato. Un gruppo di ricercatori della <strong>Università di Stoccolma</strong> ha individuato un <strong>punto critico</strong> nascosto nell&#8217;acqua super raffreddata, una scoperta che potrebbe cambiare radicalmente il modo in cui si comprende il ruolo dell&#8217;acqua nella natura e, forse, nell&#8217;origine stessa della vita. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista <strong>Science</strong> nel marzo 2026.</p>
<p>L&#8217;acqua è ovunque, è essenziale per ogni processo biologico conosciuto, eppure si comporta in modo profondamente diverso dalla maggior parte dei liquidi. Proprietà come densità, capacità termica, viscosità e comprimibilità reagiscono alla temperatura e alla pressione in maniera opposta rispetto a quanto ci si aspetterebbe. Un esempio banale ma potentissimo: il ghiaccio galleggia. In quasi tutti gli altri materiali, il raffreddamento porta a una contrazione e a una maggiore densità. L&#8217;acqua invece raggiunge la sua <strong>densità massima</strong> a 4 gradi centigradi, e da lì in poi ricomincia a espandersi. È il motivo per cui i laghi non gelano dal fondo, e questo dettaglio, apparentemente piccolo, ha conseguenze enormi per gli ecosistemi acquatici.</p>
<h2>Raggi X ultraveloci per catturare l&#8217;impossibile</h2>
<p>Per indagare questi comportamenti anomali, il team ha utilizzato impulsi di <strong>raggi X ultraveloci</strong> generati da laser potentissimi in Corea del Sud, presso la struttura PAL XFEL. Questi impulsi hanno permesso di osservare l&#8217;acqua in uno stato super raffreddata, a circa meno 63 gradi e sotto una pressione di circa 1000 atmosfere, un istante prima che si trasformasse in ghiaccio. Anders Nilsson, professore di Fisica Chimica all&#8217;Università di Stoccolma, ha spiegato che la velocità delle misurazioni era così estrema da riuscire a fotografare il liquido prima che cristallizzasse. Per decenni si era ipotizzata l&#8217;esistenza di questo punto critico, e ora ne è stata confermata la realtà.</p>
<p>A quelle condizioni estreme, l&#8217;acqua può esistere come <strong>due forme liquide distinte</strong>, con strutture molecolari differenti. Quando temperatura e pressione cambiano, queste due fasi si fondono in un unico stato proprio al punto critico. Vicino a quel punto, il sistema diventa altamente instabile: l&#8217;acqua oscilla rapidamente tra le due forme liquide, e queste fluttuazioni si propagano su un intervallo ampio di condizioni, fino a raggiungere quelle ambientali in cui viviamo ogni giorno. Sono proprio queste oscillazioni costanti, secondo i ricercatori, a conferire all&#8217;acqua le sue proprietà così particolari.</p>
<h2>Un liquido supercritico dove la vita prospera</h2>
<p>Robin Tyburski, ricercatore nello stesso dipartimento, ha usato un paragone suggestivo: avvicinarsi al punto critico è come cadere in un <strong>buco nero</strong>, nel senso che il moto molecolare rallenta in modo drammatico e sembra impossibile sfuggirne. Oltre quel punto, l&#8217;acqua entra in uno stato supercritico. E il dato più affascinante è che, alle condizioni ambientali normali, l&#8217;acqua si trova già in questo regime.</p>
<p>Fivos Perakis, professore associato sempre a Stoccolma, ha posto una domanda che vale più di molte risposte: l&#8217;acqua è l&#8217;unico liquido supercritico nelle condizioni in cui esiste la vita, e sappiamo che senza acqua non c&#8217;è vita. È solo una coincidenza? La ricerca, frutto di una collaborazione internazionale tra Università di Stoccolma, POSTECH University, Max Planck Society e altre istituzioni, apre ora la strada a nuove indagini sulle implicazioni di questa scoperta in ambito biologico, geologico e climatico. Una sfida enorme, ma che parte da una certezza: lo <strong>stato nascosto dell&#8217;acqua</strong> non è più solo un&#8217;ipotesi.</p>
<p>L'articolo <a href="https://tecnoapple.it/acqua-scoperto-il-segreto-nascosto-che-potrebbe-spiegare-lorigine-della-vita/">Acqua, scoperto il segreto nascosto che potrebbe spiegare l&#8217;origine della vita</a> proviene da <a href="https://tecnoapple.it">Tecnoapple</a>.</p>
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