Il THC non cancella solo i ricordi: può crearne di completamente falsi
Che la cannabis avesse effetti sulla memoria non è certo una novità. Ma uno studio appena pubblicato dalla Washington State University ribalta parecchie certezze e aggiunge un tassello inquietante: il THC non si limita a rendere i ricordi più sfumati o confusi. Può letteralmente fabbricarne di nuovi, eventi mai accaduti, parole mai ascoltate, dettagli inventati di sana pianta. E la cosa più sorprendente è che non servono dosi elevate perché questo accada.
Lo studio, pubblicato sul Journal of Psychopharmacology nel marzo 2026, ha coinvolto 120 consumatori abituali di cannabis, suddivisi in tre gruppi in un esperimento in doppio cieco. Un gruppo ha ricevuto un placebo, gli altri due rispettivamente 20 e 40 milligrammi di THC tramite vaporizzazione. Dopo il consumo, tutti i partecipanti hanno affrontato circa un’ora di test che misuravano diversi tipi di memoria: verbale, visuospaziale, prospettica, episodica, e quella che gli esperti chiamano “source memory”, ovvero la capacità di ricordare da dove proviene un’informazione. I risultati? Chi aveva consumato cannabis ha mostrato prestazioni significativamente peggiori in 15 dei 21 test somministrati. E qui viene il bello, o il brutto, a seconda dei punti di vista: tra chi aveva assunto 20 milligrammi e chi ne aveva assunti 40, le differenze erano praticamente nulle. Dosi moderate producevano gli stessi problemi di dosi più alte.
Ricordi che non esistono e fonti che si confondono
Il dato più eclatante riguarda i falsi ricordi. Durante uno dei test, ai partecipanti venivano lette liste di parole legate da un tema comune, ma la parola chiave centrale non veniva mai pronunciata. Chi aveva consumato THC tendeva con molta più frequenza a dichiarare di averla sentita. E non parliamo di parole vagamente simili: spesso i soggetti ricordavano termini del tutto scollegati dalla lista originale. Carrie Cuttler, professoressa associata di psicologia alla WSU e autrice principale dello studio, ha raccontato che questo fenomeno era sorprendentemente diffuso tra i partecipanti sotto effetto di cannabis.
Ma c’è anche un altro aspetto che merita attenzione. I soggetti che avevano assunto THC facevano molta più fatica a ricostruire la provenienza di un’informazione. Questo tipo di confusione, nota come deficit della memoria della fonte, può avere conseguenze concrete piuttosto serie. Pensate a un testimone oculare che non riesce a distinguere tra qualcosa che ha visto davvero e qualcosa che gli è stato raccontato, oppure letto online. Le implicazioni in ambito legale o investigativo sono evidenti.
Anche le attività quotidiane ne risentono, e la ricerca è ancora indietro
Lo studio ha evidenziato problemi anche nella cosiddetta memoria prospettica, quella che permette di ricordare di fare qualcosa nel futuro. Prendere un farmaco, presentarsi a un appuntamento, fermarsi al supermercato tornando a casa. Tutte cose banali, ma che richiedono un tipo di memoria che il THC sembra compromettere in modo significativo. Come ha sottolineato Cuttler, se c’è qualcosa da ricordare di fare più tardi, trovarsi sotto l’effetto della cannabis non è esattamente la condizione ideale.
Un’eccezione interessante riguarda la memoria episodica legata ai contenuti personali, che in questo studio non ha mostrato differenze statisticamente rilevanti tra i gruppi. Ma la stessa Cuttler ha precisato che servono ulteriori ricerche prima di trarre conclusioni definitive su quel fronte specifico.
E qui si tocca un nervo scoperto. L’uso di cannabis è in costante crescita, non solo negli Stati Uniti ma anche altrove. Eppure la ricerca sugli effetti cognitivi a breve termine resta sorprendentemente lacunosa. Uno dei motivi principali è che il THC è ancora classificato come sostanza di Schedule I a livello federale negli USA, il che ha storicamente reso complicatissimo condurre studi rigorosi. Questo lavoro della Washington State University rappresenta uno dei tentativi più completi di mappare gli effetti acuti della cannabis su molteplici sistemi di memoria contemporaneamente. E il messaggio che ne emerge è piuttosto chiaro: anche dosi che molti considererebbero moderate possono alterare profondamente il modo in cui il cervello registra, organizza e recupera le informazioni. Non si tratta solo di dimenticare qualcosa, ma di ricordare cose che non sono mai successe.


