Denti dell’Età del Ferro svelano vite di 2700 anni fa: la scoperta

Date:

Denti dell’Età del Ferro: una finestra su vite vissute 2700 anni fa

Alcuni denti dell’Età del Ferro rinvenuti nel sud Italia si sono rivelati vere e proprie capsule del tempo, capaci di raccontare storie di infanzie difficili, diete variegate e persino il consumo di cibi fermentati. Sembra quasi un paradosso: oggetti così piccoli e apparentemente insignificanti che custodiscono dettagli intimi su come vivevano, crescevano e mangiavano gli abitanti della penisola quasi tre millenni fa. Eppure è esattamente quello che emerge da uno studio pubblicato sulla rivista ad accesso aperto PLOS One, guidato da Roberto Germano della Sapienza Università di Roma insieme a un team di colleghi. Il sito al centro della ricerca è Pontecagnano, un insediamento dell’Età del Ferro in Campania, databile tra il VII e il VI secolo a.C., e i risultati sono a dir poco affascinanti.

Il punto di partenza è semplice, quasi banale nella sua logica: i denti sono tra i resti biologici più resistenti che esistano. Sopravvivono a millenni di sepoltura e, soprattutto, conservano al loro interno tracce microscopiche di crescita, stress e alimentazione. Combinando diverse tecniche di analisi dentale, i ricercatori hanno esaminato 30 denti appartenenti a 10 individui sepolti a Pontecagnano, ottenendo per la prima volta dati istologici da questa comunità. Non è poco, considerando quanto sia raro riuscire a ricostruire biografie individuali a partire da resti così antichi.

Lo stress dell’infanzia scritto nello smalto

Una delle scoperte più toccanti riguarda i segni di stress infantile impressi nello smalto dei denti. Studiando i pattern di crescita di canini e molari, il team ha ricostruito lo sviluppo dei primi sei anni di vita di questi individui. Le interruzioni nello smalto si concentrano intorno a due momenti precisi: circa un anno di età e poi intorno ai quattro anni. Sono fasi delicate, quelle in cui il passaggio a nuovi alimenti e i cambiamenti comportamentali possono rendere i bambini particolarmente vulnerabili alle malattie. Non si tratta di conclusioni definitive sulla singola causa, ma il quadro che ne esce è quello di un’infanzia tutt’altro che facile, segnata da momenti critici che il corpo ha registrato con precisione quasi chirurgica.

Poi c’è la questione della dieta, ed è qui che le cose diventano davvero interessanti. I ricercatori hanno analizzato il tartaro dentale, quella placca calcificata che si accumula sui denti nel corso della vita. Al suo interno hanno trovato resti microscopici di cereali, legumi, fibre vegetali e spore di lievito. Quest’ultimo dettaglio è particolarmente significativo: la presenza di lievito suggerisce con forza che nella dieta di queste persone rientrassero regolarmente cibi e bevande fermentati. Una dieta ricca di carboidrati, insomma, coerente con quanto già si sapeva sui contatti tra le comunità dell’Età del Ferro nel sud Italia e le culture mediterranee più ampie, che probabilmente contribuirono ad ampliare le risorse alimentari disponibili.

Cosa ci dicono davvero questi denti (e cosa no)

Va detto chiaramente: lo studio riguarda solo 10 individui. Non si può pretendere di raccontare la storia di un’intera popolazione a partire da un campione così ridotto, e gli stessi autori lo sottolineano senza giri di parole. Quello che si può fare, però, è guardare in profondità nelle vite di singole persone, ricostruendone pezzi di biografia con una precisione che fino a pochi anni fa sarebbe stata impensabile. Come ha spiegato Alessia Nava, una delle ricercatrici coinvolte, lo studio della istomorfometria dei denti decidui e permanenti permette di andare oltre il momento della morte e portare in primo piano la vita di ciascun individuo nei suoi primi anni.

I denti di Pontecagnano raccontano di una comunità che si adattava a condizioni ambientali e sociali in evoluzione, con una dieta diversificata e connessioni culturali che andavano ben oltre i confini locali. Per il futuro, i ricercatori auspicano campioni più ampi e l’integrazione di strumenti come l’analisi isotopica, che potrebbero arricchire enormemente la comprensione di queste antiche comunità. Intanto, anche da un pugno di denti dell’Età del Ferro, è emerso un ritratto sorprendentemente vivido di esistenze lontanissime nel tempo ma, in fondo, non poi così diverse dalle nostre nella loro quotidiana lotta per sopravvivere e adattarsi.

Share post:

Subscribe

spot_imgspot_img

Popular

More like this
Related

Insetti e riscaldamento globale: lo studio su 2.000 specie che allarma tutti

Gli insetti e il riscaldamento globale: uno studio su oltre 2.000 specie lancia l'allarme Uno studio di ampia portata sulla tolleranza termica degli insetti sta facendo discutere la comunità scientifica, e non per buone ragioni. La ricerca, condotta su oltre 2.000 specie, racconta qualcosa che...

Malaria, scoperto il punto debole del parassita: potrebbe cambiare tutto

Una debolezza cruciale del parassita della malaria potrebbe cambiare tutto Il parassita della malaria ha un punto debole, e potrebbe essere la chiave per sviluppare nuovi trattamenti contro una delle malattie più devastanti al mondo. Un gruppo di scienziati ha individuato una proteina specifica,...

Sindrome di Dravet: il farmaco che riduce le crisi fino al 91%

Un farmaco sperimentale riduce le crisi fino al 91% nei bambini con sindrome di Dravet La sindrome di Dravet è una di quelle diagnosi che cambiano tutto. Per le famiglie coinvolte, ogni giorno è una sfida fatta di crisi epilettiche imprevedibili, difficoltà cognitive, paure notturne. Eppure,...

Ozempic potrebbe proteggere il cuore dopo un infarto: lo studio

I farmaci come Ozempic potrebbero proteggere il cuore dopo un infarto Che i farmaci GLP-1 come Ozempic, Wegovy e Mounjaro fossero efficaci per la perdita di peso era cosa nota. Quello che nessuno si aspettava davvero è che potessero giocare un ruolo chiave anche nella protezione del cuore dopo un...