Oviraptori, il mistero della cova svelato da un nido ricostruito

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Un nido di dinosauro ricostruito per svelare un mistero di 70 milioni di anni

Ricostruire un nido di oviraptori a grandezza naturale per capire come questi dinosauri facevano schiudere le uova: sembra il soggetto di un film, e invece è esattamente quello che ha fatto un gruppo di ricercatori taiwanesi. Lo studio, pubblicato sulla rivista Frontiers in Ecology and Evolution nel marzo 2026, ha prodotto risultati che ribaltano parecchie assunzioni sul comportamento riproduttivo di questi animali vissuti tra 70 e 66 milioni di anni fa.

La domanda di partenza era semplice, almeno in apparenza. Gli oviraptori covavano le uova come fanno gli uccelli moderni, sedendocisi sopra e scaldandole col proprio corpo? Oppure si affidavano al calore ambientale, un po’ come i coccodrilli? La risposta, a quanto pare, sta nel mezzo. E la cosa interessante è il modo in cui ci si è arrivati.

Il team guidato dal dottor Tzu Ruei Yang, curatore associato di paleontologia dei vertebrati al Museo Nazionale di Scienze Naturali di Taiwan, ha costruito un modello fisico di oviraptore basato sulla specie Heyuannia huangi. Un dinosauro lungo circa un metro e mezzo, dal peso stimato di una ventina di chili, che costruiva nidi semi aperti con le uova disposte in anelli concentrici. Il corpo è stato realizzato con schiuma di polistirolo, una struttura in legno, cotone e tessuto per simulare i tessuti molli. Le uova? Fatte in resina, perché nessuna specie vivente produce uova paragonabili a quelle degli oviraptori.

Come funzionava davvero la cova

I risultati degli esperimenti raccontano una storia affascinante. In condizioni più fredde, con l’adulto posizionato sul nido, le temperature delle uova nell’anello esterno variavano anche di 6°C. Una differenza enorme, che poteva causare una schiusa asincrona, con uova dello stesso nido che si aprivano in momenti diversi. In ambienti più caldi, invece, questa variazione scendeva a circa 0,6°C. La luce del sole, in pratica, faceva da livella termica.

Questo dettaglio è fondamentale. Significa che gli oviraptori non riuscivano a toccare tutte le uova contemporaneamente, e quindi non potevano garantire un riscaldamento uniforme col solo calore corporeo. Il sole diventava un co-incubatore, un alleato indispensabile. Come ha spiegato Yang: è improbabile che dinosauri di quelle dimensioni stessero semplicemente seduti sulla covata. Dato che i nidi erano aperti all’aria, il calore solare contava molto più di quello del suolo.

Oviraptori contro uccelli moderni: nessuno è migliore

Il confronto con gli uccelli moderni è illuminante. La maggior parte degli uccelli pratica quella che si chiama incubazione per contatto termoregolatorio: si siedono sulle uova, le toccano tutte, forniscono calore in modo costante e uniforme. Gli oviraptori non potevano fare altrettanto. La disposizione ad anello delle uova lo rendeva fisicamente impossibile.

L’efficienza di incubazione degli oviraptori risulta quindi molto più bassa rispetto a quella degli uccelli attuali. Ma Yang ci tiene a precisare un punto che spesso sfugge: gli uccelli di oggi non sono “migliori” nel far schiudere le uova. Semplicemente, hanno sviluppato un sistema diverso. Niente è meglio o peggio in assoluto, dipende tutto dall’ambiente.

I ricercatori avvertono che lo studio si basa su un nido ricostruito e su condizioni ambientali moderne, diverse da quelle del Cretaceo superiore. I periodi di incubazione degli oviraptori erano probabilmente più lunghi di quelli degli uccelli attuali. Eppure, combinando modelli fisici e simulazioni termiche, questo lavoro apre strade nuove per studiare la riproduzione dei dinosauri. E lo fa partendo da Taiwan, un paese dove non esistono fossili di dinosauro ma dove, evidentemente, la curiosità scientifica non conosce confini geografici.

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