Artemis III cambia rotta: niente allunaggio, si resta in orbita bassa
La missione Artemis III non porterà più gli astronauti sulla superficie della Luna. Quello che per anni è stato presentato come il grande ritorno dell’umanità sul suolo lunare ha subito un cambio di programma radicale, e la notizia ha colto di sorpresa buona parte della comunità spaziale. Invece di tentare un allunaggio, la missione si concentrerà su test di attracco e prove con le tute spaziali in orbita terrestre bassa.
Vale la pena fermarsi un attimo a capire cosa significa davvero questa decisione. La NASA aveva costruito un’intera narrativa attorno ad Artemis III: sarebbe stata la missione che, dopo oltre mezzo secolo dall’ultima volta, avrebbe riportato esseri umani sulla Luna. Si parlava di un equipaggio che avrebbe camminato sulla superficie lunare, raccogliendo dati e dimostrando che il programma Artemis era la cosa seria che tutti speravano. E invece no. Il piano adesso prevede qualcosa di molto più prudente, e anche un po’ meno cinematografico, ma forse più realistico.
Perché la NASA ha cambiato i piani
Le ragioni dietro questo ripensamento non sono difficili da immaginare. Lo sviluppo dello Starship HLS di SpaceX, il lander che avrebbe dovuto portare gli astronauti dalla capsula Orion fino alla superficie lunare, ha accumulato ritardi significativi. E poi ci sono le tute spaziali di nuova generazione, quelle che Axiom Space sta sviluppando per le attività extraveicolari sul suolo lunare: anche qui i tempi si sono allungati più del previsto.
Piuttosto che forzare una missione con troppi elementi non ancora pronti, la NASA ha deciso di ridimensionare gli obiettivi di Artemis III. La missione servirà ora a testare le procedure di docking tra la capsula Orion e lo Starship, verificare il funzionamento delle tute spaziali in condizioni di microgravità e raccogliere dati fondamentali per le missioni successive. Tutto questo senza mai lasciare l’orbita terrestre bassa, quindi a poche centinaia di chilometri dalla Terra.
È una scelta che ha un senso ingegneristico chiaro, anche se dal punto di vista dell’immagine pubblica fa un certo effetto. Per anni si è parlato di Artemis III come del momento in cui l’umanità sarebbe tornata sulla Luna. Adesso quel momento slitta, probabilmente a una futura missione Artemis IV o V, anche se al momento non ci sono date ufficiali.
Cosa aspettarsi da qui in avanti
Il programma Artemis nel suo complesso non è stato cancellato, questo va detto con chiarezza. La NASA continua a lavorare sulla capsula Orion, sul razzo SLS e su tutta l’infrastruttura necessaria per raggiungere la Luna. Quello che cambia è la sequenza delle tappe. Artemis III diventa di fatto una missione preparatoria, un banco di prova per le tecnologie che serviranno quando finalmente si tenterà l’allunaggio vero e proprio.
C’è chi critica apertamente questa scelta, sostenendo che i continui rinvii minano la credibilità del programma. E in parte è vero: ogni slittamento alimenta lo scetticismo su quando, e se, gli astronauti torneranno davvero sulla Luna. D’altra parte, mandare persone sulla superficie lunare con sistemi non completamente testati sarebbe una scommessa che nessuno si può permettere.
Il fatto che Artemis III si svolgerà in orbita terrestre bassa non la rende una missione inutile. Anzi, i dati raccolti durante i test di attracco e le prove con le tute spaziali saranno determinanti per tutto ciò che verrà dopo. Ma è innegabile che il sogno lunare debba aspettare ancora un po’. E per chi seguiva il programma Artemis con entusiasmo, questa è una pillola amara da mandare giù.


