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	<title>squeezing Archivi - Tecnoapple</title>
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		<title>Quadsqueezing dimostrato per la prima volta: svolta da Oxford</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 May 2026 16:24:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienza e Tecnologia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il quadsqueezing è realtà: Oxford segna un punto di svolta nella fisica quantistica Il quadsqueezing, un effetto quantistico del quarto ordine che fino a pochi giorni fa esisteva solo sulla carta, è stato finalmente dimostrato in laboratorio. A riuscirci è stato un gruppo di fisici dell'Università...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Il quadsqueezing è realtà: Oxford segna un punto di svolta nella fisica quantistica</h2>
<p>Il <strong>quadsqueezing</strong>, un effetto quantistico del quarto ordine che fino a pochi giorni fa esisteva solo sulla carta, è stato finalmente dimostrato in laboratorio. A riuscirci è stato un gruppo di fisici dell&#8217;<strong>Università di Oxford</strong>, che ha pubblicato i risultati sulla rivista <strong>Nature Physics</strong> il primo maggio 2026. E no, non si tratta dell&#8217;ennesimo annuncio che promette rivoluzioni lontane anni luce dalla pratica: qui parliamo di qualcosa che funziona, che è stato misurato, e che potrebbe cambiare il modo in cui vengono progettate le tecnologie quantistiche del futuro.</p>
<p>Per capire la portata del risultato, vale la pena fare un passo indietro. Nei sistemi quantistici, molti oggetti fisici si comportano come piccoli oscillatori, un po&#8217; come molle o pendoli microscopici. Controllare queste oscillazioni è fondamentale per costruire strumenti di misura ultraprecisi e <strong>computer quantistici</strong> di nuova generazione. La tecnica più nota per farlo si chiama <strong>squeezing</strong>, e consiste nel redistribuire l&#8217;incertezza quantistica: si rende una proprietà più precisa a scapito di un&#8217;altra. Lo squeezing &#8220;standard&#8221; è già impiegato nei rilevatori di <strong>onde gravitazionali</strong> come LIGO. Ma andare oltre, verso effetti di ordine superiore come il trisqueezing e il quadsqueezing, era considerato quasi impossibile. Troppo deboli, troppo fragili, troppo facilmente sommersi dal rumore.</p>
<h2>Come Oxford ha superato un ostacolo ritenuto quasi insormontabile</h2>
<p>Il team guidato dalla dottoressa <strong>Oana Băzăvan</strong> ha trovato una soluzione elegante. Invece di cercare di produrre direttamente interazioni complesse, ha combinato due forze semplici applicate a un singolo <strong>ione intrappolato</strong>. Prese singolarmente, queste forze producono effetti prevedibili e banali. Ma insieme, grazie a un fenomeno chiamato non commutatività (in pratica, l&#8217;ordine in cui vengono applicate le azioni cambia il risultato), generano interazioni molto più potenti e complesse di quanto ci si aspetterebbe.</p>
<p>Come ha spiegato la stessa Băzăvan: &#8220;Spesso in laboratorio le interazioni non commutative vengono considerate un fastidio perché introducono dinamiche indesiderate. Noi abbiamo ribaltato la prospettiva e le abbiamo sfruttate a nostro vantaggio.&#8221; Il bello è che con lo stesso apparato sperimentale il gruppo è riuscito a passare dallo squeezing classico al trisqueezing e infine al quadsqueezing, semplicemente regolando frequenze, fasi e intensità delle forze applicate. L&#8217;interazione del quarto ordine è stata generata oltre cento volte più velocemente rispetto a quanto previsto con gli approcci convenzionali.</p>
<h2>Cosa cambia adesso per la tecnologia quantistica</h2>
<p>Per verificare i risultati, il team ha ricostruito il moto quantistico dello ione intrappolato, ottenendo pattern distinti per ciascun ordine di squeezing. Una prova chiara e inequivocabile che ogni tipo di interazione era stato effettivamente creato. Ma il quadsqueezing non è solo una curiosità da laboratorio. Il metodo sviluppato a Oxford è già stato combinato con misurazioni sullo spin dello ione per simulare una <strong>teoria di gauge reticolare</strong>, e si presta a essere esteso a sistemi più complessi con molteplici modi di moto.</p>
<p>Il fatto che la tecnica si basi su strumenti già disponibili in molte piattaforme quantistiche la rende potenzialmente adottabile su larga scala. Come ha sottolineato il coautore dello studio, il dottor <strong>Raghavendra Srinivas</strong>: &#8220;Abbiamo dimostrato un nuovo tipo di interazione che ci permette di esplorare la fisica quantistica in territorio inesplorato, e siamo sinceramente entusiasti delle scoperte che verranno.&#8221; Difficile dargli torto. Quando un effetto passa da &#8220;teoricamente possibile ma praticamente irraggiungibile&#8221; a &#8220;funziona e lo controlliamo a piacere&#8221;, qualcosa di grosso si è mosso.</p>
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		<title>Phonon laser: il laser fatto di suono che potrebbe cambiare tutto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Apr 2026 09:23:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienza e Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[fononi]]></category>
		<category><![CDATA[gravità]]></category>
		<category><![CDATA[laser]]></category>
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		<category><![CDATA[vibrazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un laser fatto di suono: il phonon laser che potrebbe cambiare tutto Misurare la gravità con una precisione mai raggiunta prima. Sembra fantascienza, eppure è esattamente quello che promette il nuovo phonon laser sviluppato da un gruppo di scienziati della University of Rochester e del Rochester...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Un laser fatto di suono: il phonon laser che potrebbe cambiare tutto</h2>
<p>Misurare la <strong>gravità</strong> con una precisione mai raggiunta prima. Sembra fantascienza, eppure è esattamente quello che promette il nuovo <strong>phonon laser</strong> sviluppato da un gruppo di scienziati della <strong>University of Rochester</strong> e del Rochester Institute of Technology. E no, non si tratta di un laser tradizionale, di quelli che sparano fasci di luce. Qui parliamo di qualcosa di diverso, più sottile: un laser che lavora con il suono. O meglio, con le vibrazioni a livello quantistico.</p>
<p>Facciamo un passo indietro. I laser classici funzionano controllando i fotoni, cioè le particelle di luce. Da qualche anno, però, la ricerca si è spostata su un terreno nuovo: i <strong>fononi</strong>, che in sostanza sono minuscole unità di vibrazione. Riuscire a controllarli significa aprire la porta a effetti quantistici parecchio interessanti, come l&#8217;entanglement. Il team guidato da <strong>Nick Vamivakas</strong>, professore di Fisica Ottica a Rochester, aveva già dimostrato nel 2019 che era possibile intrappolare e far levitare vibrazioni usando una pinzetta ottica nel vuoto. Ma c&#8217;era un problema enorme da risolvere prima di poter usare tutto questo per misurazioni di precisione.</p>
<h2>Il nemico numero uno: il rumore</h2>
<p>Ogni laser, anche quello più sofisticato, ha a che fare con il <strong>rumore</strong>. Quelle fluttuazioni indesiderate che disturbano il segnale e fanno perdere accuratezza. A occhio nudo un fascio laser sembra perfettamente stabile, ma in realtà oscilla parecchio. Vamivakas lo spiega in modo piuttosto diretto: spingendo e tirando il phonon laser con la luce nel modo giusto, si riesce a ridurre quella fluttuazione in maniera significativa.</p>
<p>La tecnica utilizzata si chiama <strong>squeezing</strong>, e serve a comprimere il rumore termico naturale presente nel sistema. Abbassare quel rumore vuol dire ottenere misurazioni molto più pulite. Secondo i risultati pubblicati su <strong>Nature Communications</strong>, questo approccio permette di misurare l&#8217;accelerazione con una precisione superiore rispetto ai metodi basati su laser ottici tradizionali o sulle tecnologie a radiofrequenza. Non è un miglioramento marginale: è un salto di qualità.</p>
<h2>Dalla fisica fondamentale alla navigazione senza satelliti</h2>
<p>Le applicazioni pratiche del phonon laser vanno ben oltre il laboratorio. Con questo livello di precisione, diventa possibile studiare la gravità e altre forze fondamentali in modi finora impensabili. Ma la cosa che probabilmente colpisce di più è l&#8217;impatto potenziale sui <strong>sistemi di navigazione</strong>. Già da tempo si parla di bussole quantistiche, dispositivi capaci di orientarsi senza bisogno del GPS e impossibili da disturbare o ingannare. Il phonon laser potrebbe essere proprio il tassello mancante per rendere questi concetti qualcosa di concreto.</p>
<p>La ricerca, sostenuta dalla National Science Foundation, rappresenta un punto di svolta per chi lavora nel campo della <strong>fisica quantistica</strong> applicata. Non si tratta solo di capire meglio come funziona l&#8217;universo a scale infinitesimali. Si tratta di costruire strumenti che un giorno potrebbero sostituire tecnologie su cui oggi facciamo affidamento quotidiano. Il phonon laser, insomma, è una di quelle innovazioni che partono da un laboratorio universitario e finiscono per cambiare le regole del gioco.</p>
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