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	<title>rientro Archivi - Tecnoapple</title>
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		<title>Artemis II, i primi dati della NASA confermano: la Luna è più vicina che mai</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 May 2026 15:54:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienza e Tecnologia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Artemis II, la NASA torna sulla Luna e stavolta fa sul serio La missione Artemis II ha chiuso un capitolo e ne ha aperto uno decisamente più ambizioso. Dopo l'ammaraggio riuscito nel Pacifico, al largo di San Diego, lo scorso 10 aprile, gli ingegneri della NASA hanno iniziato a passare al setaccio...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Artemis II, la NASA torna sulla Luna e stavolta fa sul serio</h2>
<p>La missione <strong>Artemis II</strong> ha chiuso un capitolo e ne ha aperto uno decisamente più ambizioso. Dopo l&#8217;ammaraggio riuscito nel Pacifico, al largo di San Diego, lo scorso 10 aprile, gli ingegneri della <strong>NASA</strong> hanno iniziato a passare al setaccio ogni singolo dato raccolto durante il volo. E i primi risultati raccontano una storia piuttosto chiara: i sistemi funzionano, la capsula ha retto, il razzo ha fatto il suo lavoro. La strada verso la <strong>Luna</strong> è più concreta che mai.</p>
<p>La capsula <strong>Orion</strong> ha percorso oltre un milione di chilometri circumnavigando la Luna prima di rientrare nell&#8217;atmosfera terrestre a una velocità pari a circa 35 volte quella del suono. Una prova estrema per lo <strong>scudo termico</strong>, che però sembra aver risposto esattamente come previsto. Le prime ispezioni, condotte dai sommozzatori subito dopo l&#8217;ammaraggio e poi a bordo della nave di recupero, hanno evidenziato una riduzione significativa delle bruciature rispetto a quanto osservato durante Artemis I. Tradotto: le modifiche introdotte tra una missione e l&#8217;altra hanno funzionato. Altre immagini, riprese da aerei durante il rientro, verranno analizzate nelle prossime settimane per capire con maggiore precisione come si è comportato il materiale protettivo sotto stress termico. L&#8217;atterraggio di Orion, tra l&#8217;altro, è stato di una precisione notevole: appena 4,6 chilometri dal punto previsto, con una velocità di ingresso che si discostava di meno di due chilometri orari dalle previsioni.</p>
<h2>Ispezioni post volo e analisi dei componenti</h2>
<p>Il modulo dell&#8217;equipaggio tornerà al <strong>Kennedy Space Center</strong> in Florida per una fase di valutazione approfondita. Gli ingegneri smonteranno componenti riutilizzabili, tra cui avionica e pezzi dei sistemi di sopravvivenza dell&#8217;equipaggio, raccoglieranno i dati di volo e metteranno in sicurezza eventuali residui di carburante o liquido refrigerante. Più avanti, in estate, lo scudo termico verrà spedito al Marshall Space Flight Center in Alabama, dove verranno estratti campioni e condotte scansioni a raggi X per studiare nel dettaglio la risposta dei materiali durante il rientro. Anche le piastrelle ceramiche sulla parte superiore della capsula hanno superato la prova. Il nastro termico riflettente, progettato per consumarsi durante il rientro, risulta ancora visibile in diverse aree, segno che ha svolto correttamente la sua funzione di regolazione termica nello spazio.</p>
<p>Gli ingegneri stanno anche indagando su un problema riscontrato con una linea di scarico durante la missione. Niente di catastrofico, ma va capito, risolto e archiviato prima di <strong>Artemis III</strong>.</p>
<h2>Il razzo SLS e le infrastrutture a terra hanno superato l&#8217;esame</h2>
<p>Il <strong>razzo SLS</strong> (Space Launch System) ha centrato tutti gli obiettivi. Al momento dello spegnimento dei motori RS 25, Orion viaggiava a oltre 29.000 chilometri orari ed era esattamente sul punto di inserimento orbitale previsto. Anche la rampa di lancio e il lanciatore mobile hanno retto benissimo, nonostante le forze enormi generate al decollo. I rinforzi strutturali e le modifiche progettuali introdotte dopo Artemis I hanno dato i risultati sperati: danni minimi, sistemi operativi subito dopo il lancio. Alcuni componenti, come le porte degli ascensori, sono stati rinforzati; altri, come i pannelli di distribuzione gassosa, sono stati riprogettati per flettersi sotto pressione anziché rompersi. Barriere protettive aggiuntive hanno fatto il resto.</p>
<p>Con Artemis II alle spalle, la NASA punta ora al <strong>2027</strong> per il lancio di Artemis III, la missione che dovrebbe riportare esseri umani sulla superficie lunare a partire dal <strong>2028</strong>. Il programma <strong>Artemis</strong> non è più solo una promessa: è un piano con date, hardware testato e dati concreti su cui lavorare. E dopo la Luna, c&#8217;è già chi guarda verso <strong>Marte</strong>.</p>
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		<title>Artemis II, il rientro sulla Terra è il vero test per lo scudo termico</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Apr 2026 15:24:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienza e Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[Artemis]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Artemis II, il rientro sulla Terra è il banco di prova finale per l'equipaggio e lo scudo termico Dopo aver compiuto il giro attorno alla Luna, la missione Artemis II si avvicina al momento più critico di tutti: il ritorno a casa. E non è un modo di dire. Il rientro nell'atmosfera terrestre...</p>
<p>L'articolo <a href="https://tecnoapple.it/artemis-ii-il-rientro-sulla-terra-e-il-vero-test-per-lo-scudo-termico/">Artemis II, il rientro sulla Terra è il vero test per lo scudo termico</a> proviene da <a href="https://tecnoapple.it">Tecnoapple</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Artemis II, il rientro sulla Terra è il banco di prova finale per l&#8217;equipaggio e lo scudo termico</h2>
<p>Dopo aver compiuto il giro attorno alla Luna, la missione <strong>Artemis II</strong> si avvicina al momento più critico di tutti: il ritorno a casa. E non è un modo di dire. Il rientro nell&#8217;atmosfera terrestre rappresenta la fase in cui ogni cosa deve funzionare alla perfezione, perché i margini di errore sono praticamente nulli. L&#8217;equipaggio e la capsula <strong>Orion</strong> stanno per affrontare quello che ingegneri e tecnici della <strong>NASA</strong> considerano il test definitivo dell&#8217;intera missione.</p>
<p>Il punto è semplice da capire, anche senza essere esperti di ingegneria aerospaziale. Quando un veicolo rientra dallo spazio profondo, viaggia a una velocità enormemente superiore rispetto a un normale rientro dall&#8217;orbita bassa terrestre. Parliamo di circa <strong>40.000 chilometri orari</strong>. A quella velocità, l&#8217;attrito con l&#8217;atmosfera genera temperature che possono superare i 2.700 gradi Celsius. È qui che entra in gioco lo <strong>scudo termico</strong> della capsula Orion, un componente che durante la missione Artemis I (il volo senza equipaggio del 2022) aveva mostrato un&#8217;erosione leggermente diversa da quella prevista nei modelli. Un dettaglio che aveva fatto alzare più di un sopracciglio tra gli addetti ai lavori.</p>
<h2>Perché il rientro di Artemis II è così importante</h2>
<p>Questa volta, però, a bordo ci sono <strong>quattro astronauti</strong> in carne e ossa. Il che cambia tutto. La NASA ha lavorato intensamente per comprendere il comportamento anomalo dello scudo termico osservato nel test precedente, apportando modifiche e perfezionando le simulazioni. Ma una simulazione resta una simulazione. Il vero esame arriva quando la capsula attraversa l&#8217;atmosfera e deve proteggere chi c&#8217;è dentro da un inferno di calore e pressione.</p>
<p>L&#8217;equipaggio di Artemis II sa benissimo cosa li aspetta. Sono stati addestrati per gestire anche scenari fuori programma, e la <strong>fiducia nella tecnologia</strong> è alta. Ma nessuno, alla NASA, si sognerebbe di minimizzare questa fase. Il rientro è, storicamente, il momento in cui le missioni spaziali si giocano tutto. Basti pensare alla tragedia dello Space Shuttle Columbia nel 2003, causata proprio da un danno alla protezione termica.</p>
<h2>Cosa succede adesso e cosa significa per il futuro</h2>
<p>Se Artemis II supererà questa prova con successo, si aprirà la strada verso <strong>Artemis III</strong>, la missione che riporterà esseri umani sulla superficie lunare per la prima volta dopo oltre mezzo secolo. Ogni dato raccolto durante il rientro della capsula Orion sarà fondamentale per validare i sistemi e dare il via libera alle fasi successive del <strong>programma Artemis</strong>.</p>
<p>Il mondo sta guardando. E lo scudo termico, un pezzo di tecnologia che deve resistere alle condizioni più estreme immaginabili, è al centro della scena quanto gli stessi astronauti. Riportarli a casa sani e salvi non è solo un obiettivo tecnico. È una promessa.</p>
<p>L'articolo <a href="https://tecnoapple.it/artemis-ii-il-rientro-sulla-terra-e-il-vero-test-per-lo-scudo-termico/">Artemis II, il rientro sulla Terra è il vero test per lo scudo termico</a> proviene da <a href="https://tecnoapple.it">Tecnoapple</a>.</p>
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