MacBook Neo, 8GB di RAM bastano davvero? Il test sul campo racconta una storia diversa
Il MacBook Neo ha fatto discutere parecchio fin dal suo lancio, soprattutto per una scelta che ha fatto storcere il naso a tanti: il processore A18 Pro e soli 8GB di RAM, per giunta non espandibili. Sulla carta, sembra un compromesso pesante rispetto agli altri modelli con chip M5. Ma cosa succede quando lo si usa davvero, spingendolo oltre l’uso quotidiano? I risultati sono più interessanti di quanto ci si aspetterebbe.
Durante una fase di test prolungata, il MacBook Neo è stato sottoposto a carichi di lavoro volutamente esagerati, il tipo di attività che nessuno consiglierebbe su un portatile da 599 dollari. Editing video in 1080p e 4K con Adobe Premiere Pro, decine di tab aperti nei browser, multitasking aggressivo. L’obiettivo era semplice: trovare il punto di rottura. E quel punto, sorprendentemente, non è mai arrivato in modo evidente.
Editing video: il MacBook Neo regge il colpo
Partiamo dal test più impegnativo. Un episodio completo di un podcast video, 67 minuti in 1080p, è stato montato in Adobe Premiere Pro con tagli, grafiche, una configurazione multicamera basilare e pulizia audio. Il MacBook Neo non ha mai fatto attendere, non ha mai rallentato durante il lavoro. L’unica differenza percepibile? L’esportazione finale, che ha richiesto circa 31 minuti, una decina in più rispetto a un MacBook Pro con M5 Max. Un divario comprensibile, tutto sommato accettabile.
Anche il passaggio al video 4K a 60fps, girato con un iPhone 17 Pro Max, non ha messo in ginocchio la macchina. Venti minuti di girato, montaggi di base, titoli, transizioni, correzioni colore. Nessun rallentamento visibile. Al termine del progetto, il sistema aveva utilizzato circa 1,75GB di memoria swap, ovvero quella porzione di SSD che macOS sfrutta quando la RAM fisica si esaurisce. Apple evidentemente ha ottimizzato molto bene questa gestione, perché l’impatto sulle prestazioni percepite resta praticamente nullo.
C’è chi solleva dubbi sulla longevità dell’SSD a causa dell’uso frequente dello swap. È una preoccupazione legittima, ma le ricerche disponibili suggeriscono che la maggior parte degli utenti non scriverà mai abbastanza dati da compromettere seriamente la vita del disco. E realisticamente, chi compra un MacBook Neo lo sostituirà ben prima che questo diventi un problema reale.
Browser e tab aperti: la prova più snervante
Poi c’è il test che mette ansia a chiunque abbia un minimo di disciplina digitale: lasciare decine di tab del browser aperte per ore senza chiuderne nessuna. Con Safari, dopo quattro ore di navigazione intensa, 41 schede aperte, il MacBook Neo ha accumulato oltre 4GB di swap. Con Google Chrome, notoriamente più affamato di risorse, lo swap ha superato i 5GB nello stesso arco di tempo. In entrambi i casi, nessun rallentamento percepibile.
La sfida è stata poi portata all’estremo con Chrome: 59 tab aperte contemporaneamente, con lo swap che ha raggiunto quasi 8GB, praticamente la stessa quantità della RAM installata. Eppure il MacBook Neo ha continuato a funzionare senza esitazioni evidenti, permettendo di passare da una scheda all’altra con fluidità. Il vero stress, a quel punto, era più nel navigare tra tutte quelle schede che nelle prestazioni del portatile.
Naturalmente, ogni esperienza è diversa. Un progetto video complesso o siti web particolarmente pesanti potrebbero cambiare le cose. Chi sa già di aver bisogno di più di 8GB di RAM dovrebbe guardare altrove, questo è chiaro. Ma liquidare il MacBook Neo come inadeguato per chiunque sarebbe scorretto. Per le attività quotidiane e anche per qualche incursione nel territorio delle app professionali, questo piccolo Mac offre molto più margine di quanto le specifiche tecniche lascino immaginare.


