Una reazione a catena nel cervello potrebbe spiegare alcune forme di autismo
Un gruppo di ricercatori ha scoperto un meccanismo molecolare nel cervello che potrebbe avere un ruolo significativo in alcune forme di autismo. Si tratta di una scoperta che ribalta diverse convinzioni precedenti e apre scenari nuovi, perché collega una piccola molecola di segnalazione, l’ossido nitrico, a una serie di cambiamenti a cascata dentro i neuroni. Il punto è tanto semplice quanto affascinante: quando i livelli di ossido nitrico aumentano oltre una certa soglia, qualcosa si inceppa nella comunicazione tra le cellule cerebrali. E le conseguenze, a quanto pare, possono essere profonde.
Lo studio mostra che l’ossido nitrico, in condizioni normali, svolge un lavoro prezioso. Aiuta a regolare con precisione il modo in cui i neuroni si parlano tra loro. È un po’ come un tecnico del suono che aggiusta i volumi durante un concerto. Ma quando la sua attività diventa eccessiva, questo tecnico del suono inizia a girare le manopole dalla parte sbagliata. In particolare, l’ossido nitrico va a modificare una proteina protettiva chiamata TSC2. Questa proteina funziona come un freno cellulare, uno di quelli fondamentali per mantenere l’equilibrio interno dei neuroni.
Il pathway mTOR fuori controllo
Quando TSC2 viene alterata dall’eccesso di ossido nitrico, il freno si indebolisce. E qui entra in gioco il pathway mTOR, una via di segnalazione che controlla la crescita cellulare e la produzione di proteine all’interno dei neuroni. In condizioni normali, mTOR è tenuto sotto controllo proprio da TSC2. Ma se quel freno cede, mTOR diventa iperattivo. Ed è come togliere il limitatore di velocità a un motore: la cellula inizia a produrre proteine in eccesso e a crescere in modi che non dovrebbe.
Questa iperattività del pathway mTOR è già stata associata in passato a diverse condizioni neurologiche, incluso l’autismo. Ma fino ad ora mancava un tassello importante: capire cosa potesse innescare questa iperattività senza che ci fossero mutazioni genetiche evidenti. La risposta, secondo i ricercatori, potrebbe trovarsi proprio nell’ossido nitrico e nella sua capacità di sabotare TSC2 dall’interno.
Il dato interessante è che non si parla necessariamente di difetti genetici ereditati. Questa catena di eventi molecolari potrebbe attivarsi anche in presenza di fattori ambientali o infiammatori che alzano i livelli di ossido nitrico nel cervello. Il che allarga parecchio il campo delle possibili cause di alcune forme di autismo, portando l’attenzione su meccanismi che finora erano stati sottovalutati.
Cosa significa per la ricerca futura
Ovviamente siamo ancora in una fase iniziale. Nessuno sta dicendo che l’ossido nitrico sia “la causa” dell’autismo, sarebbe una semplificazione enorme. Ma identificare questo meccanismo a catena è un passo avanti notevole, perché offre un bersaglio potenziale per future terapie. Se si riuscisse a modulare l’attività dell’ossido nitrico o a proteggere la proteina TSC2 dalla sua azione destabilizzante, si potrebbe in teoria prevenire l’iperattivazione di mTOR e le sue conseguenze sullo sviluppo neuronale.
La ricerca sui meccanismi molecolari del cervello legati all’autismo sta facendo progressi importanti. Ogni nuovo tassello aiuta a comprendere meglio un disturbo che è incredibilmente complesso e variegato. Questa scoperta, in particolare, ricorda quanto sia sottile l’equilibrio chimico che governa il funzionamento dei neuroni. Basta una molecola in più, un freno che si allenta di poco, e le conseguenze possono ripercuotersi sull’intero sistema. È proprio in questa fragilità che la scienza sta cercando le risposte più importanti.


