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	<title>smarttv Archivi - Tecnoapple</title>
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		<title>Google Cast su iPhone: cosa potrebbe cambiare molto presto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 May 2026 03:54:39 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Google Cast potrebbe presto funzionare su iPhone: ecco cosa sta cambiando Google Cast è integrato in praticamente ogni smart TV del pianeta. Eppure, fino a oggi, chi possiede un iPhone ha dovuto fare i conti con una realtà piuttosto frustrante: il proprio telefono sembrava ignorare del tutto quei...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Google Cast potrebbe presto funzionare su iPhone: ecco cosa sta cambiando</h2>
<p><strong>Google Cast</strong> è integrato in praticamente ogni smart TV del pianeta. Eppure, fino a oggi, chi possiede un <strong>iPhone</strong> ha dovuto fare i conti con una realtà piuttosto frustrante: il proprio telefono sembrava ignorare del tutto quei dispositivi. La buona notizia è che le cose potrebbero cambiare molto presto, e la svolta sarebbe davvero significativa per milioni di utenti.</p>
<p>Per chi non lo sapesse, <strong>Google Cast</strong> è la tecnologia che permette di trasmettere contenuti dallo schermo del telefono direttamente alla televisione. Funziona con i dispositivi <strong>Chromecast</strong>, certo, ma anche con la stragrande maggioranza delle <strong>smart TV</strong> in commercio, da quelle Samsung a quelle LG, passando per Sony e tanti altri marchi. Un ecosistema enorme, diffusissimo, che però ha sempre tenuto fuori dalla porta chi usa un dispositivo <strong>Apple</strong>. Non per una impossibilità tecnica vera e propria, ma per quella guerra fredda tra ecosistemi che ormai conosciamo bene.</p>
<h2>Perché questa apertura è importante</h2>
<p>Il punto è semplice. Chi ha un iPhone e vuole trasmettere qualcosa sulla TV del salotto, fino ad ora era sostanzialmente costretto a usare <strong>AirPlay</strong> oppure acquistare una Apple TV. E va bene, funzionano. Ma AirPlay non è supportato da tutti i televisori, e la Apple TV ha un costo che non tutti vogliono sostenere solo per fare mirroring dello schermo. Nel frattempo, Google Cast è lì, disponibile su milioni di dispositivi già presenti nelle case di tutto il mondo, Italia compresa.</p>
<p>Secondo quanto riportato da <strong>Cult of Mac</strong>, Google starebbe lavorando per rendere la propria tecnologia di casting pienamente compatibile con iPhone. Se confermata, questa mossa cambierebbe parecchio le dinamiche quotidiane di chi usa lo smartphone Apple ma vive in un ambiente domestico popolato da dispositivi Android e smart TV con Google Cast integrato. Niente più adattatori, niente più app di terze parti con funzionalità limitate, niente più compromessi.</p>
<h2>Cosa aspettarsi nei prossimi mesi</h2>
<p>Ancora non ci sono date precise, e Google non ha rilasciato annunci ufficiali con tempistiche definitive. Però il segnale è chiaro: l&#8217;interoperabilità tra piattaforme sta diventando sempre più una necessità, non un optional. Anche perché le autorità regolatorie, soprattutto in <strong>Europa</strong>, stanno spingendo con forza verso una maggiore apertura degli ecosistemi digitali. Il Digital Markets Act, tanto per fare un esempio concreto, ha già costretto Apple a fare concessioni che fino a pochi anni fa sarebbero parse impensabili.</p>
<p>Per gli utenti iPhone, l&#8217;arrivo del supporto a Google Cast significherebbe poter sfruttare finalmente tutto quel parco di <strong>smart TV</strong> e dispositivi compatibili che oggi restano sostanzialmente muti quando si tira fuori dalla tasca un telefono con la mela. Una comodità enorme, soprattutto in quelle case dove convivono dispositivi di marchi diversi. E diciamolo, sono la maggior parte delle case reali, non quelle da pubblicità Apple dove tutto è perfettamente coordinato e dello stesso colore.</p>
<p>Resta da vedere come Google implementerà questa compatibilità e se Apple collaborerà attivamente o si limiterà a non ostacolare il processo. Ma il vento soffia in una direzione precisa, e stavolta sembra difficile tornare indietro.</p>
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		<title>Apple TV e Siri nel mirino del DMA: i broadcaster europei chiedono regole</title>
		<link>https://tecnoapple.it/apple-tv-e-siri-nel-mirino-del-dma-i-broadcaster-europei-chiedono-regole/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Mar 2026 13:55:10 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Le emittenti europee vogliono che Apple TV e Siri finiscano sotto la lente del DMA Una coalizione formata dai più grandi broadcaster del continente sta facendo pressione su Bruxelles perché i sistemi operativi delle smart TV e gli assistenti virtuali come Siri vengano sottoposti alla...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Le emittenti europee vogliono che Apple TV e Siri finiscano sotto la lente del DMA</h2>
<p>Una coalizione formata dai più grandi broadcaster del continente sta facendo pressione su Bruxelles perché i sistemi operativi delle <strong>smart TV</strong> e gli <strong>assistenti virtuali</strong> come <strong>Siri</strong> vengano sottoposti alla regolamentazione più severa che l&#8217;Unione Europea abbia mai prodotto in ambito tecnologico. Il bersaglio è chiaro: piattaforme come <strong>Apple TV</strong>, ma anche Google, Amazon e Samsung, dovrebbero essere classificate come gatekeeper ai sensi del <strong>Digital Markets Act</strong>, il cosiddetto DMA.</p>
<p>A muoversi è stata l&#8217;ACT, l&#8217;associazione che rappresenta i servizi di televisione commerciale e video on demand in Europa, con membri del calibro di Disney, NBCUniversal, Paramount+ e Sky. La lettera, inviata lunedì alla commissaria antitrust Teresa Ribera, non lascia molto spazio all&#8217;immaginazione. I broadcaster vogliono che i sistemi operativi delle smart TV vengano trattati alla stregua di piattaforme dominanti, con tutti gli obblighi che ne derivano: niente più auto preferenza nei risultati, maggiore interoperabilità, regole più stringenti.</p>
<p>A supporto della richiesta, l&#8217;ACT ha presentato dati di mercato piuttosto eloquenti. La quota di <strong>Android TV</strong> è passata dal 16 al 23 percento tra il 2019 e il 2024, mentre Amazon Fire OS è salita dal 5 al 12 percento. Il sistema Tizen di Samsung detiene il 24 percento, anche se curiosamente la quota di Apple TV non viene citata nel documento.</p>
<h2>Assistenti vocali nel mirino: Alexa e Siri sotto osservazione</h2>
<p>La questione non si ferma alle televisioni. L&#8217;ACT punta il dito anche contro gli assistenti vocali come Alexa e Siri, sostenendo che l&#8217;assenza di regolamentazione li abbia trasformati in gatekeeper di fatto per i contenuti multimediali. Che si tratti di smartphone, altoparlanti intelligenti o sistemi di infotainment nelle auto, questi assistenti decidono cosa viene proposto per primo, e questo secondo i broadcaster è un problema enorme.</p>
<p>La <strong>Commissione Europea</strong> ha confermato di aver ricevuto la lettera e di averla presa in esame. Da parte loro, Apple, Google, Amazon e Samsung per ora non hanno commentato. Vale la pena ricordare che l&#8217;App Store, iOS e Safari di Apple sono già classificati come gatekeeper sotto il DMA. Una revisione separata su Apple Maps e Apple Ads si è chiusa il mese scorso senza che nessuno dei due servizi raggiungesse la soglia necessaria per via del basso utilizzo in Europa.</p>
<h2>La strada per la designazione qualitativa: precedenti e ostacoli</h2>
<p>Il punto più interessante della vicenda riguarda il metodo. I broadcaster chiedono alla Commissione di applicare il DMA sulla base di criteri qualitativi, anche laddove le piattaforme non raggiungano le soglie numeriche previste dal regolamento, ovvero 45 milioni di utenti attivi mensili nell&#8217;UE e una <strong>valutazione di mercato</strong> superiore a 75 miliardi di euro.</p>
<p>Sembra una forzatura, eppure il DMA prevede esattamente questa possibilità. La Commissione può designare un&#8217;azienda come gatekeeper valutando fattori come le dimensioni della piattaforma, il numero di utenti business, gli effetti di rete e le caratteristiche strutturali del mercato. È esattamente quello che è successo con iPadOS, classificato come gatekeeper pur non avendo raggiunto le soglie quantitative.</p>
<p>Nella pratica, però, Bruxelles potrebbe muoversi con cautela. Questo approccio è molto più complesso da difendere in tribunale rispetto ai numeri puri. Apple quasi certamente contesterebbe una simile designazione per Apple TV, considerando che la sua quota di mercato nel settore delle smart TV appare contenuta. Per Siri il discorso potrebbe essere diverso: l&#8217;assistente è profondamente integrato nell&#8217;ecosistema iPhone, e l&#8217;UE considera già quella piattaforma un gatekeeper a tutti gli effetti. La partita, insomma, è appena cominciata.</p>
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		<title>Apple TV nel mirino dell&#8217;Europa: potrebbe diventare un gatekeeper</title>
		<link>https://tecnoapple.it/apple-tv-nel-mirino-delleuropa-potrebbe-diventare-un-gatekeeper/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Mar 2026 02:24:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il gruppo delle TV commerciali europee chiede regole più severe per i set-top box, e nel mirino finisce anche Apple TV L'Apple TV è finita di nuovo al centro di una discussione che riguarda la regolamentazione europea dei mercati digitali. Stavolta non si parla di App Store o di pagamenti, ma di...</p>
<p>L'articolo <a href="https://tecnoapple.it/apple-tv-nel-mirino-delleuropa-potrebbe-diventare-un-gatekeeper/">Apple TV nel mirino dell&#8217;Europa: potrebbe diventare un gatekeeper</a> proviene da <a href="https://tecnoapple.it">Tecnoapple</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Il gruppo delle TV commerciali europee chiede regole più severe per i set-top box, e nel mirino finisce anche Apple TV</h2>
<p>L&#8217;<strong>Apple TV</strong> è finita di nuovo al centro di una discussione che riguarda la regolamentazione europea dei mercati digitali. Stavolta non si parla di App Store o di pagamenti, ma di qualcosa di apparentemente più semplice: i <strong>set-top box</strong> e le smart TV. E il punto è che, secondo un&#8217;importante associazione di settore, questi dispositivi andrebbero trattati come veri e propri <strong>gatekeeper</strong>, esattamente come già succede per i grandi marketplace e i sistemi operativi mobili.</p>
<p>A sollevare la questione è stata l&#8217;<strong>ACT</strong>, ovvero l&#8217;Association of Commercial Television and Video on Demand Services in Europe. Si tratta di un organismo che rappresenta le principali emittenti televisive commerciali e i servizi di video on demand del continente. In pratica, chi produce e distribuisce contenuti televisivi e streaming su larga scala. Stando a quanto riportato da <strong>Reuters</strong>, l&#8217;ACT ha scritto direttamente a Teresa Ribera, la responsabile antitrust dell&#8217;Unione Europea, chiedendo che i set-top box e le smart TV vengano inclusi nel perimetro del <strong>Digital Markets Act</strong> (il famoso DMA).</p>
<h2>Perché Apple TV viene tirata in ballo</h2>
<p>Ora, la cosa curiosa è che Apple TV viene menzionata in questa vicenda nonostante non domini affatto il mercato dei set-top box in termini di quota. Il dispositivo di Apple è considerato probabilmente il miglior modo per accedere e fruire di contenuti in streaming, con una qualità costruttiva e un&#8217;integrazione software che pochi rivali possono eguagliare. Ma il prezzo è decisamente più alto rispetto alla concorrenza, e questo spinge la maggior parte dei consumatori verso alternative più economiche, come i dispositivi Amazon Fire TV o i Chromecast di Google.</p>
<p>Eppure, proprio per il modo in cui Apple gestisce il suo <strong>ecosistema</strong>, chiuso e fortemente controllato, il brand viene spesso raggruppato insieme ai leader di mercato. Poco importa che i numeri raccontino una storia diversa: la percezione di controllo e la capacità di influenzare il comportamento degli utenti all&#8217;interno della piattaforma bastano a giustificarne l&#8217;inclusione nel dibattito.</p>
<h2>Cosa potrebbe cambiare con il DMA applicato ai dispositivi TV</h2>
<p>Se la richiesta dell&#8217;ACT venisse accolta, significherebbe che i produttori di set-top box e <strong>smart TV</strong> dovrebbero rispettare obblighi molto più stringenti in termini di apertura, interoperabilità e accesso ai contenuti di terze parti. In sostanza, le stesse regole che oggi si applicano agli app store e ai browser mobili potrebbero estendersi anche al salotto di casa.</p>
<p>Per Apple TV, questo scenario potrebbe tradursi in nuovi vincoli su come vengono gestite le app, i pagamenti e la distribuzione dei contenuti all&#8217;interno del dispositivo. Nulla è ancora deciso, ma il segnale politico è chiaro: l&#8217;Europa vuole ampliare il raggio d&#8217;azione del DMA, e il mondo della televisione connessa è il prossimo terreno di gioco.</p>
<p>L'articolo <a href="https://tecnoapple.it/apple-tv-nel-mirino-delleuropa-potrebbe-diventare-un-gatekeeper/">Apple TV nel mirino dell&#8217;Europa: potrebbe diventare un gatekeeper</a> proviene da <a href="https://tecnoapple.it">Tecnoapple</a>.</p>
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