Ricci e ultrasuoni: la scoperta che potrebbe salvarli dalle auto

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I ricci sentono gli ultrasuoni: una scoperta che potrebbe salvarli dalle auto

Che i ricci fossero creature resistenti e piene di risorse lo sapevamo già. Quello che nessuno sospettava, però, è che questi piccoli mammiferi sono in grado di percepire gli ultrasuoni, e questa scoperta potrebbe cambiare radicalmente il modo in cui li proteggiamo dal traffico stradale. Un gruppo di ricercatori dell’Università di Oxford, in collaborazione con colleghi danesi, ha pubblicato i risultati su Biology Letters l’11 marzo 2026, dimostrando per la prima volta che il riccio europeo può sentire frequenze sonore ben oltre la soglia dell’udito umano.

Il contesto è tutt’altro che leggero. Nel 2024, l’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura ha riclassificato il riccio europeo come specie “quasi minacciata”. E tra le cause principali del declino c’è proprio il traffico stradale, che in alcune popolazioni locali uccide fino a un esemplare su tre. Numeri che fanno riflettere e che rendono urgente trovare soluzioni concrete.

Come è stata testata la capacità uditiva dei ricci

Per capire fino a che punto arrivasse l’udito di questi animali, i ricercatori hanno misurato la risposta uditiva del tronco encefalico di 20 ricci provenienti da centri di recupero danesi. Nella pratica, piccoli elettrodi posizionati sugli animali hanno registrato l’attività elettrica tra orecchio interno e cervello mentre venivano emessi brevi impulsi sonori. Il risultato? I ricci rispondono a frequenze comprese tra 4 e 85 kHz, con un picco di sensibilità intorno ai 40 kHz. Considerando che gli ultrasuoni iniziano sopra i 20 kHz, parliamo di una capacità uditiva davvero notevole.

Ma non finisce qui. Attraverso scansioni micro CT ad alta risoluzione sull’orecchio di un esemplare deceduto, il team ha scoperto che la struttura dell’orecchio del riccio è particolarmente adatta a captare suoni ad alta frequenza. Ossa dell’orecchio medio molto piccole e dense, una staffa leggera capace di vibrare rapidamente, una coclea compatta: tutto concorre a rendere questi animali dei ricevitori naturali di ultrasuoni. Caratteristiche simili a quelle dei pipistrelli che usano l’ecolocalizzazione. Niente male per un animaletto che spesso viene sottovalutato.

Repellenti a ultrasuoni: il futuro della protezione stradale per i ricci

La parte più interessante riguarda le applicazioni pratiche. Se i ricci sentono gli ultrasuoni ma gli esseri umani no (il nostro udito si ferma a 20.000 Hz), allora è teoricamente possibile progettare dispositivi repellenti a ultrasuoni da montare sulle automobili. Segnali sonori che avvertirebbero i ricci del pericolo in arrivo senza disturbare le persone o gli animali domestici. Cani e gatti, per intenderci, hanno soglie uditive ben inferiori a quelle dei ricci.

La responsabile della ricerca, la professoressa Sophie Lund Rasmussen, ha spiegato che il prossimo passo sarà trovare collaboratori nell’industria automobilistica per finanziare e progettare questi dispositivi. E le applicazioni non si limiterebbero alle strade: anche robot tosaerba e decespugliatori da giardino rappresentano pericoli concreti per i ricci.

Resta aperta anche una domanda affascinante: i ricci usano gli ultrasuoni per comunicare tra loro o per individuare le prede? Il team di ricerca ha già iniziato a indagare su questo fronte. Quello che è certo è che una scoperta nata dalla curiosità scientifica potrebbe tradursi in uno strumento reale di conservazione, chiudendo un cerchio virtuoso tra ricerca di base e protezione della biodiversità. E per una specie che sta perdendo terreno anno dopo anno, ogni possibilità conta.

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