Il legame genetico tra tumori dei gatti e tumori umani: una scoperta che cambia le regole del gioco
Il cancro nei gatti e quello negli esseri umani potrebbero avere radici genetiche sorprendentemente simili. Questa è la conclusione a cui è arrivato un gruppo internazionale di ricercatori dopo aver analizzato i tumori di quasi 500 gatti domestici provenienti da cinque paesi diversi. Lo studio, pubblicato sulla rivista Science nel marzo 2026, rappresenta la prima mappa genetica su larga scala dei tumori felini mai realizzata. E i risultati aprono scenari davvero interessanti, sia per la medicina veterinaria che per quella umana.
Il team, guidato da scienziati del Wellcome Sanger Institute, dell’Ontario Veterinary College in Canada e dell’Università di Berna, ha esaminato campioni di tessuto tumorale originariamente raccolti per scopi diagnostici veterinari. Analizzando circa mille geni già noti per il loro coinvolgimento nel cancro umano, i ricercatori hanno scoperto che molte delle alterazioni genetiche presenti nei tumori felini sono praticamente le stesse che si trovano nei pazienti oncologici umani. Non una somiglianza vaga, ma una sovrapposizione concreta e misurabile.
Gatti e proprietari: stessi ambienti, stessi rischi?
C’è un dettaglio che rende tutto ancora più affascinante. I gatti domestici condividono gli stessi spazi di chi li accoglie in casa. Respirano la stessa aria, entrano in contatto con le stesse sostanze. Questo significa che l’esposizione a determinati fattori di rischio ambientali potrebbe contribuire allo sviluppo di tumori sia negli animali che nelle persone. Capire cosa scatena il cancro nei gatti, insomma, potrebbe aiutare a comprendere meglio cosa lo scatena anche negli esseri umani.
Tra i risultati più significativi c’è il parallelismo tra il carcinoma mammario felino e il tumore al seno nelle donne. I ricercatori hanno identificato sette geni chiave coinvolti nello sviluppo di questo tipo di cancro nei gatti. Il più frequente è il gene FBXW7, alterato in oltre il 50% dei tumori mammari felini analizzati. Negli esseri umani, le mutazioni di FBXW7 nel tumore al seno sono associate a esiti clinici peggiori. Un pattern praticamente identico.
E poi c’è il gene PIK3CA, presente nel 47% dei tumori mammari felini. Questa mutazione è già ben conosciuta nella ricerca oncologica umana, tanto che esistono farmaci specifici chiamati inibitori di PI3K già utilizzati in terapia. La possibilità che questi stessi farmaci possano funzionare anche nei gatti è concreta, anche se serviranno ulteriori studi clinici per confermarlo.
L’approccio “One Medicine” e le prospettive future
Le somiglianze non si fermano ai tumori mammari. Lo studio ha trovato mutazioni condivise anche in tumori che colpiscono il sangue, le ossa, i polmoni, la pelle, il sistema gastrointestinale e il sistema nervoso centrale. Una trasversalità che rafforza l’idea di un approccio chiamato “One Medicine”, dove medicina umana e veterinaria collaborano attivamente. Le terapie che funzionano nelle persone potrebbero essere testate nei gatti, e viceversa, le intuizioni che emergono dagli studi veterinari potrebbero guidare la ricerca clinica umana.
Va detto che parte dello studio si è basata su tessuti tumorali coltivati in laboratorio, quindi non si tratta ancora di sperimentazioni cliniche vere e proprie. Però i dati raccolti sono stati resi disponibili come risorsa aperta per tutta la comunità scientifica, il che è un passo enorme per la genomica oncologica felina, rimasta finora una sorta di territorio inesplorato.
Con oltre 10 milioni di gatti solo nel Regno Unito e il cancro tra le principali cause di malattia e morte in questi animali, avere finalmente una mappa genetica dettagliata dei loro tumori non è solo una curiosità scientifica. È un punto di partenza per trattamenti più mirati, diagnosi più precise e, forse, una comprensione più profonda di come il cancro nei gatti e negli esseri umani nasca dalle stesse fragilità genetiche.


