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	<title>tessuto Archivi - Tecnoapple</title>
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		<title>Seta del mare ricreata dopo 2000 anni: il segreto svelato</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Jun 2026 23:23:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienza e Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[bisso]]></category>
		<category><![CDATA[fibra]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La seta del mare torna a splendere dopo duemila anni La seta del mare, quel tessuto dorato leggendario che per secoli ha vestito imperatori e papi, sembrava perduta per sempre. E invece no. Un gruppo di ricercatori sudcoreani è riuscito a ricrearla, partendo da un mollusco coltivato nelle acque...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>La seta del mare torna a splendere dopo duemila anni</h2>
<p>La <strong>seta del mare</strong>, quel tessuto dorato leggendario che per secoli ha vestito imperatori e papi, sembrava perduta per sempre. E invece no. Un gruppo di ricercatori sudcoreani è riuscito a ricrearla, partendo da un mollusco coltivato nelle acque costiere della Corea, e soprattutto ha svelato il segreto dietro quella lucentezza dorata che resiste al tempo senza sbiadire. La scoperta, pubblicata sulla rivista <strong>Advanced Materials</strong>, ha qualcosa di affascinante: il colore oro non viene da tinture o pigmenti, ma dalla struttura stessa della fibra. Roba da far impallidire qualsiasi tessuto moderno.</p>
<p>Per capire la portata di questa ricerca, vale la pena fare un passo indietro. La seta del mare originale veniva prodotta a partire dai <strong>filamenti di bisso</strong> della <strong>Pinna nobilis</strong>, un grande mollusco bivalve del Mediterraneo che usa queste fibre proteiche per ancorarsi alle rocce. Il tessuto che se ne ricavava era leggerissimo, incredibilmente resistente e dotato di un bagliore dorato che lo rendeva quasi mistico. Uno degli esempi più celebri è il <strong>Volto Santo di Manoppello</strong>, una reliquia conservata in Italia da secoli e ritenuta realizzata proprio con questo materiale. Purtroppo, l&#8217;inquinamento marino e il degrado ambientale hanno portato la Pinna nobilis sull&#8217;orlo dell&#8217;estinzione. L&#8217;Unione Europea ne ha vietato completamente la raccolta, e oggi la seta del mare autentica viene prodotta in quantità microscopiche da pochissimi artigiani.</p>
<h2>Il segreto sta nella struttura, non nella tintura</h2>
<p>Il team guidato dal professor <strong>Dong Soo Hwang</strong> del POSTECH ha trovato un&#8217;alternativa concreta nella <strong>Atrina pectinata</strong>, un mollusco già allevato per scopi alimentari nelle acque coreane. Questo bivalve produce filamenti di bisso molto simili a quelli della cugina mediterranea, sia dal punto di vista fisico che chimico. Partendo da questa somiglianza, i ricercatori hanno messo a punto un processo per trasformare queste fibre in un materiale che replica fedelmente l&#8217;aspetto della seta del mare antica.</p>
<p>Ma la parte davvero sorprendente riguarda il meccanismo del colore. Nessun pigmento, nessuna tintura: il bagliore dorato nasce da un fenomeno chiamato <strong>colorazione strutturale</strong>. All&#8217;interno della fibra si trovano strutture proteiche sferiche stratificate, battezzate &#8220;fotonine&#8221;, che interagiscono con la luce un po&#8217; come fanno le bolle di sapone o le ali delle farfalle. Il colore, insomma, è inscritto nell&#8217;architettura stessa del materiale. Più queste proteine sono organizzate in modo preciso, più la tonalità risulta intensa e brillante. Ecco perché la seta del mare può mantenere la sua luminosità per secoli, mentre un tessuto tinto normalmente prima o poi sbiadisce.</p>
<h2>Da rifiuto marino a tessuto sostenibile</h2>
<p>C&#8217;è anche un risvolto pratico che non va sottovalutato. I filamenti di bisso della Atrina pectinata finora venivano semplicemente buttati via come scarto della lavorazione alimentare. Trasformarli in un <strong>tessile di valore</strong> significa ridurre i rifiuti marini e creare materiali sostenibili con un significato culturale profondo. Come ha sottolineato lo stesso professor Hwang, i tessuti a colorazione strutturale non hanno bisogno di coloranti chimici né di metalli per mantenere il loro aspetto nel tempo, aprendo strade nuove per la <strong>moda sostenibile</strong> e i materiali avanzati. La seta del mare, dopo duemila anni di oblio, potrebbe avere davanti un futuro tutto nuovo.</p>
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		<title>Cellule percepiscono l&#8217;ambiente 10 volte più lontano del previsto: svolta contro il cancro</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Mar 2026 05:55:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienza e Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[cancro]]></category>
		<category><![CDATA[cellule]]></category>
		<category><![CDATA[collagene]]></category>
		<category><![CDATA[meccanica]]></category>
		<category><![CDATA[migrazione]]></category>
		<category><![CDATA[percezione]]></category>
		<category><![CDATA[tessuto]]></category>
		<category><![CDATA[tumore]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le cellule percepiscono l'ambiente circostante molto più lontano del previsto: una scoperta che potrebbe cambiare la lotta al cancro La capacità delle cellule di esplorare ciò che le circonda è molto più estesa di quanto si credesse, e questa scoperta potrebbe avere implicazioni enormi per...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Le cellule percepiscono l&#8217;ambiente circostante molto più lontano del previsto: una scoperta che potrebbe cambiare la lotta al cancro</h2>
<p>La capacità delle <strong>cellule</strong> di esplorare ciò che le circonda è molto più estesa di quanto si credesse, e questa scoperta potrebbe avere implicazioni enormi per comprendere la <strong>diffusione del cancro</strong>. Un gruppo di ingegneri della Washington University di St. Louis ha pubblicato sulla rivista <strong>PNAS</strong> uno studio che ribalta diverse convinzioni consolidate. In pratica, mentre una singola cellula anomala riesce a &#8220;tastare&#8221; l&#8217;ambiente fino a circa 10 micron oltre la superficie a cui è attaccata, gruppi di <strong>cellule epiteliali</strong> normali possono unire le forze e percepire strati di tessuto fino a 100 micron di distanza. Dieci volte tanto. Una differenza enorme, che apre scenari del tutto nuovi.</p>
<p>La metafora usata dai ricercatori è quella della principessa sul pisello: proprio come nella fiaba, dove la protagonista avverte un piccolo disturbo attraverso pile di materassi, le cellule riescono a &#8220;sentire&#8221; cosa c&#8217;è ben oltre il loro immediato punto di contatto. E non si tratta di una curiosità da laboratorio. Capire come funziona questo meccanismo potrebbe fornire strumenti concreti per bloccare la <strong>migrazione delle cellule tumorali</strong> prima che raggiungano altri tessuti.</p>
<h2>Come funziona il meccanismo di percezione a lunga distanza</h2>
<p>Amit Pathak, professore di ingegneria meccanica alla McKelvey School of Engineering, studia da anni il modo in cui le cellule interagiscono con le proprietà fisiche dell&#8217;ambiente che le circonda. Il processo viene chiamato <strong>depth mechano-sensing</strong>, ovvero percezione meccanica in profondità. Funziona così: una cellula tira e deforma le fibre di <strong>collagene</strong> che la circondano, estendendo di fatto il proprio raggio di percezione nella matrice extracellulare. Attraverso questa deformazione, riesce a capire se nel &#8220;prossimo strato&#8221; c&#8217;è qualcosa di rigido, come un tumore, oppure tessuto più morbido, o magari osso.</p>
<p>Negli studi precedenti, Pathak e il suo team avevano già osservato che cellule anomale, quelle con una forte polarità fronte/retro tipica delle cellule migranti, possedevano questa capacità in modo particolarmente marcato. La vera sorpresa dello studio recente è che anche cellule normalissime, quando si organizzano in gruppo, generano forze sufficienti per esplorare distanze molto maggiori. Come ha spiegato lo stesso Pathak, lavorando insieme alla ricercatrice dottoranda Hongsheng Yu, il collettivo produce forze più elevate che amplificano enormemente il raggio di percezione.</p>
<h2>Cosa significa tutto questo per la ricerca contro il cancro</h2>
<p>Le implicazioni sono piuttosto dirette. Le <strong>cellule tumorali</strong> sfruttano proprio questa capacità di percezione per decidere dove andare, sfuggendo all&#8217;ambiente del tumore originario e muovendosi attraverso i tessuti circostanti con una specie di mappa tattile invisibile. Riescono a orientarsi anche in ambienti più morbidi, dove normalmente sarebbe più difficile navigare.</p>
<p>La prossima sfida per i ricercatori è identificare i <strong>regolatori specifici</strong> che controllano fino a che distanza le cellule riescono a percepire. Se fosse possibile interferire con questa sorta di &#8220;sesto senso cellulare&#8221;, si potrebbe limitare concretamente la capacità del cancro di diffondersi. Non si parla di una cura definitiva, ovviamente, ma di un bersaglio terapeutico nuovo e potenzialmente molto efficace. La ricerca, finanziata dal National Institutes of Health e dalla National Science Foundation, rappresenta un passo avanti significativo verso trattamenti che non si limitino a colpire il tumore, ma che gli tolgano la capacità stessa di trovare la strada per espandersi.</p>
<p>L'articolo <a href="https://tecnoapple.it/cellule-percepiscono-lambiente-10-volte-piu-lontano-del-previsto-svolta-contro-il-cancro/">Cellule percepiscono l&#8217;ambiente 10 volte più lontano del previsto: svolta contro il cancro</a> proviene da <a href="https://tecnoapple.it">Tecnoapple</a>.</p>
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