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	<title>topologici Archivi - Tecnoapple</title>
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		<title>Microsoft Majorana 2: il cambio di materiali che ha potenziato i qubit</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Jun 2026 20:22:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienza e Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[chip]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Microsoft Majorana 2: il cambio di materiali che ha potenziato i qubit topologici Il chip Majorana 2 di Microsoft segna un punto di svolta nel mondo del calcolo quantistico, e la ragione è più concreta di quanto si possa pensare. L'azienda di Redmond ha dichiarato che la sostituzione di alcuni...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Microsoft Majorana 2: il cambio di materiali che ha potenziato i qubit topologici</h2>
<p>Il chip <strong>Majorana 2</strong> di Microsoft segna un punto di svolta nel mondo del <strong>calcolo quantistico</strong>, e la ragione è più concreta di quanto si possa pensare. L&#8217;azienda di Redmond ha dichiarato che la sostituzione di alcuni materiali all&#8217;interno del processore ha migliorato in modo significativo le prestazioni dei <strong>qubit topologici</strong>, quei particolari bit quantistici che sfruttano le proprietà matematiche della topologia per ridurre gli errori durante le operazioni di calcolo.</p>
<p>Sembra una di quelle notizie da addetti ai lavori, e in parte lo è. Ma il punto chiave è semplice: uno dei problemi più grandi dei computer quantistici è che i qubit sono fragili, instabili, e tendono a sbagliare. La strategia topologica punta a rendere queste unità di calcolo molto più robuste per natura, non correggendo gli errori dopo che si verificano, ma evitando che si presentino in partenza. Ed è esattamente quello che <strong>Microsoft</strong> sta cercando di ottenere con il Majorana 2.</p>
<h2>Cosa cambia davvero con i nuovi materiali</h2>
<p>Il cuore della questione sta nei materiali. Quando si parla di chip quantistici, ogni componente fisico conta in modo sproporzionato rispetto ai processori tradizionali. Microsoft ha spiegato che lo <strong>swap dei materiali</strong> nel Majorana 2 ha permesso di stabilizzare i cosiddetti <strong>fermioni di Majorana</strong>, particelle quasi mitologiche nel campo della fisica delle particelle, che rappresentano il fondamento teorico su cui poggia l&#8217;intera architettura del chip.</p>
<p>In pratica, cambiando la composizione dei substrati e delle giunzioni superconduttive, il team di ricerca è riuscito a ottenere qubit che mantengono la coerenza quantistica più a lungo. E più a lungo un qubit resta coerente, più operazioni utili riesce a completare prima di &#8220;perdere il filo&#8221;. È un po&#8217; come avere un equilibrista che, grazie a scarpe migliori, riesce a camminare sul filo molto più lontano senza cadere.</p>
<p>Non si tratta ancora di un computer quantistico pronto per il mercato, va detto con chiarezza. Ma il Majorana 2 rappresenta un passo avanti concreto nella dimostrazione che l&#8217;approccio topologico non è solo teoria elegante scritta su una lavagna, bensì qualcosa che funziona nella pratica.</p>
<h2>Perché questa notizia conta nel panorama più ampio</h2>
<p>La corsa al <strong>computer quantistico</strong> vede protagonisti diversi colossi tecnologici, da Google a IBM, passando per startup agguerrite. Ognuno segue strade diverse. Microsoft ha scommesso forte sulla topologia, una scelta considerata rischiosa per anni perché i risultati sperimentali tardavano ad arrivare. Ora, con il Majorana 2, arriva una conferma tangibile che quella scommessa potrebbe ripagare.</p>
<p>Il vantaggio dei qubit topologici, se davvero manterranno le promesse, è enorme: meno errori significa meno risorse spese nella <strong>correzione degli errori</strong>, il che si traduce in macchine quantistiche più efficienti e potenzialmente più scalabili. Insomma, meno spreco computazionale e più potenza utile.</p>
<p>Resta da vedere come evolverà il Majorana 2 nei prossimi mesi e se Microsoft riuscirà a scalare questa tecnologia oltre il laboratorio. Ma una cosa è chiara: il cambio di materiali non è stato un dettaglio ingegneristico qualsiasi. È stato, a tutti gli effetti, la mossa che ha dato credibilità a un intero approccio al calcolo quantistico.</p>
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		<title>Algoritmo quantistico risolve in secondi un problema ritenuto impossibile</title>
		<link>https://tecnoapple.it/algoritmo-quantistico-risolve-in-secondi-un-problema-ritenuto-impossibile/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 May 2026 22:52:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienza e Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[algoritmo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un algoritmo quantistico risolve in pochi secondi un problema considerato impossibile Simulare materiali quantistici così complessi da mettere in ginocchio i supercomputer più potenti al mondo sembrava un'impresa fuori portata. Eppure un nuovo algoritmo quantistico sviluppato dai ricercatori della...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Un algoritmo quantistico risolve in pochi secondi un problema considerato impossibile</h2>
<p>Simulare materiali quantistici così complessi da mettere in ginocchio i supercomputer più potenti al mondo sembrava un&#8217;impresa fuori portata. Eppure un nuovo <strong>algoritmo quantistico</strong> sviluppato dai ricercatori della <strong>Aalto University</strong> ha fatto esattamente questo, aprendo scenari che fino a poco tempo fa appartenevano alla fantascienza. Il team finlandese ha trovato il modo di simulare i cosiddetti <strong>quasicristalli</strong>, strutture quantistiche dalla complessità matematica spaventosa, con una velocità che lascia senza parole.</p>
<p>Per capire la portata della cosa, basta un numero: simulare un quasicristallo può richiedere l&#8217;elaborazione di oltre un quadrilione di valori numerici. Parliamo di una scala che va ben oltre le capacità di qualsiasi supercomputer attualmente esistente. L&#8217;algoritmo quantistico messo a punto dal gruppo guidato dal professor <strong>Jose Lado</strong> aggira il problema in modo elegante, riformulando l&#8217;intera sfida con tecniche ispirate al funzionamento dei <strong>computer quantistici</strong>. In pratica, anziché tentare un calcolo diretto della struttura completa del materiale, il sistema sfrutta le cosiddette <strong>reti tensoriali</strong> per codificare spazi computazionali esponenzialmente grandi. Il risultato? Un quasicristallo con oltre 268 milioni di siti simulato quasi istantaneamente.</p>
<h2>Dai quasicristalli topologici ai qubit del futuro</h2>
<p>Al centro della ricerca ci sono i <strong>quasicristalli topologici</strong>, materiali particolarissimi che ospitano eccitazioni quantistiche non convenzionali. Queste eccitazioni hanno una proprietà molto interessante: proteggono la conduttività elettrica dal rumore e dalle interferenze. Un dettaglio tutt&#8217;altro che trascurabile quando si pensa alle applicazioni pratiche, come l&#8217;elettronica a dissipazione zero, capace di condurre elettricità senza perdite di energia. In un&#8217;epoca in cui i data center per l&#8217;intelligenza artificiale divorano quantità enormi di energia, una tecnologia del genere potrebbe fare la differenza.</p>
<p>Lo studio, pubblicato su <strong>Physical Review Letters</strong> come Editor&#8217;s Suggestion, è stato condotto dal dottorando Tiago Antão insieme a Yitao Sun e Adolfo Fumega. La parte sperimentale vera e propria non c&#8217;è ancora, il lavoro resta per ora su base teorica e simulativa. Ma il passo successivo è già in vista: Lado ha spiegato che l&#8217;algoritmo quantistico potrà essere adattato per funzionare su hardware quantistico reale, non appena le macchine raggiungeranno la scala e la fedeltà necessarie. L&#8217;infrastruttura finlandese AaltoQ20 potrebbe giocare un ruolo chiave in questa fase.</p>
<h2>Un circolo virtuoso tra materiali e algoritmi</h2>
<p>C&#8217;è un aspetto che rende questa ricerca ancora più affascinante. Il professor Lado parla di un &#8220;ciclo di feedback produttivo&#8221; tra <strong>materiali quantistici</strong> e computer quantistici. In sostanza, gli algoritmi ispirati al quantum computing permettono di progettare nuovi materiali, che a loro volta serviranno a costruire computer quantistici migliori. È un circolo virtuoso, una spirale positiva che potrebbe accelerare enormemente lo sviluppo tecnologico del settore.</p>
<p>Il progetto rientra nel grant ERC Consolidator ULTRATWISTROICS di Lado, focalizzato sulla progettazione di <strong>qubit topologici</strong> con materiali van der Waals, e nel Centro di Eccellenza QMAT dedicato alle tecnologie quantistiche. Progettare e studiare materiali esotici potrebbe diventare una delle prime applicazioni davvero pratiche del quantum computing. E questo algoritmo quantistico, nato in un laboratorio di Helsinki, potrebbe essere il punto di partenza.</p>
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		<title>Computer quantistici: una piccola modifica chimica potrebbe cambiarli per sempre</title>
		<link>https://tecnoapple.it/computer-quantistici-una-piccola-modifica-chimica-potrebbe-cambiarli-per-sempre/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Mar 2026 05:37:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienza e Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[crittografia]]></category>
		<category><![CDATA[nanotecnologia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una piccola modifica chimica potrebbe rivoluzionare i computer quantistici I computer quantistici rappresentano una delle frontiere più ambiziose della tecnologia moderna, eppure la strada per costruirli in modo affidabile passa attraverso materiali che finora si sono dimostrati quasi impossibili...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Una piccola modifica chimica potrebbe rivoluzionare i computer quantistici</h2>
<p>I <strong>computer quantistici</strong> rappresentano una delle frontiere più ambiziose della tecnologia moderna, eppure la strada per costruirli in modo affidabile passa attraverso materiali che finora si sono dimostrati quasi impossibili da ottenere. Un gruppo di ricercatori dell&#8217;Università di Chicago e della West Virginia University ha però trovato qualcosa di sorprendente: basta una sottile modifica nella composizione chimica di un materiale ultrasottile per trasformarlo in un <strong>superconduttore topologico</strong>, ovvero esattamente il tipo di materia esotica di cui questi dispositivi avrebbero bisogno per funzionare davvero.</p>
<p>Il punto è questo. Anche i supercomputer più potenti che esistono oggi faticano con certi problemi complessi, dalla scoperta di nuovi farmaci alla violazione di sistemi crittografici avanzati. I computer quantistici potrebbero risolvere queste sfide, ma dipendono da materiali rarissimi e capricciosi. I superconduttori topologici, per la precisione. Crearli e controllarli è stato finora un incubo per la comunità scientifica. Questo nuovo approccio, pubblicato su <strong>Nature Communications</strong>, cambia le carte in tavola perché offre un metodo pratico e replicabile.</p>
<h2>Il segreto sta nel rapporto tra tellurio e selenio</h2>
<p>Il materiale protagonista dello studio si chiama <strong>tellururo selenuro di ferro</strong>, una sostanza scoperta relativamente di recente che combina superconduttività con comportamenti topologici insoliti. Il team ha lavorato su film ultrasottili composti da tellurio e selenio, scoprendo che modificando con precisione la proporzione tra questi due elementi si riesce a spingere il materiale da una fase quantistica all&#8217;altra. Fino a raggiungere quella fase di superconduttore topologico tanto ricercata.</p>
<p>Come ha spiegato Haoran Lin, dottorando alla UChicago e primo autore dello studio, le <strong>correlazioni elettroniche</strong> funzionano come una specie di manopola da regolare. Se le correlazioni sono troppo forti, gli elettroni restano bloccati. Se sono troppo deboli, il materiale perde le sue proprietà topologiche speciali. Ma al livello giusto, ecco che emerge il superconduttore topologico.</p>
<p>Subhasish Mandal, professore di fisica alla West Virginia University e coautore della ricerca, ha sottolineato che questo materiale è unico perché mette insieme tutti gli ingredienti essenziali: superconduttività, forte <strong>accoppiamento spin orbita</strong> e correlazioni elettroniche pronunciate. Una combinazione ideale per esplorare come diversi effetti quantistici interagiscono e competono tra loro.</p>
<p>In passato, questo materiale veniva prodotto sotto forma di cristalli voluminosi. Il problema? Erano difficili da manipolare e la loro composizione chimica variava da una zona all&#8217;altra, rendendo i risultati poco affidabili e difficili da replicare.</p>
<h2>Film sottili: la via concreta verso dispositivi quantistici stabili</h2>
<p>Ed è qui che entrano in gioco i <strong>film ultrasottili</strong> sviluppati dal gruppo di Shuolong Yang, professore di Ingegneria Molecolare alla UChicago e autore senior dello studio. Questi film offrono vantaggi concreti rispetto ad altre soluzioni. Tanto per cominciare, funzionano a temperature fino a 13 Kelvin, mentre le piattaforme basate sull&#8217;alluminio richiedono di scendere intorno a 1 Kelvin. Può sembrare un dettaglio tecnico, ma significa che il raffreddamento diventa molto più gestibile con normali sistemi a <strong>elio liquido</strong>. Un bel passo avanti in termini di praticità.</p>
<p>I film sottili garantiscono anche una maggiore uniformità e sono decisamente più compatibili con le moderne tecniche di fabbricazione dei dispositivi rispetto ai cristalli tradizionali. Come ha fatto notare Lin, se si vuole usare questo materiale per un&#8217;applicazione reale, bisogna poterlo far crescere come film sottile, invece di provare a staccare strati da un cristallo che potrebbe avere una composizione incoerente al suo interno.</p>
<p>Diversi gruppi di ricerca stanno già collaborando con il team di Yang per modellare questi film e costruire prototipi di <strong>dispositivi quantistici</strong>. Nel frattempo, i ricercatori continuano a studiare altre caratteristiche del tellururo selenuro di ferro in forma di film sottile, per capire fino in fondo il suo potenziale.</p>
<p>Quello che rende questa scoperta particolarmente promettente non è solo il risultato in sé, ma il fatto che apre una direzione completamente nuova nella ricerca sui materiali quantistici. Un modo concreto, e non solo teorico, per progettare i materiali che i computer quantistici di prossima generazione avranno bisogno per diventare realtà.</p>
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