Adobe paga 150 milioni per chiudere la causa sugli abbonamenti

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Adobe paga 150 milioni di dollari per chiudere la causa sulle pratiche di cancellazione abbonamenti

Dopo anni di lamentele da parte degli utenti, Adobe ha finalmente raggiunto un accordo con il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti per mettere fine a una controversia che andava avanti da oltre due anni. Al centro della questione, le pratiche poco trasparenti legate alla cancellazione degli abbonamenti di Adobe Creative Cloud. Una vicenda che ha coinvolto migliaia di clienti e che ora si chiude con una multa piuttosto salata: 150 milioni di dollari.

La cifra non è casuale. Metà dell’importo, 75 milioni, andrà direttamente ai clienti colpiti sotto forma di servizi gratuiti. L’altra metà finirà nelle casse del Dipartimento di Giustizia come risarcimento per la causa federale intentata contro l’azienda. Il punto è che Adobe, pur accettando di pagare, non ha ammesso di aver fatto qualcosa di sbagliato. Una posizione che in gergo legale si chiama “settlement without admission of liability” e che le grandi aziende tecnologiche adottano spesso per chiudere rapidamente contenziosi scomodi senza precedenti giuridici vincolanti.

Cosa contestavano esattamente i clienti di Adobe

Il problema ruotava tutto attorno alla trasparenza nelle condizioni di abbonamento. Molti utenti di Adobe Creative Cloud si erano ritrovati vincolati a piani annuali con penali di uscita anticipata che, a detta loro, non erano state comunicate in modo chiaro al momento della sottoscrizione. Chi provava a disdire prima della scadenza si trovava davanti a commissioni inaspettate e procedure farraginose. Un classico schema che negli Stati Uniti viene definito “dark pattern”, ovvero un design dell’interfaccia pensato per rendere difficile l’abbandono del servizio.

Le segnalazioni si erano accumulate nel tempo, fino a spingere la Federal Trade Commission e poi il Dipartimento di Giustizia a intervenire formalmente nel giugno 2022. Da quel momento, Adobe si è trovata sotto i riflettori non solo per la qualità dei suoi software, ma anche per il modo in cui gestiva il rapporto commerciale con la propria base utenti.

Un segnale per tutto il settore tech

Questo accordo rappresenta un momento significativo per l’intero settore delle sottoscrizioni digitali. Adobe non è certo l’unica azienda ad aver adottato pratiche aggressive nella gestione degli abbonamenti, ma è tra le prime a pagare un prezzo così alto per questo tipo di condotta. Il messaggio che arriva dal Dipartimento di Giustizia è abbastanza chiaro: le aziende tech devono garantire ai consumatori la possibilità di capire esattamente cosa stanno firmando e di poter uscire senza ostacoli nascosti.

Per Adobe Creative Cloud resta ora la sfida di ricostruire la fiducia con una parte della propria utenza che si è sentita raggirata. Pagare 150 milioni è un conto, ma convincere chi è rimasto scottato a tornare è tutta un’altra storia.

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