Marte, il ghiaccio potrebbe nascondere vita antica da 50 milioni di anni

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Vita antica su Marte: il ghiaccio potrebbe conservarla per 50 milioni di anni

Se qualcuno avesse chiesto dove cercare vita antica su Marte, fino a poco tempo fa la risposta sarebbe stata quasi scontata: nelle rocce, nel suolo, magari nell’argilla. E invece no. Un nuovo studio condotto dalla NASA insieme alla Penn State University ribalta parecchie certezze e punta dritto verso una direzione diversa, letteralmente più fredda. Il ghiaccio puro del Pianeta Rosso potrebbe essere il miglior nascondiglio possibile per tracce biologiche rimaste intatte per decine di milioni di anni. Una scoperta che cambia le priorità delle future missioni su Marte e che ha implicazioni enormi anche per altri mondi ghiacciati del sistema solare.

Il gruppo di ricerca, guidato dallo scienziato Alexander Pavlov del NASA Goddard Space Flight Center, ha ricreato in laboratorio condizioni simili a quelle marziane. Ha sigillato batteri di E. coli dentro provette contenenti ghiaccio d’acqua pura, poi ha esposto il tutto a radiazioni gamma equivalenti a 20 milioni di anni di bombardamento cosmico sulla superficie di Marte. La temperatura? Circa meno 51 gradi Celsius, coerente con le zone glaciali del pianeta. Il risultato è stato sorprendente: oltre il 10% degli amminoacidi, i mattoni fondamentali delle proteine, è sopravvissuto alla simulazione completa di 50 milioni di anni. E qui viene il bello, perché nessuno se lo aspettava davvero.

Il ghiaccio puro batte il suolo marziano, e di parecchio

C’è un dettaglio che rende questa ricerca particolarmente interessante. Quando gli stessi amminoacidi venivano mescolati con materiali tipici del sedimento marziano, come rocce a base di silicati e argilla, la degradazione procedeva dieci volte più velocemente. In pratica, il materiale organico non sopravviveva. Uno studio precedente dello stesso team, pubblicato nel 2022, aveva già mostrato che una miscela di 10% ghiaccio e 90% suolo marziano distruggeva le molecole organiche più rapidamente rispetto al solo sedimento. E allora ci si aspettava che il ghiaccio puro fosse ancora peggio. Invece è successo l’opposto.

Secondo i ricercatori, la spiegazione potrebbe stare in un sottile film che si forma nel punto di contatto tra ghiaccio e minerali. Quel sottile strato consentirebbe alle particelle dannose generate dalla radiazione di muoversi più liberamente e colpire gli amminoacidi. Nel ghiaccio solido puro, invece, queste particelle restano intrappolate, congelate sul posto, incapaci di raggiungere i composti organici. Christopher House, professore di geoscienze alla Penn State e coautore dello studio, ha sottolineato un punto fondamentale: cinquanta milioni di anni superano di gran lunga l’età stimata di molti depositi di ghiaccio superficiale su Marte, spesso inferiore ai due milioni di anni. Significa che qualunque forma di vita biologica presente nel ghiaccio avrebbe ottime possibilità di essere ancora lì, intatta e rilevabile.

Non solo Marte: le implicazioni per Europa ed Encelado

La portata di questi risultati va oltre il Pianeta Rosso. Il team ha testato materiale organico anche a temperature compatibili con quelle di Europa, la luna ghiacciata di Giove, e di Encelado, satellite di Saturno. A quelle temperature ancora più basse, il deterioramento rallentava ulteriormente. Una notizia incoraggiante per la missione Europa Clipper della NASA, lanciata nel 2024 e diretta verso Giove con arrivo previsto nel 2030. La sonda eseguirà 49 sorvoli ravvicinati per capire se sotto la crosta ghiacciata di Europa esistano ambienti compatibili con la vita.

Per quanto riguarda Marte, resta una sfida pratica non banale. La maggior parte del ghiaccio si trova appena sotto la superficie e raggiungerlo richiede strumenti adeguati. La missione Mars Phoenix del 2008 fu la prima a scavare e fotografare ghiaccio nella regione equivalente al circolo artico marziano. House ha ricordato che le future missioni avranno bisogno di trapani abbastanza grandi o pale meccaniche potenti per accedere a quei depositi.

Lo studio, pubblicato sulla rivista Astrobiology, è stato finanziato dalla Divisione di Scienze Planetarie della NASA. E il messaggio che porta con sé è piuttosto chiaro: chi cerca vita antica su Marte farebbe bene a puntare sul ghiaccio, non sulle rocce. A volte le risposte più importanti si trovano proprio dove ci si aspetterebbe solo silenzio e freddo.

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