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	<title>super-puff Archivi - Tecnoapple</title>
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		<title>Pianeti super puff meno densi dello zucchero filato scoperti a 1.110 anni luce</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 27 Jun 2026 20:53:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienza e Tecnologia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Due pianeti super puff meno densi dello zucchero filato: la scoperta che stupisce gli astronomi Esistono mondi così leggeri da sembrare quasi impossibili. Due pianeti super puff appena confermati hanno una densità inferiore a quella dello zucchero filato, pur essendo grandi quanto Giove. La notizia...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Due pianeti super puff meno densi dello zucchero filato: la scoperta che stupisce gli astronomi</h2>
<p>Esistono mondi così leggeri da sembrare quasi impossibili. Due <strong>pianeti super puff</strong> appena confermati hanno una densità inferiore a quella dello zucchero filato, pur essendo grandi quanto Giove. La notizia arriva da un team internazionale guidato dall&#8217;Università di Oxford, e francamente è una di quelle cose che costringono a rileggere la frase due volte prima di crederci davvero.</p>
<p>I due pianeti, catalogati come <strong>TOI-791 b</strong> e <strong>TOI-791 c</strong>, orbitano attorno a una stella di tipo F7 situata a circa 1.110 anni luce dalla Terra, nella costellazione meridionale del Pesce Volante. Le dimensioni sono paragonabili a quelle di <strong>Giove</strong>, ma la massa è una frazione ridicola. Per dare un&#8217;idea concreta: TOI-791 b ha una densità di appena 0,038 grammi per centimetro cubo. Giove, per confronto, arriva a 1,33 grammi per centimetro cubo. Lo <strong>zucchero filato</strong> si aggira intorno a 0,05. Questi pianeti super puff sono letteralmente meno densi di un dolce da luna park.</p>
<p>La scoperta, pubblicata sulla rivista <strong>Monthly Notices of the Royal Astronomical Society</strong>, è il frutto di otto anni di osservazioni e di una collaborazione tra l&#8217;Università di Oxford, l&#8217;Université Côte d&#8217;Azur e l&#8217;Università di Birmingham. Il tutto reso possibile anche grazie ai volontari del progetto <strong>Planet Hunters TESS</strong>, che nel 2019 e nel 2023 avevano segnalato i due candidati analizzando i dati del telescopio spaziale TESS della NASA.</p>
<h2>Fratelli cosmici legati da una danza gravitazionale</h2>
<p>La cosa davvero affascinante è che questi due pianeti super puff non sono solo vicini di casa. Gli scienziati ritengono che si siano formati insieme, dallo stesso disco di gas e polvere che circondava la loro giovane stella. Sono collegati da una configurazione orbitale piuttosto rara chiamata <strong>risonanza orbitale 5:3</strong>: per ogni cinque orbite completate dal pianeta interno, quello esterno ne completa quasi esattamente tre. Questa interazione gravitazionale reciproca produce piccole variazioni misurabili nei tempi di transito, ed è proprio analizzando queste variazioni che il team ha potuto stimare la massa di ciascun pianeta.</p>
<p>Solo quattro altri sistemi planetari conosciuti contengono più di un pianeta super puff, il che rende il sistema TOI-791 un caso di studio eccezionale. La dottoressa George Dransfield dell&#8217;Università di Oxford, prima autrice dello studio, ha sottolineato come trovare due di questi pianeti nello stesso sistema sia un evento estremamente raro, e rappresenti un&#8217;opportunità unica per comprendere la formazione e l&#8217;evoluzione dei <strong>sistemi planetari</strong>.</p>
<h2>Dall&#8217;Antartide al James Webb: il futuro della ricerca</h2>
<p>Un contributo decisivo alla scoperta è arrivato da un luogo che non verrebbe subito in mente quando si pensa all&#8217;astronomia: l&#8217;<strong>Antartide</strong>. Il telescopio ASTEP, situato presso la Stazione Concordia, ha sfruttato le lunghe notti polari invernali per osservare senza interruzioni i transiti dei due pianeti, ciascuno della durata di oltre 11 ore. Secondo i ricercatori, si tratta dei transiti planetari continui più lunghi mai osservati completamente da terra.</p>
<p>Ma come si formano esattamente i pianeti super puff? La teoria principale suggerisce che possiedano enormi atmosfere ricche di <strong>idrogeno ed elio</strong>, accumulate quando i pianeti si trovavano in regioni più fredde e distanti dalla stella, dove il gas poteva aggregarsi rapidamente attorno a un nucleo solido. Per verificare questa ipotesi, il team ha già in programma osservazioni con il <strong>James Webb Space Telescope</strong>, con l&#8217;obiettivo di analizzare la composizione chimica delle loro atmosfere gonfie e cercare tracce di carbonio, azoto e ossigeno.</p>
<p>Come ha evidenziato il professor Tristan Guillot dell&#8217;Université Côte d&#8217;Azur, questi sistemi multi planetari sono complessi e le interazioni gravitazionali tra i pianeti evolvono su scale temporali di decenni. Portare insieme dati dall&#8217;Antartide, dai telescopi spaziali e dagli osservatori sparsi su più continenti è stato essenziale per svelare la vera natura di questi mondi straordinari. E la sensazione è che la storia dei pianeti super puff sia appena cominciata.</p>
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		<title>Kepler-51d, il pianeta che nemmeno il James Webb riesce a penetrare</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Mar 2026 11:24:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienza e Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[astronomia]]></category>
		<category><![CDATA[atmosfera]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Kepler-51d, il pianeta "super-puff" che nemmeno il telescopio Webb riesce a penetrare Nemmeno il più potente telescopio spaziale mai costruito riesce a vedere cosa si nasconde sotto la foschia di Kepler-51d. Questo esopianeta, che orbita attorno a una stella nella costellazione del Cigno a circa...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Kepler-51d, il pianeta &#8220;super-puff&#8221; che nemmeno il telescopio Webb riesce a penetrare</h2>
<p>Nemmeno il più potente telescopio spaziale mai costruito riesce a vedere cosa si nasconde sotto la foschia di <strong>Kepler-51d</strong>. Questo esopianeta, che orbita attorno a una stella nella costellazione del Cigno a circa 2.615 anni luce dalla Terra, è avvolto in uno strato di <strong>foschia</strong> talmente denso da risultare praticamente impenetrabile. Le osservazioni condotte con il <strong>James Webb Space Telescope</strong> (JWST), pubblicate il 16 marzo 2026 sull&#8217;Astronomical Journal, hanno confermato che questa barriera potrebbe essere una delle più estese mai rilevate su un pianeta, con dimensioni paragonabili al raggio terrestre.</p>
<p>Kepler-51d appartiene a una categoria rarissima di mondi chiamati <strong>super-puff</strong>, pianeti dalle dimensioni simili a Saturno ma con una massa appena poche volte superiore a quella della Terra. Tradotto in parole semplici: sono enormi ma incredibilmente leggeri, con una densità che ricorda quella dello zucchero filato. Il sistema di Kepler-51 ne ospita addirittura tre, il che rende tutto ancora più bizzarro. Come ha spiegato Jessica Libby-Roberts, ricercatrice della Penn State e prima autrice dello studio, spiegare la formazione di uno solo di questi pianeti è già complicato. Averne tre nello stesso sistema è qualcosa che sfida ogni modello conosciuto di <strong>formazione planetaria</strong>.</p>
<h2>Perché Kepler-51d non dovrebbe esistere (almeno secondo le teorie attuali)</h2>
<p>La regola generale dice che i giganti gassosi si formano lontano dalla propria stella, dove le condizioni favoriscono l&#8217;accumulo di gas attorno a un nucleo denso. Kepler-51d fa esattamente il contrario. Sembra privo di un nucleo massiccio e orbita a una distanza dalla sua stella paragonabile a quella di Venere rispetto al Sole. In più, la stella Kepler-51 è piuttosto attiva, e i suoi <strong>venti stellari</strong> dovrebbero soffiare via i gas leggeri dell&#8217;atmosfera del pianeta. Eppure il pianeta è ancora lì, gonfio e inspiegabile.</p>
<p>Per cercare di capire la composizione atmosferica di Kepler-51d, il team ha sfruttato la tecnica del <strong>transito</strong>: quando il pianeta passa davanti alla sua stella, la luce stellare attraversa la sua atmosfera e porta con sé le impronte chimiche dei gas presenti. Il JWST, con il suo spettrografo nel vicino infrarosso, avrebbe dovuto fornire dati molto più dettagliati rispetto a Hubble. E invece niente. Nessun segnale distinguibile. La foschia è così spessa da assorbire tutte le lunghezze d&#8217;onda analizzate, impedendo qualsiasi lettura utile. Come ha sottolineato Suvrath Mahadevan, coautore dello studio, la situazione ricorda quella di <strong>Titano</strong>, la luna di Saturno avvolta da idrocarburi, ma su una scala enormemente più grande.</p>
<h2>Anelli, foschia o qualcosa di completamente diverso?</h2>
<p>Il gruppo di ricerca ha valutato anche ipotesi alternative. Una delle più intriganti riguarda la possibile presenza di <strong>anelli</strong> attorno al pianeta, che potrebbero bloccare la luce stellare e far apparire Kepler-51d più grande e meno denso di quanto sia realmente. Tuttavia i dati non combaciano del tutto con questo scenario: la quantità di luce bloccata aumenta in modo lineare con le lunghezze d&#8217;onda più lunghe, un comportamento che si spiega meglio con una foschia estremamente densa. Gli anelli, per funzionare come spiegazione, dovrebbero essere composti di materiali molto specifici e inclinati con un&#8217;angolazione perfetta. Possibile, ma piuttosto improbabile.</p>
<p>Le prossime mosse prevedono l&#8217;analisi dei dati JWST relativi a un altro pianeta dello stesso sistema, <strong>Kepler-51b</strong>, per capire se tutti i super-puff condividono atmosfere così opache o se Kepler-51d rappresenta un caso isolato. Ogni nuovo pezzo del puzzle aiuta a comprendere meglio non solo questi mondi alieni, ma anche il posto che il nostro sistema solare occupa nel quadro più ampio dell&#8217;universo. E a quanto pare, quel quadro è molto più strano di quanto chiunque avesse immaginato.</p>
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