Project Hail Mary, la scienza dietro il film con Ryan Gosling

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Ryan Gosling contro i microbi che uccidono il Sole: la scienza dietro il film

Ryan Gosling torna al cinema con una missione che suona tanto assurda quanto affascinante: salvare il Sole e, di conseguenza, la Terra, da dei microbi capaci di uccidere una stella. Sembra il pitch di un film scritto dopo una serata particolarmente creativa, eppure dietro questa premessa fantascientifica c’è un lavoro di costruzione narrativa che ha attirato l’attenzione persino della comunità scientifica. A occuparsi di analizzare quanto ci sia di reale e quanto di pura fantasia è stata Science News, che ha smontato pezzo per pezzo la scienza nascosta dietro la trama del film.

Il concetto di base è questo: esistono degli organismi microscopici in grado di infettare e distruggere il Sole, mettendo a rischio l’intero sistema solare. Il personaggio interpretato da Gosling viene inviato in una sorta di missione disperata per fermare questa minaccia. Ora, chiunque abbia un minimo di familiarità con l’astrofisica sa che il Sole è una fornace termonucleare con temperature superficiali intorno ai 5.500 gradi Celsius. L’idea che un microbo possa sopravvivere, figuriamoci prosperare, in un ambiente del genere richiede una dose generosa di sospensione dell’incredulità.

Cosa dice davvero la scienza

Eppure, ed è qui che la faccenda diventa interessante, la biologia estrema offre qualche spunto reale. Sulla Terra esistono i cosiddetti estremofili, organismi capaci di resistere a condizioni che farebbero rabbrividire qualsiasi altra forma di vita. Parliamo di batteri che vivono nelle sorgenti termali a temperature superiori ai 100 gradi, o di microrganismi trovati nelle profondità della crosta terrestre dove la pressione è schiacciante. Nessuno di questi, ovviamente, resisterebbe alla superficie del Sole nemmeno per una frazione di secondo. Ma il film prende questa idea e la spinge all’estremo, immaginando una forma di vita aliena con proprietà completamente sconosciute alla nostra biologia.

Science News ha sottolineato come la fantascienza migliore funzioni proprio così: parte da un granello di verità scientifica e lo amplifica fino a creare scenari impossibili ma emotivamente credibili. Il film con Ryan Gosling non pretende di essere un documentario, ma riesce a porre domande che non sono poi così banali. Cosa succederebbe se il Sole iniziasse a comportarsi in modo anomalo? Quanto siamo preparati ad affrontare minacce cosmiche che esulano completamente dalla nostra comprensione?

Perché questo film fa parlare di sé

Al di là della componente scientifica, il motivo per cui questa pellicola sta generando tanto buzz mediatico è anche la presenza di Gosling, che dopo successi come Barbie e The Fall Guy sembra aver trovato una zona di comfort nel territorio del blockbuster intelligente. Il tipo di film che riempie le sale ma lascia anche qualcosa su cui riflettere una volta usciti dal cinema. La combinazione di un attore di questo calibro con una premessa così audace ha creato aspettative altissime, e il fatto che testate come Science News si siano prese la briga di analizzarne i fondamenti scientifici la dice lunga sull’impatto culturale che il progetto sta già avendo, ancora prima che il pubblico possa giudicarlo nella sua interezza.

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