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	<title>spugne Archivi - Tecnoapple</title>
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		<title>Spugne da cucina e microplastiche: non è il vero problema dello studio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Jun 2026 18:23:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienza e Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le spugne da cucina rilasciano microplastiche ogni volta che si lavano i piatti Quella spugna da cucina che sembra così innocua, appoggiata sul bordo del lavandino, sta in realtà rilasciando microplastiche nell'acqua ogni volta che viene usata. A rivelarlo è uno studio condotto dall'Università di...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Le spugne da cucina rilasciano microplastiche ogni volta che si lavano i piatti</h2>
<p>Quella <strong>spugna da cucina</strong> che sembra così innocua, appoggiata sul bordo del lavandino, sta in realtà rilasciando <strong>microplastiche</strong> nell&#8217;acqua ogni volta che viene usata. A rivelarlo è uno studio condotto dall&#8217;Università di Bonn, pubblicato sulla rivista <strong>Environmental Advances</strong> nel giugno 2026, che ha provato a quantificare un problema di cui si parlava poco: quanto inquinamento plastico producono davvero le spugne durante il normale lavaggio dei piatti?</p>
<p>La risposta, in breve, è che tutte le spugne testate perdono materiale. Ma il dato più sorprendente riguarda un altro aspetto, e tra poco ci si arriva.</p>
<p>Il gruppo di ricerca ha combinato test di laboratorio con un approccio di <strong>citizen science</strong>, coinvolgendo famiglie in Germania e Nord America che hanno utilizzato tre diversi tipi di spugna nelle loro normali routine domestiche. Ogni spugna è stata pesata prima e dopo l&#8217;uso per calcolare la perdita di materiale. In parallelo, i ricercatori hanno sviluppato un sistema automatizzato chiamato &#8220;SpongeBot&#8221;, capace di replicare lo stress meccanico tipico del lavaggio manuale, così da ottenere dati controllati e confrontabili.</p>
<h2>Quante microplastiche finiscono nell&#8217;acqua dal lavandino</h2>
<p>I numeri fanno riflettere. A seconda del tipo di <strong>spugna da cucina</strong>, ogni persona rilascia tra 0,68 e 4,21 grammi di microplastiche all&#8217;anno. Le spugne con un contenuto plastico più basso producono molte meno particelle. Se un singolo tipo di spugna venisse usato in tutte le famiglie tedesche, le emissioni annuali potrebbero raggiungere le <strong>355 tonnellate di microplastiche</strong>. E anche se gli impianti di depurazione ne intercettano una buona parte, diverse tonnellate finirebbero comunque in fiumi, laghi, oceani e suoli.</p>
<p>Però, ed è qui la sorpresa dello studio, le microplastiche non rappresentano il problema ambientale principale legato al lavaggio dei piatti a mano. L&#8217;analisi del ciclo di vita ha rivelato che tra l&#8217;85 e il 97 percento dell&#8217;<strong>impatto ambientale</strong> complessivo dipende dal consumo di acqua. L&#8217;acqua che scorre dal rubinetto, insomma, pesa molto più delle particelle plastiche rilasciate dalla spugna.</p>
<h2>Cosa si può fare concretamente per ridurre l&#8217;impatto</h2>
<p>I ricercatori dell&#8217;Università di Bonn, insieme ai colleghi del Fraunhofer Institute e della Leiden University, suggeriscono alcune accortezze pratiche. La prima, e più efficace, è <strong>ridurre il consumo di acqua</strong> durante il lavaggio. Scegliere spugne con minor contenuto plastico aiuta a limitare il rilascio di <strong>microplastiche</strong>. E poi c&#8217;è un consiglio che suona quasi banale ma ha un impatto reale: far durare le spugne più a lungo, perché allungarne la vita utile abbassa il consumo complessivo di risorse.</p>
<p>Nessuno sta dicendo di smettere di lavare i piatti, ovviamente. Ma sapere che quella spugna da cucina apparentemente innocua contribuisce, nel suo piccolo, a un problema ambientale più ampio può cambiare qualche abitudine. A volte basta chiudere il rubinetto un po&#8217; prima.</p>
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		<title>Spugne marine: un fossile risolve un mistero lungo 160 milioni di anni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Apr 2026 14:55:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienza e Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[evoluzione]]></category>
		<category><![CDATA[fossile]]></category>
		<category><![CDATA[marino]]></category>
		<category><![CDATA[paleontologia]]></category>
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		<category><![CDATA[spicole]]></category>
		<category><![CDATA[spugne]]></category>
		<category><![CDATA[Yangtze]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un fossile di spugna marina risolve un mistero evolutivo lungo 160 milioni di anni Le spugne marine sono tra gli organismi più antichi del pianeta, eppure la loro storia evolutiva nascondeva un buco enorme. Un fossile scoperto lungo le rive del fiume Yangtze, in Cina, sta finalmente offrendo...</p>
<p>L'articolo <a href="https://tecnoapple.it/spugne-marine-un-fossile-risolve-un-mistero-lungo-160-milioni-di-anni/">Spugne marine: un fossile risolve un mistero lungo 160 milioni di anni</a> proviene da <a href="https://tecnoapple.it">Tecnoapple</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Un fossile di spugna marina risolve un mistero evolutivo lungo 160 milioni di anni</h2>
<p>Le <strong>spugne marine</strong> sono tra gli organismi più antichi del pianeta, eppure la loro storia evolutiva nascondeva un buco enorme. Un <strong>fossile</strong> scoperto lungo le rive del fiume Yangtze, in Cina, sta finalmente offrendo risposte a una domanda che tormentava paleontologi e zoologi da decenni: perché non si trovavano tracce fossili di spugne più antiche di 540 milioni di anni, quando le stime molecolari suggerivano un&#8217;origine attorno ai 700 milioni di anni fa? In pratica, mancavano all&#8217;appello circa <strong>160 milioni di anni</strong> di storia. E nessuno riusciva a spiegare dove fossero finite quelle prove.</p>
<p>Il fossile in questione ha circa <strong>550 milioni di anni</strong> e cade esattamente in quel vuoto temporale. A descriverlo su <strong>Nature</strong> è stato un team internazionale guidato dal geobiologo Shuhai Xiao della Virginia Tech, in collaborazione con l&#8217;Università di Cambridge e l&#8217;Istituto di Geologia e Paleontologia di Nanchino. La cosa più interessante non è solo il ritrovamento in sé, ma la spiegazione che porta con sé: le prime spugne marine probabilmente non possedevano uno <strong>scheletro mineralizzato</strong>, il che le rendeva praticamente invisibili nel registro fossile. Senza strutture rigide, questi organismi si decomponevano prima di potersi conservare nella roccia. E questo cambia parecchio le carte in tavola.</p>
<h2>Quando il corpo è troppo morbido per lasciare traccia</h2>
<p>Già nel 2019, Xiao e il suo gruppo avevano avanzato l&#8217;ipotesi che le spugne più antiche fossero prive delle cosiddette spicole, quelle strutture aghiformi e mineralizzate tipiche delle spugne moderne. Analizzando il registro fossile, avevano notato una tendenza chiara: andando indietro nel tempo, le spicole diventavano sempre meno mineralizzate e sempre più organiche. Portando questo ragionamento alle estreme conseguenze, le primissime spugne dovevano avere un corpo interamente morbido, senza nemmeno un frammento minerale. Creature del genere potevano fossilizzarsi solo in condizioni eccezionali, dove la <strong>fossilizzazione rapida</strong> riusciva a battere sul tempo la decomposizione.</p>
<p>Ed è esattamente quello che è successo con il fossile trovato lungo lo Yangtze. Era preservato in uno strato sottile di roccia carbonatica marina, un tipo di sedimento noto per la capacità di catturare organismi dal corpo molle. Una finestra rara e preziosa su un mondo che altrimenti sarebbe andato perduto per sempre.</p>
<h2>Un fossile più grande e complesso del previsto</h2>
<p>Il <strong>fossile di spugna marina</strong> ha sorpreso anche per le sue dimensioni. Lungo circa 38 centimetri, presenta un corpo conico relativamente complesso e una superficie coperta da un reticolo regolare di forme geometriche, ciascuna suddivisa in unità più piccole e ripetitive. Secondo Xiaopeng Wang, ricercatore post dottorato coinvolto nello studio, questo schema suggerisce una parentela stretta con una specie di <strong>spugna vitrea</strong>.</p>
<p>Alex Liu, collaboratore dall&#8217;Università di Cambridge, ha ammesso che nessuno si aspettava dimensioni simili per un organismo così antico. Le aspettative puntavano su qualcosa di microscopico, e invece questo esemplare ha ribaltato molte convinzioni sulla forma e la complessità delle prime spugne.</p>
<p>Questa scoperta non riempie solo un vuoto nel registro fossile. Costringe la comunità scientifica a ripensare il modo stesso in cui si cercano le tracce della <strong>vita animale primordiale</strong>. Se le prime spugne erano davvero morbide e prive di minerali, allora la ricerca deve spostarsi verso quei rari depositi sedimentari capaci di conservare organismi delicati. Come ha detto Xiao stesso: ora sappiamo che bisogna allargare lo sguardo quando si va a caccia delle origini della vita sulla Terra.</p>
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