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	<title>substrato Archivi - Tecnoapple</title>
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		<title>Coscienza aliena: potrebbe esistere anche senza biologia terrestre</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Jun 2026 18:53:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienza e Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[alieni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La coscienza potrebbe non essere un'esclusiva della biologia terrestre La coscienza è davvero un privilegio riservato a cervelli come quelli che conosciamo? Secondo un nuovo studio filosofico firmato da Eric Schwitzgebel, professore di filosofia alla University of California Riverside, e Jeremy...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>La coscienza potrebbe non essere un&#8217;esclusiva della biologia terrestre</h2>
<p>La <strong>coscienza</strong> è davvero un privilegio riservato a cervelli come quelli che conosciamo? Secondo un nuovo studio filosofico firmato da Eric Schwitzgebel, professore di filosofia alla University of California Riverside, e Jeremy Pober, ricercatore post dottorato all&#8217;Università di Lisbona, la risposta è quasi certamente no. L&#8217;universo potrebbe ospitare <strong>menti aliene</strong> costruite con materiali radicalmente diversi da quelli terrestri, eppure perfettamente capaci di esperienza cosciente. Un&#8217;ipotesi che, a pensarci bene, ha una logica difficile da smontare.</p>
<p>Il punto di partenza è semplice, quasi disarmante. L&#8217;universo osservabile contiene circa mille miliardi di galassie. I pianeti sono ovunque, e la stragrande maggioranza presenta condizioni ambientali che non somigliano nemmeno lontanamente a quelle della Terra. I due filosofi stimano, in modo volutamente prudente, che almeno mille <strong>civiltà extraterrestri</strong> evolute siano esistite da qualche parte nel cosmo. E sottolineano che la stima mediana della comunità scientifica è in realtà molto più alta: più di una civiltà per galassia nell&#8217;arco della sua intera storia. Numeri che fanno girare la testa.</p>
<h2>Il concetto di flessibilità del substrato</h2>
<p>Al cuore del lavoro c&#8217;è un&#8217;idea che i filosofi chiamano <strong>flessibilità del substrato</strong>. Il ragionamento fila liscio: certe proprietà possono manifestarsi in materiali diversi. Una tazza può essere di vetro, plastica o metallo. Un libro può esistere su carta stampata o come file digitale. Schwitzgebel e Pober sostengono che la coscienza appartenga a questa stessa categoria. Non sarebbe legata per forza a un singolo tipo di sostanza fisica.</p>
<p>Gli <strong>astrobiologi</strong> hanno già esplorato la possibilità che la vita altrove possa basarsi su amminoacidi alternativi, solventi diversi dall&#8217;acqua, strutture chimiche completamente inedite. Il romanzo di Andy Weir, &#8220;Project Hail Mary&#8221;, offre un esempio narrativo piuttosto vivido: un alieno con guscio minerale, sangue al mercurio, muscoli alimentati a vapore e un cervello cristallino, proveniente da un mondo rovente con atmosfera satura di ammoniaca. Fantascienza, certo. Ma il punto non è sostenere che queste forme di vita esistano per davvero. Il punto è che se la vita può emergere sotto condizioni chimiche così varie, e se l&#8217;universo offre miliardi di opportunità perché questo accada, sarebbe strano pensare che ogni percorso evolutivo riuscito debba approdare agli stessi identici ingredienti biologici.</p>
<p>Del resto, la Terra stessa lo dimostra. Polpi, api e cani elaborano le informazioni in modi profondamente diversi. L&#8217;evoluzione ha prodotto una varietà enorme di <strong>sistemi nervosi</strong>, non un unico modello replicato all&#8217;infinito.</p>
<h2>Il principio copernicano applicato alla coscienza</h2>
<p>L&#8217;argomento centrale dei due autori si ispira alla tradizione copernicana. La storia dell&#8217;astronomia ci ha insegnato, più volte e in modo anche un po&#8217; umiliante, che la Terra non è al centro del sistema solare, il sistema solare non è al centro della galassia, e la Via Lattea non è al centro dell&#8217;universo. Ogni volta che l&#8217;umanità si è creduta speciale, la scienza ha ridimensionato quella convinzione.</p>
<p>Schwitzgebel e Pober propongono di applicare la stessa lezione alla coscienza. Dare per scontato che solo organismi biologicamente simili a noi possano avere <strong>esperienze coscienti</strong> significherebbe cadere in quello che definiscono &#8220;terrocentrismo&#8221;: un pregiudizio ingiustificato che tratta la vita terrestre come unica e privilegiata. Lo chiamano il <strong>principio copernicano della coscienza</strong>.</p>
<p>E l&#8217;<strong>intelligenza artificiale</strong>? Qui i due autori non la pensano allo stesso modo, il che rende il discorso ancora più onesto. Pober ritiene che la possibilità di substrati multipli non significhi automaticamente che qualsiasi supporto possa generare coscienza: nulla garantisce che l&#8217;hardware dei computer attuali lo faccia. Schwitzgebel è più aperto, e osserva che una volta abbandonata l&#8217;idea che la coscienza richieda per forza biologia umana, diventa più difficile escludere i sistemi basati sul silicio solo perché non sono fatti di tessuto organico. «Il dibattito si è concentrato troppo sulla possibilità di duplicare un cervello umano e troppo poco sulla domanda più ampia: quali tipi di sistemi possono essere coscienti?», ha dichiarato.</p>
<p>Il paragone più efficace è forse quello con il volo. Chiedersi se un&#8217;altra creatura possa replicare esattamente lo stile di volo di un&#8217;aquila è una domanda molto specifica. Chiedersi se il volo possa esistere in altre forme è tutta un&#8217;altra cosa. Colibrì, pipistrelli e insetti volano tutti, ma lo fanno in modi completamente diversi. La coscienza potrebbe funzionare allo stesso modo: manifestarsi in forme che non somigliano affatto a quella umana, sparse per un universo che ha avuto tutto il tempo e lo spazio per sperimentare.</p>
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		<title>Grafene e diamante sintetico: il trucco per accendere la superconduttività</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 May 2026 18:53:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienza e Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[diamante]]></category>
		<category><![CDATA[elettroni]]></category>
		<category><![CDATA[energia]]></category>
		<category><![CDATA[fisica]]></category>
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		<category><![CDATA[materiale]]></category>
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		<category><![CDATA[superconduttività]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Superconduttività controllabile: la scoperta che cambia le regole del gioco La superconduttività è uno di quei fenomeni che da decenni tiene incollati i fisici ai loro laboratori. L'idea che l'elettricità possa scorrere senza alcuna perdita di energia è affascinante quanto sfuggente, e ogni passo...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Superconduttività controllabile: la scoperta che cambia le regole del gioco</h2>
<p>La <strong>superconduttività</strong> è uno di quei fenomeni che da decenni tiene incollati i fisici ai loro laboratori. L&#8217;idea che l&#8217;elettricità possa scorrere senza alcuna perdita di energia è affascinante quanto sfuggente, e ogni passo avanti in questo campo ha il potenziale di rivoluzionare il modo in cui produciamo e trasportiamo energia. Ora, un gruppo di scienziati ha trovato qualcosa di davvero inatteso: un metodo per accendere e spegnere la superconduttività quasi come si farebbe con un interruttore. E il bello è che il trucco sta tutto nell&#8217;accoppiamento tra strati di <strong>grafene ritorto</strong> e un materiale sintetico simile al <strong>diamante</strong>.</p>
<p>Il meccanismo, a grandi linee, funziona così. I ricercatori hanno sovrapposto sottilissimi fogli di grafene leggermente ruotati tra loro, una configurazione già nota nel mondo della fisica per le sue proprietà particolari. La novità sta nell&#8217;aver affiancato questi strati a un substrato di diamante sintetico, creando un ambiente in cui è possibile modificare il modo in cui gli <strong>elettroni</strong> interagiscono con ciò che li circonda. Cambiando queste interazioni, il team è riuscito a controllare quando il materiale entra nello stato superconduttivo e quando ne esce. Sembra semplice detto così, ma dietro c&#8217;è una complessità enorme.</p>
<h2>Un comportamento che sfida la fisica convenzionale</h2>
<p>La parte più intrigante della faccenda non è solo il controllo della superconduttività in sé, ma il fatto che il materiale si comporta in modi che non rispettano le regole dei <strong>superconduttori convenzionali</strong>. La teoria classica, quella formulata da Bardeen, Cooper e Schrieffer negli anni Cinquanta, descrive piuttosto bene come funzionano i superconduttori tradizionali. Eppure, quello che è stato osservato in questo esperimento non rientra in quello schema. Gli scienziati parlano di segnali che potrebbero indicare una <strong>fisica completamente nuova</strong>, qualcosa che va oltre i modelli attuali e che potrebbe aprire strade finora neppure immaginate.</p>
<p>Vale la pena sottolineare che il grafene ritorto era già finito sotto i riflettori qualche anno fa, quando si era scoperto che bastava ruotare due strati di un angolo molto preciso per far emergere proprietà elettroniche straordinarie. Quella scoperta aveva già scosso la comunità scientifica. Questo nuovo studio porta il discorso ancora più avanti, dimostrando che l&#8217;ambiente circostante, il substrato su cui si appoggia il grafene, gioca un ruolo decisivo nel determinare se la superconduttività si manifesta oppure no.</p>
<h2>Perché questa scoperta conta davvero</h2>
<p>Se tutto questo dovesse essere confermato e replicato su scala più ampia, le implicazioni sarebbero enormi. Poter controllare la superconduttività in maniera precisa significherebbe avvicinarsi a <strong>dispositivi elettronici</strong> con efficienza energetica senza precedenti, computer quantistici più stabili e reti di distribuzione dell&#8217;energia praticamente prive di sprechi. Certo, la strada dalla scoperta in laboratorio all&#8217;applicazione concreta è lunga e piena di ostacoli. Ma il fatto che un sistema così sottile e apparentemente fragile possa esibire un controllo tanto raffinato sulla <strong>superconduttività</strong> rappresenta, senza mezzi termini, uno di quei momenti in cui la scienza dei materiali fa un salto in avanti significativo.</p>
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