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	<title>SpaceX Archivi - Tecnoapple</title>
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		<title>SpaceX Starship potrebbe dimezzare il viaggio verso Urano: ecco come</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Apr 2026 06:52:58 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La Starship di SpaceX potrebbe dimezzare il viaggio verso Urano Raggiungere Urano in metà del tempo previsto non è più fantascienza. Uno studio presentato da ricercatori del MIT alla conferenza IEEE Aerospace suggerisce che la Starship di SpaceX potrebbe rivoluzionare il modo in cui si progettano...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>La Starship di SpaceX potrebbe dimezzare il viaggio verso Urano</h2>
<p>Raggiungere <strong>Urano</strong> in metà del tempo previsto non è più fantascienza. Uno studio presentato da ricercatori del MIT alla conferenza IEEE Aerospace suggerisce che la <strong>Starship di SpaceX</strong> potrebbe rivoluzionare il modo in cui si progettano le missioni verso i cosiddetti giganti di ghiaccio, tagliando i tempi di percorrenza da oltre tredici anni a circa sei anni e mezzo. Un cambiamento enorme, se si considera che parliamo di un pianeta che orbita a una distanza dal Sole diciannove volte superiore a quella della Terra.</p>
<p>Urano è rimasto per decenni il grande dimenticato del <strong>sistema solare</strong>. L&#8217;unica visita risale alla sonda Voyager 2, che gli passò accanto circa quarant&#8217;anni fa senza nemmeno entrare in orbita. Da allora, nessun veicolo spaziale si è più avvicinato. Eppure, il <strong>Decadal Survey</strong> del 2022 delle Accademie Nazionali statunitensi lo ha indicato come la destinazione prioritaria per le future esplorazioni. Il pianeta ha caratteristiche che lasciano ancora perplessi: ruota praticamente su un fianco, possiede un campo magnetico irregolare e le sue lune potrebbero nascondere <strong>oceani sotterranei</strong> sotto croste ghiacciate. Capire Urano significherebbe anche comprendere meglio i pianeti simili fuori dal nostro sistema, dato che i giganti di ghiaccio sembrano essere tra i più comuni nella Via Lattea.</p>
<h2>Come Starship potrebbe cambiare le regole del gioco</h2>
<p>Il problema principale di una missione verso Urano è sempre stato lo stesso: la distanza. I piani precedenti, basati sul <strong>Falcon Heavy</strong> e su molteplici assist gravitazionali, stimavano tempi di viaggio superiori ai tredici anni. Mantenere una missione attiva per così tanto comporta costi crescenti, rischi legati al personale e incertezze sui finanziamenti. La <strong>Starship</strong> offrirebbe una strada diversa. La sua capacità di essere rifornita di carburante direttamente in orbita permetterebbe alla sonda di partire con molta più energia, eliminando la necessità di rimbalzare tra i pianeti per guadagnare velocità. Questa funzionalità non è ancora stata dimostrata in volo, ma i test futuri dovrebbero verificarla.</p>
<p>C&#8217;è poi un&#8217;idea ancora più audace emersa dallo studio del MIT. Invece di separarsi dopo il lancio, Starship potrebbe accompagnare la sonda fino a Urano e fungere da enorme scudo termico durante la fase di <strong>aerofrenata</strong> nell&#8217;atmosfera del pianeta. Il rivestimento resistente al calore, progettato originariamente per il rientro sulla Terra e su Marte, verrebbe sfruttato per rallentare il veicolo spaziale abbastanza da consentirgli di entrare stabilmente in orbita. Senza questa manovra, la sonda si limiterebbe a un sorvolo veloce, come fece Voyager 2.</p>
<h2>Tempi stretti e futuro incerto</h2>
<p>Combinando il rifornimento orbitale con l&#8217;aerofrenata, i calcoli dello studio indicano un tempo di viaggio di circa sei anni e mezzo. Praticamente la metà rispetto ai piani tradizionali. Eliminare gli assist gravitazionali semplificherebbe anche la pianificazione della traiettoria, rendendo la <strong>missione verso Urano</strong> più gestibile sul piano operativo e finanziario.</p>
<p>Va detto però che siamo ancora nella fase delle ipotesi. Starship non ha mai dimostrato capacità di aerofrenata su un altro pianeta, e la missione <strong>Uranus Orbiter and Probe</strong> non ha ancora ricevuto l&#8217;approvazione dei fondi. Con le difficoltà attuali della NASA, nulla è garantito. Le finestre di lancio favorevoli si aprono negli anni Trenta di questo secolo, ma se venissero mancate, la prossima occasione utile potrebbe non presentarsi prima della metà degli anni Quaranta. Significherebbe quasi settant&#8217;anni tra una visita e l&#8217;altra a questo mondo così enigmatico. Per chi studia il sistema solare, sarebbe un&#8217;occasione persa difficile da digerire.</p>
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		<title>Artemis III non atterrerà sulla Luna: ecco cosa farà invece</title>
		<link>https://tecnoapple.it/artemis-iii-non-atterrera-sulla-luna-ecco-cosa-fara-invece/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 08 Mar 2026 16:36:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienza e Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[allunaggio]]></category>
		<category><![CDATA[Artemis]]></category>
		<category><![CDATA[Luna]]></category>
		<category><![CDATA[missione]]></category>
		<category><![CDATA[NASA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Artemis III cambia rotta: niente allunaggio, si resta in orbita bassa La missione Artemis III non porterà più gli astronauti sulla superficie della Luna. Quello che per anni è stato presentato come il grande ritorno dell'umanità sul suolo lunare ha subito un cambio di programma radicale, e la...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Artemis III cambia rotta: niente allunaggio, si resta in orbita bassa</h2>
<p>La missione <strong>Artemis III</strong> non porterà più gli astronauti sulla superficie della Luna. Quello che per anni è stato presentato come il grande ritorno dell&#8217;umanità sul suolo lunare ha subito un cambio di programma radicale, e la notizia ha colto di sorpresa buona parte della comunità spaziale. Invece di tentare un <strong>allunaggio</strong>, la missione si concentrerà su test di attracco e prove con le <strong>tute spaziali</strong> in <strong>orbita terrestre bassa</strong>.</p>
<p>Vale la pena fermarsi un attimo a capire cosa significa davvero questa decisione. La <strong>NASA</strong> aveva costruito un&#8217;intera narrativa attorno ad Artemis III: sarebbe stata la missione che, dopo oltre mezzo secolo dall&#8217;ultima volta, avrebbe riportato esseri umani sulla Luna. Si parlava di un equipaggio che avrebbe camminato sulla superficie lunare, raccogliendo dati e dimostrando che il programma <strong>Artemis</strong> era la cosa seria che tutti speravano. E invece no. Il piano adesso prevede qualcosa di molto più prudente, e anche un po&#8217; meno cinematografico, ma forse più realistico.</p>
<h2>Perché la NASA ha cambiato i piani</h2>
<p>Le ragioni dietro questo ripensamento non sono difficili da immaginare. Lo sviluppo dello <strong>Starship HLS</strong> di SpaceX, il lander che avrebbe dovuto portare gli astronauti dalla capsula Orion fino alla superficie lunare, ha accumulato ritardi significativi. E poi ci sono le tute spaziali di nuova generazione, quelle che Axiom Space sta sviluppando per le attività extraveicolari sul suolo lunare: anche qui i tempi si sono allungati più del previsto.</p>
<p>Piuttosto che forzare una missione con troppi elementi non ancora pronti, la NASA ha deciso di ridimensionare gli obiettivi di Artemis III. La missione servirà ora a testare le procedure di <strong>docking</strong> tra la capsula Orion e lo Starship, verificare il funzionamento delle tute spaziali in condizioni di microgravità e raccogliere dati fondamentali per le missioni successive. Tutto questo senza mai lasciare l&#8217;orbita terrestre bassa, quindi a poche centinaia di chilometri dalla Terra.</p>
<p>È una scelta che ha un senso ingegneristico chiaro, anche se dal punto di vista dell&#8217;immagine pubblica fa un certo effetto. Per anni si è parlato di Artemis III come del momento in cui l&#8217;umanità sarebbe tornata sulla Luna. Adesso quel momento slitta, probabilmente a una futura <strong>missione Artemis IV o V</strong>, anche se al momento non ci sono date ufficiali.</p>
<h2>Cosa aspettarsi da qui in avanti</h2>
<p>Il programma Artemis nel suo complesso non è stato cancellato, questo va detto con chiarezza. La NASA continua a lavorare sulla capsula Orion, sul razzo <strong>SLS</strong> e su tutta l&#8217;infrastruttura necessaria per raggiungere la Luna. Quello che cambia è la sequenza delle tappe. Artemis III diventa di fatto una missione preparatoria, un banco di prova per le tecnologie che serviranno quando finalmente si tenterà l&#8217;allunaggio vero e proprio.</p>
<p>C&#8217;è chi critica apertamente questa scelta, sostenendo che i continui rinvii minano la credibilità del programma. E in parte è vero: ogni slittamento alimenta lo scetticismo su quando, e se, gli astronauti torneranno davvero sulla Luna. D&#8217;altra parte, mandare persone sulla superficie lunare con sistemi non completamente testati sarebbe una scommessa che nessuno si può permettere.</p>
<p>Il fatto che Artemis III si svolgerà in orbita terrestre bassa non la rende una missione inutile. Anzi, i dati raccolti durante i test di attracco e le prove con le tute spaziali saranno determinanti per tutto ciò che verrà dopo. Ma è innegabile che il sogno lunare debba aspettare ancora un po&#8217;. E per chi seguiva il programma Artemis con entusiasmo, questa è una pillola amara da mandare giù.</p>
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