Il Twentieth Anniversary Macintosh compie gli anni: quando Apple guardava al futuro
Il 20 marzo 1997 rappresenta una data che i collezionisti e gli appassionati di tecnologia ricordano bene. Quel giorno Apple lanciò sul mercato il Twentieth Anniversary Macintosh, una macchina che sembrava arrivata da un altro decennio. Un computer in edizione speciale, pensato per celebrare i vent’anni dalla fondazione dell’azienda di Cupertino, e che ancora oggi fa parlare di sé per il suo design radicalmente diverso da qualsiasi cosa esistesse all’epoca.
Il Twentieth Anniversary Macintosh, spesso abbreviato in TAM, non era un semplice computer. Era una dichiarazione d’intenti. Apple lo concepì come un oggetto di lusso, quasi un pezzo d’arredamento più che una workstation. Il prezzo di lancio? La bellezza di 7.499 dollari. Una cifra folle, anche per gli standard dell’epoca. E per giustificarla, Apple offrì un servizio di consegna personalizzata: un tecnico in guanti bianchi si presentava a casa dell’acquirente per installare tutto e configurare la macchina. Roba da far impallidire qualsiasi esperienza premium moderna.
Un design che anticipava il futuro
Dal punto di vista estetico, il TAM rompeva ogni schema. Mentre i computer del 1997 erano scatoloni beige e ingombranti, questo Mac sfoggiava un profilo sottilissimo, uno schermo LCD integrato e un sistema audio Bose incorporato nella base. Sembrava uscito da un film di fantascienza. Il display a matrice attiva da 12,1 pollici era montato su un corpo in plastica verde scuro, con linee curve e pulite che ricordano, col senno di poi, la filosofia di design che Jony Ive avrebbe poi portato avanti negli anni successivi.
Sotto la scocca, però, la storia era meno entusiasmante. Il processore era un PowerPC 603e a 250 MHz, con 32 MB di RAM e un disco rigido da 2 GB. Specifiche che, anche nel 1997, non giustificavano quel cartellino del prezzo. E infatti le vendite furono modeste. Apple tagliò il prezzo più volte nel corso dei mesi successivi, fino a portarlo sotto i 2.000 dollari prima di ritirarlo dal mercato.
Un fallimento commerciale diventato icona
Il Twentieth Anniversary Macintosh fu un flop dal punto di vista delle vendite, su questo non ci sono dubbi. Ma la sua eredità è un’altra faccenda. Quel computer rappresentava la visione di un’Apple che voleva essere qualcosa di più di un produttore di hardware. Voleva creare oggetti del desiderio, pezzi di tecnologia che fossero anche belli da guardare e da vivere.
Oggi un TAM in buone condizioni è un pezzo da collezione ricercatissimo, con quotazioni che oscillano parecchio a seconda dello stato di conservazione. È il tipo di prodotto che racconta perfettamente la tensione creativa di Apple in quegli anni difficili, poco prima del ritorno di Steve Jobs e della rinascita che avrebbe cambiato tutto. Un computer troppo avanti per il suo tempo, nato nel momento sbagliato. Ma che, a distanza di quasi trent’anni, continua ad affascinare chiunque lo scopra per la prima volta.


